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domenica 18 gennaio 2026

Il sistema elettrico è sempre più green

 Nuove, e buone (per una volta) notizie: secondo il comunicato stampa di Terna uscito due giorni fa, nel 2024 abbiamo raggiunto i 76,6 GW di potenza rinnnovabile, con un incremento di capacità in un solo anno di 7,5 GW, in crescita di ben +29% rispetto all’anno precedente, costituiti da oltre 50 GW di potenza installata con i soli solare ed eolico, per 37,1 GW il primo e 13 GW il secondo.

Sul versante della produzione, la crescita dell’offerta rinnovabile è stata importante, di +13,4%, mentre considerando solo il fotovoltaico abbiamo raggiunto il record storico con 36,1 TWh. In concomitanza, la produzione da fonte idrica è stata decisamente positiva, con un incremento di +30,4%. 

Riguardo invece gli accumuli, nel 2024 la potenza nominale in esercizio è aumentata di 2,1 GW, per un totale di 5,6 GW, di cui circa 1 GW è di grande taglia. 

La domanda di energia elettrica è stata soddisfatta per 83,7% con la produzione nazionale, e per il restante 16,3% dal saldo con l’estero, tramite le interconnessioni della rete con gli altri Paesi. La produzione nazionale è aumentata rispetto all’anno precedente grazie all’incremento dell’idroelettrico e del fotovoltaico, mentre risulta in calo il termoelettrico, e soprattutto il ricorso al carbone, che registra un significativo -71%, con conseguente riduzione delle emissioni di CO2 di oltre 8 milioni di tonnellate.

Con le fonti rinnovabili che sono arrivate a superare il 40% di copertura del fabbisogno, possiamo affermare che il sistema energetico italiano sta diventando progressivamente più sostenibile, mostrando una tendenza che arriva a superare le previsioni (le nuove installazioni superano abbondantemente il target del DM Aree Idonee del giugno ‘24), modificando nel corso del tempo uno stato che sembrava inalterabile. Chi, come me, segue da molto tempo il tema, ricorderà i ministri che una ventina di anni fa decretavano in ogni dove l’impossibilità di cambiare le cose per via di una presunta inefficacia delle fonti rinnovabili. Ora siamo qui a commentare l’esatto opposto, un percorso che in altre parole può essere visto come un’autentica speranza per il futuro, nonostante tutte le resistenze e nonostante tutto ciò che accade. 

Siamo in una fase, nel mondo, in cui si cerca di raschiare il fondo del barile, cercando il petrolio che resta, che si trovi nella foresta Amazzonica o nell’Artico, che sia bitume (Venezuela) o che sia associato a gas, che appartenga ad altri Paesi e non al proprio, come vorrebbero gli USA di Trump, dopo che il fracking in casa propria è in calo e i costi superano la resa. Lo slogan sembra essere bruciamo tutto il possibile dopo che abbiamo inquinato il mondo,  e avanti fino alla fine. Un percorso molto pericoloso.

Al contrario, il petrolio che resta andrebbe lasciato sotto terra per il bene di tutti, con le alternative che ci sono, sono tecnologicamente mature, e che sono persino economicamente più valide delle vecchie fonti energetiche fossili. 

I dati più dettagliati si trovano al link seguente:

https://www.terna.it/it/media/comunicati-stampa/dettaglio/consumi-elettrici-2024





lunedì 6 gennaio 2025

Caro bollette: sarebbe utile aprire un dibattito sul meccanismo di formazione dei prezzi

 Si parla nuovamente in questi giorni dell’aumento del prezzo dell’energia e del conseguente aggravio sulle famiglie e sulle imprese.  La guerra in Ucraina ha portato sotto i riflettori il fatto, che avrebbe dovuto essere già precedentemente fonte di preoccupazione riguardo la sicurezza, che una quota eccessiva di gas naturale proveniva dalla Russia, e bene ha fatto il governo a ridurre in tempi brevi una dipendenza non più accettabile. Ora, il prezzo del gas stesso è già stato oggetto di speculazioni e può esserlo ancora, tanto che il Ministro dell’Ambiente e dell’Energia ha chiesto un price cap in sede europea di 50/60 euro al megawattora. 

