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venerdì 20 marzo 2026

Indietro tutta

 Riassumendo il nocciolo del dibattito che si sviluppa in questi giorni sull’energia si può affermare quanto segue: dato che non siamo stati capaci di costruire una strategia che tenesse insieme lo sviluppo industriale e la transizione energetica verso un sistema sostenibile, ora affossiamo la transizione stessa e procediamo con il sistema tradizionale che, ricordiamo, è basato su fonti energetiche inquinanti, limitate, provenienti da Paesi esteri, all’origine di guerre e conflitti come quello in corso in Iran che blocca le navi petroliere allo Stretto di Hormuz, determina un innalzamento dei costi dei carburanti e delle materie prime. Incominciamo con la richiesta di spostare in avanti il passaggio ai veicoli elettrici, passiamo dal sospendere (e magari, nei sogni di qualcuno, di cancellare) il sistema Ets di scambio di quote di emissione, e chissà dove finiamo. Magari nel baratro del cambiamento climatico oltre il punto di non ritorno, tanto toccherà alle giovani generazioni, se prima non siamo finiti in quello di una qualche guerra fomentata da questo o quell’altro leader più o meno democratico, più o meno autocratico.

Un ragionamento impeccabile, tanto gli altri fanno lo stesso, metti insieme Cina e India e siamo bolliti.


La mancanza di lungimiranza della classe dirigente da tempo (il problema va oltre la politica, e risale agli ultimi due-tre decenni) comporta una serie di problemi rilevanti, fra cui proprio quello di non riuscire a delineare una strategia per il nostro futuro. Il senso della transizione energetica doveva essere proprio essere questo: un processo in cui industria e produzione energetica vanno avanti insieme, in un quadro di regole che favoriscono un nuovo modello di sviluppo e sono capaci di incidere nel contesto internazionale, spingendo anche altri Paesi a fare lo stesso. Un mondo impegnato a muoversi verso uno sviluppo sostenibile.  

Sembra ora che si lavori per tornare indietro, invece di operare per correggere la rotta, e vanificare quanto (nonostante tutto) di buono è stato fatto sin qui, scegliendo noi stessi di perdere la partita e farci guidare da chi non è stato in grado di fare i nostri stessi passi avanti. Senza polemica, un dato di fatto: se non è questa la descrizione del concetto di incapacità, non so cosa lo sia. 


Al contrario di tutto ciò, sarebbe bene lavorare per correggere gli errori, puntare su una adeguata politica industriale che affianchi la politica energetica (ne abbiamo parlato in questo blog moltissime volte), e quest’ultima deve avere come obiettivo imprescindibile la graduale rinuncia alle fonti energetiche fossili in favore di un sistema basato sulle rinnovabili, e sull’efficienza che ci consente di farci bastare le rinnovabili stesse, che non dipenda dall’estero, non causi guerre, non inquini se non marginalmente rispetto al sistema tradizionale, non comporti aumenti ingiustificati delle bollette elettriche. Il famoso disaccoppiamento del prezzo dell’elettricità dal gas si fa da solo se le rinnovabili diventano il 60-70% del totale, mentre siamo quasi fermi da anni intorno al 35-45% perché abbiamo rallentato moltissimo gli investimenti nelle fonti pulite. Non piacciono esteticamente? I pannelli solari stanno benissimo ovunque, e oggi che ne vediamo parecchi sui tetti delle case nessuno ha più niente da dire sull’estetica, fermo restando che i critici devono ancora spiegarci perché sarebbe bella una centrale termoelettrica. 

Il sistema Ets, ultimo obiettivo del governo e di (una parte) di Confindustria, che abbiamo faticato per anni per farlo funzionare correttamente, è quanto di meglio siamo riusciti ad inventarci per tenere conto dei costi delle emissioni inquinanti, che non possono continuare ad essere scaricati sulla fiscalità generale. Per approfondire il tema, suggerisco alcuni articoli della rivista Qualenergia reperibili agli indirizzi in calce.  Spoiler: non va cancellato, e nemmeno sospeso.


Buona lettura:


https://www.qualenergia.it/articoli/consiglio-europeo-prime-modifiche-ets-nei-prossimi-giorni/


https://www.qualenergia.it/articoli/ets-commissione-no-sospensioni-o-stravolgimenti/


https://www.qualenergia.it/articoli/buoni-motivi-difendere-ets-europeo/





venerdì 13 febbraio 2026

L’energia in UE per costruire una strategia

 Bene affrontare il tema energetico a livello europeo, di cui si parla in questi giorni, ma deve essere chiaro che si tratta di costruire una strategia, e non soltanto di aggiustare qualcosa per contenere le bollette, sempre troppo care, soprattutto in alcuni Paesi fra cui il nostro. Una strategia che non può essere solo energetica: deve essere energetica e industriale, nel quadro della costruzione di ciò vogliamo essere nel futuro, di quale parte vogliamo giocare nel contesto internazionale, e di cosa desideriamo per noi stessi, cittadini europei. 

Le ragioni dei prezzi alti in bolletta (di cui abbiamo parlato più volte) sono molteplici, dalle condizioni geopolitiche internazionali, al prezzo del gas, alle tassazioni, alle condizioni meteo di un dato periodo, al meccanismo stesso della formazione del prezzo dell’energia elettrica. Non bastano interventi puntuali su un fattore se manca una visione complessiva. E bisogna decidere se la visione complessiva consiste nello smantellare il green deal e tornare a gas e petrolio come l’America di Trump, oppure nel rendere più efficace il green deal stesso accostandolo a politiche industriali capaci di far procedere parallelamente i percorsi della transizione energetica, della riduzione delle emissioni climateranti, e dello sviluppo industriale. 

Ad oggi, non siamo stati capaci di farlo, e per questo il green deal ha scontentato molti, che non hanno visto prospettive adeguate oltre le regole e i limiti imposti. Ma la risposta alle difficoltà non può essere tornare al mondo di prima, quello cioè che ha creato il problema e non ha gli strumenti e nemmeno la cultura adatta a risolverlo (non per niente Trump se la cava negando semplicemente l’esistenza del riscaldamento globale e del cambiamento climatico). La risposta si trova nel correggere la rotta.


In questa fase, l’Italia e l’Europa sono strette in una morsa: il ritorno al fossile in arrivo dagli USA, e le tecnologie per le rinnovabili in arrivo dalla Cina. Per l’appunto, non siamo stati capaci di costruire una prospettiva europea in questo settore (per inciso, il più importante). La vera sfida sarà la costruzione di una filiera energetica nostra, affiancata dai settori industriali che servono, sostenendo contemporaneamente la ricerca e l’innovazione. Va messo in atto questo e va fatto al più presto (in altre parole, andava fatto da tempo). Il prezzo della bolletta è soltanto un aspetto di un contesto che è ampio e articolato. 

