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giovedì 4 agosto 2022

Votiamo candidati che mettano al primo posto il cambiamento climatico e la transizione ecologica dell’economia e dell’energia

 Come sempre, anche se forse non viene percepito come si dovrebbe, gli elettori hanno una grande forza in quanto possono orientare l’esito del voto andando oltre la semplice scelta della formazione politica. I candidati hanno - eccome - un peso negli esiti e ne va tenuto conto, magari con una selezione tematica che oggi può essere decisiva.

Il tema della crisi climatica è sotto gli occhi di tutti, e la necessità di costruire un sistema economico, sociale, finanziario, industriale, agricolo e dei servizi sostenibile è la chiave di volta di qualsiasi strada per il futuro, il perno di ogni cosa, e di questo parliamo da anni su questo blog (colgo l’occasione per ringraziare chi mi segue). Oltre ad essere fra le fondamenta, si tratta anche di una questione urgente, non più rinviabile, e richiede competenza. 

Possiamo fare in modo che questo punto sia un criterio selettivo. 


Su questo mi esprimo con una dichiarazione di voto: NON voterò nessuno che non ponga il tema del cambiamento climatico e della transizione ecologica dell’economia e dell’energia al primo posto. Nessuno che non abbia competenze in materia. E invito tutti a fare altrettanto. 


Chissà che non riusciamo ad incidere sull’ottusità dei partiti politici, capaci di parlare di ambiente ma non di fare scelte concrete.







venerdì 1 luglio 2022

Situazione positiva? Sì, ma con giudizio

 Le ultime elezioni amministrative hanno mostrato un Partito Democratico che riesce a rappresentare il sentire comune della parte progressista della società e che riesce a smarcarsi dai luoghi comuni che pure lo riguardano. Questi credo che siano i dati principali che emergono dall’ultima tornata elettorale, tenuto conto di tutto, dei numeri complessivi che mostrano comunque una tenuta del centrodestra e soprattutto dell’astensione rilevante che ha riguardato soprattutto il secondo turno, quello dei ballottaggi. 

Non si tratta di dati di poco conto, visto che per anni abbiamo (anche in questo blog) evidenziato la carenza di profilo identitario del PD, la fatica a raccogliere le istanze e le sensibilità di coloro che dovrebbero costituire il suo elettorato, le difficoltà comunicative con ogni mezzo, inclusi i canali che offre la rete Internet. Sembra ora di assistere ad un’inversione della china, ancora non completa ma in corso, che vede un PD più aperto verso i cittadini e nello specifico verso chi non fa parte delle gerarchie, più propenso ad avvicinarsi ai problemi nuovi (ambiente, diritti, ricerca), più capace - soprattutto dopo il lockdown determinato dalla pandemia - nell’uso dei mezzi online. 

Non credo che la prova elettorale sia derubricabile come un fatto locale e limitato, credo invece che sia indicativa di una tendenza. Il PD non è apparso ammuffito, legato ai suoi schemi, lontano dai cittadini, ma è accaduto l’esatto contrario. Di tutto ciò va dato merito ad Enrico Letta e alla sua squadra, oltre che a molti dirigenti locali, che sono riusciti a svecchiare non le età, di questo non ci importa, ma i metodi. Cambia i metodi - un tempo nella sinistra statici come i fossili delle ammoniti - e cambierai anche i contenuti. 

Buon lavoro dunque a tutti i sindaci eletti, ed ottimo risultato per il PD, che deve continuare a guardare avanti.

Dalla tornata elettorale emergono spunti riguardanti anche il centrodestra: che si divide anche aspramente, che non ha una leadership riconosciuta da tutti loro, che entra in grave difficoltà quando si trova di fronte ad un centro sinistra (sopratutto PD) dinamico e capace di ragionare oltre i propri schemi classici. Dunque, una situazione speculare rispetto all’era berlusconiana, quando il capo era in grado di unire parti credo ben felici di avere qualcuno che le unisse di fronte all’elettorato. Sparito il suo ruolo guida sparisce anche l’unità un tempo tanto decantata. 

Del resto, come è noto, le vicende politiche possono prendere strade diverse da quelle previste da tutti, e questo vale anche per le prossime elezioni nazionali.


 


sabato 2 aprile 2022

Russia, Ucraina e uno scambio di missive

Un commento sui fatti recenti e tragici della guerra in Ucraina è naturale conseguenza dell’emergere di posizioni opposte nel dibattito pubblico. C’è stato uno scambio di lettere in questi giorni fra Michele Santoro e Enrico Letta, con una lettera del primo indirizzata al secondo, ed il secondo che ha risposto oggi stesso. Le due lettere sono reperibili rispettivamente sulla pagina Facebook di Santoro e sul sito del Partito Democratico, di cui segnalo l’indirizzo in calce.
Non condivido l’assunto alla base delle considerazioni espresse nella lettera che Michele Santoro ha scritto, credo anche ingiustamente riferita al Segretario del PD e al PD stesso. L’assunto consiste sommariamente nell’accusa di fare uso di pesi diversi a fronte di situazioni diverse a seguito di una forma deleteria di sottomissione al potere prevalente in Occidente riferibile agli USA, in assenza di iniziativa dell’Unione Europea.


