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domenica 18 gennaio 2026

Il sistema elettrico è sempre più green

 Nuove, e buone (per una volta) notizie: secondo il comunicato stampa di Terna uscito due giorni fa, nel 2024 abbiamo raggiunto i 76,6 GW di potenza rinnnovabile, con un incremento di capacità in un solo anno di 7,5 GW, in crescita di ben +29% rispetto all’anno precedente, costituiti da oltre 50 GW di potenza installata con i soli solare ed eolico, per 37,1 GW il primo e 13 GW il secondo.

Sul versante della produzione, la crescita dell’offerta rinnovabile è stata importante, di +13,4%, mentre considerando solo il fotovoltaico abbiamo raggiunto il record storico con 36,1 TWh. In concomitanza, la produzione da fonte idrica è stata decisamente positiva, con un incremento di +30,4%. 

Riguardo invece gli accumuli, nel 2024 la potenza nominale in esercizio è aumentata di 2,1 GW, per un totale di 5,6 GW, di cui circa 1 GW è di grande taglia. 

La domanda di energia elettrica è stata soddisfatta per 83,7% con la produzione nazionale, e per il restante 16,3% dal saldo con l’estero, tramite le interconnessioni della rete con gli altri Paesi. La produzione nazionale è aumentata rispetto all’anno precedente grazie all’incremento dell’idroelettrico e del fotovoltaico, mentre risulta in calo il termoelettrico, e soprattutto il ricorso al carbone, che registra un significativo -71%, con conseguente riduzione delle emissioni di CO2 di oltre 8 milioni di tonnellate.

Con le fonti rinnovabili che sono arrivate a superare il 40% di copertura del fabbisogno, possiamo affermare che il sistema energetico italiano sta diventando progressivamente più sostenibile, mostrando una tendenza che arriva a superare le previsioni (le nuove installazioni superano abbondantemente il target del DM Aree Idonee del giugno ‘24), modificando nel corso del tempo uno stato che sembrava inalterabile. Chi, come me, segue da molto tempo il tema, ricorderà i ministri che una ventina di anni fa decretavano in ogni dove l’impossibilità di cambiare le cose per via di una presunta inefficacia delle fonti rinnovabili. Ora siamo qui a commentare l’esatto opposto, un percorso che in altre parole può essere visto come un’autentica speranza per il futuro, nonostante tutte le resistenze e nonostante tutto ciò che accade. 

Siamo in una fase, nel mondo, in cui si cerca di raschiare il fondo del barile, cercando il petrolio che resta, che si trovi nella foresta Amazzonica o nell’Artico, che sia bitume (Venezuela) o che sia associato a gas, che appartenga ad altri Paesi e non al proprio, come vorrebbero gli USA di Trump, dopo che il fracking in casa propria è in calo e i costi superano la resa. Lo slogan sembra essere bruciamo tutto il possibile dopo che abbiamo inquinato il mondo,  e avanti fino alla fine. Un percorso molto pericoloso.

Al contrario, il petrolio che resta andrebbe lasciato sotto terra per il bene di tutti, con le alternative che ci sono, sono tecnologicamente mature, e che sono persino economicamente più valide delle vecchie fonti energetiche fossili. 

I dati più dettagliati si trovano al link seguente:

https://www.terna.it/it/media/comunicati-stampa/dettaglio/consumi-elettrici-2024





mercoledì 8 ottobre 2025

Il black out in Spagna non è stato causato dalle rinnovabili

 Fra le cause ipotizzate per il black out che ha colpito la Spagna e il Portogallo la scorsa primavera la grande diffusione delle rinnovabili ha conquistato i titoli dei giornali. A molti è sembrata la spiegazione perfetta di qualcosa che non funziona a dovere (chissà perché) e il rilancio di questa idea non verificata è stato piuttosto esteso.

Ora arriva un rapporto tecnico di Entso-E  (rete europea dei gestori dei sistemi di trasmissione elettrica) che esamina ciò che è accaduto in termini precisi, e lo si può scaricare al link in calce.

