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domenica 30 giugno 2024

Perché il professor Franco Prodi sbaglia

 Vorrei smontare in blocco l’intervista a Franco Prodi, fisico del clima, pubblicata oggi sul Corriere della Sera; non occorre farlo punto per punto poichè la fallacia risiede nel legame logico che sta alla base del suo ragionamento, o meglio, nella sua assenza.


In sostanza, Prodi sostiene che a fronte del cambiamento climatico in atto, che lui afferma di non negare, non ci sono prove certe che sia causato dalle attività umane, non in misura sufficiente almeno, e dunque i tentativi di ridurre fino ad azzerare le emissioni di CO2 (e di altri gas ad effetto-serra) sono inutili, anzi “una bufala pazzesca”. Il riferimento è al Green Deal europeo in particolare.

Dunque, come lo stesso Prodi saprà - ma questa parte manca nell’intervista - la composizione dell’intera atmosfera terrestre è stata modificata negli ultimi due secoli dalle continue emissioni di anidride carbonica e di altri gas (come il metano) derivanti dall’uso di combustibili fossili tanto che è cambiata la concentrazione dei medesimi: la CO2 in particolare è passata da 280 parti per milione circa ad oltre 410 ppm. Perchè ci interessa la “concentrazione”? Perché si tratta di un’alterazione di TUTTA l’atmosfera terrestre, ovunque ci si trovi, anche lontano dai centri di emissione, anche ai poli. Il valore ci parla dell’aria nuova che tutti quanti respiriamo da quando abbiamo iniziato ad inquinare in modo e in misura talmente estesi da affliggere l’intero globo. L’atmosfera non è più quella che respirava non solo Giulio Cesare (che lui cita) ma mia nonna, nata nel 1891. 

A questo punto occorre spiegare cosa fanno di specifico questi gas nell’aria: molte cose, fra le quali, trattengono il calore. Di nuovo, e come saprà certamente, la CO2, il metano, ed altri composti, hanno la proprietà di riscaldarsi a lungo, trattenendo energia. Pertanto, la “nuova” aria che abbiamo creato per la Terra, dove viviamo, è capace di riscaldarsi di più di quanto faceva in passato, e il bilancio energetico fra il calore entrante e il calore uscente, cioè riflesso nello spazio, è cambiato. Da qui, in estrema sintesi, il fenomeno del “riscaldamento globale”. A questo punto, essendo l’energia, o il calore che è lo stesso, un parametro fondamentale del sistema climatico, si ha che il clima viene alterato, e lo sforzo dell’IPCC consiste nel cercare di modellizzare gli scenari futuri allo scopo di prepararci. Tali modelli, che si fanno da almeno tre decenni e finora hanno previsto correttamente, forniscono scenari allarmanti.

Di nuovo, Prodi sostiene che non si può avere la certezza poiché il clima è un sistema complesso; infatti, è per questo che si fanno i modelli, perché non arriverà mai una relazione che leghi i numerosi parametri di un sistema complesso. Esiste una branca della Fisica che studia i sistemi complessi, che apre nuove strade allo studio di questi affascinanti sistemi, ma forse non è il caso di attendere troppo gli sviluppi fino al raggiungimento della certezza per non finire bolliti nell’attesa. Per inciso, il periodo caldo medioevale, o quello romano, erano molto meno anomali del clima di oggi.


Ciò che manca nel ragionamento di Franco Prodi è il legame razionale fra le caratteristiche di alcuni composti aeriformi, con il loro potere riscaldante, le enormi quantità emesse e ovviamente rimaste in atmosfera, e il calore in eccesso che porta al cambiamento climatico. Insomma, manca il filo logico principale.

Non si capisce infine a cosa si riferisca con “accordi per la salvaguardia” in riferimento al problema in questione, visto che l’aria del pianeta è proprio ciò che vorremmo salvaguardare, e chi siano gli “scienziati veri”, visto che anche gli altri che sostengono l’opposto di quanto sostiene lui sono fisici e conoscono il tema.


Sul piano politico, è molto grave che ancora ci sia qualcuno che insiste a tirare il freno a mano, ponendo in forse la risoluzione di un problema certamente difficile ma che, oltre a riguardare l’intero pianeta, concerne in particolare le nuove generazioni, e i loro figli, e i figli dei loro figli. Chiedo perdono, ma a costo di risultare scortese faccio notare che il professore Franco Prodi, secondo quanto si legge su Internet, ha 83 anni, dunque da oltre un decennio è in pensione e non si occupa ufficialmente di ricerca scientifica. Quando le nuove generazioni dovranno affrontare un problema che diventerà sempre più grave col passare del tempo toccherà esclusivamente a loro, e Prodi (a cui auguro lunghissima vita) molto probabilmente non ci sarà più. Suggerirei educatamente più cautela nel prendere posizioni di così grande responsabilità su problemi che colpiranno altri.


