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giovedì 20 marzo 2025

Temi economici ed energetici sul tavolo del Consiglio Europeo del 20/3

 Cosa sta accadendo sul piano politico a livello europeo riguardo i temi energetici ed economici, lo spiega bene un articolo tratto dalla rivista Qualenergia, dal titolo “Il riarmo europeo è anche finanziario, e c’entra l’energia”.

Il dibattito pubblico e i titoli dei giornali si concentrano molto sulla proposta di “riarmo” da 800 milioni, mentre il resto rimane nell’ombra.

In realta’ diverse cose si muovono sul fronte economico e finanziario. Si legge nell’articolo, di cui in calce riporto il link, che “L’Europa ha un fabbisogno aggiuntivo di “investimenti verdi” al 2030 tra 403 e 558 miliardi di euro l’anno. Si tratta di risorse che devono sommarsi a quelle già impegnate e previste per i prossimi cinque anni, alla luce dei target Ue di carattere ambientale e anche sociale” secondo stime della BCE. Una unione dei mercati dei capitali che costituisce una “sorta di riarmo finanziario che può avere un riflesso diretto sulla capacità delle aziende Ue di competere sulla scena globale”, come si legge nel medesimo articolo.

Si tratta di temi che saranno discussi oggi e domani, 20 e 21 marzo, al Consiglio europeo. Sul tavolo, anche il tema dell’energia, con il percorso di decarbonizzazione e i passi specifici da compiere, come il decreto Fer X, e il disaccoppiamento gas-elettricità, fondamentali nel processo in corso.

Il tema di una Europa sempre più unita è decisivo riguardo i temi dell’ambiente e dell’energia, ma ritengo che l’Unione Europea abbia necessità di un sostegno forte sul piano ideale per potersi compiere. Bene il processo di unificazione dei mercati, che si svolga sui piani economico e finanziario, ma non basta: se si vuole andare oltre, ed è necessario se non indispensabile, bisogna puntare su una visione del futuro europeo che sia fondata su valori e ideali come solide fondamenta di ogni processo di natura politica, economica e sociale. 


L’articolo menzionato:


https://www.qualenergia.it/articoli/riarmo-europeo-anche-finanziario-entra-energia/








sabato 30 luglio 2022

La sfida ambientale? E’ alla base di tutto

 Ciò che è successo sulla scena politica italiana ha lasciato sgomenti, ma dopo la sorpresa iniziale (seppure preceduta da qualche avvisaglia) va fatto un passo avanti sulla base di considerazioni razionali e non basate sull’emotività del momento. Il 25 settembre si vota e non sarà facile portare elettori ai seggi, in periodo estivo, dopo uno spettacolo che certo non depone a favore di una ritrovata serietà della politica. Come era prevedibile, i partiti, e nello specifico i partiti della destra (speriamo solo italiana) affiancati dai 5Stelle, sotto gli occhi di tutti hanno silurato Mario Draghi probabilmente soltanto sulla base di un calcolo di convenienza che li vedrebbe ora favoriti alle elezioni.


Lasciando l’insopportabile valzer delle alleanze ai rotocalchi televisivi, i temi da affrontare ci sono e sono pregnanti, e dovrebbero trovarsi alla base del dibattito pre-elettorale. Credo che siano riassumibili in tre punti sostanziali: 

. Costruire una rinnovata fiducia nelle istituzioni, sempre messa a dura prova dalla politica italiana;

. Porre al centro la questione ambientale, che riguarda l’economia, la finanza, il lavoro, le risorse, l’energia, la ricerca, l’ambiente ovviamente, il futuro;

. Rinnovare la qualità (elevata ma con problemi e diseguaglianze) del servizio sanitario nazionale pubblico, nella prospettiva dell’aumentato rischio di epidemie che il cambiamento climatico e la globalizzazione comportano.