Una prospettiva di questo genere sarebbe inoltre capace di delineare un ruolo per l’UE, e per l’Italia, nel quadro internazionale. Essere dipendenti da altri energeticamente e tecnologicamente significa esserlo anche politicamente. Acquistare petrolio e gas dagli USA e pannellli solari, batterie, inverter dalla Cina comporta una forma di sudditanza molto profonda, e non basterà certo vendere le nostre automobili a combustione interna al Sud America (vedi il Mercosur), perché non sappiamo ancora fare quelle elettriche a costi accettabili, a salvarci. 

Per inciso, perché non sappiamo ancora costruire auto elettriche a prezzi popolari, come invece fanno i cinesi? Non si tratta solo di mancato sfruttamento del lavoro, si tratta anche e soprattutto del fatto che da noi le case automobilistiche hanno scelto per troppo tempo di non investire per cambiare, dando per scontato - o semplicemente rimandando nel tempo - che le cose sarebbero sempre andata avanti come sempre, business as usual. 

Invece no, anche in Cina imparano a fare ricerca e innovazione industriale, e spesso lo hanno imparato da noi, dalle nostre filiali dalle loro parti.

Dunque, tornando al punto, la strategia deve essere complessiva, senza perdere di vista i valori e gli obiettivi, anzi associandoli alle caratteristiche del nostro sistema produttivo. Su questa base si può fare moltissimo, creando una prospettiva realistica capace di rispondere alle esigenze del presente.



domenica 18 gennaio 2026

Il sistema elettrico è sempre più green

 Nuove, e buone (per una volta) notizie: secondo il comunicato stampa di Terna uscito due giorni fa, nel 2024 abbiamo raggiunto i 76,6 GW di potenza rinnnovabile, con un incremento di capacità in un solo anno di 7,5 GW, in crescita di ben +29% rispetto all’anno precedente, costituiti da oltre 50 GW di potenza installata con i soli solare ed eolico, per 37,1 GW il primo e 13 GW il secondo.

Sul versante della produzione, la crescita dell’offerta rinnovabile è stata importante, di +13,4%, mentre considerando solo il fotovoltaico abbiamo raggiunto il record storico con 36,1 TWh. In concomitanza, la produzione da fonte idrica è stata decisamente positiva, con un incremento di +30,4%. 

Riguardo invece gli accumuli, nel 2024 la potenza nominale in esercizio è aumentata di 2,1 GW, per un totale di 5,6 GW, di cui circa 1 GW è di grande taglia. 

La domanda di energia elettrica è stata soddisfatta per 83,7% con la produzione nazionale, e per il restante 16,3% dal saldo con l’estero, tramite le interconnessioni della rete con gli altri Paesi. La produzione nazionale è aumentata rispetto all’anno precedente grazie all’incremento dell’idroelettrico e del fotovoltaico, mentre risulta in calo il termoelettrico, e soprattutto il ricorso al carbone, che registra un significativo -71%, con conseguente riduzione delle emissioni di CO2 di oltre 8 milioni di tonnellate.

Con le fonti rinnovabili che sono arrivate a superare il 40% di copertura del fabbisogno, possiamo affermare che il sistema energetico italiano sta diventando progressivamente più sostenibile, mostrando una tendenza che arriva a superare le previsioni (le nuove installazioni superano abbondantemente il target del DM Aree Idonee del giugno ‘24), modificando nel corso del tempo uno stato che sembrava inalterabile. Chi, come me, segue da molto tempo il tema, ricorderà i ministri che una ventina di anni fa decretavano in ogni dove l’impossibilità di cambiare le cose per via di una presunta inefficacia delle fonti rinnovabili. Ora siamo qui a commentare l’esatto opposto, un percorso che in altre parole può essere visto come un’autentica speranza per il futuro, nonostante tutte le resistenze e nonostante tutto ciò che accade. 

Siamo in una fase, nel mondo, in cui si cerca di raschiare il fondo del barile, cercando il petrolio che resta, che si trovi nella foresta Amazzonica o nell’Artico, che sia bitume (Venezuela) o che sia associato a gas, che appartenga ad altri Paesi e non al proprio, come vorrebbero gli USA di Trump, dopo che il fracking in casa propria è in calo e i costi superano la resa. Lo slogan sembra essere bruciamo tutto il possibile dopo che abbiamo inquinato il mondo,  e avanti fino alla fine. Un percorso molto pericoloso.

Al contrario, il petrolio che resta andrebbe lasciato sotto terra per il bene di tutti, con le alternative che ci sono, sono tecnologicamente mature, e che sono persino economicamente più valide delle vecchie fonti energetiche fossili. 

I dati più dettagliati si trovano al link seguente:

https://www.terna.it/it/media/comunicati-stampa/dettaglio/consumi-elettrici-2024





mercoledì 8 ottobre 2025

Il black out in Spagna non è stato causato dalle rinnovabili

 Fra le cause ipotizzate per il black out che ha colpito la Spagna e il Portogallo la scorsa primavera la grande diffusione delle rinnovabili ha conquistato i titoli dei giornali. A molti è sembrata la spiegazione perfetta di qualcosa che non funziona a dovere (chissà perché) e il rilancio di questa idea non verificata è stato piuttosto esteso.

Ora arriva un rapporto tecnico di Entso-E  (rete europea dei gestori dei sistemi di trasmissione elettrica) che esamina ciò che è accaduto in termini precisi, e lo si può scaricare al link in calce.

In breve, il rapporto chiarisce che non c’entra la rilevante quantità di rinnovabili nel sistema elettrico iberico con l’interruzione su larga scala dell’elettricità  accaduta lo scorso aprile, ma che il sistema stesso ha elementi di debolezza che hanno generato guasti dando il via ad una sequenza di eventi a catena, che in una specie di effetto domino hanno portato al black out. Senza entrare nei dettagli tecnici, le difficoltà  emerse sono state descritte con chiarezza. Secondo questa analisi, il livello di solare ed eolico era in linea con le medie stagionali. 

Dunque la Spagna dovra’ fare i conti con i problemi del suo sistema elettrico, ma per fare questo non dovrà rinunciare alle fonti rinnovabili. 


Per contro, il think tank Ember ha pubblicato un’analisi sull’andamento dei prezzi dell’elettricità, da cui emerge che la Spagna ha già disaccoppiato elettricità e gas, grazie proprio alla grande diffusione delle rinnovabili.

In particolare, come riporta un articolo della rivista Qualenergia, la crescita di eolico e solare ha ridotto del 75% l’influenza di gas e carbone, a partire dal 2019. Nella prima metà del 2025 - riporta l’articolo -  le fonti fossili hanno determinato il prezzo solo nel 19% delle ore, contro il 75% nel 2019. Il risultato è stato un calo significativo dei costi: i prezzi all’ingrosso in Spagna sono stati 32% inferiori alla media UE, e tra i più bassi d’Europa.

In pratica, si legge, “tra il 2019 e il 2025, la Spagna ha ridotto di tre quarti le ore in cui il prezzo dell’energia era fissato dal gas, passando dal 75% delle ore nel 2019 al 19% nel primo semestre 2025. Nello stesso periodo, il prezzo medio all’ingrosso dell’elettricità si è attestato a 62 €/MWh, ben sotto al costo medio di produzione a gas, pari a 111 €/MWh, e inferiore del 32% rispetto alla media europea”.