Il metano lo usiamo sia per riscaldamento, sia per produrre energia elettrica, e un aumento delle bollette va a colpire le famiglie, e le imprese che producono evidentemente utilizzando energia. Dato che sono convinta che se non si risale all’origine delle questioni non se ne comprendono appieno le caratteristiche, penso sia utile rivedere come si forma il prezzo dell’energia elettrica in Italia, dato che il gas viene ancora abbondantemente utilizzato nelle centrali termoelettriche per produrre elettricità, appunto.

Nel nostro Paese, il prezzo dell‘energia elettrica viene determinato all’interno di un sistema di mercato libero, diviso in fasi diverse: il “mercato del giorno prima” dove vengono presentate le offerte e da cui nasce il PUN (prezzo unico nazionale), il “mercato infragiornaliero”, il “mercato del dispacciamento”, e infine, contratti bilaterali diretti fra produttori e consumatori. Il sistema, con la gestione delle variazioni nella domanda o nell’offerta in tempo reale, ha lo scopo di garantire sicurezza dell’approvvigionamento dell’energia richiesta. Per determinare quali offerte vengono accettate e quali no, c’è il meccanismo delle “aste marginali”, che prevede il “prezzo marginale”, vale a dire il prezzo dell’ultima quota di energia necessaria per soddisfare la domanda in un dato momento. Si tratta sempre di gas, per cui il prezzo del gas è quello che vale per tutti, per così dire, anche per la quota di rinnovabili, oggi non più trascurabile ma, al contrario, rilevante. Le rinnovabili evidentemente non utilizzano gas, e non dovrebbero esserne influenzate nella formazione del prezzo finale.

Sulla questione delle modalità con cui si formano i prezzi dell’energia elettrica, e della loro attualità, ci sono due begli articoli sulla rivista Qualenergia pubblicati due/tre anni fa, quando il problema dell’incremento dei prezzi si è presentato con forza. Ne suggerisco la lettura, a questi link:


https://www.qualenergia.it/articoli/prezzi-elettrici-alle-stelle-tutta-colpa-prezzo-marginale/


https://www.qualenergia.it/pro/articoli-pro/formazione-prezzo-mercati-elettrici-criticita-soluzioni-caro-energia-futuro-rinnovabili/




martedì 25 luglio 2023

Con luci ed ombre, ma la decarbonizzazione va avanti

 Calo netto dei prezzi, diminuzione dei consumi, riduzione delle emissioni climalteranti, riduzione del ricorso al gas e al carbone, aumento del contributo delle fonti rinnovabili e dell’import di elettricità.

Questo in estrema sintesi è quanto emerge dall’Analisi trimestrale che ha pubblicato Enea del sistema energetico italiano.


Più in dettaglio, i consumi di energia sono calati del -5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, le emissioni di gas ad effetto-serra lo sono del -9%, il gas di -16%, il carbone di -15%, le rinnovabili sono aumentate del +5% e l’importazione di elettricità del +22%. 

In particolare, il giorno di Pasquetta il nostro Paese funzionava quasi soltanto ad energia pulita: eolico e solare FV hanno coperto, nella fascia oraria dalle 13 alle 15 del 10 aprile, oltre l’80% della domanda.

 

Le cause della diminuzione dei consumi vengono individuate nel settore civile (con -12%) come conseguenza della maggior efficienza rispetto agli anni passati e per il clima mite che ha caratterizzato i primi mesi del 2023, consentendo un notevole risparmio di gas, nell’industria (-10%) per via del calo importante (fino al 20%) della produzione nei settori gas intensive, mentre sono in controtendenza i consumi nei trasporti, che aumentano del +3%.

Si legge inoltre che, dopo una lunga serie di variazioni negative, migliora l’indice di transizione energetica elaborato da Enea, con un bel +14%, soprattutto per il netto calo del consumo di carbone, per la diminuzione dei prezzi, e  per la contrazione delle produzioni energivore.