Dopo decenni di aperta ostilità dei partiti tradizionali, ora sembra che il mondo politico sia più aperto alle prospettive che una azione complessiva volta alla sostenibilità comporta, e va premuto il pedale dell’acceleratore. Non si tratta di riportare l’Italia alla candela, come non molti anni fa si ammoniva, non si tratta nemmeno di attuare la decrescita felice, ricordando ad un’espressione più moderna, si tratta al contrario di promuovere un rinnovamento complessivo del sistema economico, industriale, finanziario, dei servizi, che adegui l’Italia alle sfide attuali (non a quelle del Novecento, già finito) e la prepari al futuro. Economia circolare, energie rinnovabili, efficienza, innovazione di processo e di prodotto, ecodesign, finanza verde, chimica verde, riciclo dei rifiuti e termovalorizzazione della (minima) frazione restante, ecolabel, ecoaudit, agricoltura biologica, allevamenti biologici, turismo sostenibile, città verdi, trasporto su ferro, elettrificazione del parco veicolare, trasporto pubblico, edifici pubblici incluse le scuole a consumo zero. C’è un mare di cose da fare. Che possono dare nuova spinta al nostro Paese, questa volta per nulla ostacolato dalla mancanza di materie prime, come si diceva un tempo, ma al contrario favorito dalla presenza di sole, e dalle storiche capacità manifatturiere. Ci sono interi settori di attività in affanno da tempo che possono ritrovare nuove prospettive nell’ambientalizzazione complessiva del nostro Paese. 

Questa è una base forte per un’agenda politica. Accanto a molti altri temi più tradizionali che toccano i diritti e le disparità spesso elevate, la sfida ambientale può fare crescere l’Italia e rinnovarla.

Porre l’ambiente al centro può inoltre essere una via per un nuovo rapporto fra uomo e natura e fra esseri umani, vuotando il contenuto del vaso delle cause delle guerre, dell’uso sbagliato del territorio, dello sfruttamento come unica via per progredire. Non può e non deve essere sempre così, ed una visione più armoniosa del mondo può aiutare a percorrere nuove strade.

Se qualcuno coglie l’opportunità e sarà in grado di passare ai fatti, credo che incontrerà anche l’apprezzamento dei cittadini e in particolare dei più giovani, direttamente toccati nel profondo da queste nuove sfide.







sabato 10 ottobre 2020

Allora, si può fare!

Non so se sia stata la pandemia, o se ci saremmo arrivati comunque, ma da un po’ sembra proprio che il vento stia cambiando. 

Non passa giorno che il dibattito pubblico non tocchi la questione ambientale, politica inclusa: dal Presidente del Consiglio Conte, alla Presidente della Commissione Europea Ursula Von Der Leyen, dal Papa, ai dirigenti delle organizzazioni dell’industria e del lavoro, dalla scuola, alle associazioni di vari scopi e attività, alla pubblicità. 

Il Presidente Conte propone, fra le altre cose, di inserire il tema della tutela dell’Ambiente in Costituzione. La Costituzione italiana, da sempre lodata per la profondità ed il livello avanzato dei suoi contenuti, in effetti presenta un evidente vuoto sul tema ambientale, che si limita ad essere richiamato soltanto come “paesaggio”. Anche se con un articolo di contenuto estremamente circoscritto, va detto comunque che se tutelassimo il paesaggio davvero avremmo evitato gli scempi edilizi del dopoguerra, un’ulteriore prova che per lo più la nostra bella Costituzione è inattuata. La proposta di colmare questo vuoto va in ogni caso accolta con favore, arrivando a costituire un pilastro mancante alle fondamenta del nostro edificio comune. Sarebbe un bel passo avanti.

