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giovedì 14 marzo 2024

Politiche eco e mondi da salvare

 Sostiene Antonio Guterres (Segretario dell’ONU) durante l’intervista di Fabio Fazio a Che Tempo Che Fa che “abbiamo bisogno di solidarietà internazionale seria per mettere insieme le risorse e le capacità di tutti, perché è un problema di vita o di morte per noi e per il Pianeta; noi saremo in prima linea come Nazioni Unite in questa battaglia”, in riferimento alla crisi climatica che l’intero pianeta sta attraversando.

Va dato atto a Guterres di essersi espresso più volte in modo molto netto sul tema pesante del cambiamento climatico e come farvi fronte, in un contesto globale in cui, invece, il risiko delle grandi potenze sembra prevalere irresponsabilmente e come se non ci fossero sul tavolo problemi talmente grandi da avere la capacità di portare tutti noi, grandi potenze incluse, dritti nel baratro. I sistemi naturali sono in tali condizioni da portare l’umanità fuori dai percorsi consolidati verso territori in gran parte sconosciuti e per la parte restante preoccupanti se non interveniamo in breve tempo a modificare la rotta. In questo contesto, i contendenti nelle varie guerre che infestano il pianeta sono l’immagine dell’irresponsabilità, se non la personificazione dell’istinto di thanatos che dalla psiche esce e si fa arma per uccidere tutti quanti il più in fretta possibile. Nessuno di costoro mostra di aver capito che esiste un problema più grande per risolvere il quale dovremmo unirci e agire in modo coerente. E l’ONU non sembra in grado di farglielo capire.


Va dato atto anche all’Unione Europea di perseverare nella propria linea ambientalista (che è una bella parola, molto concreta e assai poco “ideologica”) come mostra la recente approvazione da parte del Parlamento della Direttiva sull’Efficienza Energetica degli Edifici, da tutti ribattezzata Direttiva sulle “case green”. Per la cronaca, e riguardo i partiti italiani, hanno votato contro: Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega, Azione, mentre hanno votato a favore: Partito Democratico, Movimento5stelle, Verdi e Sinistra, Italia Viva. 

Se ne parla da anni, anzi da decenni, della necessità di intervenire per risparmiare energia nei settori di consumo anziché produrla, e l’efficienza energetica è la strada più lineare e incontestabile. Gli edifici datati, per come sono stati costruiti, richiedono molta energia per riscaldare, per raffrescare o per illuminare, mentre sono sul mercato tecnologie che consentono risparmi notevoli efficientando l’edificio, fino a renderlo “quasi zero” vale a dire con consumi bassissimi e impatti ambientali altrettanto bassi, con considerevoli risparmi in bolletta. Si parla da anni di iniziare dagli edifici pubblici, e dalle scuole, palestra dell’incoerenza sociale nel momento in cui insegni agli studenti come risparmiare energia o fare la raccolta differenziata dentro aule fredde piene di spifferi dalle finestre monovetro con termosifoni al massimo e cappotti sulle spalle. Chi le ha costruite, con quali denari, e aggiungerei con quali architetti?

I partiti contrari dicono che non si trovano i soldi per simili interventi, ma sono gli stessi che intendono trovare i soldi per ponti giganti inutili, per condonare le imposte agli evasori, per piste olimpioniche che diventeranno cattedrali nel deserto - dopo naturalmente aver abbattuto un bosco di larici secolari.

Dunque l’Europa mantiene il ruolo di guida a livello mondiale sui temi ambientali, ruolo che ha da anni, e che può essere un grande beneficio sociale e politico se ben sfruttato. Non si tratta di porre in essere decisioni che ostacolino la nostra economia, che sarebbe un errore grave, si tratta di incidere sull’economia mondiale, orientandone la forma e i contenuti.  Essere i primi in qualcosa che avverrà dovunque. L’Europa nell’ambito economico è una potenza mondiale e può esercitare la sua influenza sul piano globale. 


“Non siamo riusciti a far sì che la gente comune abbia l’esperienza concreta dei benefici della transizione” sostiene la Ministra Teresa Ribera del governo Sanchez, in una recente intervista sul Corriere della Sera. Credo che in larga misura sia vero. Perché, oltre ai benefici ambientali, sempre indiretti nella percezione del cittadino, la transizione ecologica può portare notevoli benefici economici, occupazionali, sociali legati allo sviluppo sostenibile. Si tratta di un salto in avanti, non indietro, che è invece la direzione in cui ci porterebbe il mantenimento dello status quo. Questo aspetto è sempre in secondo piano, e forse è anche colpa nostra, degli ambientalisti, non aver saputo comunicare efficacemente la positività legata a questo cruciale passaggio. La cultura di base ha un ruolo, accanto alla sensibilità di ciascuno, determinante nel costruire percorsi fatti di idee e proposte orientate allo sviluppo sostenibile. “Conoscere il tuo pianeta è un passo verso il proteggerlo” sosteneva il grande oceanografo Jacques Cousteau, e spesso manca proprio il primo passo, una cultura ecologica di base per iniziare un cammino che porti sulla via della sostenibilità.








venerdì 10 novembre 2023

Economia, industria, ecologia si incontrano alla Fiera di Rimini

 Per avere un’idea delle potenzialità industriali, economiche, occupazionali, oltre naturalmente a quelle di miglioramento delle condizioni dell’ambiente, della green e circular economy bisogna fare un salto in questi giorni a Rimini, dove ogni anno si tiene la Fiera Ecomondo. 