Si tratta di un risultato non da poco, in un periodo di prezzi alti dell’elettricità che sono dovuti a considerazioni e conseguenze sostanzialmente di economia tradizionale della situazione geopolitica internazionale. Al contrario, l’energia, e l’economia ad essa legata, dovrebbero fare un salto di qualità abbandonando vecchi schemi in favore di processi, variabili, e leggi più consoni ad un sistema energetico con forte quota di fonti pulite. La transizione, di cui si parla spesso, implica non uno ma una serie di cambiamenti, indispensabili nel momento in cui i precedenti meccanismi non sono più adeguati. 

Il caso della Spagna è significativo, dunque, per due motivi: la necessità di prevenire per quanto possibile il rischio di black out di un sistema elettrico, e gli effetti che una quota importante di rinnovabili possono avere sulla formazione dei prezzi. Un case-study che può insegnarci molto.


Gli articoli citati si trovano ai seguenti link:


https://www.entsoe.eu/news/2025/10/03/28-april-blackout-in-spain-and-portugal-expert-panel-releases-comprehensive-factual-report/



https://www.qualenergia.it/articoli/spagna-spezza-legame-gas-prezzi-elettrici/


venerdì 9 maggio 2025

Eolico a Badìa Tedalda: troppi elementi critici genererebbero un impatto eccessivo

Riguardo il progetto di impianto eolico denominato “Badia del vento” e situato al confine fra Toscana e Romagna nel territorio di Badìa Tedalda (AR) credo che abbia ragione la Regione Emilia Romagna che, insieme a numerosi Comuni del territorio, ha espresso parere contrario. La Regione Toscana, che promuove l’impianto collocato al confine fra le due regioni (capitano spesso proprio sui confini) è ovviamente favorevole.

Si tratta di sistemare un impianto eolico industriale di dimensioni ragguardevoli in uno dei territori italiani ancora poco alterati da mano umana, di particolare rilevanza storica, paesaggistica, naturalistica. A questo impianto ne seguirebbero altri, arrivando ad una sessantina di aerogeneratori collocati in alta quota sui crinali. L’area interessata si trova fra il camaldolese, il territorio di San Marino e il Montefeltro. Dalla parte della Romagna, le pale eoliche sovrasterebbero la Valmarecchia.
Il progetto di impianto “Badia del vento” è costituito da 7 turbine eoliche alte 180 metri, come enormi grattacieli, con rotori del diametro di 136 metri, e piazzole di sostegno gigantesche. I lavori di sbancamento sarebbero notevoli, su crinali intonsi ad oltre 1.000 metri di quota. L’Appennino toscoemiliano non è caratterizzato da venti particolarmente intensi, perciò bisogna andare a prenderli a grandi altezze, e sorge spontanea la domanda se ne vale la pena sul piano della produzione di energia.
Il progetto, inoltre, non rispetterebbe i 7 Km di distanza, con numerosi beni architettonici e storici tutelati, e non terrebbe conto della vicinanza ad aree naturali protette. Per citarne alcune, si tratta della Riserva Naturale dell’Alpe della Luna, il Monte Fumaiolo, la ripa della Moia, i fiumi Marecchia e Senatello, il Monte Carpegna, il Torrente Messa, il Poggio Miratoio, il Parco e la riserva naturale del Sasso Simone e Simoncello, o località storiche come il borgo di Petrella Guidi. E’ del tutto naturale che la zona sia piena di territori da tutelare, vi
ste le caratteristiche che la rendono una delle aree di maggior pregio naturalistico e storico in Italia.

La Regione Emilia Romagna osserva che l’impianto può avere potenziali effetti negativi e significativi sulle componenti ambientali (paesaggio, avifauna, chirotterofauna e rumore) e che presenta delle criticità rispetto alla pianificazione territoriale regionale e l'idoneità delle aree per l'installazione di impianti eolici, per non parlare ovviamente dell’impatto visivo. 
E’ lecito aspettarsi che il progetto venga archiviato, nel quadro di una regolamentazione delle aree idonee agli impianti eolici e del rispetto delle norme, come anche nel contesto di uno sviluppo corretto delle fonti rinnovabili.


Il problema delle rinnovabili sul territorio costituisce da anni un aspetto non secondario della transizione energetica. Sono positivi i dati numerici che mostrano una crescita nel tempo delle energie pulite, ma non basta se tale crescita nel concreto non avviene nel rispetto del territorio. Insomma, non si possono costruire ovunque e comunque, vanno invece fatte delle scelte sulla base di regole precise, capaci di promuovere le fonti pulite senza stravolgere fauna, flora, peculiarità storiche, artistiche, naturalistiche del territorio interessato - è l’unico modo, fra l’altro, che può portare a una migliore e più facile accettazione da parte delle comunità locali.


Si possono trovare tutte le informazioni relative al progetto e all’iter in corso sui siti della Regione Emilia Romagna e Toscana, sul portale Demetra della Regione Emilia Romagna, oltre che su numerosi siti informativi.



giovedì 20 marzo 2025

Temi economici ed energetici sul tavolo del Consiglio Europeo del 20/3

 Cosa sta accadendo sul piano politico a livello europeo riguardo i temi energetici ed economici, lo spiega bene un articolo tratto dalla rivista Qualenergia, dal titolo “Il riarmo europeo è anche finanziario, e c’entra l’energia”.

Il dibattito pubblico e i titoli dei giornali si concentrano molto sulla proposta di “riarmo” da 800 milioni, mentre il resto rimane nell’ombra.

In realta’ diverse cose si muovono sul fronte economico e finanziario. Si legge nell’articolo, di cui in calce riporto il link, che “L’Europa ha un fabbisogno aggiuntivo di “investimenti verdi” al 2030 tra 403 e 558 miliardi di euro l’anno. Si tratta di risorse che devono sommarsi a quelle già impegnate e previste per i prossimi cinque anni, alla luce dei target Ue di carattere ambientale e anche sociale” secondo stime della BCE. Una unione dei mercati dei capitali che costituisce una “sorta di riarmo finanziario che può avere un riflesso diretto sulla capacità delle aziende Ue di competere sulla scena globale”, come si legge nel medesimo articolo.

Si tratta di temi che saranno discussi oggi e domani, 20 e 21 marzo, al Consiglio europeo. Sul tavolo, anche il tema dell’energia, con il percorso di decarbonizzazione e i passi specifici da compiere, come il decreto Fer X, e il disaccoppiamento gas-elettricità, fondamentali nel processo in corso.

Il tema di una Europa sempre più unita è decisivo riguardo i temi dell’ambiente e dell’energia, ma ritengo che l’Unione Europea abbia necessità di un sostegno forte sul piano ideale per potersi compiere. Bene il processo di unificazione dei mercati, che si svolga sui piani economico e finanziario, ma non basta: se si vuole andare oltre, ed è necessario se non indispensabile, bisogna puntare su una visione del futuro europeo che sia fondata su valori e ideali come solide fondamenta di ogni processo di natura politica, economica e sociale. 