Credo che si tratti di una tesi semplicistica sul piano politico, dimentica del passato, ben inserita in una linea critica del presente già espressa da altri, ma soprattutto di una tesi sbagliata.
Le ragioni sono persino semplici nella loro evidenza: innanzitutto la lettera manca di logica nel momento in cui riporta eventi storici analoghi sul piano delle guerre provocate e dell’infondatezza delle ragioni addotte, ma provenienti dal mondo occidentale, o da una parte di esso, in secondo luogo, afferma l’esatto opposto riguardo l’Europa unita di ciò che sta accadendo. Il primo è un fatto certo, il secondo è mia opinione personale, oltre che di molte altre persone.
Il fatto che la logica sia carente è chiarissimo nel momento in cui non si possono sommare due errori per fare una ragione. Se sono stati aggrediti Paesi sovrani in passato commettendo grave errore, per es. la guerra in Iraq per iniziativa dell’America con il Regno Unito sulla base delle inesistenti “armi di distruzione di massa” portata da Santoro fra gli esempi, non significa che un’aggressione all’Ucraina da parte della Russia risolva l’errore precedente; anzi, evidentemente lo aggrava. Due errori non fanno una cosa giusta. Più errori aggravano gli errori precedenti creando una tendenza, e certo non risolvono il problema ma lo portano lontano dalla possibile soluzione.  
Il fatto che l’Unione Europea sia assente o carente nel contesto di crisi attuale è l’esatto opposto di ciò che sta accadendo: mai come ora si parla di procedere verso la famosa difesa comune, mai come ora gli Stati dell’Unione si sono trovati ad esprimere posizioni così condivise. La Commissione Von Der Leyen ha dato una svolta all’UE, vuoi per la pandemia, vuoi per la guerra, ma affermare il contrario è fuori dalla realtà.


Il fatto che Erdogan, definito da Draghi tempo fa un “dittatore”, si stia adoperando per trovare una soluzione alla crisi non dipende da deficit di presenza UE ma dalla sua oggettiva posizione adatta al ruolo. Erdogan ha buoni rapporti con entrambi i contendenti, anche commerciali, e nonostante la Turchia sia membro della Nato è sufficientemente al confine del mondo occidentale da occupare una posizione accettabile dalla Russia, il Paese aggressore. Se non ci piace Erdogan, non significa che ci piaccia la guerra, e se i colloqui in Turchia servissero a fermarla sarebbe un bene. Anche in Turchia, inoltre, vale l’assunto che il popolo non è identificabile con il suo capo, e nemmeno lo Stato; la storia alle spalle ha portato l’ex-impero Ottomano sulla sponda occidentale pur restando un Paese di religione prevalentemente islamica. Non si tratta semplicemente di un Paese riguardo il quale chiudiamo un occhio per la sua appartenenza alla Nato, come molti sostengono, ma di un Paese vicino per ragioni storiche oltre che geografiche.


L’aggressione deliberata da Putin all’Ucraina è un atto criminale, fuori dal diritto internazionale, violento e moralmente inaccettabile. Se ce ne sono stati altri in passato, erano analoghi. Chi scrive, per inciso, ha a suo tempo manifestato contro le altre iniziative di attacco deliberato da qualsiasi parte provenissero. Non è vero che si era silenti. Piuttosto, viene da chiedersi dove era Michele Santoro nei mesi scorsi, prima di irrompere nel dibattito con un attacco all’Europa, al governo italiano, e al PD (quest’ultimo è uno degli sport preferiti da una parte dei sedicenti intellettuali di sinistra italiani, a volte con ragione, a volte no), prima cioè di cogliere una bella occasione di intervento pubblico.
L’Italia è un Paese libero e ognuno può dire ciò che vuole, lo dimostrano decine di dibattiti televisivi dove chiunque viene invitato a dire la propria, ormai troppo spesso con livelli bassissimi di qualità complessiva.


Infine, due parole sulla Russia. Credo che sia vero ciò che molti commentatori hanno scritto, cioè che i russi hanno il timore di aggressioni che da ovest raggiungano Mosca, con un percorso facile, libero da ostacoli. Ma non c’era un attacco in corso, e la guerra in Ucraina non può essere fatta passare per “un’operazione militare speciale”. Si tratta di un attacco deliberato che, probabilmente, nei piani russi doveva svolgersi in una settimana con il rovesciamento del governo ucraino. Non è andata così. 

Mosca è una città bellissima. Credo di non offenderla se affermo che non è “occidentale”, che il suo fascino per noi viene innanzitutto dal suo sapore già asiatico, nella luce che già ricorda le steppe, nelle cupole a cipolla, nei volti, nei modi. Anche là, così lontano, a Mosca, c’è una parte di Italia che risplende in buona parte delle architetture del Cremlino realizzate da architetti italiani. Anche a Mosca c’è un popolo che si trova da sempre a sopportare regimi autoritari e che non è identificabile con essi. L’idea della grande Russia è un conto, il dispotismo un altro. Putin ha fatto cambiare la Costituzione del suo Paese per poter restare al potere, e da lì agisce come un despota. Da lì ha scatenato una vera guerra offensiva e criminale. Questi sono fatti, i distinguo sono solo parole in libertà.
 
La risposta di Enrico Letta, che condivido, si trova al seguente link:
 
https://www.partitodemocratico.it/primo-piano/lettera-aperta-a-michele-santoro-su-pluralismo-e-guerra-in-ucraina/

sabato 26 febbraio 2022

Cari partiti, ne avete la responsabilità

“IMPRUDENTE NON AVER DIFFERENZIATO MAGGIORMENTE LE NOSTRE FONTI DI ENERGIA” (Mario Draghi, informativa in Parlamento sulla situazione in Ucraina).


Surreale che il Parlamento abbia applaudito, visto che i partiti principali, nessuno escluso, e numerosi parlamentari sono i responsabili diretti della carenza ultradecennale della politica energetica italiana. Costoro hanno relegato per anni l’energia agli ultimi posti nell’agenda politica, quando non hanno apertamente ostacolato lo sviluppo delle rinnovabili e l’estensione dell’efficientamento, in contrasto con le tesi ambientaliste costantemente accantonate se non evitate all’interno dei partiti che hanno governato l’Italia negli ultimi trenta anni.