Dall’energia ai rifiuti, dal ciclo dell’acqua alle tecnologie a basso impatto, dall’agricoltura al recupero del suolo, al monitoraggio ambientale, ai veicoli, all’industria tessile. Tutti coloro che, nel tempo, paventavano un “ritorno alla candela” su suggerimento ambientalista possono farsi un viaggetto al mare per vedere di persona di cosa si tratta. E non da ora: sono ventisei anni, dall’ottobre 1997, che si tiene a Rimini l’appuntamento con l’economia e l’ecologia. Perché le due cose devono andare insieme, economia ed ecologia, apparentemente agli antipodi, sostanzialmente legate nel mondo moderno.


Quest’anno, sono oltre 1.500 espositori, con un incremento del 10% soltanto rispetto allo scorso anno, per 150 mila metri quadrati di spazi espositivi. Una crescita continua dell’industria e dell’economia green, qui ben rappresentata, che non ha visto recessioni in questi anni, nonostante guerre, pandemie, e difficoltà di vario genere. Il programma di quattro giorni ha visto anche decine di convegni e incontri sugli argomenti più disparati, con la partecipazione di esperti e rappresentanti delle istituzioni dal livello locale all’Unione Europea. 

L’edizione 2023 ha visto alcuni focus tematici specifici: stato di implementazione nazionale delle priorità e dei progetti faro PNRR con particolare attenzione alle filiere RAEE, carta-cartone, tessile, plastica; stato di adozione, a livello europeo ed internazionale, dell’economia circolare in termini di efficienza nei processi e nei prodotti, ecodesign, riciclo e uso delle materie prime seconde nelle filiere industriali in vari settori; ripristino e rigenerazione degli ecosistemi,  dei suoli e dell’idrosfera con approfondimenti sulla produzione e valorizzazione sostenibili delle risorse agro-forestali, l’uso sostenibile della risorsa idrica e del mare (blue economy), la gestione e valorizzazione integrata delle acque reflue e dei rifiuti organici municipali;  città verdi e circolari, più fresche e salutari, più efficienti nella gestione e consumo del cibo, della risorsa idrica, dell’energia e dei rifiuti; ricerca e innovazione con i finanziamenti europei diretti a sostenerle; nuove normative, procedure e policies nazionali ed europee, investimenti e financing, start up, creazione di partenariati, formazione e comunicazione.

Oltre a ciò, gli Stati Generali della Green Economy hanno lo scopo di costruire una strategia per il futuro. Come si legge sul sito: “ Gli Stati Generali della Green Economy, promossi dal Consiglio Nazionale della Green Economy, formato da 68 organizzazioni di imprese, in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica e con il patrocinio della Commissione europea, vedono quest’anno la loro XII edizione. Essi hanno l’ambizione di promuovere un nuovo orientamento dell’economia italiana verso una green economy per aprire nuove opportunità di sviluppo durevole e sostenibile ed indicare la via d’uscita dalla crisi economica e climatica”.


Tutto questo mostra che c’è moltissimo lavoro da fare in un ambito che è il solo capace di delineare un futuro accettabile, e auspicabilmente desiderabile, nel difficile contesto internazionale attuale. C’è un mondo da costruire poco alla volta, capace di rispondere alle sfide più gravose. Il cambiamento climatico dovuto e guidato dal sistema tradizionale economico e industriale è la maggiore, seguita da tutte le altre, inquinamento, biodiversità, depauperamento delle risorse, ma la prospettiva non è soltanto in risposta ad un problema che abbiamo creato - e già così non è poco - la prospettiva è positiva perché è capace di realizzare poco alla volta un futuro migliore sotto moltissimi aspetti, la salute, l’equità, l’ambiente di vita e quello naturale.

La Fiera Ecomondo fa ben sperare e guardare al futuro con fiducia.


Link al sito:

www.ecomondo.com




mercoledì 27 settembre 2023

Abbiamo ancora bisogno dell’ambientalismo?

