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venerdì 17 maggio 2024

Buone notizie (ma va mantenuta la rotta)

 Non si tratta di una sfida facile, ma notizie positive stanno arrivando: secondo i dati riportati dagli Stati membri dell’Unione Europea nell’aprile 2024, le emissioni inquinanti e climalteranti sono calate del -15,5%  paragonate all’anno precedente, facendo sperare realisticamente che l’obiettivo (vincolante) della riduzione di -55% al 2030 rispetto ai livelli del 1990 sia alla portata. 

La diminuzione è stata causata principalmente dai settori della generazione di elettricità e dall’industria, che hanno registrato un minor contenuto di carbonio come effetto delle loro attività. La crescita delle fonti rinnovabili è stata dovuta principalmente ad un aumento di fattorie eoliche con buon +17 GW, e di +56 GW di pannelli solari aggiuntivi.

La Commissione immagina quindi di portare l’Unione ad una riduzione dell’88% al 2040, in linea con l’obiettivo di zero emissioni nette al 2050. 

Mantenere questo obiettivo e riuscire a raggiungerlo sarebbe una delle più grandi imprese dell’UE, e probabilmente della Storia che, senza eccessi ma consapevolmente, andrebbe riscritta sostituendo la sequenza di battaglie che si impara sui libri con la sequenza dei traguardi raggiunti dal pensiero e dalle attività umane. L’idea, paventata da molti, che il processo possa essere gravoso se sostenuto nel mondo solo dall’Europa va ribaltata: l’Europa può fare da guida in un percorso che riguarda tutti, vista la sua posizione di potenza economica. 


Nello specifico, anche il meccanismo Ets sta funzionando, dopo alti e bassi attraversati da quando è stato lanciato nel 2005. Le emissioni sotto il cap and trade sono ora del 47% al di sotto dei livelli del 2005, e sulla strada giusta per raggiungere il target di una diminuzione del -62% al 2030 - necessaria nel quadro del “Fit for 55”. Il rafforzamento del sistema, e la sua estensione ai trasporti marittimi, possono rendere sempre più efficace il mercato del carbonio, conveniente la riduzione delle emissioni sul piano dei costi, e contribuire efficacemente alla decarbonizzazione dell’economia.

Le riduzioni principali in questo ambito hanno riguardato il settore della produzione di energia, dove soltanto la produzione elettrica ha fatto registrare un calo delle emissioni di ben -24% in un anno, e il settore delle industrie energivore, con -7%. Purtroppo, continuano a crescere le emissioni nel trasporto aereo, con +10%.


Il parere di chi scrive è che gli obiettivi saranno raggiunti se si continuerà con un impegno concreto e se saremo capaci di fare comunità, cioè di avere obiettivi comuni e “sentiti” da tutti, e di prendere provvedimenti comuni adeguati, come lo è il Next Generation EU. La transizione ecologica è una via eccezionale per l’innovazione tecnologica in ogni ambito, e se sapremo gestirla al meglio, un’occasione eccezionale di miglioramento, non certo di regresso. Politicamente, questo significa rafforzare l’Unione, non indebolirla come alcune forze politiche propongono - e le prossime elezioni del Parlamento europeo sono un’occasione formidabile per i cittadini per indicare la strada.


Le informazioni e i dati provengono dai siti comunitari 


https://climate.ec.europa.eu/


e dal numero di Aprile della rivista The Economist.





sabato 13 febbraio 2021

La scelta di Draghi

 MARIO DRAGHI ha sciolto la riserva e comunicato i membri della squadra di governo.

Si tratta, come era previsto, di un numero di Ministri provenienti dai partiti e dal Parlamento e di un numero di Ministri definiti “tecnici”, cioè specialisti dei temi di cui andranno ad occuparsi. E’ lecito discutere sulle scelte e sulla coabitazione fra partiti di fondamenta politiche e ideali diverse, ma deve essere chiaro che lo si fa a partire da un punto fermo: che Draghi non aveva altra scelta. L’unica formazione di governo che poteva fare era un insieme di esponenti di partito per garantire la maggioranza in Parlamento e di persone qualificate, soprattutto allo scopo di affrontare il tema della pianificazione e gestione dei fondi UE, nel momento in cui un partito ha causato la fine del governo precedente. La situazione creatasi era molto grave, e andava risolta. Non amo le dietrologie e non so se era prevista, ma questa era ed è l’unica soluzione possibile. Una specie di ultima chiamata per il nostro Paese.

Non sottovaluterei il nuovo Ministero della Transizione Ecologica. Al di là del nuovo nome, se il nuovo Ministero dell’Ambiente include l’Energia, scorporandola dallo Sviluppo, Mario Draghi ha fatto una scelta innovatrice, di quelle che i partiti - di ogni colore - non hanno mai capito (o hanno finto di non capire). Non so cosa farà, ma il destinatario del nuovo, importantissimo, compito, Roberto Cingolani ha i titoli (mi si consenta di parteggiare per un Fisico) per guidare il Ministero al meglio. Altro che inutilità, come in molti hanno immediatamente commentato.