Qualcosa si è fatto ma con difficoltà, ritardi, e portando avanti una continua battaglia ad ogni livello, anche regionale e locale, contro tesi superate ma in voga fra la maggioranza degli esponenti politici. Fermo restando che ora importiamo il 40% del gas dalla Russia, e questo è un fatto.


Non per polemizzare, ma perché è giusto che ciascuno si assuma le proprie responsabilità.


A breve farò seguire un’analisi più dettagliata.


sabato 4 dicembre 2021

Quasi mille contratti di lavoro in Italia: é giunto il momento che il Partito Democratico lanci un’iniziativa politica?

 Secondo il CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro), sono attualmente vigenti in Italia 985 Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro (Ccnl), depositati presso il CNEL stesso al 30 giugno scorso. La cifra cambia regolarmente con una crescita costante nel corso del tempo. Dei 935 dell’anno scorso, secondo CGIA di Mestre, ben 351 sono stati firmati da associazioni datoriali e organizzazioni sindacali non riconosciute dallo stesso Consiglio Nazionale, vale a dire 4 su 10, precisamente il 37,5 per cento del totale. 

Un record, una selva contrattuale in cui si fatica a vedere se vengono rispettati i diritti più elementari. Se è chiaro che la libertà sindacale va garantita, è altrettanto chiaro che si tratta spesso di sigle sindacali inesistenti, create allo scopo, che vanno a firmare contratti nazionali con regole al ribasso in ogni ambito, riduzione dello stipendio, limitazione dei diritti più elementari, aumento della precarietà, differenziazione uomo-donna, contrazione delle norme per ls sicurezza sui luoghi di lavoro - e sappiamo quanto è grave il problema visto che non passa giorno che non ci informino dell’infortunio o del decesso di qualcuno sul luogo di lavoro. 

Non basta certo lamentarsi, occorre un intervento politico. Quindi, una domanda: perché il PD non si intesta un’iniziativa politica per normare la rappresentanza sindacale nel senso che i sindacati più rappresentativi possano siglare contratti validi per tutti? Che porti, in qualche modo, alla possibilità di verificare cosa accade nella selva dei contratti di lavoro, e ridurre, ordinare, chiarire l’intero settore?

Olaf Scholz è il nuovo Cancelliere tedesco ed ha già espresso alcuni interventi chiari del suo prossimo governo, fra cui il salario minimo a 12 euro. E’ giunto il momento anche per noi per un’iniziativa politica riconoscibile, chiara, su cui investire, riguardante il mondo del lavoro?







mercoledì 6 ottobre 2021

Primo Turno: vittoria progressista, persi nella nebbia sovranisti e populisti

 Il futuro delle città sembra progressista - mutuo la bella, antica, parola rinnovata da Matteo Lepore - ma attendiamo le numerose città dove si terrà il ballottaggio fra due settimane. Il ballottaggio è sempre una partita nuova, non l’addizione o la sottrazione dei voti precedenti, per cui è necessario attendere il momento giusto prima di trarre conclusioni e proporre analisi. In ogni caso i risultati sono stati buoni per il centrosinistra, e persino ottimi in tre grandi centri urbani dove si è vinto al primo turno. Non si può estrapolare un risultato locale sulla linea nazionale, ma Milano, Napoli e Bologna insieme fanno pur sempre il 6% del corpo elettorale e il 5% dell’intera popolazione italiana, per non parlare del rilievo come città sul piano nazionale e internazionale, e saranno governate dal centrosinistra con una scelta decisa al primo turno: un risultato che da solo vale un’elezione. 


Vedremo dunque i ballottaggi, ma alcuni aspetti possono però essere già appuntati. Innanzitutto, la forza sul territorio del centrosinistra, che non è un elemento superficiale, al contrario, è un aspetto fortemente caratterizzante una formazione politica o una coalizione. In secondo luogo, la difficoltà che ormai da tempo avvolge le tesi sovraniste e populiste di ogni tipo come una nebbia che le oscura prima di giorno. Stanno uscendo dai radar, e chissà mai se rientreranno, prive come sono di qualsiasi fondamenta razionale, almeno nel nostro Paese. 


Oltre al centrosinistra, al Partito Democratico e al suo Segretario Enrico Letta nuovamente eletto in Parlamento,  e ai candidati che hanno vinto credo che domenica scorsa abbiano vinto anche la serietà, la stabilità, l’affidabilità. Credo cioè che in buona misura abbia influito il modo in cui è stata affrontata la pandemia che ci ha colpito negli ultimi due anni, premiando coloro che hanno mostrato di affrontare le numerose e nuove difficoltà che la situazione comporta con rigore invece che con posizioni sommarie e ondivaghe alla probabile ricerca di consenso fra minoranze esigue e del tutto marginali. Gli errori sono certamente possibili, e ci sono stati, ma la priorità sempre data al rigore, alla ricerca della sicurezza sanitaria, e alle fondamenta scientifiche delle posizioni espresse è stata apprezzata da molti. 


Analisi più approfondite vanno riservate alla tornata finale. Per ora, congratulazioni agli eletti, e buon lavoro a coloro che sono impegnati nei ballottaggi.




domenica 13 giugno 2021

Primarie del centrosinistra per la carica di Sindaco di Bologna

 Domenica 20 giugno si svolgeranno le elezioni primarie del centrosinistra a Bologna per decidere il candidato alla carica di Sindaco della città. 