 Stiamo assistendo ad una sorta di polarizzazione degli atteggiamenti nei confronti del problema ambientale, con movimenti che attuano forme se non estreme comunque invasive ed eclatanti di protesta (blocco del traffico sui principali assi viari, vernice lavabile su opere d’arte, etc) ed esponenti del giornalismo ed opinionismo nei media che portano avanti una vera e propria crociata contro idee ed espressioni ambientaliste fatta di articoli, testi e dibattiti. Di certo una situazione simile non porta bene allo sviluppo di un approccio serio al tema dell’impatto antropico sull’ambiente, e sarebbe necessario un intervento nel dibattito capace di orientare l’attenzione verso il problema reale e le sue caratteristiche. Perché non lo si risolve paventando il peggio, e non lo si risolve negandolo. L’ambientalismo più razionale e fondato nei fatti oggettivi necessita di una scossa, e di un risveglio potente.


I contenuti non mancano. Oltre al tema del cambiamento climatico e del riscaldamento globale, ormai entrato nella consapevolezza diffusa se non altro perché stimabile ad occhio nell’evoluzione degli eventi meteorologici nel giro di pochi anni, se ne elencano molti altri, che vanno dalla riduzione dell’estensione delle foreste primarie, al calo della biodiversità, alla diffusione nell’ambiente marino e terrestre delle microplastiche, all’inquinamento di aria, acqua e suolo a livello locale e a livello planetario. L’influenza di quasi otto miliardi di persone ma soprattutto di un sistema di consumo di risorse e produzione di rifiuti che non ha eguali nella storia e, a conti fatti, ha prodotto ricchezza soltanto per una parte della popolazione mondiale impattando pesantemente su tutti sono effetti non più trascurabili. 


Per rendersi conto dell’estensione attuale delle foreste c’è una mappa interattiva molto interessante all’indirizzo riportato in calce, dove in verde scuro sono rappresentate le foreste intatte, in verde chiaro quelle non più vergini ma alterate o degradate, in altri colori quelle perdute. Ed è impressionante osservare che le foreste veramente primarie, cioè mai disboscate dall’uomo, sono rimaste poche e spesso separate a formare ecosistemi importantissimi ma non più direttamente connessi fra loro. I disboscamenti procedono da decenni, fra i contrasti di coloro che vorrebbero salvarle e coloro che, quando possono (si pensi all’Amazzonia in Brasile durante il governo Bolsonaro), decidono di utilizzarle come risorsa. Ma le foreste vergini sono una risorsa finita e non rinnovabile, che una volta distrutta non tornerà più se non abbiamo la pazienza di attendere alcune ere geologiche. 


La biodiversità, una bella parola che definisce la ricchezza di specie viventi del pianeta, è in calo continuo ad un ritmo elevatissimo. Si legge sul sito istituzionale dell’Ispra: “Diversi studi riportano che il numero delle specie viventi sul pianeta possa variare da 4 a 100 milioni. Solo una parte di esse, però (da 1,5 a 1,8 milioni), è attualmente conosciuta e, come dimostrano le scoperte recenti, è possibile che ci siano ancora mammiferi sfuggiti all’osservazione degli zoologi. Si ritiene che molte specie vegetali e animali di ambienti tropicali o marini non siano mai state osservate, per non parlare degli invertebrati e dei funghi.”

E ancora: “si stima che ogni giorno scompaiano circa 50 specie viventi. L’estinzione è un fatto naturale, che si è sempre verificato nella storia della Terra. Mediamente, una specie vive un milione di anni. Il problema è che attualmente la biodiversità si riduce a un ritmo da 100 a 1000 volte più elevato rispetto al ritmo ‘naturale’. Questo fa ritenere che siamo di fronte a un’estinzione delle specie superiore a quella che la Terra ha vissuto negli ultimi 65 milioni di anni, persino superiore a quella che ha segnato la fine dei dinosauri.”

In altre parole, ogni giorno scompaiono 50 specie viventi di cui spesso non conosciamo nemmeno l’esistenza! La velocità è talmente elevata che il ritmo dell’estinzione è paragonabile a quello che portò alla scomparsa dei dinosauri. Non c’è nemmeno bisogno dell’asteroide, facciamo tutto da soli.


Di inquinamento locale si parla da due secoli, almeno dall’invenzione della tonalità di colore denominata “fumo di Londra” (un grigio scuro), mentre di microplastiche si parla da tempi recenti. Si legge su National Geographic che “In uno degli ultimi conteggi, risalenti al 2022, gli scienziati giapponesi dell'Università di Kyushu hanno stimato la presenza di 24.400 miliardi di frammenti di microplastiche negli strati più superficiali degli oceani, l'equivalente di circa 30 miliardi di bottiglie da mezzo litro”.  Trenta miliardi di bottiglie di plastica che non vediamo nemmeno ed entrano nella catena alimentare fino al nostro piatto. Non si sa ancora con esattezza quali siano le conseguenze sulla salute.


Tralascio il clima e i gas climalteranti perché è uno degli argomenti più spesso affrontati in questo blog. 