L’articolo menzionato:


https://www.qualenergia.it/articoli/riarmo-europeo-anche-finanziario-entra-energia/








lunedì 6 gennaio 2025

Caro bollette: sarebbe utile aprire un dibattito sul meccanismo di formazione dei prezzi

 Si parla nuovamente in questi giorni dell’aumento del prezzo dell’energia e del conseguente aggravio sulle famiglie e sulle imprese.  La guerra in Ucraina ha portato sotto i riflettori il fatto, che avrebbe dovuto essere già precedentemente fonte di preoccupazione riguardo la sicurezza, che una quota eccessiva di gas naturale proveniva dalla Russia, e bene ha fatto il governo a ridurre in tempi brevi una dipendenza non più accettabile. Ora, il prezzo del gas stesso è già stato oggetto di speculazioni e può esserlo ancora, tanto che il Ministro dell’Ambiente e dell’Energia ha chiesto un price cap in sede europea di 50/60 euro al megawattora. 

Il metano lo usiamo sia per riscaldamento, sia per produrre energia elettrica, e un aumento delle bollette va a colpire le famiglie, e le imprese che producono evidentemente utilizzando energia. Dato che sono convinta che se non si risale all’origine delle questioni non se ne comprendono appieno le caratteristiche, penso sia utile rivedere come si forma il prezzo dell’energia elettrica in Italia, dato che il gas viene ancora abbondantemente utilizzato nelle centrali termoelettriche per produrre elettricità, appunto.

Nel nostro Paese, il prezzo dell‘energia elettrica viene determinato all’interno di un sistema di mercato libero, diviso in fasi diverse: il “mercato del giorno prima” dove vengono presentate le offerte e da cui nasce il PUN (prezzo unico nazionale), il “mercato infragiornaliero”, il “mercato del dispacciamento”, e infine, contratti bilaterali diretti fra produttori e consumatori. Il sistema, con la gestione delle variazioni nella domanda o nell’offerta in tempo reale, ha lo scopo di garantire sicurezza dell’approvvigionamento dell’energia richiesta. Per determinare quali offerte vengono accettate e quali no, c’è il meccanismo delle “aste marginali”, che prevede il “prezzo marginale”, vale a dire il prezzo dell’ultima quota di energia necessaria per soddisfare la domanda in un dato momento. Si tratta sempre di gas, per cui il prezzo del gas è quello che vale per tutti, per così dire, anche per la quota di rinnovabili, oggi non più trascurabile ma, al contrario, rilevante. Le rinnovabili evidentemente non utilizzano gas, e non dovrebbero esserne influenzate nella formazione del prezzo finale.

Sulla questione delle modalità con cui si formano i prezzi dell’energia elettrica, e della loro attualità, ci sono due begli articoli sulla rivista Qualenergia pubblicati due/tre anni fa, quando il problema dell’incremento dei prezzi si è presentato con forza. Ne suggerisco la lettura, a questi link:


https://www.qualenergia.it/articoli/prezzi-elettrici-alle-stelle-tutta-colpa-prezzo-marginale/


https://www.qualenergia.it/pro/articoli-pro/formazione-prezzo-mercati-elettrici-criticita-soluzioni-caro-energia-futuro-rinnovabili/




venerdì 18 ottobre 2024

World Energy Outlook 2024

 E' uscito il nuovo World Energy Outlook 2024 della Iea, che prevede per i prossimi 5 anni un oversupply di gas e petrolio e bassi prezzi dell'energia. Una sintesi si può trovare sul portale Qualenergia, al link in calce, oppure andare al link dell’International Energy Agency. Il rapporto è corredato da molti grafici che rendono visivamente immediati molti contenuti.

In sostanza, il mercato mondiale dell'energia sarà influenzato dai conflitti e dagli eventi geopolitici, e da una fornitura relativamente abbondante di combustibili e nuove tecnologie. In tutti gli scenari studiati, la crescita della domanda globale di energia rallenta, grazie alla migliore efficienza, all'elettrificazione, e alla realizzazione di impianti ad energia rinnovabile.

La domanda globale di combustibili fossili raggiungerà un picco prima del 2030, e in seguito è destinata a diminuire. La crescita della domanda sarà coperta dalle fonti rinnovabili.

Gli scenari sono comunque molto diversi fra aree del mondo e Paesi diversi, in relazione ai differenti gradi di sviluppo dell'economia locale. La quota degli investimenti in energie rinnovabili nei mercati emergenti eccetto la Cina rimane ferma al 15%; queste economie rappresentano un terzo del Pil globale (GDP).

L'incremento del contributo delle rinnovabili è destinato a modificare la situazione a cui siamo abituati, come si vede anche dal grafico: entro il 2030 le rinnovabili  forniranno più della metà dell’elettricità mondiale, mentre le fonti fossili e il nucleare sono in calo o tendono alla stabilità. Il grafico presenta i valori in termini di generazione di elettricità in migliaia di Terawattora.

Per quanto riguarda le emissioni di CO2, lo scenario in aumento prevede un picco a breve termine, ma tale da portare la temperatura globale media al di sopra degli obiettivi di Parigi con un aumento probabile di +2,4°C entro la fine del secolo.

 Nel complesso, un quadro in chiaroscuro dell'evolversi della situazione, con andamenti molto diversi nelle varie aree del mondo, e prospettive di decarbonizzazione difficili, ma non impossibili. Come abbiamo sottolineato più volte, questi e i prossimi anni futuri costituiscono un periodo decisivo nel tentativo di risolvere il problema dell'inquinamento globale e del conseguente cambiamento climatico.




 Il link con l'analisi di Qualenergia è il seguente:

 https://www.qualenergia.it/articoli/picco-fossili-entro-2030-ma-verso-forte-aumento-riscaldamento/

Il link con Il WEO dell'IEA è  il seguente:

https://www.iea.org/reports/world-energy-outlook-2024



sabato 3 agosto 2024

Eolico e solare in Cina superano il carbone

La situazione dell’energia in Cina è più complessa di come appaia, e non è utile al dibattito semplificarla richiamando soltanto il grande consumo energetico - e le grandi emissioni - che il Paese più popoloso del mondo fa.

In questo post segnalo un articolo di Qualenergia con i dati recenti della potenza cumulativa installata nel Paese asiatico. 

Nell’articolo si legge: “Per la prima volta a giugno di quest’anno, in Cina la potenza combinata di eolico e solare ha superato quella da carbone, stando agli ultimi dati della National Energy Administration (Nea) del Paese.” Si tratta di una buona notizia. Certo, la potenza non equivale all’energia prodotta, che per le fonti rinnovabili è inferiore alle fonti fossili, ma si tratta comunque di un dato interessante che mostra che la Cina è impegnata da anni sul fronte delle fonti pulite ed è capace di ottenere risultati apprezzabili.