Si potrà votare dalle ore 8.00 alle ore 20.00, recandosi ai seggi che verranno allestiti oppure online con l’accreditamento Spid dell’identità digitale.


I candidati sono due: Matteo Lepore e Isabella Conti. Il primo, Assessore in città, la seconda, Sindaca di San Lazzaro, paese alle porte di Bologna sulla Via Emilia. Il primo, esponente del Partito Democratico, la seconda, di Italia Viva, dopo essere uscita tempo fa dal medesimo PD. 

Ho già descritto in questo blog le criticità che emergono dalla parabola che porta a queste primarie, troppo evidenti per essere accantonate in modo spiccio. Ora si tratta di andare a votare, ma in seguito sarà tempo di occuparsi dei percorsi che portano alle candidature stesse, in un’analisi che non può più essere evitata.

Ed il voto è obiettivamente una scelta non facile fra due amministratori capaci che riescono ad incarnare entrambi sensibilità che sono ben presenti nel PD, oltre che nel centrosinistra nel suo complesso. Un primo elemento da considerare, che non può che essere positivo, è proprio questo, ovvero il fatto che si tratta di due candidature di qualità, e chi fra i due vincerà dovrà tenerne conto. Dunque, bene, ai progressisti non mancano le persone da mettere in campo, al contrario delle destre che non riescono a trovare un candidato. Se ci dicono che siamo litigiosi è un complimento al confronto del vuoto assoluto che si trova dal lato destro. 

Se votassi a Bologna (non voto più in città per ragioni di residenza), ho maturato la convinzione che voterei per Matteo Lepore. Le sue qualità di amministratore non sono in discussione, come detto, ed è fondamentale che il candidato alla carica di Sindaco sia espressione del Partito Democratico. Il PD ha il suo luogo naturale al cuore della coalizione, di cui è perno e motore. Credo che si aprano prospettive nuove in città con Lepore alla carica di Sindaco che non possono realizzarsi in altre condizioni politiche. 


La città di Bologna, già ben amministrata, ha comunque la necessità di migliorare guardando al futuro. Ed deve essere lei, la città con i suoi abitanti, il centro dell’attenzione e dell’impegno comuni.


Come si legge sul sito delle primarie, possono votare le cittadine e i cittadini italiani e dell’Unione Europea residenti nel Comune di Bologna che alla data delle Primarie di centrosinistra abbiano compiuto 16 anni di età, nonché le cittadine e i cittadini di altri Paesi in possesso di permesso di soggiorno, residenti nel Comune di Bologna. 


Per ogni ulteriore informazione, consultare i siti:


www.primariebologna.com


www.pdbologna.com





domenica 2 maggio 2021

Conferenza S&D: La nostra Europa, il nostro Futuro

 Vorrei segnalare un avvenimento che può rivelarsi importante, almeno lo spero: il prossimo 3 maggio la “famiglia progressista” europea - così viene definita sul sito - terrà una Conferenza sul futuro dell’Europa denominata “La nostra Europa, il nostro futuro” (“Our Europe, our Future”). In pratica i partiti progressisti europei terranno una riunione in cui il cuore della discussione sarà il futuro dell’Europa, e l’incontro sarà trasmesso in diretta sul sito. L’indirizzo web è scritto in calce, e i documenti sono presenti sia in Inglese sia in Italiano.

Inutile dire dell’importanza che rivestono un rafforzamento dei rapporti reciproci e  un lavoro che porti alla creazione di una visione comune delle varie formazioni politiche che si inseriscono nel quadro progressista. Le difficoltà non sono mancate in passato, ed il lavoro sarà certo non breve, ma sarà importante non perdere la volontà di tracciare un percorso. 

Il Segretario del PD Enrico Letta è intervenuto in proposito ed è possibile leggere la sua dichiarazione all’indirizzo in calce. 

Credo che il Partito Democratico abbia un notevole contributo da dare in quest’ottica ed è un bene che si proceda in tal senso. Continuerò, da iscritta, a seguire il lavoro del partito nella consapevolezza che occorre fare passi avanti. Non tutto è risolto, mentre ci sono strade che si aprono e strade che ormai sono chiuse. A questo proposito, lascio l’area politica Sinistradem guidata da Gianni Cuperlo, a cui mi iscrissi nel 2013, perché ritengo semplicemente che abbia esaurito la sua spinta iniziale. La possibilità di aprire un’area di sinistra che contribuisse con contenuti di qualità e spessore è stata solo in parte sfruttata in questi anni soprattutto a causa di una visione ristretta e circoscritta oggi ampiamente superata, ma comunque ha dato un contributo che ritengo positivo. Ora,  occorre guardare avanti con maggior decisione alle sfide nuove che si pongono davanti ai nostri occhi con evidenza tale da non poter essere evitate (due su tutte, il rischio pandemico e il rischio climatico) e fare un salto di qualità nel merito dei problemi e nei metodi. Il tempo è maturo per un cambiamento nei contenuti, nelle modalità, nell’apertura a tutti coloro che vogliono contribuire alla costruzione politica del Partito Democratico. La strada è lunga ma interessante.