Altro che “ecoballe”, siamo in una fase di grave ed esteso attacco allo stato dell’ambiente, cioè quel posto dove dobbiamo vivere, e dove siamo vissuti sin qui. E’ necessario mettere i piedi per terra e studiare i mezzi per ridurre gli impatti ambientali, senza estremismi o scenari irrealizzabili, e senza resistenze che non fanno che ampliare il problema. Probabilmente è normale che, di fronte a cambiamenti necessariamente importanti, si muovano gli estremi e soprattutto si mettano di traverso i difensori dello status quo, ma il tempo è l’altra variabile di cui spesso dimentichiamo l’importanza. 

L’ambientalismo scientifico è l’unica strada che può portarci fuori dalla gabbia in cui ci siamo infilati (per questo non rientra nei palinsesti televisivi e raramente sulla carta stampata), senza dimenticare, come scrisse Konrad Lorenz, che soltanto “rendendoci conto veramente di quanto è grande, di quanto è bello il nostro mondo” potremo non disperare.

Apriamo gli occhi e interveniamo prima che sia tardi. Sia che abbiamo o no la sensibilità di un Konrad Lorenz. 



Gli indirizzi dei siti menzionati:


https://intactforests.org/world.webmap.html


https://www.isprambiente.gov.it/it/attivita/biodiversita







martedì 11 luglio 2023

Transizione ecologica (più) veloce cercasi

 Fa caldo? Sì, fa caldo, e a livello globale ancora di più. Se, infatti, in Italia il giugno dello scorso anno sembra essere stato assai peggiore dal punto di vista termico del giugno appena trascorso, sul piano planetario non è così, visto che abbiamo appena superato tutti i record precedenti. E da alcuni anni è un continuo superamento di valori alti già registrati, in una tendenza sempre crescente. 

Secondo la WMO (World Meteorological Organization), il mondo “ha appena avuto la settimana più calda mai registrata, che fa seguito al giugno più caldo mai registrato, con temperature della superficie del mare senza precedenti e un’estensione minima record del ghiaccio marino antartico”.

Secondo l’osservatorio sui cambiamenti climatici dell’Unione Europea, giugno è stato il mese più caldo a livello globale, superando di poco più di 0,5°C la media per il periodo compreso fra il 1991 e il 2020 (vale a dire una media su un periodo già caratterizzato dal riscaldamento globale) e superando di molto il giugno 2019, che era il record precedente. Inutile dire che tutto ciò va ad incidere pesantemente sulla nostra salute, sugli ecosistemi, sull’ambiente naturale così come lo conosciamo.


Quesì dati sono incontrovertibili, e si susseguono da decenni, quando (venti o trenta anni fa) i decisori politici nella quasi totalità negavano il trend, facendoci perdere così del tempo prezioso, che ora paghiamo a prezzo alto, nel ritardo che abbiamo accumulato e nelle conseguenze concrete che dobbiamo sopportare. La caldissima estate del 2022 ha comportato 22.000 morti legati al calore eccessivo in Europa, di cui 18.000 in Italia. 

Ora sono rimasti in pochi a negare l’evidenza, ma restano forme di resistenza che possono ritardare colpevolmente il processo che orami tutti chiamano “transizione ecologica”. A tal proposito, Giorgia Meloni ha affermato che va fatta, ma “non possiamo smantellare la nostra economia e le nostre imprese”, mentre il ministro Pichetto Fratin loda il PNIEC (Piano Nazionale Integrato Energia e Clima) da poco inviato alla Commissione Europea per il suo realismo lontano da pretese velleitarie. Dichiarazioni che, insieme ad una prima scorsa veloce del PNIEC stesso, indicano un agire timido, impostato nella difesa prioritaria dello status quo economico ed imprenditoriale italiano. L’errore è già presente qui, nell’impostazione politica; al contrario, la transizione ecologica, che è e sarà sempre più la via maestra mondiale, è una formidabile occasione per guardare avanti e impostare un futuro di sviluppo del nostro Paese - sviluppo che non si trova nei cardini e nei percorsi della crescita vissuta dall’Italia nel dopoguerra. Quella del governo (sostenuta dal contrasto esplicito alle tesi ambientaliste del coro dei quotidiani di parte destra) è un’impostazione di minima, fra l’altro già superata nei fatti da molte imprese italiane, che sfugge al confronto vero con il tema principale del nostro tempo.

Impostare una strada diversa diventa il perno di qualsiasi proposta concreta per il futuro, da fare adesso e velocemente, del nostro Paese.




mercoledì 22 giugno 2022

Maturità con l'intervento di Giorgio Parisi alla Camera

Fra le tracce della prima prova dell'esame di Maturità che inizia oggi, 22 giugno, c'è un brano tratto dal discorso che Giorgio Parisi fece alla Camera  il giorno 8 ottobre 2021, in occasione dell'incontro parlamentare in preparazione della Conferenza delle Parti COP26 delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici tenutasi a Glasgow nei primi giorni di novembre 2021. Il tema del cambiamento climatico è sempre più pressante visti i ritardi con cui si interviene per mitigare una tendenza in atto non più evitabile, visti gli allarmi che si susseguono da anni - da decenni in realtà - senza conseguenze di portata adeguata, vista la dimensione globale di un problema che richiede immediatamente modifiche radicali al sistema economico, produttivo, al nostro stesso modo di vivere e concepire il rapporto con la natura.

