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martedì 17 giugno 2025

Estate con i libri

Un'occasione per affrontare insieme argomenti fondamentali e bellissimi come la tutela della biodiversità: mercoledì 25 giugno ne parleremo presentando un libro che ripercorre, passando da Linneo a von Humboldt a Darwin, la storia significativa dell'evoluzione della vita sulla Terra, e tratta dell'impatto che la specie umana ha sul pianeta e sulle altre specie. 

Una storia affascinante che ci porta a considerare correttamente il contesto naturale in cui ci troviamo e che troppo spesso dimentichiamo.

 

 

 

domenica 9 giugno 2024

Earthrise

 La Terra come non l’avevamo mai vista. Una delle immagini più iconiche del nostro tempo: la Terra che sorge vista dalla Luna.

Questa foto, insieme ad altre scattate durante le missioni spaziali negli anni ‘60 e ‘70, sono entrate nell’immaginario collettivo, determinando una svolta cruciale nello sviluppo del pensiero umano e della concezione del nostro posto nell’Universo. Le immagini sono potenti, si sa, più delle parole: un conto è studiare sui libri che la Terra è un globo sospeso nello spazio perché lo hanno detto gli scienziati, un conto è vederlo con i propri occhi. 

Un unico ambiente isolato nello spazio immenso. Queste immagini hanno impresso una svolta anche nella concezione dell’ambientalismo prevalente fino a quel momento: dal tema fondante conservazionista, comune allora alle (poche) realtà impegnate nella tutela ambientale, alla presa di coscienza collettiva che si tratta di ben più di questo, del mantenimento del nostro unico mondo in condizioni adatte ad ospitarci. Da concetto di nicchia, seppure importante, a responsabilità collettiva e imprescindibile.


Le conseguenze culturali di immagini come questa sono state pregnanti. Il concetto stesso di “bellezza” è uscito per la prima volta dagli ambiti terrestri locali, e si è esteso all’intero pianeta. Possiamo qualificare “bella”, o “bellissima”, la visione della Terra dallo spazio, abbracciandola tutta, estendendo per un momento il nostro sguardo dal nostro quotidiano all’extra-ordinario, allargando l’orizzonte fino al buio dello spazio, al freddo dello spazio, all’infinita’ dello spazio, avvertendo “a pelle” che solo laggiu’, nell’azzurro, nell’acqua, nella terra, nell’aria, possiamo vivere bene.


Grazie, e buon viaggio William Anders.






(Credits: NASA)

giovedì 14 marzo 2024

Politiche eco e mondi da salvare

 Sostiene Antonio Guterres (Segretario dell’ONU) durante l’intervista di Fabio Fazio a Che Tempo Che Fa che “abbiamo bisogno di solidarietà internazionale seria per mettere insieme le risorse e le capacità di tutti, perché è un problema di vita o di morte per noi e per il Pianeta; noi saremo in prima linea come Nazioni Unite in questa battaglia”, in riferimento alla crisi climatica che l’intero pianeta sta attraversando.

Va dato atto a Guterres di essersi espresso più volte in modo molto netto sul tema pesante del cambiamento climatico e come farvi fronte, in un contesto globale in cui, invece, il risiko delle grandi potenze sembra prevalere irresponsabilmente e come se non ci fossero sul tavolo problemi talmente grandi da avere la capacità di portare tutti noi, grandi potenze incluse, dritti nel baratro. I sistemi naturali sono in tali condizioni da portare l’umanità fuori dai percorsi consolidati verso territori in gran parte sconosciuti e per la parte restante preoccupanti se non interveniamo in breve tempo a modificare la rotta. In questo contesto, i contendenti nelle varie guerre che infestano il pianeta sono l’immagine dell’irresponsabilità, se non la personificazione dell’istinto di thanatos che dalla psiche esce e si fa arma per uccidere tutti quanti il più in fretta possibile. Nessuno di costoro mostra di aver capito che esiste un problema più grande per risolvere il quale dovremmo unirci e agire in modo coerente. E l’ONU non sembra in grado di farglielo capire.