Gli indirizzi della Conferenza “Our Europe, Our Future” sono i seguenti:

https://www.socialistsanddemocrats.eu/it/events/conference-future-europe-our-europe-our-future

https://www.partitodemocratico.it/europa/letta-la-partecipazione-dei-cittadini-e-la-rivoluzione-per-il-futuro-delle-istituzioni-europee/







venerdì 26 febbraio 2021

La scelta di Draghi 2 - e il PD

 Per un governo che trae la sua ragione di esistere su necessità prioritarie che l’assetto di maggioranza e di governo precedente non era riuscito ad affrontare - tralasciamo qui le cause - la struttura che ha assunto dopo la nomina dei Sottosegretari non è un accessorio dell’abito a festa a cui si può rinunciare se non piace. In realtà, le fondamenta ideali di coloro che partecipano sono destinate a giocare un ruolo se la bilancia pende invece di trovarsi in equilibrio, magari in ambiti delicati in cui si giocano i valori più cari. Repubblica oggi dedica due pagine all’ingresso della Lega al Viminale e credo che sia opportuno riprendere alcuni aspetti della questione. Il primo, riguarda ovviamente i decreti sicurezza, il secondo ci dice che sappiamo tutti che non esiste solo la Lega ma anche la Ministra Lamorgese, o il Capo dello Stato, il terzo il fatto che il centrosinistra nel suo insieme è fuori dal Ministero dell’Interno (sono presenti IV e M5S).

A quanto si legge, i decreti sicurezza dell’epoca Salvini sono rivendicati dal nuovo Sottosegretario Molteni, mentre la Ministra “tecnica” Lamorgese ne difende le modifiche. Ora, francamente non so se si possa stare tranquilli con la Lega agli Interni e gli altri fuori, e non solo riguardo l’immigrazione, ma so che l’equilibrio della bilancia è infranto e la medesima pende, non poco, da una parte che ci preoccupa, perché si tratta di una parte in cui affondano le radici degli uni e degli altri. In breve, il rischio è che la Lega riproponga contenuti inaccettabili a sinistra da una posizione di potere mentre il PD resta fuori da un Ministero che custodisce le finalità di valori fondanti. La posta è alta per il Partito Democratico: si tratta dell’anima del partito, dei valori, di ciò che hai di più caro e che ti definisce. Una parte importante della tua sostanza. Il PD avrebbe dovuto presidiare il Viminale.

Perché non è successo? Sicuramente c’entrano le scelte di Draghi, i rapporti politici fra partiti, i giochi politici delle correnti interne al PD, ma non basta. Se il PD poteva fare di più per ottenere uno spazio importante la sua capacità di farlo riguarda anche l’abilità nel proporre le proprie tesi sul tema. Una qualità che metterei in discussione.

Perché la struttura di un partito parla anche di contenuti. Il PD ottiene incarichi di governo nei temi che prevalgono nel dibattito interno e che incrociano la presenza di dirigenti di corrente sufficientemente potenti. Troppo spesso le correnti -  che dovrebbero rappresentare le sensibilità diverse presenti - diventano centri di potere senza avere le caratteristiche adeguate per produrre cultura politica di qualità. A questo fatto si aggiunge una evidente propensione ad affrontare alcuni temi invece di altri. Coloro che sono entrati nel Partito Democratico avendo un’esperienza precedente diversa dai due maggiori partiti fondatori sanno bene a cosa mi riferisco: il livello del tema specifico di cui ci si occupa (da tempo) è parso immediatamente più basso, e quel che è peggio, tale è rimasto. Spesso non mancano personalità competenti ma non fanno massa critica. Il tema “ambiente” è un esempio lampante di questo fenomeno, e non è l’unico. L’immigrazione ed i temi di pertinenza dell’Interno non sono stati finora valorizzati e veicolati come dovuto nella proposta politica del PD, il lavoro non lo è più stato da tempo (e spero che l’incarico ad Andrea Orlando possa finalmente smuovere un argomento fondamentale), la parità uomo-donna non lo è più stata da tempo, le nuove tecnologie anche genetiche non lo sono state, il ruolo della ricerca non lo è stato, il rapporto con le altre specie animali non lo è stato (e arriva la pandemia, che tentiamo di affrontare soltanto a valle, con misure sanitarie).

Il PD dovrebbe cambiare per adeguarsi alle sfide che il mondo propone. Le modalità in cui è strutturato ora non consentono di rispondere a tutte le esigenze, e questo è un punto che non può sottostare ad altro, è prioritario. Va compiuto un passo in avanti.



   


martedì 24 novembre 2020

Elezioni a Bologna nel 2021: alla ricerca dei candidati (del PD)

La città di Bologna avrà un nuovo Sindaco il prossimo anno, il 2021. Scade infatti il prossimo anno il secondo mandato dell’attuale Sindaco, Virginio Merola, eletto la prima volta nel 2011. Il Partito Democratico bolognese si trova di fronte ad una sfida importante, quella di portare a casa l’elezione di un Sindaco PD in una città che, se è stata un simbolo per la sinistra, ora resta un centro dell’agire politico di rilievo nazionale all’interno di uno dei territori per molti aspetti fra i più avanzati d’Italia. 

Il dibattito politico è aperto e riportato quotidianamente sui giornali locali, nomi e cognomi dei principali contendenti, interventi dell’uno o dell’altro. Credo che sia normale, ma incomincia a diventare un po’ stucchevole. Davvero -  e quante volte lo si è sottolineato - piacerebbe ogni tanto leggere (in questi tempi di Covid per sentire parlare ci si deve collegare online) dei programmi, delle idee, della visione di città futura che coloro che stanno pensando di candidarsi a guidarla hanno. Il Segretario bolognese Luigi Tosiani sta portando avanti un bel percorso di ascolto e condivisione di cui non emerge praticamente nulla, se non i nomi. Nomi che non riprenderò qui per sottolineare, appunto, la necessità di entrare nel concreto delle prospettive che aprono le varie candidature (eventuali).

