Vorrei smontare in blocco l’intervista a Franco Prodi, fisico del clima, pubblicata oggi sul Corriere della Sera; non occorre farlo punto per punto poichè la fallacia risiede nel legame logico che sta alla base del suo ragionamento, o meglio, nella sua assenza.
In sostanza, Prodi sostiene che a fronte del cambiamento climatico in atto, che lui afferma di non negare, non ci sono prove certe che sia causato dalle attività umane, non in misura sufficiente almeno, e dunque i tentativi di ridurre fino ad azzerare le emissioni di CO2 (e di altri gas ad effetto-serra) sono inutili, anzi “una bufala pazzesca”. Il riferimento è al Green Deal europeo in particolare.
Dunque, come lo stesso Prodi saprà - ma questa parte manca nell’intervista - la composizione dell’intera atmosfera terrestre è stata modificata negli ultimi due secoli dalle continue emissioni di anidride carbonica e di altri gas (come il metano) derivanti dall’uso di combustibili fossili tanto che è cambiata la concentrazione dei medesimi: la CO2 in particolare è passata da 280 parti per milione circa ad oltre 410 ppm. Perchè ci interessa la “concentrazione”? Perché si tratta di un’alterazione di TUTTA l’atmosfera terrestre, ovunque ci si trovi, anche lontano dai centri di emissione, anche ai poli. Il valore ci parla dell’aria nuova che tutti quanti respiriamo da quando abbiamo iniziato ad inquinare in modo e in misura talmente estesi da affliggere l’intero globo. L’atmosfera non è più quella che respirava non solo Giulio Cesare (che lui cita) ma mia nonna, nata nel 1891.
A questo punto occorre spiegare cosa fanno di specifico questi gas nell’aria: molte cose, fra le quali, trattengono il calore. Di nuovo, e come saprà certamente, la CO2, il metano, ed altri composti, hanno la proprietà di riscaldarsi a lungo, trattenendo energia. Pertanto, la “nuova” aria che abbiamo creato per la Terra, dove viviamo, è capace di riscaldarsi di più di quanto faceva in passato, e il bilancio energetico fra il calore entrante e il calore uscente, cioè riflesso nello spazio, è cambiato. Da qui, in estrema sintesi, il fenomeno del “riscaldamento globale”. A questo punto, essendo l’energia, o il calore che è lo stesso, un parametro fondamentale del sistema climatico, si ha che il clima viene alterato, e lo sforzo dell’IPCC consiste nel cercare di modellizzare gli scenari futuri allo scopo di prepararci. Tali modelli, che si fanno da almeno tre decenni e finora hanno previsto correttamente, forniscono scenari allarmanti.
Di nuovo, Prodi sostiene che non si può avere la certezza poiché il clima è un sistema complesso; infatti, è per questo che si fanno i modelli, perché non arriverà mai una relazione che leghi i numerosi parametri di un sistema complesso. Esiste una branca della Fisica che studia i sistemi complessi, che apre nuove strade allo studio di questi affascinanti sistemi, ma forse non è il caso di attendere troppo gli sviluppi fino al raggiungimento della certezza per non finire bolliti nell’attesa. Per inciso, il periodo caldo medioevale, o quello romano, erano molto meno anomali del clima di oggi.
Ciò che manca nel ragionamento di Franco Prodi è il legame razionale fra le caratteristiche di alcuni composti aeriformi, con il loro potere riscaldante, le enormi quantità emesse e ovviamente rimaste in atmosfera, e il calore in eccesso che porta al cambiamento climatico. Insomma, manca il filo logico principale.
Non si capisce infine a cosa si riferisca con “accordi per la salvaguardia” in riferimento al problema in questione, visto che l’aria del pianeta è proprio ciò che vorremmo salvaguardare, e chi siano gli “scienziati veri”, visto che anche gli altri che sostengono l’opposto di quanto sostiene lui sono fisici e conoscono il tema.
Sul piano politico, è molto grave che ancora ci sia qualcuno che insiste a tirare il freno a mano, ponendo in forse la risoluzione di un problema certamente difficile ma che, oltre a riguardare l’intero pianeta, concerne in particolare le nuove generazioni, e i loro figli, e i figli dei loro figli. Chiedo perdono, ma a costo di risultare scortese faccio notare che il professore Franco Prodi, secondo quanto si legge su Internet, ha 83 anni, dunque da oltre un decennio è in pensione e non si occupa ufficialmente di ricerca scientifica. Quando le nuove generazioni dovranno affrontare un problema che diventerà sempre più grave col passare del tempo toccherà esclusivamente a loro, e Prodi (a cui auguro lunghissima vita) molto probabilmente non ci sarà più. Suggerirei educatamente più cautela nel prendere posizioni di così grande responsabilità su problemi che colpiranno altri.
L’intervista si trova qui:
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