In breve, il rapporto chiarisce che non c’entra la rilevante quantità di rinnovabili nel sistema elettrico iberico con l’interruzione su larga scala dell’elettricità  accaduta lo scorso aprile, ma che il sistema stesso ha elementi di debolezza che hanno generato guasti dando il via ad una sequenza di eventi a catena, che in una specie di effetto domino hanno portato al black out. Senza entrare nei dettagli tecnici, le difficoltà  emerse sono state descritte con chiarezza. Secondo questa analisi, il livello di solare ed eolico era in linea con le medie stagionali. 

Dunque la Spagna dovra’ fare i conti con i problemi del suo sistema elettrico, ma per fare questo non dovrà rinunciare alle fonti rinnovabili. 


Per contro, il think tank Ember ha pubblicato un’analisi sull’andamento dei prezzi dell’elettricità, da cui emerge che la Spagna ha già disaccoppiato elettricità e gas, grazie proprio alla grande diffusione delle rinnovabili.

In particolare, come riporta un articolo della rivista Qualenergia, la crescita di eolico e solare ha ridotto del 75% l’influenza di gas e carbone, a partire dal 2019. Nella prima metà del 2025 - riporta l’articolo -  le fonti fossili hanno determinato il prezzo solo nel 19% delle ore, contro il 75% nel 2019. Il risultato è stato un calo significativo dei costi: i prezzi all’ingrosso in Spagna sono stati 32% inferiori alla media UE, e tra i più bassi d’Europa.

In pratica, si legge, “tra il 2019 e il 2025, la Spagna ha ridotto di tre quarti le ore in cui il prezzo dell’energia era fissato dal gas, passando dal 75% delle ore nel 2019 al 19% nel primo semestre 2025. Nello stesso periodo, il prezzo medio all’ingrosso dell’elettricità si è attestato a 62 €/MWh, ben sotto al costo medio di produzione a gas, pari a 111 €/MWh, e inferiore del 32% rispetto alla media europea”.

Si tratta di un risultato non da poco, in un periodo di prezzi alti dell’elettricità che sono dovuti a considerazioni e conseguenze sostanzialmente di economia tradizionale della situazione geopolitica internazionale. Al contrario, l’energia, e l’economia ad essa legata, dovrebbero fare un salto di qualità abbandonando vecchi schemi in favore di processi, variabili, e leggi più consoni ad un sistema energetico con forte quota di fonti pulite. La transizione, di cui si parla spesso, implica non uno ma una serie di cambiamenti, indispensabili nel momento in cui i precedenti meccanismi non sono più adeguati. 

Il caso della Spagna è significativo, dunque, per due motivi: la necessità di prevenire per quanto possibile il rischio di black out di un sistema elettrico, e gli effetti che una quota importante di rinnovabili possono avere sulla formazione dei prezzi. Un case-study che può insegnarci molto.


Gli articoli citati si trovano ai seguenti link:


https://www.entsoe.eu/news/2025/10/03/28-april-blackout-in-spain-and-portugal-expert-panel-releases-comprehensive-factual-report/



https://www.qualenergia.it/articoli/spagna-spezza-legame-gas-prezzi-elettrici/


venerdì 9 maggio 2025

Eolico a Badìa Tedalda: troppi elementi critici genererebbero un impatto eccessivo

Riguardo il progetto di impianto eolico denominato “Badia del vento” e situato al confine fra Toscana e Romagna nel territorio di Badìa Tedalda (AR) credo che abbia ragione la Regione Emilia Romagna che, insieme a numerosi Comuni del territorio, ha espresso parere contrario. La Regione Toscana, che promuove l’impianto collocato al confine fra le due regioni (capitano spesso proprio sui confini) è ovviamente favorevole.