Un’altra ragione sostiene l’opportunità di virare entrando nel merito, e si tratta del ruolo di potere eccessivo che acquistano le varie correnti interne, intenzionate a spuntarla imponendo il proprio candidato. Così, il tentativo di “candidatura unitaria” finalizzato a non rompere l’unità del partito rischia di generare esattamente l’opposto se nel cercarla ci si focalizza esclusivamente sui nomi esacerbando le divisioni - e stanti gli interventi pubblicati in questi giorni sui quotidiani non è un’ipotesi vuota. 

Nel clima che si è creato credo che non sia da scartare la proposta di fare le primarie, peraltro caratteristica del Partito Democratico, frutto del suo statuto, fino dalla nascita. Tali primarie dovranno essere in presenza. Se il rischio rappresentato dal Covid è una novità, sappiamo bene che lo si può gestire con oculatezza organizzando l’accesso ai gazebo nelle modalità che ormai conosciamo per garantire la sicurezza  e che applichiamo praticamente ovunque si incontrino altre persone (uffici pubblici, negozi, etc., inclusa la Festa dell’Unità dello scorso settembre).

La scelta di una candidatura unica, senza la consultazione delle primarie, è opportuna quando emerge una figura che si eleva più delle altre, che si evidenzia autonomamente per autorevolezza,  della quale non c’è bisogno di discutere per mesi. Se una figura del genere non c’è, occorre prendere atto della situazione e passare oltre. Organizzando le primarie, che non sono certo uno spauracchio visto che sono sempre state validate da alti numeri della partecipazione da parte degli elettori del partito.  I cittadini apprezzano; cos’altro occorre?

A questo punto, da iscritta affermo che mi sembra la migliore prospettiva. Vedremo cosa deciderà il PD bolognese. 


 


giovedì 9 luglio 2020

Berlusconi? No, grazie

Si legge su Repubblica: “Parole che spiazzano, quelle pronunciate da Romano Prodi a Repubblica delle idee. Un'apertura nei confronti dello storico avversario politico, Silvio Berlusconi ("Non è certo un tabù l'ingresso di Forza Italia in maggioranza". E poi "La vecchiaia porta saggezza", riferita al leader azzurro)”. L’articolo prosegue con alcuni commenti e si può leggere all’indirizzo in calce.
Da iscritta al Partito Democratico esprimo subito il mio parere: no, grazie. E spero che siano molti gli iscritti che la pensano allo stesso modo. 
Le ragioni sono innumerevoli, e mi sento a disagio persino nel pensare ora a come enumerarle. Alla base di tutte si trova una distanza siderale nei contenuti, nel metodo, nei modi, una storia divisiva nei confronti della parte progressista che chi ha memoria ricorda bene. Solo alcune. Berlusconi è stato già quasi trent’anni fa legittimato come interlocutore all’inizio della sua attività politica dalla sinistra di allora, a cui rispose facendo fallire le principali iniziative comuni, e grazie alla quale è stato artefice di un profondo cambiamento nella società italiana che ha aperto le porte a quello che definiamo populismo, e in questo senso è il padre di Salvini, si è espresso più volte in modo indulgente verso l’evasione fiscale, e favorevolmente al condono edilizio, o alla flat tax che penalizza i redditi bassi e con grande probabilità è incostituzionale, concentra il suo potere in Lombardia dove la sanità è stata in gran parte privatizzata ed è carente di presidi sul territorio, e regolarmente quando sembra politicamente defunto arrivano gli esponenti di primo piano del centrosinistra a resuscitarlo. Francamente, a noi non manca.
E non è finita: una probabile ragione per cui “la vecchiaia porta saggezza” potrebbe riguardare l’aspirazione di Berlusconi a diventare Presidente della Repubblica, o Senatore a vita, posizioni di grandissimo prestigio.  Spero, ancora una volta, senza l’aiuto dei dirigenti ed autorevoli esponenti del centrosinistra italiano. 
Propongo di sondare se e quanto gli iscritti al PD, ed alle altre formazioni politiche della maggioranza, siano favorevoli. Per quanto mi riguarda, esprimo il mio parere: no, netto.

L’articolo citato:
https://www.repubblica.it/politica/2020/07/09/news/prodi_berlusconi_governo_pd-261401918/


mercoledì 24 giugno 2020

Attacco al PD (dal suo interno, naturalmente)

Chiaro che per affrontare la crisi che stiamo vivendo e mettere in campo soluzioni occorre almeno una condizione politica stabile. Questo in soldoni significa che il governo va sostenuto affinché prosegua nel suo lavoro. Può sembrare un’affermazione di comodo e di parte, ma sfido chiunque a dimostrare che una strada diversa sia opportuna in questo momento.
Uno dei partiti della maggioranza è il Partito Democratico, che certo non brilla per compattezza. Ma questo si sapeva. Dall’essere un “partito plurale” a candidarsi per mandare all’aria ciò che si sta facendo fra mille difficoltà, però, ce ne corre.  E Giorgio Gori, Sindaco di Bergamo, sta facendo proprio questo: in una serie di interventi pubblicati sui principali quotidiani attacca Nicola Zingaretti e la dirigenza del partito, chiedendo un congresso prima possibile per riuscire a cambiare Segretario e dirigenti altrimenti sarà troppo tardi e non si riuscirà a “salvare il Paese”. La tempistica è velocissima: addirittura entro l’autunno. Nel merito, Gori ritiene che occorra far crescere l’Italia di almeno l’1,5% all’anno, e che il baricentro del PD sia stato “spostato sulla protezione sociale” dall’accordo con il Movimento 5 Stelle. In sostanza, servirebbe un altro PD, più vicino alle idee di Gori.
 