L’articolo, con grafici molto chiari, si trova al seguente link:


https://www.qualenergia.it/articoli/cina-potenza-fotovoltaica-eolica-supera-centrali-carbone/




venerdì 29 marzo 2024

L’approvvigionamento energetico dopo l’attacco russo all’Ucraina

 In un contesto conflittuale e di grave pericolo nei rapporti fra la Russia e l’Occidente quale quello che stiamo vivendo ormai da tempo, i temi della difesa comune dell’Unione Europea e dell’approvvigionamento energetico sono centrali, ed almeno il secondo è allo stesso livello del primo, anche se se ne parla assai di meno. La dipendenza dell’Unione e in particolare dell’Italia dalle risorse energetiche russe raggiungeva livelli incredibili (si importava il 40% del gas) prima dell’aggressione all’Ucraina e capaci di mettere seriamente in difficoltà il sistema economico in caso di ostacoli, e da molto tempo evidenziavano la necessità (ora diventata impellente) di diversificare le fonti e i Paesi di provenienza di alcune di esse. Diversificare le fonti, in particolare aumentando la quota di rinnovabili e incrementando l’efficienza, è l’unico modo che ha un territorio che, come il nostro, possiede solo quantità marginali di fonti fossili tradizionali, e non può essere che una scelta positiva, anche a prescindere dal minor impatto ambientale. 

Ora lo stiamo facendo, e in tempi stretti come mai prima d’ora. 


Al livello europeo,  come si legge sul sito del Consiglio Europeo, “La percentuale di gas russo da gasdotto nelle importazioni dell'UE è scesa da oltre il 40% nel 2021 all'8% circa nel 2023. Per quanto riguarda il gas da gasdotto e il GNL combinati, la Russia ha rappresentato meno del 15% delle importazioni totali di gas dell'UE. La riduzione è stata possibile soprattutto grazie a un forte aumento delle importazioni di GNL e a una riduzione generale del consumo di gas nell'UE.”

Dunque, in meno di due anni, l’UE ha ridotto moltissimo l’importazione di gas naturale dalla Russia, aumentando le importazioni via nave di GNL e riducendo il consumo. Dal che, emerge con evidenza che si può ridurre i consumi.

Dall’infografica interattiva alla pagina indicata al link in calce, si rileva che le maggiori variazioni che hanno consentito questo risultato sono l’incremento delle importazioni dagli Stati Uniti e proprio la riduzione dei consumi complessivi. In particolare, si legge anche che nel giro di un anno da agosto 2022 e gennaio 2023 i paesi dell'UE hanno ridotto collettivamente la quantità di gas naturale consumato nell'UE del 19%, vale a dire di 41,5 miliardi di metri cubi, con percentuali diverse nei vari Paesi.

La sicurezza dell’approvvigionamento e l’autonomia energetica, per quanto possibile, sono fondamentali, e ancor più, decisive nel ruolo e nella collocazione geopolitica internazionale dell’Europa, tanto quanto la famosa difesa comune che è arrivato il momento di porre in essere al più presto.


L’Italia ha applicato le indicazioni europee con un Piano di contenimento dei consumi che, insieme agli effetti degli alti costi energetici,  ha raggiunto l’obiettivo di ridurre i consumi di gas nello stesso anno di oltre il 18%, dunque in linea con la media UE. Siamo inoltre il secondo Paese dell’Unione per stoccaggio di gas (il primo è la Germania) prima dell’inverno appena trascorso, e abbiamo registrato un notevole incremento delle installazioni di fonti rinnovabili - senza i sussidi pubblici. Probabilmente, a guidare il tutto è stata più la dinamica dei prezzi che le indicazioni politiche, ma la situazione appare in evoluzione. Inoltre, abbiamo aumentato le importazioni da Paesi diversi e ridotto notevolmente quelle dalla Russia - che però non sono state azzerate. Algeria, Azerbaijan, Norvegia, Libia e Russia, che contribuisce per meno di un decimo di quanto faceva prima.

Evitare di dipendere fortemente da un solo Paese, e cercare di ridurre le necessità complessive di gas, sono linee guida indispensabili in questa fase. Anche questo aspetto va a beneficio della sicurezza energetica, che si trova alla base della sicurezza di un Paese.

Quanto prima l’Unione si doterà davvero di una politica energetica comune e di una difesa comune, tanto prima raggiungeremo gli obiettivi legati al ruolo internazionale e al benessere della cittadinanza che ci siamo dati.


Il link indicato nell’articolo:


https://www.consilium.europa.eu/it/infographics/eu-gas-supply/





venerdì 9 febbraio 2024

UE: eolico supera il gas nella produzione elettrica

 L’anno appena trascorso ha visto il raggiungimento ed il superamento di una serie di valori-soglia importanti nei Paesi dell’Unione Europea ben descritti nell’articolo di Qualenergia “Eolico batte gas, carbone ai minimi storici: l’elettricità dell’UE nel 2023” (in calce), che cita a sua volta un rapporto di Ember, organismo indipendente di studio sulle politiche energetiche che abbiamo già incontrato più volte, dal titolo “European Electricity Review 2024”.

Dice l’articolo che le fonti energetiche fossili per la prima volta sono calate fino a contribuire per meno di un terzo della produzione complessiva di elettricità, che l’eolico ha superato il gas generando 475 TWh contro 452 TWh, registrando un’aumento di 55 TWh, che eolico e fotovoltaico insieme hanno contribuito per oltre un quarto, precisamente per il 27%, alla generazione complessiva, e che tutte le rinnovabili insieme hanno superato il 40% della produzione totale arrivando al 44%. Da notare che si tratta di valori di produzione di energia elettrica, e non di potenza installata, quindi confrontabili direttamente con la generazione da fonte fossile.

Questi dati vanno affiancati ad un calo della domanda di quasi 2.700 TWh, corrispondenti a -3,4% rispetto al 2022.


Nello specifico, la produzione di energia da carbone ha raggiunto il minimo storico di 333 TWh, con un crollo nel giro di un anno di -26%, contribuendo alla generazione complessiva con il 12%. Anche il gas è diminuito, con 452 TWh corrispondenti ad una riduzione di -15% sull’anno precedente, e ad un contributo sul totale del 17%.







Nel grafico, che evidenzia con i colori il fatto nuovo che il vento, ossia una fonte energetica naturale e pulita, ha superato il gas nella generazione elettrica in Europa, si possono notare alcune altre caratteristiche. Innanzitutto, i valori di partenza riferiti all’anno 2000, nettamente diversi e distanti fra le fonti energetiche: bassissimi per vento e sole, intermedi per il gas e l’idroelettrico, elevati per nucleare e carbone. In secondo luogo, gli andamenti nel tempo: oscillante ma sostanzialmente stabile per la fonte rinnovabile storica, l’idroelettrico, calante per il nucleare, fortemente calante per il carbone, mentre il gas oscilla notevolmente nella fascia intermedia, e infine fortemente crescente per solare ed eolico. Questi dati ci dicono che la ormai famosa transizione ecologica è in corso, non si arresta - ricordate i timori di una frenata o di un arretramento ai tempi del lockdown del Covid? - e anzi procede nonostante tutti gli ostacoli, che comunque ci sono, basti pensare alle difficoltà che ci siamo trovati davanti quando abbiamo pensato di allontanarci dalla dipendenza  dalla Russia. Questo è il dato positivo: una volta iniziato il percorso, la via è tracciata, e non si torna indietro.