Nell'augurare un enorme in bocca al lupo a tutti gli studenti impegnati nell'esame, vale la pena di leggere, o rileggere, l'intervento di Parisi, Premio Nobel per la Fisica 2021:

"L'umanità deve fare delle scelte essenziali, deve contrastare con forza il cambiamento climatico. Sono decenni che la scienza ci ha avvertiti che i comportamenti umani stanno mettendo le basi per un aumento vertiginoso della temperatura del nostro pianeta. Sfortunatamente, le azioni intraprese dai governi non sono state all'altezza di questa sfida e i risultati finora sono stati assolutamente modesti. Negli ultimi anni gli effetti del cambiamento climatico sono sotto gli occhi di tutti: le inondazioni, gli uragani, le ondate di calore e gli incendi devastanti, di cui siamo stati spettatori attoniti, sono un timidissimo assaggio di quello che avverrà nel futuro su una scala enormemente più grande. Adesso, comincia a esserci una reazione forse più risoluta, ma abbiamo bisogno di misure decisamente più incisive.

Dall'esperienza del COVID sappiamo che non è facile prendere misure efficaci in tempo. Spesso le misure di contenimento della pandemia sono state prese in ritardo, solo in un momento in cui non erano più rimandabili. Sappiamo tutti che "il medico pietoso fece la piaga purulenta". Voi avete il dovere di non essere medici pietosi. Il vostro compito storico è di aiutare l'umanità a passare per una strada piena di pericoli. E' come guidare di notte. Le scienze sono i fari, ma poi la responsabilità di non andare fuori strada è del guidatore, che deve anche tenere conto che i fari hanno una portata limitata. Anche gli scienziati non sanno tutto, è un lavoro faticoso durante il quale le conoscenze si accumulano una dopo l'altra e le sacche di incertezza vengono pian piano eliminate. La scienza fa delle previsioni oneste sulle quali si forma pian piano gradualmente un consenso scientifico.

Quando l'IPCC prevede che in uno scenario intermedio di riduzione delle emissioni di gas serra la temperatura potrebbe salire tra i 2 e i 3,5 gradi, questo intervallo è quello che possiamo stimare al meglio delle conoscenze attuali. Tuttavia deve essere chiaro a tutti che la correttezza dei modelli del clima è stata verificata confrontando le previsioni di questi modelli con il passato. Se la temperatura aumenta più di 2 gradi entriamo in una terra incognita in cui ci possono essere anche altri fenomeni che non abbiamo previsto, che possono peggiorare enormemente la situazione. Per esempio, incendi di foreste colossali come l'Amazzonia emetterebbero quantità catastrofiche di gas serra. Ma quando potrebbe accadere? L'aumento della temperatura non è controllato solo dalle emissioni dirette, ma è mitigato dai tantissimi meccanismi che potrebbero cessare di funzionare con l'aumento della temperatura. Mentre il limite inferiore dei 2 gradi è qualcosa sul quale possiamo essere abbastanza sicuri, è molto più difficile capire quale sia lo scenario più pessimistico. Potrebbe essere anche molto peggiore di quello che noi ci immaginiamo.

Abbiamo di fronte un enorme problema che ha bisogno di interventi decisi - non solo per bloccare le emissioni di gas serra - ma anche di investimenti scientifici. Dobbiamo essere in grado di sviluppare nuove tecnologie per conservare l'energia, trasformandola anche in carburanti, tecnologie non inquinanti che si basano su risorse rinnovabili. Non solo dobbiamo salvarci dall'effetto serra, ma dobbiamo evitare di cadere nella trappola terribile dell'esaurimento delle risorse naturali. Il risparmio energetico è anche un capitolo da affrontare con decisione. Per esempio, finchè la temperatura interna delle nostre case rimarrà quasi costante tra estate e inverno, sarà difficile fermare le emissioni.

Bloccare il cambiamento climatico con successo richiede uno sforzo mostruoso da parte di tutti. E' un'operazione con un costo colossale non solo finanziario, ma anche sociale, con cambiamenti che incideranno sulle nostre esistenze. La politica deve far sì che questi costi siano accettati da tutti. Chi ha più usato le risorse deve contribuire di più, in maniera da incidere il meno possibile sul grosso della popolazione. I costi devono essere distribuiti in maniera equa e solidale tra tutti i Paesi."

 


domenica 13 febbraio 2022

Buone notizie - e altre meno

 Questa settimana i commenti sarebbero molti, a partire dalla modifica della Costituzione approvata dal Parlamento a larghissima maggioranza nel senso della tutela ambientale. Il fatto che prima l’ambiente non entrasse nella Carta se non come “paesaggio” la dice lunga sull’assenza di cultura ambientale nel nostro Paese. Ora il vuoto è stato colmato con due belle, a mio parere, aggiunte agli articoli 9 e 41. Sono stati modificati in questo senso, dove le parti in corsivo sono le aggiunte:

Art. 9

  1. La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica
  2. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.
  3. Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali.