Su questo blog mio personale sono abituata a scrivere il mio parere in modo netto; del PD sono solo un’iscritta ma sono convinta che l’opinione anche dell’ultimo degli iscritti valga tanto quanto quella del Sindaco di Bergamo, o di altra città, o di qualsiasi altro esponente di primo piano del partito, e la mia è questa: sul piano politico, l’intervento di Gori è quanto di più inopportuno possa capitare in questo momento, sul piano personale, l’ennesimo attacco a mezzo stampa stancherebbe qualsiasi santo iscritto o simpatizzante del PD al punto da rasentare l’insopportabilità. Propongo in proposito una medaglia a tutti i militanti che sopportano stoicamente per anni gli scontri fra i vari gruppi di potere del partito. 
Stando alle sue parole, Giorgio Gori ritiene evidentemente che con la dirigenza attuale sia impossibile far crescere il nostro Paese di 1,5% all’anno e che occorra spostarsi in senso opposto rispetto alla protezione sociale. Persone diverse e meno protezione sociale: sembrerebbe un tentativo di far virare a destra il PD. Ma il PD virerà a destra se il percorso congressuale andrà in quella direzione, a tempo debito, secondo le regole che il partito si è dato. Non perché un Sindaco, per quanto autorevole possa essere, pensa che sia questa la strada utile. Il rispetto delle regole dovrebbe essere la guida, ma sappiamo che la politica è fluida e si può concepire legittimamente il fatto che esse possano essere superate da necessità gravi, istanze inderogabili, problemi seri, in sostanza per il bene della società. Quello che si presenta ora, però, è il caso opposto: come si possa pensare che in mezzo alla crisi peggiore, causata da un evento esterno che si è innestato in una situazione già difficile, sia utile andare ad un congresso di un grande partito della maggioranza “entro l’autunno” è incomprensibile. In aggiunta, risulta difficile capire come si possa suggerire che in una condizione di estrema difficoltà sociale sia bene orientarsi verso minori tutele: i bisogni delle persone sono reali ed immediati.       
Anche lo sviluppo (sostenibile) lo è: per questo il governo ha passato una settimana a Villa Pamphili, per incontrare tutti e decidere cosa fare in un momento delicato, quale strategia costruire. Dopodiché il passaggio all’atto pratico sarà cruciale (ne abbiamo scritto nel post precedente), ma non si può pensare che si facciano le cose di proposito per far danno, soprattutto se si è membri di un partito della maggioranza. E se l’attuale maggioranza si può qualificare nel suo insieme come orientata nel centro-sinistra sarebbe quantomeno curioso che prendesse provvedimenti di centro-destra - come d’uso, spacciati per gli unici capaci di risolvere situazioni. 
Al contrario, la dilagante cultura di destra in economia ha causato i peggiori guai che ci assillano da anni, senza che ancora si riesca a costruire una cultura alternativa all’altezza della sfida. 
Se le critiche, pesanti, vengono da destra non c’è da sorprendersi: se il governo fa gli Stati Generali dell’economia a Villa Pamphili è un’inutile passerella dove si mangiano “i salatini” mentre quando le passerelle le faceva Berlusconi erano importanti incontri internazionali guidati da un magnate illuminato. 

Venti contrari soffiano, però, con un certo impeto: non amo abbattere le statue così come non amo costruirle, ma non si può non riconoscere nella furia iconoclasta che sta imperversando soprattutto in America un cambio della sensibilità collettiva, che non accetta più sentimenti un tempo radicati. Razzismo, supremazia culturale e patriottica, divisioni, guerre di conquista, il giogo posto su interi popoli, schiavitù. L’idea che un popolo con la società che ha costruito siano “superiori”, non ha alcuna base scientifica. Oggi il sentimento comune tende a cambiare direzione, e non va sottovalutato o derubricato in estremismi che sicuramente sono presenti ma non bastano ad includere il tutto. Il movimento giovanile ambientalista guidato da Greta Thunberg è un altro esempio di nuove sensibilità che si stanno diffondendo in misura molto più ampia dei classici movimenti ambientalisti. Un grande partito progressista, come lo è il PD, non può non approfondire  questi temi: almeno se ne discuta. Ho fatto parte del movimento che in sintesi veniva denominato “no-global” e mi auguro che la sinistra non faccia lo stesso errore di allora di considerare con sussiego uno spazio politico che invece aveva qualcosa da dire. 
Quanto alla statua di casa nostra, quella di Indro Montanelli, certo non approvo il gesto di coloro che l’hanno imbrattata, ma non approvo nemmeno coloro che l’hanno costruita, con un’iniziativa fuori luogo per un personaggio quantomeno controverso.  
Questa epidemia dovrebbe averci aperto gli occhi con uno sguardo diverso; siamo tutti uguali e tutti ugualmente sula stessa barca. L’unica cosa che può aiutarci a condurla è l’uso della ragione.

lunedì 1 maggio 2017

Ancora una volta, Primarie di successo per il PD - con una sinistra interna che non ha ancora scelto la strada che conduce al futuro

Quasi 2 milioni di votanti, Matteo Renzi vince con il 70,0%, segue Andrea Orlando con il 19,5%, terzo Michele Emiliano con il 10,5%. Queste sono le cifre delle elezioni primarie del Partito Democratico, e i caratteri di un'iniziativa democratica che non ha eguali nel nostro Paese, che tiene banco anche nelle fasi dove l'entusiasmo non è certo al massimo, che riesce a mobilitare milioni di persone fra elettori e militanti del partito, che offre spunti di analisi per giorni permettendo confronti politici che altrimenti non ci sarebbero, ed al confronto della quale i quattro voti grillini in rete - che dovrebbero costituire esempio e forma di democrazia diretta - spariscono nel nulla, insieme ai contenuti della loro inconsistente proposta politica.
Domenica 30 aprile è stata una bella giornata, e se le cifre della partecipazione ci ricordano che ce ne sono state di migliori, una prima ancorchè superficiale analisi politica ci mostra immediatamente che le difficoltà, a partire da una infelice scissione per passare ad un altrettanto infelice referendum, non hanno intaccato il cuore dell'iniziativa, il senso diffusamente percepito della necessità di prendervi parte, la volontà di crederci ancora. Senz'altro analisi più approfondite ci verranno proposte, ma sarà difficile contestare la tenuta dell'iniziativa.