Va dato atto anche all’Unione Europea di perseverare nella propria linea ambientalista (che è una bella parola, molto concreta e assai poco “ideologica”) come mostra la recente approvazione da parte del Parlamento della Direttiva sull’Efficienza Energetica degli Edifici, da tutti ribattezzata Direttiva sulle “case green”. Per la cronaca, e riguardo i partiti italiani, hanno votato contro: Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega, Azione, mentre hanno votato a favore: Partito Democratico, Movimento5stelle, Verdi e Sinistra, Italia Viva. 

Se ne parla da anni, anzi da decenni, della necessità di intervenire per risparmiare energia nei settori di consumo anziché produrla, e l’efficienza energetica è la strada più lineare e incontestabile. Gli edifici datati, per come sono stati costruiti, richiedono molta energia per riscaldare, per raffrescare o per illuminare, mentre sono sul mercato tecnologie che consentono risparmi notevoli efficientando l’edificio, fino a renderlo “quasi zero” vale a dire con consumi bassissimi e impatti ambientali altrettanto bassi, con considerevoli risparmi in bolletta. Si parla da anni di iniziare dagli edifici pubblici, e dalle scuole, palestra dell’incoerenza sociale nel momento in cui insegni agli studenti come risparmiare energia o fare la raccolta differenziata dentro aule fredde piene di spifferi dalle finestre monovetro con termosifoni al massimo e cappotti sulle spalle. Chi le ha costruite, con quali denari, e aggiungerei con quali architetti?

I partiti contrari dicono che non si trovano i soldi per simili interventi, ma sono gli stessi che intendono trovare i soldi per ponti giganti inutili, per condonare le imposte agli evasori, per piste olimpioniche che diventeranno cattedrali nel deserto - dopo naturalmente aver abbattuto un bosco di larici secolari.

Dunque l’Europa mantiene il ruolo di guida a livello mondiale sui temi ambientali, ruolo che ha da anni, e che può essere un grande beneficio sociale e politico se ben sfruttato. Non si tratta di porre in essere decisioni che ostacolino la nostra economia, che sarebbe un errore grave, si tratta di incidere sull’economia mondiale, orientandone la forma e i contenuti.  Essere i primi in qualcosa che avverrà dovunque. L’Europa nell’ambito economico è una potenza mondiale e può esercitare la sua influenza sul piano globale. 


“Non siamo riusciti a far sì che la gente comune abbia l’esperienza concreta dei benefici della transizione” sostiene la Ministra Teresa Ribera del governo Sanchez, in una recente intervista sul Corriere della Sera. Credo che in larga misura sia vero. Perché, oltre ai benefici ambientali, sempre indiretti nella percezione del cittadino, la transizione ecologica può portare notevoli benefici economici, occupazionali, sociali legati allo sviluppo sostenibile. Si tratta di un salto in avanti, non indietro, che è invece la direzione in cui ci porterebbe il mantenimento dello status quo. Questo aspetto è sempre in secondo piano, e forse è anche colpa nostra, degli ambientalisti, non aver saputo comunicare efficacemente la positività legata a questo cruciale passaggio. La cultura di base ha un ruolo, accanto alla sensibilità di ciascuno, determinante nel costruire percorsi fatti di idee e proposte orientate allo sviluppo sostenibile. “Conoscere il tuo pianeta è un passo verso il proteggerlo” sosteneva il grande oceanografo Jacques Cousteau, e spesso manca proprio il primo passo, una cultura ecologica di base per iniziare un cammino che porti sulla via della sostenibilità.








mercoledì 27 settembre 2023

Abbiamo ancora bisogno dell’ambientalismo?

 Stiamo assistendo ad una sorta di polarizzazione degli atteggiamenti nei confronti del problema ambientale, con movimenti che attuano forme se non estreme comunque invasive ed eclatanti di protesta (blocco del traffico sui principali assi viari, vernice lavabile su opere d’arte, etc) ed esponenti del giornalismo ed opinionismo nei media che portano avanti una vera e propria crociata contro idee ed espressioni ambientaliste fatta di articoli, testi e dibattiti. Di certo una situazione simile non porta bene allo sviluppo di un approccio serio al tema dell’impatto antropico sull’ambiente, e sarebbe necessario un intervento nel dibattito capace di orientare l’attenzione verso il problema reale e le sue caratteristiche. Perché non lo si risolve paventando il peggio, e non lo si risolve negandolo. L’ambientalismo più razionale e fondato nei fatti oggettivi necessita di una scossa, e di un risveglio potente.