Per quanto riguarda il contesto europeo, si legge nell’Analisi: “Nella prima metà del 2023 è continuata la fase di debolezza delle economie dell’area euro (per il secondo trimestre consecutivo il PIL è lievemente diminuito nel I trimestre e ha ristagnato in primavera), con in particolare un'ulteriore flessione dell'attività manifatturiera (a fronte dell’espansione nei servizi). Nonostante il deciso ritracciamento dei prezzi all’ingrosso del gas e dell’elettricità (45 €/MWh la media del gas al TTF nel I semestre 2023, -70% rispetto al II semestre 2022), nella zona euro è continuata la contrazione dei consumi di energia (-5% nel I trimestre), a causa dei nuovi cali della domanda di gas naturale (-14%) ed elettricità (-4%). Contrazione simile è stimata per le emissioni di CO2, comunque non sufficiente ad avvicinare la traiettoria attuale a quella coerente con il target 2030”.


Riguardo le emissioni, nonostante la riduzione a livello europeo non siamo quindi allineati alla traiettoria idonea a centrare gli obiettivi al 2030.

Inoltre, il fatto che la riduzione dei consumi e delle emissioni derivi anche da una contrazione dell’attività industriale evidenzia chiaramente un quadro solo parzialmente positivo: la sfida era, e resta, il disaccoppiamento dei consumi di energia fossile dalla crescita economica, in un contesto industriale che deve diventare sempre più green e sostenibile. 


Riguardo, infine, la sicurezza energetica si legge che “il contenimento dei consumi di gas ed elettricità ha garantito nell’inverno appena trascorso margini di capacità accettabili sia nel sistema gas sia nel sistema elettrico”. Nel periodo agosto 2022-marzo 2023 i consumi di gas sono stati inferiori di circa 10 miliardi di metri cubi, corrispondenti  a -18% rispetto alla media 2017-2022, dunque oltre il target UE del -15%. Smentiti dunque, come abbiamo già evidenziato in questo blog, gli esperti di energia (nonché sostenitori delle fonti fossili) ospiti dei programmi televisivi che lo scorso inverno ci avvertivano allarmati che col gas e la luce non saremmo arrivati a Capodanno. 


Il documento completo si trova al seguente indirizzo:


https://www.media.enea.it/comunicati-e-news/archivio-anni/anno-2023/energia-analisi-enea-nuovo-calo-di-consumi-5-ed-emissioni-9-nel-primo-semestre-2023.html





venerdì 2 settembre 2022

Una riforma non più rinviabile

 L’Unione Europea sta preparando “un intervento di emergenza e una riforma strutturale del mercato dell’energia”. Lo ha annunciato la presidente della Commissione europea Ursula Von Der Leyen durante una conferenza stampa a Bled in Slovenia.

“L’impennata dei prezzi dell’elettricità mostra chiaramente i limiti dell’attuale funzionamento del mercato che era stato concepito in un contesto molto diverso”, ha detto Von Der Leyen. Il tema della continua impennata dei prezzi del gas e della necessità di una riforma del mercato sarà oggetto di discussione nella riunione di emergenza dei ministri dell’Energia dell’UE che si terrà a Praga il 9 settembre. (Il Sole 24 Ore del 29 agosto).


Il passo più importante da fare è proprio questo, una vera riforma del mercato dell’energia, altrimenti non saremo in grado di affrontare il problema degli altissimi costi che vanno a gravare su imprese e cittadini. La riforma deve essere europea, non ci sono gli estremi per intervenire su scala nazionale, come alcuni hanno proposto, in un sistema energetico fortemente interconnesso sia fisicamente sia commercialmente. Il fatto che la Spagna sia intervenuta per calmierare il prezzo del gas è dovuto alla peculiarità del suo sistema, con poche connessioni col resto d’Europa e una forte presenza delle rinnovabili - già oggi l’eolico da solo eguaglia in potenza i cicli combinati a gas, e il PNIEC spagnolo punta al 74% di rinnovabili al 2030. 