Le percentuali ottenute dai tre candidati ci presentano, senza dubbio, un Segretario molto forte, anche se in un contesto cambiato in modo notevole. Matteo Renzi resta forte nel PD, partito che si ritrova più coeso di quanto lo sia mai stato in precedenza, a seguito di un vero e proprio processo di assestamento. Nonostante tutto - le difficoltà non sono mancate, e gli insuccessi come la prova referendaria - Renzi resta forte anche fra gli elettori, che sono diminuiti ma non in misura tale da stemperare la valenza delle primarie. Questo è indubbiamente il suo momento.
Ma il PD (ed i suoi elettori) non è un monolito: il 19,5+10,5 che fa 30, ottenuto da Orlando e da Emiliano è una quota non trascurabile che si avvicina ad un terzo di coloro che sono andati a votare e che si richiamano al partito. Si tratta di componenti del partito e degli elettori che si richiamano a valori e politiche collocabili più a sinistra di Renzi per quanto riguarda il voto ad Orlando, e con una spiccata trama territoriale unita ad una di tipo movimentista, creatasi a seguito del referendum sulle trivelle, per quanto riguarda il voto ad Emiliano. Mentre la seconda è nettamente minoritaria nel partito (e circoscrivibile se si evitassero errori conseguenza della carenza congenita di una politica energetica, senza nulla togliere all'impegno di Emiliano), la prima non lo è e non sarà riassorbibile con qualche stratagemma. Un'area politica vera che si è ritrovata nella candidatura di Orlando, che esiste ed è attiva.

Le prossime considerazioni vorrei farle proprio su quest'area politica, che si richiama alla sinistra. Si tratta di un'area che può costituire nel partito un elemento di valenza politica e culturale significativo. Si tratta però di un'area politica che ha subito una scissione di non poco conto, e che da tempo risulta minoritaria e alquanto circoscritta. Aggiungo che in Emilia-Romagna, dove da sempre la partecipazione è alta e di solito il sostegno alla sinistra lo è altrettanto, i votanti sono stati circa la metà, un segnale che si somma a quello delle scorse elezioni regionali, praticamente disertate dall'elettorato. Se è in atto, come molti ritengono, una "scissione silenziosa,", credo che ne vadano indagate le cause, che non possono essere individuabili soltanto nella linea politica maggioritaria del PD, ma nell'insieme del partito. Se si desidera una linea politica diversa, evidentemente si deve lavorare per essa.

Non penso, come sostiene qualcuno, che la sinistra esista come fatto di natura, penso invece che essa sia una costruzione della cultura umana. Una elevata costruzione della cultura umana. Come la democrazia, per esempio. Come tale, essa attraversa difficoltà di ogni sorta, presenta errori, inciampi, ostacoli, ed è naturale che sia così. Ogni volta andrebbero ripensati, e se questo non avviene, è comprensibile. Ma quando si sommano per anni, arrivando ad una effettiva riduzione dell'attività che investe ogni profilo, senza che si trovi mai un momento di riflessione, senza che si tracci una linea di demarcazione, senza che si effettuino analisi sui percorsi effettuati, e una volta fatto tutto questo, si piantino i semi che in futuro possano germogliare, si arriva ad un punto fermo che è destinato ad essere, forzatamente, asfittico e improduttivo. La sinistra, con i sentimenti e con la cultura che si porta dietro, va coltivata come una pianta. Altrimenti muore.
La rigenerazione comporta però una rottura, un momento di stasi, che nessuno è stato ancora in grado di compiere. Tracciare una linea rossa fra passato e presente, e si ricomincia. Mai questa necessità è stata più pressante. La sinistra delle chiusure - quando non delle espulsioni - delle correnti gestite in proprio, la sinistra fondata esclusivamente su logiche di potere non ha futuro per almeno due motivi: il primo, che con tali modalità si chiude il recinto impedendo ad idee nuove di entrarvi, togliendo acqua alla sorgente più importante, il secondo, che si tratta di metodi e procedure che nell'era di Internet, ovvero della comunicazione in libera circolazione, nessuno è più disposto ad accettare, e non saranno nemmeno più inseribili nella stessa struttura mentale dei più giovani. 

Questa operazione di apertura, di analisi, di esame degli errori, di elaborazione, di proposta, di svecchiamento dei metodi non l'ha ancora fatta nessuno, almeno non nei termini netti in cui andrebbe fatta. Purtroppo, in questo modo con l'acqua sporca se ne va anche il bambino, ovvero un enorme patrimonio culturale, di idee, di valori su cui sarebbe utile costruire, invece di lasciare ammuffire per tenere in piedi la terzultima sottocorrente che dice di richiamarsi a quei valori senza che nessuno si ricordi perché.

Questa sinistra (con i suoi leaders) ha bisogno di aprire gli occhi sul mondo di oggi, e incominciare a fare i conti con la società attuale e non con quella dei propri desideri. Tenendo conto che siamo ancora un ragionevole ed apprezzabile numero di militanti disposti a collaborare.

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