Il secondo elemento positivo che emerge dai dati è il calo delle emissioni inquinanti e climalteranti: si registra infatti un crollo record delle emissioni di -19%. Non è detto che si tratti di una tendenza stabile anno per anno, ma è molto probabile che si inserisca in una tendenza su un periodo più lungo di diminuzione delle emissioni provenienti dalla generazione elettrica.


Come dice Sarah Brown (Eu Programme Director di Ember, traduco dal sito) “La crisi energetica e l’invasione russa dell’Ucraina non hanno portato ad una rinascita di carbone e gas - anzi, ne siamo lontani. Il carbone sta uscendo dalla produzione, mentre eolico e solare crescono, e il gas è prossimo al declino. Ma non è tempo di compiacersi.” 

Penso che sia tempo di continuare a lavorare per creare un sistema efficiente di produzione energetica libera dalle fonti fossili, e questi dati mostrano che è possibile. 



Il rapporto di Ember si trova al seguente indirizzo:


https://ember-climate.org/insights/research/european-electricity-review-2024/


L’articolo che lo riassume sul sito di Qualenergia:


https://www.qualenergia.it/articoli/eolico-batte-gas-carbone-minimi-storici-elettricita-ue-2023/





martedì 27 giugno 2023

Sempre più Comuni Rinnovabili (ma ancora non basta)

 Come sempre da alcuni anni, luci ed ombre sul progresso delle fonti rinnovabili nel nostro Paese: secondo l’ultimo Rapporto “Comuni Rinnovabili 2023”  di Legambiente aumentano i nuovi impianti e i Comuni ad energia pulita, ma il nostro Paese non è ancora sulla via giusta per raggiungere gli obiettivi al 2030 (che ci portano, fra l’altro, a dover coprire con le rinnovabili più del 60% della domanda soltanto elettrica nazionale).

Non siamo fermi, comunque, e ben 3.535 comuni italiani producono localmente energia elettrica rinnovabile in misura superiore ai consumi dei residenti: 100% elettricità pulita ed oltre.

I Comuni che vedono impianti ad energia pulita sul proprio territorio sono numerosi in generale, e nel 2022 ben 7.317 territori municipali in Italia hanno visto la realizzazione di nuovi impianti ad energia pulita. Si tratta di realtà positive e in continuo miglioramento, visto che l’installazione di nuovi impianti a livello comunale cresce di +14,4% rispetto soltanto all’anno precedente 2021.

Ampliando lo sguardo, i Comuni 100% rinnovabili, vale a dire inclusa la produzione termica, rimane stabile ad una quota sicuramente bassa: 40 Comuni soltanto. Questo dato fotografa nel contesto municipale lo storico ritardo che caratterizza le rinnovabili termiche nel nostro Paese (in Italia nel 2021 la quota dei consumi finali lordi coperta da fonti rinnovabili termiche è pari al 19,7% (GSE); non male nella vecchia ottica “fossile”, insufficiente nell’ottica attuale in vista degli obiettivi green da raggiungere).


Questi dati sono parzialmente positivi, ma le lentezze e gli ostacoli burocratici sono ancora all’opera e frenano il cambiamento, rendendo quindi necessaria e non più rinviabile una velocizzazione degli iter autorizzativi che davvero apra le porte a tutto ciò che è fattibile in breve tempo e senza particolari difficoltà o problematiche paesaggistiche, a partire dal fotovoltaico sui tetti di tutti i capannoni industriali, commerciali, destinati all’agricoltura o ad altre necessità (coperture di parcheggi, per es.). Con l’espansione delle strutture destinate alla logistica, o al grande commercio, non si vede perché non si obblighino gli investitori almeno a realizzare capannoni dotati di pannelli solari e pavimentazioni dei parcheggi che consentano il passaggio nel terreno dell’acqua piovana. Non sono scelte inutili, al contrario, fanno la differenza, e non dovrebbe essere consentita la realizzazione di strutture prive di impianti destinati a coprire il fabbisogno energetico della struttura stessa in modo pulito e magari produrne in eccesso mettendola in rete. 

C’è ancora molto lavoro da fare per proseguire sulla strada della transizione energetica già imboccata rispettando una tabella di marcia che ci consenta di raggiungere gli obiettivi prefissati. Risulta che a livello nazionale i progetti in attesa superano quelli approvati, ma non possiamo permetterci altri indugi.


Il Rapporto Comuni Rinnovabili 2023 si scarica qui (pdf di 49 pagine):


https://www.legambiente.it/wp-content/uploads/2023/06/Comuni-Rinnovabili-2023.pdf



martedì 16 maggio 2023

La Cina raggiungerà quest’anno il nuovo picco delle emissioni, ma potrebbe essere l’ultimo

 Le emissioni di biossido di carbonio - CO2 - della Cina sono cresciute del 4% nei primi mesi del 2023 in rapporto allo stesso periodo dello scorso anno, raggiungendo un picco che rappresenta un record per il grande Paese asiatico, al di sopra di 3 miliardi di tonnellate di CO2 equivalenti, scrive Lauri Myllyvirta (lead analyst al Centre for Research on Energy and Clean Air, CREA) su Carbon Brief.


Le emissioni record raggiunte dalla Cina sarebbero causate, secondo l’analisi, da tre fattori principali: un rimbalzo dell’economia cinese dopo il lungo periodo di restrizioni dovute al Covid, misure economiche di stimolo, e bassa generazione da fonte idraulica dovuta alla siccità. Questi fattori avrebbero determinato un aumento della domanda di combustibili fossili, corrispondenti per ogni fonte a +5,5% di petrolio, +3,6% di carbone, +1,4% di gas, derivanti principalmente dalla produzione energetica, dai trasporti, dalla produzione di cemento.

Con tutta probabilità, visto l’impegno del governo sul fronte economico, l’anno in corso segnerà un picco di emissioni mai visto prima.


Ma sul medio periodo le cose starebbero in forma un po’ diversa (per fortuna). 

L’impegno cinese sul versante delle fonti rinnovabili ha portato ad una capacità installata che, insieme al nucleare (che ha altri problemi, ma non emette CO2) supera il 50% del totale. Le installazioni solari quest’anno sono triplicate rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, quelle eoliche hanno registrato un +32%, e complessivamente si prevede che quest’anno la nuova capacità solare ed eolica installata raggiungerà i 160 GW. I grafici mostrano andamenti in forte crescita, nettamente superiore agli ultimi anni, quando avevano già tutti un notevole andamento crescente. Questo significa che l’impegno cinese sulle rinnovabili non è venuto meno, anzi, è maggiore di prima, tanto che se la tendenza continuerà la Cina supererà previsioni che solo poco tempo fa erano consolidate fra gli analisti, ma che appaiono oggi eccessivamente deboli.