Si tratta di sistemare un impianto eolico industriale di dimensioni ragguardevoli in uno dei territori italiani ancora poco alterati da mano umana, di particolare rilevanza storica, paesaggistica, naturalistica. A questo impianto ne seguirebbero altri, arrivando ad una sessantina di aerogeneratori collocati in alta quota sui crinali. L’area interessata si trova fra il camaldolese, il territorio di San Marino e il Montefeltro. Dalla parte della Romagna, le pale eoliche sovrasterebbero la Valmarecchia.
Il progetto di impianto “Badia del vento” è costituito da 7 turbine eoliche alte 180 metri, come enormi grattacieli, con rotori del diametro di 136 metri, e piazzole di sostegno gigantesche. I lavori di sbancamento sarebbero notevoli, su crinali intonsi ad oltre 1.000 metri di quota. L’Appennino toscoemiliano non è caratterizzato da venti particolarmente intensi, perciò bisogna andare a prenderli a grandi altezze, e sorge spontanea la domanda se ne vale la pena sul piano della produzione di energia.
Il progetto, inoltre, non rispetterebbe i 7 Km di distanza, con numerosi beni architettonici e storici tutelati, e non terrebbe conto della vicinanza ad aree naturali protette. Per citarne alcune, si tratta della Riserva Naturale dell’Alpe della Luna, il Monte Fumaiolo, la ripa della Moia, i fiumi Marecchia e Senatello, il Monte Carpegna, il Torrente Messa, il Poggio Miratoio, il Parco e la riserva naturale del Sasso Simone e Simoncello, o località storiche come il borgo di Petrella Guidi. E’ del tutto naturale che la zona sia piena di territori da tutelare, vi
ste le caratteristiche che la rendono una delle aree di maggior pregio naturalistico e storico in Italia.

La Regione Emilia Romagna osserva che l’impianto può avere potenziali effetti negativi e significativi sulle componenti ambientali (paesaggio, avifauna, chirotterofauna e rumore) e che presenta delle criticità rispetto alla pianificazione territoriale regionale e l'idoneità delle aree per l'installazione di impianti eolici, per non parlare ovviamente dell’impatto visivo. 
E’ lecito aspettarsi che il progetto venga archiviato, nel quadro di una regolamentazione delle aree idonee agli impianti eolici e del rispetto delle norme, come anche nel contesto di uno sviluppo corretto delle fonti rinnovabili.


Il problema delle rinnovabili sul territorio costituisce da anni un aspetto non secondario della transizione energetica. Sono positivi i dati numerici che mostrano una crescita nel tempo delle energie pulite, ma non basta se tale crescita nel concreto non avviene nel rispetto del territorio. Insomma, non si possono costruire ovunque e comunque, vanno invece fatte delle scelte sulla base di regole precise, capaci di promuovere le fonti pulite senza stravolgere fauna, flora, peculiarità storiche, artistiche, naturalistiche del territorio interessato - è l’unico modo, fra l’altro, che può portare a una migliore e più facile accettazione da parte delle comunità locali.


Si possono trovare tutte le informazioni relative al progetto e all’iter in corso sui siti della Regione Emilia Romagna e Toscana, sul portale Demetra della Regione Emilia Romagna, oltre che su numerosi siti informativi.



sabato 3 agosto 2024

Eolico e solare in Cina superano il carbone

La situazione dell’energia in Cina è più complessa di come appaia, e non è utile al dibattito semplificarla richiamando soltanto il grande consumo energetico - e le grandi emissioni - che il Paese più popoloso del mondo fa.

In questo post segnalo un articolo di Qualenergia con i dati recenti della potenza cumulativa installata nel Paese asiatico. 

Nell’articolo si legge: “Per la prima volta a giugno di quest’anno, in Cina la potenza combinata di eolico e solare ha superato quella da carbone, stando agli ultimi dati della National Energy Administration (Nea) del Paese.” Si tratta di una buona notizia. Certo, la potenza non equivale all’energia prodotta, che per le fonti rinnovabili è inferiore alle fonti fossili, ma si tratta comunque di un dato interessante che mostra che la Cina è impegnata da anni sul fronte delle fonti pulite ed è capace di ottenere risultati apprezzabili.