Attualmente, il prezzo del gas naturale in tutta Europa si forma al TTF (Title Transfer Facility) in Olanda. Tempo fa, per via dei prezzi allora generalmente più bassi sul mercato spot il medesimo venne preferito ai più sicuri contratti a lungo termine, andando incontro però ad un rischio maggiore di volatilità. Dapprima, il risveglio economico seguito ai lockdown mondiali a causa della pandemia poi la guerra della Russia contro l’Ucraina hanno generato la possibilità di speculazioni e di politiche volte a peggiorare la situazione (Putin ha compreso subito quale fosse la sua arma migliore contro l’Europa), ed il prezzo del gas ha cominciato ad oscillare vertiginosamente verso l’alto. Il prezzo dell’elettricità su base oraria, giorno per giorno,  si forma in base al “prezzo marginale”, ovvero l’ultimo kilowattora più caro che in quel momento va a soddisfare la domanda: quindi il prezzo del gas trascina con sé anche quello dell’elettricità, soprattutto in Paesi come il nostro in cui l’elettricità è fatta principalmente con il gas. Però anche da noi le rinnovabili coprono sempre più una parte consistente della generazione elettrica, e non si vede perché dovremmo pagare l’elettricità prodotta con l’acqua, il Sole o il vento al prezzo di quella prodotta con il gas. E’ del tutto evidente che bisogna sganciare il prezzo dell’elettricità da quello del gas, visto che i tempi sono cambiati e regole stabilite anni fa non hanno più ragione di esistere. 

Abbiamo mercificato tutto ed affidato il metano ai futures e ai derivati, ma per ora Sole e vento sono ancora liberi ed inesauribili - non giurerei sul fatto che a nessuno verrà in mente di farlo - e possono contribuire in misura determinante alla generazione elettrica. Nella fase attuale e nel futuro prossimo sarà ancora presente una quota di metano, che può dare stabilità al sistema elettrico soprattutto in presenza di una quota rilevante di rinnovabili intermittenti, con le fonti rinnovabili, e senza carbone e petrolio (quest’ultimo resterà, per un periodo almeno, limitato al settore dei trasporti).

Quanto alle misure per il risparmio energetico, esse sono sacrosante: dovremmo risparmiare energia per rispondere alla crisi climatica e ambientale e dovevamo farlo ben prima della crisi energetica. Come l’orchestra del Titanic, continuano a suonare mentre affondiamo, reagendo solo se scoppia una crisi che investe l’economia. Invece,  le porte chiuse nei negozi quando hanno riscaldamento o condizionamento acceso, i termosifoni a temperature ragionevoli e non da Tropici in gennaio, le luci delle insegne spente di notte, insieme alle mille soluzioni che la tecnologia ci offre, come i lampioni stradali che si accendono solo quando passa qualcuno, dovrebbero essere una risposta messa in campo già da anni per contenere un cambiamento climatico che investe la nostra società e la nostra stessa vita in misura potente e grave. Questo momento di crisi energetica può a questo punto diventare occasione, se ben gestita, per cambiare davvero direzione, verso un futuro di bassi consumi, efficienza e fonti energetiche pulite.





venerdì 11 marzo 2022

Energia per il futuro (immediato)

 Stiamo vivendo una situazione che mai ci saremmo aspettati di vivere fino a pochi giorni fa, cioè straordinaria, richiedente scelte speciali. Era molto tempo che non si sentiva parlare del tema energetico con tanta frequenza e forse il momento tragico porterà con sè una svolta vera come non è mai stato fatto prima d’ora. La carenza di fonti primarie in Italia, e in generale in Europa, crea dipendenza dall’estero, seppur con notevoli differenze fra i paesi UE, ci espone alle fluttuazioni del mercato ed alle instabilità politiche. Naturalmente, non esiste un modo per dotarci di ciò che non abbiamo, esiste però il modo di proteggere ciò che più ci interessa, ovvero la nostra sicurezza.