Contemporaneamente, la Cina fa ancora largo uso di carbone e nuovi impianti vengono realizzati, ma pare che la necessità di tali impianti sia fondamentalmente a copertura della domanda di picco, cresciuta notevolmente in anni recenti (lo scorso anno l’estate straordinariamente calda ha portato a un uso diffuso di condizionatori).

Le previsioni degli analisti sostengono che nei prossimi anni il contributo delle centrali a carbone potrebbe diminuire (in accordo, del resto, con gli impegni presi) in concomitanza alla percentuale sempre maggiore di fonti pulite, e che nel complesso le emissioni di carbonio sarebbero vicine, o già prossime, al picco storico, vale a dire al periodo in cui inizierebbero a calare. L’outlook prevede il picco addirittura quest’anno, e sarebbe seguito negli anni prossimi da un declino strutturale del livello delle emissioni.


Su piano globale, questo significa che la transizione ecologica del settore energetico sta coinvolgendo sempre più anche i grandi Paesi che fino a poco tempo fa erano occupati a creare sviluppo economico per migliorare le condizioni di vita al loro interno al di là di considerazioni di stampo ambientale. La Cina è stata portata troppo spesso a supporto delle tesi negazioniste e conservative dello status quo mentre non è affatto questo il ruolo che sta ricoprendo attualmente. Al contrario, nonostante le difficoltà derivanti dal recente sviluppo, l’impegno sul fronte delle rinnovabili non viene accantonato, come confermano gli studi condotti negli ultimi anni. 

La prospettiva (di cui l’Unione Europea è sempre stata traino mondiale, anche dal canto suo non senza difficoltà) va tenuta aperta e supportata in ogni modo, con lungimiranza.


L’analisi pubblicata su Carbon Brief si trova al seguente link:


https://www.carbonbrief.org/analysis-chinas-co2-emissions-hit-q1-record-high-after-4-rise-in-early-2023/







venerdì 13 gennaio 2023

Avanti adagio

 Sull’ultimo numero della rivista Qualenergia (che presenta una copertina divisa in due parti: la prima, con l’immagine di una piattaforma di estrazione marina con la scritta Governo Meloni, la seconda con un impianto eolico off-shore e la scritta “dallo sblocco del gas a quello delle rinnovabili”) c’è un focus dal titolo “La corsa delle rinnovabili”, che fa ben sperare. Il sottotitolo, però, mette in guardia: “I segnali sullo sviluppo mondiale delle rinnovabili sono chiari ma la politica deve ancora attivarsi a pieno”. Per qualche ragione, la politica deve sempre attivarsi, il che vuol dire sempre arrivare in ritardo, figuriamoci poi se si tratta di rinnovabili. Restando nel nostro Paese, ancora non è chiaro quale direzione intende prendere il governo in tema di energia, e non sembra che abbiano idee chiare in proposito. Nulla di nuovo, dopo le esperienze che abbiamo vissuto nel passato (con governi di ogni colore, l’approssimazione e la tendenza al mantenimento dello status quo regnavano) sarebbe degno di nota se succedesse il contrario. Non so se si tratta di mala fede del Governo Meloni - i governi non hanno mai brillato in tema di energia e ancora meno di ambiente - piuttosto per ora mi sembra incapacità, ma forse serve altro tempo per “carburare”. Possiamo certamente aspettare ancora un po’ e vedere cosa faranno.

In ogni caso, nel 2022 le cose sono andate meglio del solito per le nuove rinnovabili, come attestano i dati: nell’articolo “Record rinnovabile” si parla di 3.230 MW di progetti autorizzati fotovoltaici ed eolici, con preponderanza di FV (2.923 MW), e si sottolinea la maggior efficienza degli iter autorizzativi a livello regionale, ed è una buona notizia. Altrettanto buoni sono gli effetti delle semplificazioni autorizzative. 

L’eolico on shore presenta le solite difficoltà, incontrando pareri contrastanti che spesso costituiscono la base per il blocco dei progetti. A mio parere, maggiore attenzione alle notevoli opportunità che vengono dall’eolico off shore porterebbe ad un miglioramento della situazione nel settore, con benefici notevoli. Riassumendo, qualcosa si muove ed è un bene, ma non è ancora sufficiente per una vera svolta green sul fronte della produzione energetica.

Ancora una volta, ricordo che la questione del caro bollette e del caro carburante non ha un’unica causa, ma una serie di cause (oscillazioni sul mercato dei prezzi delle fonti primarie, la struttura stessa del mercato energetico, la guerra, le speculazioni che approfittano delle situazioni che si creano, l’insieme delle caratteristiche del nostro sistema energetico) e non sarà la Guardia di Finanza - a cui va la massima stima -  a risolvere problemi che sono complessi e riguardano la politica energetica nel suo insieme. L’unica via per acquistare meno petrolio e meno metano dall’estero consiste nel promuovere rinnovabili ed efficienza energetica, quest’ultimo un capitolo ancora aperto e molto importante. Il metano presente nel sottosuolo italiano è, astraendo da considerazioni riguardanti la scelta di estrarlo in misura maggiore quando poteva essere indirizzata maggiormente alle fonti pulite, poca cosa rispetto ai bisogni del Paese. Estraiamolo pure (evitando così di essere tacciati di posizioni ideologiche) ma non risolverà il problema. 

Paradossalmente, abbiamo già inquinato così tanto che non fa più freddo d’inverno, almeno alle nostre latitudini, in modo che possiamo consumare meno e tenerci le scorte, che gli esperti fan del fossile minacciavano che non avrebbero raggiunto la fine dell’anno dai talk show televisivi. 

Una cosa è certa: il processo denominato di transizione energetica potrà essere ritardato - colpevolmente - da tutti coloro che sostengono il vecchio mondo, ma non potrà essere fermato. 




lunedì 24 ottobre 2022

Record solare in Europa

 A volte è bello leggere anche notizie positive, o fermarsi ad osservare gli aspetti positivi che pure ci sono e possono aiutare a perseguire la via giusta per uscire dalla crisi energetica e climatica (ma non solo) che stiamo vivendo. 

Secondo il think tank Ember, che opera per promuovere il passaggio nel mondo dalle fonti fossili alle fonti energetiche pulite stando a quanto si legge sul sito, in Unione Europea la scorsa estate abbiamo raggiunto una produzione solare record, addirittura il 12% dell’elettricità, aumentando notevolmente la quota rispetto alla stagione precedente, quando ci si fermava soltanto al 9%. Si tratta di un dato incoraggiante. Il sito di Ember è molto chiaro e ricco di dati, ma scarno di parole per cui occorre avere già un’idea del tema di cui si occupa. Vale la pena di consultarlo se si è alla ricerca di numeri, grafici e indicatori utili sul tema energetico con la finalità di favorire il passaggio alle energie rinnovabili. Riporto l’indirizzo in calce.  