I contenuti non mancano. Oltre al tema del cambiamento climatico e del riscaldamento globale, ormai entrato nella consapevolezza diffusa se non altro perché stimabile ad occhio nell’evoluzione degli eventi meteorologici nel giro di pochi anni, se ne elencano molti altri, che vanno dalla riduzione dell’estensione delle foreste primarie, al calo della biodiversità, alla diffusione nell’ambiente marino e terrestre delle microplastiche, all’inquinamento di aria, acqua e suolo a livello locale e a livello planetario. L’influenza di quasi otto miliardi di persone ma soprattutto di un sistema di consumo di risorse e produzione di rifiuti che non ha eguali nella storia e, a conti fatti, ha prodotto ricchezza soltanto per una parte della popolazione mondiale impattando pesantemente su tutti sono effetti non più trascurabili. 


Per rendersi conto dell’estensione attuale delle foreste c’è una mappa interattiva molto interessante all’indirizzo riportato in calce, dove in verde scuro sono rappresentate le foreste intatte, in verde chiaro quelle non più vergini ma alterate o degradate, in altri colori quelle perdute. Ed è impressionante osservare che le foreste veramente primarie, cioè mai disboscate dall’uomo, sono rimaste poche e spesso separate a formare ecosistemi importantissimi ma non più direttamente connessi fra loro. I disboscamenti procedono da decenni, fra i contrasti di coloro che vorrebbero salvarle e coloro che, quando possono (si pensi all’Amazzonia in Brasile durante il governo Bolsonaro), decidono di utilizzarle come risorsa. Ma le foreste vergini sono una risorsa finita e non rinnovabile, che una volta distrutta non tornerà più se non abbiamo la pazienza di attendere alcune ere geologiche. 


La biodiversità, una bella parola che definisce la ricchezza di specie viventi del pianeta, è in calo continuo ad un ritmo elevatissimo. Si legge sul sito istituzionale dell’Ispra: “Diversi studi riportano che il numero delle specie viventi sul pianeta possa variare da 4 a 100 milioni. Solo una parte di esse, però (da 1,5 a 1,8 milioni), è attualmente conosciuta e, come dimostrano le scoperte recenti, è possibile che ci siano ancora mammiferi sfuggiti all’osservazione degli zoologi. Si ritiene che molte specie vegetali e animali di ambienti tropicali o marini non siano mai state osservate, per non parlare degli invertebrati e dei funghi.”

E ancora: “si stima che ogni giorno scompaiano circa 50 specie viventi. L’estinzione è un fatto naturale, che si è sempre verificato nella storia della Terra. Mediamente, una specie vive un milione di anni. Il problema è che attualmente la biodiversità si riduce a un ritmo da 100 a 1000 volte più elevato rispetto al ritmo ‘naturale’. Questo fa ritenere che siamo di fronte a un’estinzione delle specie superiore a quella che la Terra ha vissuto negli ultimi 65 milioni di anni, persino superiore a quella che ha segnato la fine dei dinosauri.”

In altre parole, ogni giorno scompaiono 50 specie viventi di cui spesso non conosciamo nemmeno l’esistenza! La velocità è talmente elevata che il ritmo dell’estinzione è paragonabile a quello che portò alla scomparsa dei dinosauri. Non c’è nemmeno bisogno dell’asteroide, facciamo tutto da soli.


Di inquinamento locale si parla da due secoli, almeno dall’invenzione della tonalità di colore denominata “fumo di Londra” (un grigio scuro), mentre di microplastiche si parla da tempi recenti. Si legge su National Geographic che “In uno degli ultimi conteggi, risalenti al 2022, gli scienziati giapponesi dell'Università di Kyushu hanno stimato la presenza di 24.400 miliardi di frammenti di microplastiche negli strati più superficiali degli oceani, l'equivalente di circa 30 miliardi di bottiglie da mezzo litro”.  Trenta miliardi di bottiglie di plastica che non vediamo nemmeno ed entrano nella catena alimentare fino al nostro piatto. Non si sa ancora con esattezza quali siano le conseguenze sulla salute.


Tralascio il clima e i gas climalteranti perché è uno degli argomenti più spesso affrontati in questo blog. 