L’Unione Europea, frattanto, assume ancora una volta il ruolo di guida al livello internazionale sulla lotta alla crisi climatica. Il taglio di oltre la metà delle emissioni di gas ad effetto serra al 2030 può diventare una prospettiva concreta con le misure recenti messe in campo. Dopo la proposta della Commissione UE di ridurre del 55% le emissioni climalteranti entro il 2030, rispetto ai valori del 1990, il Parlamento europeo ha approvato un testo che chiede addirittura un bel -60% al 2030, a tutela del sistema climatico terrestre ed in favore di un progresso tecnologico e sociale a  basso impatto ambientale. Qui entrano in gioco anche gli orientamenti politici: Lega, Forza Italia, e Fratelli d’Italia hanno votato “no”. La propensione della destra a “tutelare” inquinamento e privilegi effimeri (anche gli inquinatori subiranno le conseguenze dei danni, impossibilitati a trasferirsi su Marte) non si smentisce, a danno della collettività (vedi link in calce).

Il programma Next Generation EU ha lo scopo di promuovere un avanzamento economico e sociale dopo la crisi della pandemia. Si legge sul sito “Il coronavirus ha sconvolto l'Europa e il mondo, mettendo alla prova i sistemi sanitari e previdenziali, le nostre società, le nostre economie e il nostro modo di vivere e lavorare insieme. Per tutelare la vita umana e i mezzi di sostentamento, per riparare il mercato unico e per costruire una ripresa duratura e prospera, la Commissione propone di liberare tutte le potenzialità del bilancio dell'UE. Con i 750 miliardi di € di Next Generation EU e il potenziamento mirato del bilancio a lungo termine dell'UE per il periodo 2021-2027, la potenza di fuoco complessiva del bilancio dell'UE arriverà a 1 850 miliardi di €.” Ebbene, Next Generation EU prevede di reperire il 30% dei 750 miliardi attraverso green bonds, titoli “verdi”, aventi scopi environmentally friendly. La finanza deve entrare nel problema ambientale e fare la sua parte.

E arrivano anche il social bonds, titoli “sociali”. In un tweet del 7 ottobre scorso, Paolo Gentiloni scrive “La prima grande emissione di bond europei sarà social. I 100 miliardi di #Sure per difendere il lavoro con strumenti come la Cassa integrazione saranno raccolti con #socialbonds”. 

Nell’ambito del pacchetto a sostegno dell’emergenza è stato adottato SURE, acronimo che in italiano ha il significato di strumento europeo di sostegno temporaneo per attenuare i rischi di disoccupazione in emergenza. I soldi necessari saranno raccolti con emissione di social bonds.

Infine, la Chiesa Cattolica si sta muovendo grazie ad un Papa lungimirante, le nuove generazioni grazie a Greta Thunberg. Persino la pubblicità che imperversa nelle televisioni: auto ibride se non elettriche, estetica green dell’auto e dello spot. Persino la Fiat si è convertita, e ci propone la 500 elettrica.

Qualcosa si muove davvero? Per quali motivi abbiamo perso tanto tempo, in realtà alcuni decenni?

Non intendo indagare i motivi qui, ma credo che sia lecito affermare che una parte della responsabilità del ritardo - pericoloso -  sia a carico delle classi dirigenti che ci hanno preceduto. Ambiente, e ambientalisti, sono stati in fondo all’agenda di qualsiasi partito politico, organizzazione sociale e impresa non direttamente orientate all’ambiente, fino ad oggi. Ora va bene così, ma non fermiamoci.


Di seguito, alcuni dei siti a cui fare riferimento per approfondire i temi trattati nell’articolo:


https://www.consilium.europa.eu/it/infographics/ngeu-covid-19-recovery-package/


https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/IP_20_940


https://www.eunews.it/2020/10/07/lavoro-lue-sul-mercato-social-bond-convincere-investitori-finanziare-sure/135750


https://www.eunews.it/2020/09/16/clima-ursula-von-der-leyen-propone-riduzione-delle-emissioni-del-55-entro-2030/134583