Secondo lo studio riguardante l’Europa, il 12% di solare ha consentito di risparmiare 29 miliardi di euro di gas, stimati sul prezzo medio del gas nel periodo fra maggio e agosto 2022.  In termini di produzione energetica si tratta di 99,4 TWh, una quantità senza dubbio rilevante che sommata alla altre fonti rinnovabili segna cifre sempre più importanti (ricordate quando Ministri in carica sostenevano che con le rinnovabili si poteva raggiungere solo lo zero virgola?). In percentuale, le principali riguardano il 12% di eolico e 11% di idro, quote non lontane dal 16% del carbone, ancora diffuso un molti Paesi dell’Unione. 

I record solari sono stati battuti in 18 dei 27 Paesi UE, mentre 10 Stati superano il 10% di elettricità solare, con le quote maggiori spettanti a Olanda (23%), Germania (19%) e Spagna (17%). Per confronto, il solare fotovoltaico in Italia contribuisce all’elettricità mediamente per circa 8-9% (dati Terna).


Sostiene Ember che per raggiungere gli obiettivi a protezione del clima che l’UE si è data al 2030 questo tasso di crescita deve continuare regolarmente, evitando colli di bottiglia rappresentati dalle regole e alle decisioni interne a ciascun Paese - come è accaduto in Italia, ne abbiamo parlato nel post precedente. Risulta chiarissimo anche il fatto che il solare e tutte le fonti rinnovabili possono dare un contributo importante nel momento in cui la pratica normale finora di acquisto di una quota rilevante di gas dalla Russia è messa in discussione dalla crisi in corso, e speculazioni sui mercati rendono estremamente volatili i prezzi dell’energia. In Italia sarebbe ora che si superassero veti e blocchi burocratici che possono solo danneggiare il settore e ovviamente i cittadini in conseguenza dell’inerzia.


Sul sito sono presenti anche grafici molto chiari riguardo gli andamenti e le prospettive, utili per stabilire politiche energetiche opportune.

Il link è il seguente: 


https://ember-climate.org/insights/research/record-solar-summer-in-europe-saves-billions-in-gas-imports/ 



 


giovedì 13 ottobre 2022

La credibilità ambientalista si conquista con i fatti, non con le parole

 “11 GW di nuove rinnovabili italiane sbloccati nel 2022, di cui 9,5 GW pronti ad entrare in esercizio nei prossimi mesi e nella prima metà del 2023. Cifre che fanno impallidire i risultati degli anni precedenti e che racconta una nuova fase di crescita per l’energia pulita nazionale. I numeri li ricorda oggi il Ministero della Transizione Ecologica (MiTE) in una nota stampa, con l’obiettivo di fare chiarezza tra quanto già fatto dal Governo per sostenere le FER e quanto ancora da fare. Un intervento che cerca di rispondere alle diverse polemiche e preoccupazioni in merito al completamento dell’assetto normativo, e su cui oggi pesa (e non poco) il cambio di Esecutivo.”

Questo è quanto si legge sul sito www.rinnovabili.it in merito alla situazione riguardante le nuove rinnovabili. La speranza è che il nuovo esecutivo non fermi un processo che va invece alimentato, senza deviare su binari impercorribili a breve, privi comunque di benefici immediati e problematici (come, ad esempio, il nucleare). A questo proposito, vedremo cosa saprà fare il governo e chi saranno i Ministri dello Sviluppo e dell’Ambiente, che usualmente includono le deleghe relative all’energia.

Non si sentiva parlare da tempo del tema energetico con l’intensità attuale, dovuta al contesto che tende ad allontanarci dal gas metano, sia pure in prospettiva, e ad avvicinarci a forti produzioni rinnovabili, accompagnate da risparmio energetico. In realtà, avremmo dovuto introdurre misure di contenimento dei consumi ben prima dell’attuale crisi energetica e avremmo dovuto farlo per ragioni climatiche e ambientali: chiudere le porte dei negozi con il riscaldamento o il raffrescamento in funzione, abbassare l’illuminazione pubblica nelle ore centrali della notte, evitare di vivere in case riscaldate a 25 gradi in inverno sono misure di buon senso se si tiene conto di ciò che comporta produrre energia, soprattutto se viene prodotta in modo tradizionale con le fonti fossili inquinanti. Ma l’ambiente fatica a farsi rispettare oltre le chiacchiere in proposito, e le misure serie vengono prese solo in stato di emergenza.

Politicamente, il Paese ora sarà governato dalla coalizione di centrodestra, che di sicuro non ha mai brillato sul fronte ambientalista e in particolare su quello del rapporto fra energia e ambiente, accanto ad una minoranza di centrosinistra molto ristretta in Parlamento (penalizzata dalla legge elettorale in vigore) che dal canto suo allo stesso modo non ha mai brillato sul fronte ambientalista, eccezion fatta per alcuni (pochi) provvedimenti a volte assunti. L’Italia è infatti ferma da anni riguardo le nuove installazioni di eolico e fotovoltaico, con le rinnovabili che nell’insieme si attestano intorno al 35-38% sul totale elettrico, e della scelta di rallentare la diffusione delle rinnovabili che ora ci penalizza sono responsabili anche governi di centrosinistra, come il governo guidato da Matteo Renzi, all’epoca nel Partito Democratico. La ragione per cui ci si dovesse fermare intorno al trentacinque per cento (dell’elettricità) non è chiara, mentre è chiaro il favore fatto ai grandi gruppi del gas e del petrolio. Se qualcuno vuole ricordare entrando un minimo nel dettaglio cosa è successo alcuni anni fa, c’è un dossier di Legambiente molto chiaro all’indirizzo riportato in calce: i grafici in particolare sono molto eloquenti e mostrano il crollo degli investimenti nelle rinnovabili durante i governi Monti, Letta e Renzi negli anni 2011-2016.


Ha fatto bene Enrico Letta a scegliere in questa campagna elettorale di promuovere il tema ambientale ed energetico, ma farlo ora dopo che governi di centrosinistra (incluso il suo prima di Renzi) sono stati attivi nel rallentare o peggio nell’arrestare la grande crescita delle fonti pulite che si era faticosamente riusciti a creare, non appare credibile e l’elettorato non è più disponibile a cascarci. Fate le cose quando siete al governo, invece di parlarne per poi farne altre, e forse riguadagnerete la fiducia degli elettori - fra i numerosi suggerimenti che piovono da ogni parte orientati a portare il Partito Democratico fuori dalla débâcle in cui si trova questo forse è tra i più efficaci.


Dunque, ora non ci resta che stare a vedere cosa accadrà con il nuovo esecutivo, ma la spinta

derivante dalla situazione geopolitica che si è venuta a creare è notevole e, se ben gestita, può portare ad indirizzare la società verso la costruzione di un sistema energetico complessivamente migliore di quello del passato.


Il brano iniziale è tratto dal sito di Rinnovabili.it:


https://www.rinnovabili.it/energia/politiche-energetiche/nuove-rinnovabili-italiane-sbloccati-11-gw-2022/


Il dossier di Legambiente “Stop alle rinnovabili in Italia” si trova al seguente link:


https://www.legambiente.it/sites/default/files/docs/dossier_stopallerinnovabiliinitalia2015.pdf





 


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