Un’altra casella rilevante per il nostro futuro riguarda i Trasporti, affidata a Enrico Giovannini, persona competente e sensibile ai temi ambientali. Sappiamo bene quali difficoltà si incontrino nell’affrontare il tema dell’impatto dei Trasporti, che rappresentano insieme il settore più inquinante e il più difficile da modificare nel senso della sostenibilità.

Non trascurerei inoltre il Lavoro affidato ad Andrea Orlando: un uomo di sinistra nel tema cuore della sinistra. La sanità resta a Roberto Speranza, come era giusto, e per il PD, Guerini alla Difesa e Franceschini alla Cultura. 

Sono poche le donne? Sì, ma quelle presenti non si trovano in posizioni secondarie, anzi, in collocazioni di primissimo piano. 

La situazione ha i contorni di un’emergenza, e questa può essere una soluzione. Al contrario di quanto dicono molti in queste ore, non credo questa volta che il governo durerà poco. Al contrario. E siamo al punto che dobbiamo augurarcelo.

Per parte mia, auguro buon lavoro al governo guidato da Mario Draghi, e ringrazio tutti i membri del governo precedente. Il Presidente Mattarella credo che abbia fatto la scelta giusta, e un ringraziamento speciale va a lui in particolare.


domenica 29 novembre 2020

Next Generation Italia

 Si legge quest’oggi su Il Domani che la pubblica amministrazione italiana così com’è non è in grado di gestire i fondi europei che dovrebbero servire ad uscire dalla crisi e determinare lo sviluppo futuro. Un articolo a firma di Stefano Feltri propone una corposa assunzione di giovani (500 mila, riprendendo la proposta del Forum Diseguaglianze) per evitare di affidarsi a commissari straordinari e consulenti esterni, che finiscono per entrare in conflitto con gli statali che lavorano nei pubblici uffici, e che comunque sono preposti agli stessi compiti. Non è tema di poco conto. Su Repubblica di oggi e sullo stesso argomento si leggono invece gli scenari politici dietro la strutturazione della gestione del progetto europeo per la parte che ci riguarda, con annessa giostra dei nomi che entrerebbero nel Governo a vario titolo. Di quest’ultimo aspetto non se ne può più. E’ insostenibile il continuo ciarlare di questo o di quello, abbigliamento incluso, aspirazioni personali, arredi dell’ufficio. Il nostro Paese ha bisogno di persone che si occupino dei temi concreti e lo facciano con competenza; di ciò che succede dietro le quinte non c’è alcun interesse.

Il tema sollevato da Feltri è pregnante in un Paese moderno che spesso si lamenta della qualità della pubblica amministrazione e degli aspetti eccessivamente burocratici che lo appesantiscono. La via d’uscita è una sola: assunzioni su base di reali ed effettive competenze specifiche. La proposta mi sembra condivisibile, compreso l’aspetto pratico teso ad evitare, rinunciando alle liste d’attesa in forma di graduatorie, aspettative vane e gravose per lo Stato stesso. Se si vuole alleggerire lo si faccia dove è opportuno. 

Ma va posta in primo piano assoluto una qualità: la competenza specifica. Senza di essa, il nostro Paese semplicemente non sarà in grado di gestire i fondi che questa volta avrà a disposizione e che davvero sono in grado di fare la differenza nel suo sviluppo futuro. Una caratteristica che dovrà riguardare anche gli esponenti politici che se ne occuperanno, ad ogni livello. 

E comunque non sarà facile. Non si tratta di spendere parole ad un intervento, si tratta di fare scelte concrete. Prendiamo in considerazione la svolta green, di cui tutti parlano da qualche tempo: non è una costruzione banale, al contrario richiede competenze tecniche e scientifiche. Che sia per questo che il Governo rimane fermo sui bonus verdi? Le parole più volte dedicate non stanno producendo granché, occorre un intervento più incisivo. Figuriamoci il piano con cui dovremo rispondere alle aspettative europee. 

Il rischio è quello di avvitarsi: vogliamo rinnovare l’Italia, ma non abbiamo le strutture adatte per rinnovare l’Italia. Va fatto un salto di qualità, correndo il rischio connesso. Un impegno, un investimento iniziale, una visione lungimirante. In fondo, fu - quasi - un uomo da solo a determinare la linea di viluppo del nostro Paese nel dopoguerra, possiamo unirci a farlo insieme ora (mi riferisco ad Enrico Mattei). Mentre lo Stato torna nell’ex-ILVA e nell’acciaio, abbiamo l’opportunità di studiare una linea adeguata che sia complessiva e non parziale. Non è più tempo di scelte sconnesse e limitate, ora serve un’azione sinergica ben preparata.


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