https://europa.today.it/ambiente/clima-parlamento-emissioni-lega-fdi.html

mercoledì 15 luglio 2020

La lista nera della finanza verde

Anche la finanza si accorge dei problemi ambientali, e a dire il vero, non da oggi. 
BlackRock è la più grande società di investimento nel mondo, con sede a New York, una società di gestione del risparmio “il cui scopo principale è affiancare un numero sempre maggiore di persone nella pianificazione del loro futuro finanziario” come si legge sul suo sito. Essa gestisce un fondo di oltre 6 mila e 500 miliardi di dollari e la sua rilevanza a livello internazionale è ben nota. 
E’ notizia di ieri che BlackRock ha individuato ben 244 aziende «che stanno compiendo progressi insufficienti nell’integrare il rischio climatico nei rispettivi business model e informative». Non solo: ha votato contro nelle assemblee di 53 società e per le restanti 191 ha «notificato lo stato di sorveglianza e il rischio di un'attività di voto nei confronti del management, nel 2021, qualora non compiano progressi sostanziali». Si legge in un articolo sul Sole24ore (all’indirizzo in calce) che “quella di BlackRock è una questione di business. «Il nostro impegno – si legge nel report – nasce dalla convinzione che il rischio climatico sia parte del rischio investimento, e che integrare fattori come sostenibilità e clima nei portafogli possa fornire agli investitori rendimenti migliori rettificati per il rischio». 
La finanza si accorge dell’ambiente, ed ora lo fa in modo plateale. Si può leggere la lista nera delle 53 società accusate di mancanza di iniziative adeguate al problema climatico suo medesimo articolo. Non c’è dubbio che il rischio climatico sia una parte notevole del rischio associato all’investimento, ed ora ne va tenuto debito conto.
A dire il vero, il fondo di investimento è stato nel passato, anche recente, accusato da parte ambientalista di investire in ambiti nocivi allo stato dell’ambiente, e questa potrebbe essere una risposta alle critiche. In ogni caso, si tratta di una risposta positiva, un ulteriore tassello nella realizzazione del mosaico del nostro futuro, che dovrà essere sostenibile semplicemente per esistere.   

In un altro bell’articolo pubblicato dal Sole il mese scorso (“Finanza e ambiente: perché la crisi sanitaria può essere un’occasione”) si descrive ancora una volta l’opportunità nascosta dietro la crisi, davvero drammatica, dovuta al Covid19: possiamo uscirne, e farlo affrontando come si deve la crisi più grande di tutte, quella che include tutte le altre, quella ambientale e climatica.
Si legge che Recovery Fund e Green New Deal, due programmi europei molto complessi, devono essere iniziative coordinate se vogliamo costruire il futuro dell’Europa. 
Una transizione verso la sostenibilità che non deve essere più una scelta - sì o no - dato che il sì è imprescindibile, ma un momento in cui ci si concentra su come farla. Il “come” è importantissimo per trovare risposte operative e concrete in un ambito in cui le parole certo non bastano (e sono state usate troppo spesso in sostituzione dei fatti). 
Nell’articolo, a firma di Angelo Baglioni, si legge inoltre che “ Il mercato degli investimenti finanziari sostenibili è in forte espansione da alcuni anni in tutto il mondo, e l’Europa è leader in questo settore”, ma che non mancano gli ostacoli, come un quadro di regole ancora incerto. Emerge comunque un’Europa molto impegnata in questo ambito, che guida il mondo e lo fa da anni, nonostante le notevoli difficoltà insite in una sfida nuova e globale. 
Abbiamo bisogno di una conversione ambientale dell’economia; in essa, la finanza verde ha un ruolo fondamentale, anche con l’attenzione della pubblica opinione che ha un’inaspettata influenza sulle scelte.

Gli articoli citati:

https://www.ilsole24ore.com/art/clima-blackrock-compila-lista-nera-bocciati-244-colossi-ADjW39d?refresh_ce=1

https://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-ambiente-perche-crisi-sanitaria-puo-essere-un-occasione-AD2o6jV


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