L’articolo, con grafici molto chiari, si trova al seguente link:


https://www.qualenergia.it/articoli/cina-potenza-fotovoltaica-eolica-supera-centrali-carbone/




venerdì 9 febbraio 2024

UE: eolico supera il gas nella produzione elettrica

 L’anno appena trascorso ha visto il raggiungimento ed il superamento di una serie di valori-soglia importanti nei Paesi dell’Unione Europea ben descritti nell’articolo di Qualenergia “Eolico batte gas, carbone ai minimi storici: l’elettricità dell’UE nel 2023” (in calce), che cita a sua volta un rapporto di Ember, organismo indipendente di studio sulle politiche energetiche che abbiamo già incontrato più volte, dal titolo “European Electricity Review 2024”.

Dice l’articolo che le fonti energetiche fossili per la prima volta sono calate fino a contribuire per meno di un terzo della produzione complessiva di elettricità, che l’eolico ha superato il gas generando 475 TWh contro 452 TWh, registrando un’aumento di 55 TWh, che eolico e fotovoltaico insieme hanno contribuito per oltre un quarto, precisamente per il 27%, alla generazione complessiva, e che tutte le rinnovabili insieme hanno superato il 40% della produzione totale arrivando al 44%. Da notare che si tratta di valori di produzione di energia elettrica, e non di potenza installata, quindi confrontabili direttamente con la generazione da fonte fossile.

Questi dati vanno affiancati ad un calo della domanda di quasi 2.700 TWh, corrispondenti a -3,4% rispetto al 2022.


Nello specifico, la produzione di energia da carbone ha raggiunto il minimo storico di 333 TWh, con un crollo nel giro di un anno di -26%, contribuendo alla generazione complessiva con il 12%. Anche il gas è diminuito, con 452 TWh corrispondenti ad una riduzione di -15% sull’anno precedente, e ad un contributo sul totale del 17%.







Nel grafico, che evidenzia con i colori il fatto nuovo che il vento, ossia una fonte energetica naturale e pulita, ha superato il gas nella generazione elettrica in Europa, si possono notare alcune altre caratteristiche. Innanzitutto, i valori di partenza riferiti all’anno 2000, nettamente diversi e distanti fra le fonti energetiche: bassissimi per vento e sole, intermedi per il gas e l’idroelettrico, elevati per nucleare e carbone. In secondo luogo, gli andamenti nel tempo: oscillante ma sostanzialmente stabile per la fonte rinnovabile storica, l’idroelettrico, calante per il nucleare, fortemente calante per il carbone, mentre il gas oscilla notevolmente nella fascia intermedia, e infine fortemente crescente per solare ed eolico. Questi dati ci dicono che la ormai famosa transizione ecologica è in corso, non si arresta - ricordate i timori di una frenata o di un arretramento ai tempi del lockdown del Covid? - e anzi procede nonostante tutti gli ostacoli, che comunque ci sono, basti pensare alle difficoltà che ci siamo trovati davanti quando abbiamo pensato di allontanarci dalla dipendenza  dalla Russia. Questo è il dato positivo: una volta iniziato il percorso, la via è tracciata, e non si torna indietro.

Il secondo elemento positivo che emerge dai dati è il calo delle emissioni inquinanti e climalteranti: si registra infatti un crollo record delle emissioni di -19%. Non è detto che si tratti di una tendenza stabile anno per anno, ma è molto probabile che si inserisca in una tendenza su un periodo più lungo di diminuzione delle emissioni provenienti dalla generazione elettrica.


Come dice Sarah Brown (Eu Programme Director di Ember, traduco dal sito) “La crisi energetica e l’invasione russa dell’Ucraina non hanno portato ad una rinascita di carbone e gas - anzi, ne siamo lontani. Il carbone sta uscendo dalla produzione, mentre eolico e solare crescono, e il gas è prossimo al declino. Ma non è tempo di compiacersi.” 

Penso che sia tempo di continuare a lavorare per creare un sistema efficiente di produzione energetica libera dalle fonti fossili, e questi dati mostrano che è possibile. 