Altro che “ecoballe”, siamo in una fase di grave ed esteso attacco allo stato dell’ambiente, cioè quel posto dove dobbiamo vivere, e dove siamo vissuti sin qui. E’ necessario mettere i piedi per terra e studiare i mezzi per ridurre gli impatti ambientali, senza estremismi o scenari irrealizzabili, e senza resistenze che non fanno che ampliare il problema. Probabilmente è normale che, di fronte a cambiamenti necessariamente importanti, si muovano gli estremi e soprattutto si mettano di traverso i difensori dello status quo, ma il tempo è l’altra variabile di cui spesso dimentichiamo l’importanza. 

L’ambientalismo scientifico è l’unica strada che può portarci fuori dalla gabbia in cui ci siamo infilati (per questo non rientra nei palinsesti televisivi e raramente sulla carta stampata), senza dimenticare, come scrisse Konrad Lorenz, che soltanto “rendendoci conto veramente di quanto è grande, di quanto è bello il nostro mondo” potremo non disperare.

Apriamo gli occhi e interveniamo prima che sia tardi. Sia che abbiamo o no la sensibilità di un Konrad Lorenz. 



Gli indirizzi dei siti menzionati:


https://intactforests.org/world.webmap.html


https://www.isprambiente.gov.it/it/attivita/biodiversita







sabato 13 febbraio 2021

La scelta di Draghi

 MARIO DRAGHI ha sciolto la riserva e comunicato i membri della squadra di governo.

Si tratta, come era previsto, di un numero di Ministri provenienti dai partiti e dal Parlamento e di un numero di Ministri definiti “tecnici”, cioè specialisti dei temi di cui andranno ad occuparsi. E’ lecito discutere sulle scelte e sulla coabitazione fra partiti di fondamenta politiche e ideali diverse, ma deve essere chiaro che lo si fa a partire da un punto fermo: che Draghi non aveva altra scelta. L’unica formazione di governo che poteva fare era un insieme di esponenti di partito per garantire la maggioranza in Parlamento e di persone qualificate, soprattutto allo scopo di affrontare il tema della pianificazione e gestione dei fondi UE, nel momento in cui un partito ha causato la fine del governo precedente. La situazione creatasi era molto grave, e andava risolta. Non amo le dietrologie e non so se era prevista, ma questa era ed è l’unica soluzione possibile. Una specie di ultima chiamata per il nostro Paese.

Non sottovaluterei il nuovo Ministero della Transizione Ecologica. Al di là del nuovo nome, se il nuovo Ministero dell’Ambiente include l’Energia, scorporandola dallo Sviluppo, Mario Draghi ha fatto una scelta innovatrice, di quelle che i partiti - di ogni colore - non hanno mai capito (o hanno finto di non capire). Non so cosa farà, ma il destinatario del nuovo, importantissimo, compito, Roberto Cingolani ha i titoli (mi si consenta di parteggiare per un Fisico) per guidare il Ministero al meglio. Altro che inutilità, come in molti hanno immediatamente commentato.

Un’altra casella rilevante per il nostro futuro riguarda i Trasporti, affidata a Enrico Giovannini, persona competente e sensibile ai temi ambientali. Sappiamo bene quali difficoltà si incontrino nell’affrontare il tema dell’impatto dei Trasporti, che rappresentano insieme il settore più inquinante e il più difficile da modificare nel senso della sostenibilità.

Non trascurerei inoltre il Lavoro affidato ad Andrea Orlando: un uomo di sinistra nel tema cuore della sinistra. La sanità resta a Roberto Speranza, come era giusto, e per il PD, Guerini alla Difesa e Franceschini alla Cultura. 

Sono poche le donne? Sì, ma quelle presenti non si trovano in posizioni secondarie, anzi, in collocazioni di primissimo piano. 

La situazione ha i contorni di un’emergenza, e questa può essere una soluzione. Al contrario di quanto dicono molti in queste ore, non credo questa volta che il governo durerà poco. Al contrario. E siamo al punto che dobbiamo augurarcelo.

Per parte mia, auguro buon lavoro al governo guidato da Mario Draghi, e ringrazio tutti i membri del governo precedente. Il Presidente Mattarella credo che abbia fatto la scelta giusta, e un ringraziamento speciale va a lui in particolare.


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