Ai temi della sicurezza dell’approvvigionamento, dei consumi, delle conseguenze sull’ambiente e sul sistema climatico terrestre, si aggiunge ora quello molteplice derivante da un conflitto armato che riguarda Paesi fornitori e Paesi di transito delle fonti primarie.  Le conseguenze di un’inappropriata politica energetica possono essere pesantissime. Ora il Governo sta cercando sostanzialmente di fare ciò che non è stato fatto nei venti-trenta anni precedenti - in cui si riconosce qualche intervento, ma altrettanto una mancanza di strategia di lungo termine, a dire poco.

Per entrare nel merito, ciò che va fatto ora, e nel più breve tempo possibile, consiste in un ventaglio di azioni coordinate fra loro, altrimenti non funziona il tutto, e fra enti agenti a livello nazionale e locale, includendo i privati.

In sintesi e per punti:

1. Diversificare le fonti di approvvigionamento del gas. Questo significa rivolgersi a Paesi che lo possiedono e che possono raggiungerci con gasdotti, e costruire rigassificatori se invece devono raggiungerci via mare. In Italia i rigassificatori sono tre, bene, ma non bastano.

2. Si può aumentare la quota di estrazione interna, ma è poca cosa in rapporto ai consumi, che ammontano a più di 76 miliardi di metri cubi. Anni fa eravamo arrivati ad estrarre dal nostro sottosuolo circa 20 miliardi di metri cubi di gas naturale, ora ne tiriamo fuori 3: è chiaro che occorre fare di più, almeno triplicando la quota attuale. Va tenuto conto della subsidenza nel selezionare le aree di estrazione. Resta comunque il fatto che non si coprono i consumi se non in misura assai parziale.

3. Contenere i consumi con aumento dell’efficienza sia nella produzione sia nell’utilizzo. Il miglioramento dell’efficienza è un tema poco noto, ma è centrale: non si tratta solo di lampadine a led, ma di migliorare il rendimento degli impianti di produzione e degli apparecchi di consumo dell’energia. Il risparmio conseguente può essere notevole.

4. Evitare gli sprechi. No comment, ovvio, ma si fanno, eccome.

5. Aumentare le rinnovabili dove si può, c’e ancora largo margine per es. per il solare fotovoltaico. Le rinnovabili possono e devono coprire ampie fasce di produzione (non solo elettrica, basti pensare al biogas). 

6. Organizzare gli accumuli per le fonti intermittenti, mantenendo comunque una base di continuativo. Le fonti rinnovabili sono quasi tutte intermittenti, legate al contesto ambientale (presenza di sole, o di vento) dunque l’accumulo dell’energia prodotta è fondamentale.

7. Coibentare gli edifici pubblici a partire dalle scuole, veri dispersori di energia con aule fredde e termosifoni caldi. L’abitudine consisteva, fino a pochi anni fa, nel costruire edifici sprecanti energia, veri e propri colabrodi, in particolare quelli pubblici. Ora ci sono regole più severe, ma quelli vecchi sono ancora in funzione e sprecano energia ogni giorno. 

8. Ricordare che il nucleare da fissione non ha risolto alcuno dei suoi problemi, III o IV generazione che sia, a partire dai tempi lunghi, costi alti, depositi che nessuno vuole, scorie radioattive che nessuno vuole, e ricordare che con il nucleare si fa elettricità, mentre per scaldarci in casa usiamo gas, olio combustibile, e se va bene pannelli solari.

9. Si sente parlare di cose che non esistono, come il “carbone pulito”, o il “nucleare pulito”. Lasciamo le fake news ad altri contesti.

10. Nessuna fonte di energia è totalmente pulita, ma alcune lo sono più di altre.

11. La ricerca deve andare avanti, in ogni settore.


La bolletta dipende dagli equilibri di questi 11 punti, il Pil del Paese, le conseguenze sull’ambiente dipendono dai medesimi. 

E’ di estrema importanza organizzare un percorso che a breve riesca a cambiare la situazione dell’energia in Italia; un cambiamento che ci porterebbe inoltre in una linea coerente con gli impegni presi con l’Accordo di Parigi e con le politiche europee. Naturalmente, ci affrancherebbe dalla dipendenza dalla Russia, che ora ci porta il 40% del gas. Con l’auspicio che la guerra finisca il prima possibile.







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