Il rapporto di Ember si trova al seguente indirizzo:


https://ember-climate.org/insights/research/european-electricity-review-2024/


L’articolo che lo riassume sul sito di Qualenergia:


https://www.qualenergia.it/articoli/eolico-batte-gas-carbone-minimi-storici-elettricita-ue-2023/





martedì 16 maggio 2023

La Cina raggiungerà quest’anno il nuovo picco delle emissioni, ma potrebbe essere l’ultimo

 Le emissioni di biossido di carbonio - CO2 - della Cina sono cresciute del 4% nei primi mesi del 2023 in rapporto allo stesso periodo dello scorso anno, raggiungendo un picco che rappresenta un record per il grande Paese asiatico, al di sopra di 3 miliardi di tonnellate di CO2 equivalenti, scrive Lauri Myllyvirta (lead analyst al Centre for Research on Energy and Clean Air, CREA) su Carbon Brief.


Le emissioni record raggiunte dalla Cina sarebbero causate, secondo l’analisi, da tre fattori principali: un rimbalzo dell’economia cinese dopo il lungo periodo di restrizioni dovute al Covid, misure economiche di stimolo, e bassa generazione da fonte idraulica dovuta alla siccità. Questi fattori avrebbero determinato un aumento della domanda di combustibili fossili, corrispondenti per ogni fonte a +5,5% di petrolio, +3,6% di carbone, +1,4% di gas, derivanti principalmente dalla produzione energetica, dai trasporti, dalla produzione di cemento.

Con tutta probabilità, visto l’impegno del governo sul fronte economico, l’anno in corso segnerà un picco di emissioni mai visto prima.


Ma sul medio periodo le cose starebbero in forma un po’ diversa (per fortuna). 

L’impegno cinese sul versante delle fonti rinnovabili ha portato ad una capacità installata che, insieme al nucleare (che ha altri problemi, ma non emette CO2) supera il 50% del totale. Le installazioni solari quest’anno sono triplicate rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, quelle eoliche hanno registrato un +32%, e complessivamente si prevede che quest’anno la nuova capacità solare ed eolica installata raggiungerà i 160 GW. I grafici mostrano andamenti in forte crescita, nettamente superiore agli ultimi anni, quando avevano già tutti un notevole andamento crescente. Questo significa che l’impegno cinese sulle rinnovabili non è venuto meno, anzi, è maggiore di prima, tanto che se la tendenza continuerà la Cina supererà previsioni che solo poco tempo fa erano consolidate fra gli analisti, ma che appaiono oggi eccessivamente deboli.

Contemporaneamente, la Cina fa ancora largo uso di carbone e nuovi impianti vengono realizzati, ma pare che la necessità di tali impianti sia fondamentalmente a copertura della domanda di picco, cresciuta notevolmente in anni recenti (lo scorso anno l’estate straordinariamente calda ha portato a un uso diffuso di condizionatori).

Le previsioni degli analisti sostengono che nei prossimi anni il contributo delle centrali a carbone potrebbe diminuire (in accordo, del resto, con gli impegni presi) in concomitanza alla percentuale sempre maggiore di fonti pulite, e che nel complesso le emissioni di carbonio sarebbero vicine, o già prossime, al picco storico, vale a dire al periodo in cui inizierebbero a calare. L’outlook prevede il picco addirittura quest’anno, e sarebbe seguito negli anni prossimi da un declino strutturale del livello delle emissioni.


Su piano globale, questo significa che la transizione ecologica del settore energetico sta coinvolgendo sempre più anche i grandi Paesi che fino a poco tempo fa erano occupati a creare sviluppo economico per migliorare le condizioni di vita al loro interno al di là di considerazioni di stampo ambientale. La Cina è stata portata troppo spesso a supporto delle tesi negazioniste e conservative dello status quo mentre non è affatto questo il ruolo che sta ricoprendo attualmente. Al contrario, nonostante le difficoltà derivanti dal recente sviluppo, l’impegno sul fronte delle rinnovabili non viene accantonato, come confermano gli studi condotti negli ultimi anni. 