L’intervista si trova qui:


https://corrieredibologna.corriere.it/notizie/cronaca/24_giugno_30/cambiamento-climatico-il-fisico-franco-prodi-la-grande-bufala-delle-emissioni-zero-non-ci-salvera-00c5934c-e3c8-46aa-ab71-f25c5b4b3xlk.shtml





giovedì 9 luglio 2020

Berlusconi? No, grazie

Si legge su Repubblica: “Parole che spiazzano, quelle pronunciate da Romano Prodi a Repubblica delle idee. Un'apertura nei confronti dello storico avversario politico, Silvio Berlusconi ("Non è certo un tabù l'ingresso di Forza Italia in maggioranza". E poi "La vecchiaia porta saggezza", riferita al leader azzurro)”. L’articolo prosegue con alcuni commenti e si può leggere all’indirizzo in calce.
Da iscritta al Partito Democratico esprimo subito il mio parere: no, grazie. E spero che siano molti gli iscritti che la pensano allo stesso modo. 
Le ragioni sono innumerevoli, e mi sento a disagio persino nel pensare ora a come enumerarle. Alla base di tutte si trova una distanza siderale nei contenuti, nel metodo, nei modi, una storia divisiva nei confronti della parte progressista che chi ha memoria ricorda bene. Solo alcune. Berlusconi è stato già quasi trent’anni fa legittimato come interlocutore all’inizio della sua attività politica dalla sinistra di allora, a cui rispose facendo fallire le principali iniziative comuni, e grazie alla quale è stato artefice di un profondo cambiamento nella società italiana che ha aperto le porte a quello che definiamo populismo, e in questo senso è il padre di Salvini, si è espresso più volte in modo indulgente verso l’evasione fiscale, e favorevolmente al condono edilizio, o alla flat tax che penalizza i redditi bassi e con grande probabilità è incostituzionale, concentra il suo potere in Lombardia dove la sanità è stata in gran parte privatizzata ed è carente di presidi sul territorio, e regolarmente quando sembra politicamente defunto arrivano gli esponenti di primo piano del centrosinistra a resuscitarlo. Francamente, a noi non manca.
E non è finita: una probabile ragione per cui “la vecchiaia porta saggezza” potrebbe riguardare l’aspirazione di Berlusconi a diventare Presidente della Repubblica, o Senatore a vita, posizioni di grandissimo prestigio.  Spero, ancora una volta, senza l’aiuto dei dirigenti ed autorevoli esponenti del centrosinistra italiano. 
Propongo di sondare se e quanto gli iscritti al PD, ed alle altre formazioni politiche della maggioranza, siano favorevoli. Per quanto mi riguarda, esprimo il mio parere: no, netto.

L’articolo citato:
https://www.repubblica.it/politica/2020/07/09/news/prodi_berlusconi_governo_pd-261401918/


martedì 20 giugno 2017

Si fa presto a dire progressista (per un centrosinistra ampio che guardi avanti)

Il periodo storico che stiamo vivendo è inevitabilmente caratterizzato da cambiamento. Alcuni sintomi portano a tale conclusione: la crisi economica che perdura da anni e colpisce in misura diversa ma con eguale diffusione i Paesi europei ed il mondo occidentale, e che sembra sempre più una crisi di sistema, le grandi migrazioni di persone da Paesi poveri o sedi di conflitti armati verso Paesi più ricchi, la crescita delle diseguaglianze e la polarizzazione dei redditi,  la crisi ambientale che dopo due secoli di prelievo di risorse in quantità ben superiori a quanto mai fatto prima e rilascio di rifiuti riguarda l'intero pianeta ed i suoi equilibri ecologici, l'evidente difficoltà nel gestire fenomeni come la digitalizzazione con conseguente riduzione della necessità di lavoro o la globalizzazione, segnalano la presenza di una fase evolutiva che richiede attenzione e analisi. Se il cambiamento avverrà per il meglio, o per il peggio, saremo noi, l'attuale generazione, in larga misura a deciderlo, visto che il processo evolutivo in questione non è esclusivamente determinato da condizioni di partenza ma è largamente influenzato da decisioni politiche.
La capacità di vedere le cose con lungimiranza ha perciò un'importanza speciale, e riguarda tutte le formazioni politiche, ed in particolare il centrosinistra, per sua natura "progressista". Per fare questo è necessario almeno impostare un'analisi dei fenomeni in corso, per partire, e farla seguire da un'elaborazione fondata sull'oggi, non sul passato, con tutto il rispetto per il passato medesimo, per poi giungere alla costruzione di una proposta politica. Questo compito spetta, nel nostro Paese, ad un centrosinistra largo, inclusivo, che sappia anteporre gli interessi comuni ai particolarismi di varia natura che hanno sempre bloccato i processi di questo tipo sul nascere. La necessità di un'operazione di questo genere è avvalorata dalla crisi identitaria di cui la sinistra soffre, dall'offuscamento dei suoi contorni, dal conseguente allontanamento di moltissime persone che non si sentono più rappresentate e spesso fanno persino fatica a capire quale tipo di rappresentanza si offre loro.