Art. 41

  1. L’iniziativa economica privata è libera.
  2. Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla salute, all’ambiente, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
  3. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali e ambientali.


L’articolo 9 si trova fra i principi fondamentali, mentre l’articolo 41 fra i diritti e doveri dei cittadini. Non è detto che verranno rispettati come dovrebbero, e un esempio chiarissimo è la tutela del paesaggio, fra i propositi più disattesi, ma l’inserimento è comunque un fatto importante che segna un cambio nella sensibilità collettiva riguardo temi un tempo considerati di terz’ordine. 


Purtroppo, ad una notizia positiva ne seguono altre negative, prima fra tutte il rischio di guerra in Ucraina. Un cambio della sensibilità collettiva anche riguardo il fenomeno “guerra” sarebbe opportuno: non si tratta di un’opzione politica, si tratta, sempre, di una barbarie. Se percepiamo come ovvio il danno causato alle persone e alle cose da un attacco militare, meno ovvie sono di solito le conseguenze ambientali: se ci preoccupano le emissioni inquinanti e climalteranti derivanti dalle normali attività umane, proviamo a valutare quelle emesse in caso di guerra. Inquinanti di ogni tipo, anche molto pericolosi, alterazione della composizione di aria, acqua, suolo, uccisione o allontanamento della fauna, rifiuti lasciati ovunque, mezzi militari che certo non badano a dove passano, in una parola, un incredibile aumento di entropia. L’entropia è una grandezza fisica che misura il caos, l’aumento di disordine che poco alla volta porta alla fine del mondo,  e che noi umani facciamo incrementare normalmente con le nostre attività, e in modo esponenziale con le nostre iniziative demenziali come le guerre. 

I missili non sono un’esibizione di potere, sono un’esibizione di morte. Quando anche questa sensibilità sarà davvero collettiva saremo a posto. Per ora non lo siamo. Speriamo davvero che non accada nulla in Ucraina.




domenica 9 gennaio 2022

Notizie ambientali da sapere, per un anno migliore

 Dall’ultimo numero del 2021 della rivista La Nuova Ecologia, volevo trarre alcune notizie “verdi” che mi hanno maggiormente colpito, poi mi sono accorta che il sito della rivista pubblica l’intero elenco in uno speciale dedicato all’anno appena trascorso. 

Dalla prima “5 gennaio, la Sogin, con il nulla osta del ministero dello Sviluppo e di quello dell’Ambiente, pubblica la Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee (Cnapi) a ospitare il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi. Sono 67 i luoghi scelti, con differenti gradi a seconda delle caratteristiche, in sette regioni: Piemonte, Toscana, Lazio, Puglia, Basilicata, Sardegna e Sicilia. Parte la fase di consultazione dei documenti” all’ultima: “22 dicembre, dal 1 gennaio 2022 sarà vietato allevare animali da pelliccia in Italia, come cincillà, volpi, visoni, procioni. La Commissione di Bilancio del Senato ha approvato un emendamento dell’Intergruppo parlamentare per i Diritti degli animali, a prima firma della capogruppo Leu al Senato Loredana De Petris, che prevede la chiusura definitiva entro sei mesi degli allevamenti ancora esistenti di animali da pelliccia in Italia e il divieto dell’attività su tutto il territorio nazionale”, c’è di che leggere per farsi un’idea dello stato delle cose in tema di ambiente. Nonostante qualcosa sia inequivocabilmente cambiato nella sensibilità delle persone fino ai governi in carica, c’è moltissimo da fare. E da vigilare: la nuova tassonomia green di cui si parla in UE è discutibile sul piano delle fonti di energia, cercando di inserire, sostanzialmente a beneficio di alcuni Paesi, gas e nucleare fra le fonti accettabili nella famosa fase di transizione. Del gas nella transizione si parla dai primi anni ‘90, e a dire il vero la medesima si sta prolungando un po’ troppo. Il tempo, come abbiamo scritto più volte, è una delle variabili in gioco e il passaggio a rinnovabili ed efficienza ora può essere concretamente realizzato.

Ci saremo. Con l’auspicio che il nuovo anno sia decisamente migliore del precedente, sotto ogni profilo.

Il link allo speciale de La Nuova Ecologia è il seguente:

https://www.lanuovaecologia.it/snowball/le-100-notizie-verdi-del-2021/





  


mercoledì 29 luglio 2020

Ghiacciaio con telo

Forse è davvero il caso di esclamare “come ci siamo ridotti” osservando l’immagine riportata sotto (con notizia tratta dal canale ANSA Ambiente ed Energia): un ghiacciaio alpino ricoperto di appositi teli per evitarne lo scioglimento. Forse questi saranno i ghiacciai del futuro, forse sarebbe bene  progettare sistemi idonei a prevenire i roghi delle foreste, lo scioglimento del permafrost in Siberia, le fuoriuscite di metano... 