La prospettiva (di cui l’Unione Europea è sempre stata traino mondiale, anche dal canto suo non senza difficoltà) va tenuta aperta e supportata in ogni modo, con lungimiranza.


L’analisi pubblicata su Carbon Brief si trova al seguente link:


https://www.carbonbrief.org/analysis-chinas-co2-emissions-hit-q1-record-high-after-4-rise-in-early-2023/







martedì 18 aprile 2023

Inizia il calo delle emissioni del settore energetico? Probabilmente sì.

 Crescono le rinnovabili e raggiungono percentuali non certo trascurabili dell'energia elettrica: secondo Ember, nel 2022 la quota è stata del 12%, con un incremento notevole rispetto all'anno precedente che registrava un 10%.

Il think tank sulla sfida energetica Ember ha pubblicato il nuovo Rapporto sullo stato del settore di produzione di energia che prevede che già quest'anno potremmo entrare in una nuova era di calo continuo della produzione da fonti fossili e di conseguenza delle emissioni derivanti dal settore. Sulla strada della decarbonizzazione, lo scenario dell'IEA (International Energy Agency) "Net Zero emissions" pone l'obiettivo di zero emissioni per il settore energetico al 2040, mentre lo zero delle emissioni dell'economia nel suo complesso dovrebbe configurarsi nel 2050. Si tratta di obiettivi molto sfidanti, da cui emerge l'importanza e l'urgenza di un decremento continuo nel settore energetico.

Le notizie riportate sono parzialmente positive: l'intensità di carbonio della generazione di elettricità non è mai stata così bassa come nello scorso anno, quando ha raggiunto "solo" 436 gCO2/kWh, cioè l'energia più pulita che nel complesso sia mai stata prodotta, dovuta principalmente all'aumento record di solare ed eolico. Nonostante questo, le emissioni del settore sono cresciute del 1,3%, per via del fatto che sono complessivamente aumentati i consumi.  Il ricorso al carbone è cresciuto del 1,1%, in linea con gli anni precedenti, ma molto meno di quanto ci si aspettasse al principio della crisi energetica, mentre il gas è quasi stabile. 

Ma soprattutto, gli autori del rapporto ritengono che il 2023 sarà l'inizio di un calo delle emissioni provenienti dal settore di produzione di energia che continuerà in futuro, dando il via ad una nuova era di emissioni via via decrescenti.

Per quanto riguarda altre fonti, come il nucleare tradizionale (fissione), che non emettono carbonio ma presentano altri problemi di difficile soluzione, si registra in questi giorni la notizia che la Germania abbandona i reattori decidendo di chiudere le ultime tre centrali ancora attive.  La strada sembra chiara: verso le fonti pulite e l'efficienza energetica.

Per saperne di più sul rapporto Ember:

https://ember-climate.org/insights/research/global-electricity-review-2023/




venerdì 13 gennaio 2023

Avanti adagio

 Sull’ultimo numero della rivista Qualenergia (che presenta una copertina divisa in due parti: la prima, con l’immagine di una piattaforma di estrazione marina con la scritta Governo Meloni, la seconda con un impianto eolico off-shore e la scritta “dallo sblocco del gas a quello delle rinnovabili”) c’è un focus dal titolo “La corsa delle rinnovabili”, che fa ben sperare. Il sottotitolo, però, mette in guardia: “I segnali sullo sviluppo mondiale delle rinnovabili sono chiari ma la politica deve ancora attivarsi a pieno”. Per qualche ragione, la politica deve sempre attivarsi, il che vuol dire sempre arrivare in ritardo, figuriamoci poi se si tratta di rinnovabili. Restando nel nostro Paese, ancora non è chiaro quale direzione intende prendere il governo in tema di energia, e non sembra che abbiano idee chiare in proposito. Nulla di nuovo, dopo le esperienze che abbiamo vissuto nel passato (con governi di ogni colore, l’approssimazione e la tendenza al mantenimento dello status quo regnavano) sarebbe degno di nota se succedesse il contrario. Non so se si tratta di mala fede del Governo Meloni - i governi non hanno mai brillato in tema di energia e ancora meno di ambiente - piuttosto per ora mi sembra incapacità, ma forse serve altro tempo per “carburare”. Possiamo certamente aspettare ancora un po’ e vedere cosa faranno.