Qualcosa si muove, nell'area di centrosinistra del nostro Paese, con tentativi di costruire unità a partire da divisioni. Si tratta di operazioni meritorie. Ma va detto subito che se si arriverà ad una forma di unione di svariate sigle, ciascuna impegnata a piantare i propri paletti per costruire il proprio (piccolo) recinto, verrà meno il senso principale dell'operazione, quello appunto di costruire una vasta area capace dell'analisi, dell'elaborazione, e dell'offerta di possibili risposte ai problemi di cui sopra. I temi vengono prima dei propri interessi di bottega, e vengono prima anche delle ideologie, che spostano l'asse verso la purezza d'intenti allontanandolo dall'arte di governare.

Un altro punto mi sembra essenziale: che si usi la veduta lunga anche nel merito dei temi, come dicevo sopra, che si punti l'attenzione sull'oggi. Non si può più parlare di economia soltanto sulla base dei contenuti tradizionali, e lo stesso vale per il lavoro, per l'ambiente, per le cause delle (nuove, appunto) povertà. I temi principali sono interdipendenti.  Nella visione tradizionale, troviamo una formula economica di successo, che consenta la crescita, distribuiamo in modo tendenzialmente equo (o più equo di quanto fa la destra) i profitti della crescita, costruiamo un sistema di welfare che incrementi la distribuzione del benessere sociale, cerchiamo di contenere gli impatti ambientali, e creiamo posti di lavoro. Questa visione è, per esempio, alla base dell'ultimo libro di Romano Prodi (dal bel titolo galileiano "Il piano inclinato", Il Mulino). Il suo contenuto è, ben inteso, come sempre di grande interesse e ricco di spunti. Contiene una serie di indicazioni che se attuate porterebbero il nostro Paese ad un livello ben diverso dall'attuale, perché consentirebbero al nostro Paese di avanzare, invece di rimanere fermo (o quasi, senza sottovalutare le cose buone che sono state fatte) o avviato in un declino che sicuramente può essere invertito - tenendo presente che un piano inclinato se invertito diventa una salita.
Fatte quelle cose, però, si tratta ancora di guardare avanti. Per impostare economia e società italiane con lo sguardo al futuro e' indispensabile analizzare l'interdipendenza dei vari temi, accanto ai nuovi aspetti che gli stessi hanno assunto nel corso del tempo. L'economia deve (e dovrà sempre più) parlare il linguaggio dell'economia verde, delle innovazioni di processo e di prodotto per il contenimento degli impatti ambientali, dell'efficienza energetica e delle fonti di energia rinnovabile, dell'economia circolare, dell'economia sociale che sta nascendo, da sola, dal basso, dei numerosi fattori comuni allo stato dell'ambiente, a partire dell'uso che si fa delle risorse. Bisogna occuparsi della riduzione del lavoro nelle società avanzate, conseguenza della digitalizzazione e delle nuove tecnologie, ragionando su come distribuire quello che può essere un beneficio e non soltanto un problema, ed è necessario affrontare il tema di come fenomeni in forte accelerazione come quello migratorio siano influenzati da desertificazione in conseguenza del cambiamento climatico, e non soltanto da guerre e conflitti locali. Il mondo sta cambiando, ed è soggetto ad evoluzioni che non erano - e spesso non sono - incluse nei modelli dell'economia classica, la società è in evoluzione secondo direttrici che esperti del settore tentano ora di interpretare, l'ambiente sotto la spinta antropica sta modificando i propri equilibri ed i propri sistemi secondo percorsi anch'essi allo studio ma assolutamente non trascurabili. Queste sono le condizioni di partenza di un futuro che dipenderà in grande misura dalle scelte che faremo noi oggi.

Sono in corso di elaborazione la Strategia Energetica Nazionale e la Strategia Energia e clima in ottemperanza dell'impegno preso con l'Accordo di Parigi stipulato alla COP21; la prima dal Ministero dello Sviluppo Economico, la seconda dal Ministero dell'Ambiente. Sicuramente c'è un raccordo fra i due Ministeri, ma questo è un esempio di separazione di tematiche che invece andrebbero insieme poiché sono strettamente interdipendenti. Forse, sarebbe stato meglio elaborare un unico piano per l'energia e per il clima portatore di una visione più ampia. Della SEN abbiamo già parlato in altri post, e ne parleremo ancora, ma mi limito ad osservare che le strategie energetiche e ambientali riguardano da vicino anche le politiche industriali che si intende portare avanti, grandi assenti da molto tempo che invece avrebbero bisogno di maggior attenzione.

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