Il più vecchio ghiacciaio delle Alpi, il ghiacciaio di Rhone in Svizzera, è stato ricoperto per metri e metri con speciali teloni atti a prevenirne lo scioglimento. Non si tratta del primo esperimento: enormi teli ricoprono il ghiacciaio Presena, ad esempio, tra Val Camonica e Val di Sole. I teli permettono di evitare la fusione ed il ritiro del ghiacciaio, attualmente causata dal riscaldamento globale dell’atmosfera. 

Negli ultimi trent’anni sono scomparsi circa duecento ghiacciai sulle Alpi, e quelli rimasti presentano evidenti riduzioni nell’estensione, nello spessore, e nella consistenza. In altri luoghi della Terra le cose non vanno meglio. Nel numero di luglio di National Geographic Italia viene descritta l’emergenza che riguarda l’acqua nelle zone che dipendono dai fiumi generati dai ghiacciai dell’Himalaya. 

Nei territori di alta quota himalayani la popolazione si attrezza come può: costruendo riserve di ghiaccio artigianali. Enormi coni di ghiaccio, fino a trenta metri di altezza, caratterizzano il paesaggio del Ladakh, e sono capaci di immagazzinare milioni di litri di acqua allo scopo di irrigare i campi dei villaggi vicini. 

Il fiume Indo, uno dei più grandi fiumi della Terra, ha le sue origini nei ghiacciai e nevai himalayani, che immagazzinano acqua d’inverno e la cedono in primavera ed estate, durante il disgelo. Esso sostenta 270 milioni di persone, grandi città e sistemi agricoli, ma il suo flusso è destinato a variare in modalità che influiranno notevolmente. Si prevede un incremento da oggi al 2050, seguito da una diminuzione costante dopo quella data. Già oggi le inondazioni seguite da siccità stanno cambiando il rapporto delle popolazioni locali con il grande fiume, e la geopolitica del territorio non può che esserne influenzata, inasprendo le tensioni fra i Paesi interessati alla disponibilità idrica. Fra questi, Cina, India e Pakistan sono dotati di arsenali nucleari. 

Le sfide che il cambiamento climatico, causato dalle continue emissioni di CO2 ed altri gas climalteranti in atmosfera, ci pone davanti sono varie e spesso collegate fra loro a formare lunghe catene che portano lontano, ben oltre il nostro rapporto con l’ambiente. Sono le nostre società, non l’ambiente Inteso come qualcosa di estraneo a noi e alle nostre vite (chiaramente un’interpretazione errata), quelle più colpite e destinate a cambiare, intraprendendo spostamenti verso lidi non ancora del tutto delineati con chiarezza.  

Intanto, questa immagine rappresenta bene uno spicchio del nostro futuro. Guardiamola con attenzione, perché ciò che proietta va ben oltre una vetta alpina con teli in vista.

L'immagine e la notizia si trovano al seguente indirizzo:

https://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/natura/2020/07/18/ansasu-piu-antico-ghiacciaio-alpi-teli-bianchi-anti-fusione_f61c5ba5-1d81-4e18-a9e1-b7fd853981a2.html



mercoledì 1 luglio 2020

Ecologia di governo

Complimenti e congratulazioni ad Anne Hidalgo, socialista con una forte propensione ecologista,  per la sua ri-elezione a Sindaco di Parigi. Non è cosa da poco, guidare Parigi, una città dove le dimensioni fanno la differenza, moltiplicando numericamente ogni problema che affligga tipicamente una grande città. Qualcosa si muove sul fronte occidentale, a partire dal Presidente USA Trump in forte calo di consenso nei sondaggi (con cautela, per quanto valgano i sondaggi), per finire con il Re Filippo del Belgio che chiede scusa per la violenza e le sofferenze inflitte al Congo nel periodo coloniale. Può sembrare un inutile dettaglio, ma non lo è. Si inserisce nell’orientamento che sta diffondendosi anti-colonialista ed anti-razzista, tendente a rivedere con una sensibilità diversa, nuova, i fatti della Storia, a partire da molti leaders del passato e molte esaltazioni imperialiste. 

Anne Hidalgo ha fatto moltissime cose nella capitale francese, anche nell’aspetto ambientale. Ma non è facile essere concreti in quel fronte. In questi mesi si sta consumando in Emilia Romagna un confronto che sta assumendo toni aspri fra il governo regionale e le associazioni ambientaliste riguardo il progetto di eolico off-shore nel mare di Rimini: la Regione è contraria e gli ambientalisti sono a favore. Superando il periodo - lungo - durante il quale ambientalisti e politica si fronteggiavano sulle sponde opposte della difesa dell’ambiente e dello sviluppo fossile tradizionale, ora siamo tutti oltre il fiume sulla stessa ampia area dello sviluppo sostenibile, verde, rinnovabile, pulito quanto possibile. Il confronto avviene sul “come” farlo concretamente. E l’eolico è uno di quei casi che può portare a pareri diversi, o addirittura opposti. Gli aerogeneratori producono energia pulita con alcune condizioni di base ovvie, come la presenza di vento, ma sono ingombranti, ben visibili nel paesaggio, con un certo impatto nella fase di costruzione. Pongono qualche problema in più rispetto al solare, per esempio, sicuramente la fonte rinnovabile migliore sotto tutti gli aspetti. In sostanza, la decisione di costruire un parco eolico o meno dovrebbe riguardare ciascun caso a sé, in un’analisi costi-benefici all inclusive. No alle ideologizzazioni del tema, da una parte o dall’altra. 
Quindi, nel caso dell’eolico nel mare della Romagna, come in ogni altro caso analogo,  ci si augura che si entri nel merito in modo specifico, analizzando progetto e condizioni esterne, ed evitando lo scontro aperto, del tutto inutile.

Anche in Trentino speriamo che si superino le ideologie, fra i favorevoli agli abbattimenti degli orsi, e i contrari che arrivano a suggerire il boicottaggio vacanziero del Trentino stesso.
Partiamo dall’inizio: gli orsi c’erano, sulle Alpi, come c’erano i lupi, le linci, i gipeti, gli stambecchi, e persino i castori. Non si tratta di fauna dell’Alaska, come molti credono, ma anche nostrana. Come mai non c’è più, o è stata ridotta a piccoli nuclei miracolosamente salvatisi, come nel caso degli stambecchi?
Perchè è stata cacciata, per non dire perseguitata, dai nostri avi per secoli. I secoli delle grandi cacce, ma anche i secoli dell’attacco alla fauna selvatica degli abitanti del luogo, i secoli dei premi a coloro che uccidevano il maggior numero di lupi, delle trappole, delle pelli, delle teste-trofeo appese al muro. 
Ora, i lupi sono tornati, e sono i nostri lupi, giunti fino alle Alpi dagli Appennini, dove un nucleo era rimasto fino alla legge di tutela fortemente promossa dalle associazioni ambientaliste. (E’ bello leggere un cartello su un sentiero ad Innsbruck (Austria) che sono tornati i lupi anche lì, arrivati dall’Italia e grazie alla nostra normativa di tutela).
E sono tornati anche gli orsi, grazie al progetto europeo Life Ursus: un tentativo di ripopolamento andato a buon fine, dopo gli insuccessi degli anni ‘60 del novecento. Provengono dalla vicina Slovenia, visto che i nostri erano stati completamente sterminati nel passato. Ora, reintrodurre una popolazione di orsi con un progetto scientifico e poi ucciderli al primo contatto con gli umani non è certo una prospettiva accettabile. Se non si vogliono gli orsi, piuttosto non si faccia il progetto. Perchè è chiaro che non si tratta di peluche, ma di orsi in carne ed ossa. Ad oggi, non sembra che l’amministrazione del Trentino abbia trovato la via per una corretta gestione, viste le ordinanze di cattura o di abbattimento firmate come se niente fosse ad ogni piè sospinto dal Presidente della Provincia. A fronte di una significativa presenza di animali potenzialmente pericolosi va portata avanti un’azione intensa di informazione e cultura in materia a tutti gli abitanti e i i villeggianti di quelle zone. Non si può lasciare nulla al caso, nulla di improvvisato. Anche perchè ci sono altre regioni che hanno gli orsi, come l’Abruzzo. Orsi marsicani, del posto, che vivono lì da sempre e non sembra succedere niente di pericoloso. Come fa l’Abruzzo a gestire i suoi orsi?  
Forse una migliore comunicazione fra le due regioni sarebbe utile. 
Dulcis in fundo, sono tornati persino gli sciacalli, e i castori, o meglio, un castoro.  Il Friuli Venezia Giulia è il territorio. Gli sciacalli dorati provengono dall’Est, il castoro dall’Austria e si è insediato nella Foresta di Tarvisio, un corridoio faunistico eccezionale. Speriamo che arrivi presto anche una castora e che mettano su famiglia...
I castori mancano dall’Italia addirittura da quattro secoli. Anche in questo caso, non erano andati in vacanza, mancano perché venivano cacciati per le pelli, e lo sono stati fino all’ultimo esemplare. E’ questo ciò che vogliamo fare della Natura? 
Bene, ora che questi splendidi animali sono tornati abbiamo una seconda possibilità. Costruire una via di sviluppo dove reciprocità e sostenibilità sul piano ambientale, rispetto delle specie animali e degli equilibri della Natura, siano i pilastri, oppure rifare gli errori del passato. 
“Ecologia” deve declinarsi con “governo”, non può più restare sulla carta stampata, sui documentari, negli interventi pubblici. E siamo noi, questa generazione, ad avere la responsabilità della decisione.



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