In ogni caso, nel 2022 le cose sono andate meglio del solito per le nuove rinnovabili, come attestano i dati: nell’articolo “Record rinnovabile” si parla di 3.230 MW di progetti autorizzati fotovoltaici ed eolici, con preponderanza di FV (2.923 MW), e si sottolinea la maggior efficienza degli iter autorizzativi a livello regionale, ed è una buona notizia. Altrettanto buoni sono gli effetti delle semplificazioni autorizzative. 

L’eolico on shore presenta le solite difficoltà, incontrando pareri contrastanti che spesso costituiscono la base per il blocco dei progetti. A mio parere, maggiore attenzione alle notevoli opportunità che vengono dall’eolico off shore porterebbe ad un miglioramento della situazione nel settore, con benefici notevoli. Riassumendo, qualcosa si muove ed è un bene, ma non è ancora sufficiente per una vera svolta green sul fronte della produzione energetica.

Ancora una volta, ricordo che la questione del caro bollette e del caro carburante non ha un’unica causa, ma una serie di cause (oscillazioni sul mercato dei prezzi delle fonti primarie, la struttura stessa del mercato energetico, la guerra, le speculazioni che approfittano delle situazioni che si creano, l’insieme delle caratteristiche del nostro sistema energetico) e non sarà la Guardia di Finanza - a cui va la massima stima -  a risolvere problemi che sono complessi e riguardano la politica energetica nel suo insieme. L’unica via per acquistare meno petrolio e meno metano dall’estero consiste nel promuovere rinnovabili ed efficienza energetica, quest’ultimo un capitolo ancora aperto e molto importante. Il metano presente nel sottosuolo italiano è, astraendo da considerazioni riguardanti la scelta di estrarlo in misura maggiore quando poteva essere indirizzata maggiormente alle fonti pulite, poca cosa rispetto ai bisogni del Paese. Estraiamolo pure (evitando così di essere tacciati di posizioni ideologiche) ma non risolverà il problema. 

Paradossalmente, abbiamo già inquinato così tanto che non fa più freddo d’inverno, almeno alle nostre latitudini, in modo che possiamo consumare meno e tenerci le scorte, che gli esperti fan del fossile minacciavano che non avrebbero raggiunto la fine dell’anno dai talk show televisivi. 

Una cosa è certa: il processo denominato di transizione energetica potrà essere ritardato - colpevolmente - da tutti coloro che sostengono il vecchio mondo, ma non potrà essere fermato. 




martedì 16 agosto 2022

Che gli eletti facciano la loro parte sulla transizione energetica

Bene, ora che conosciamo le liste elettorali per le elezioni del 25 settembre prossimo siamo a posto e possiamo passare ai problemi concreti. Con una postilla: che le rinnovabili corrono seri rischi, poiché se la sinistra è mediamente scarsa sulle politiche energetiche e ambientali, la destra è zero. Il rischio concreto se vincerà la destra, come prevedono tutti i sondaggi, è che si progettino centrali nucleari (di III Generazione, poiché la IV ancora non c’è) da sistemare sul nostro territorio, e si arresti quel poco che si sta facendo per la transizione ecologica nel campo dell’energia, e in ogni altro campo. Una prospettiva buia che spazzerebbe via le incertezze del passato, contenenti comunque aperture, scegliendo nettamente la strada del ritorno al nucleare e alle fonti fossili.

Sull’ultimo numero della rivista Qualenergia, dal titolo “Come uscire dalla crisi del gas”, sottotitolo “Sobrietà, rinnovabili ed efficienza”, a pagina 11 Sergio Ferraris scrive: “L’eolico off-shore galleggiante è una delle nuove frontiere delle rinnovabili. Le pale eoliche galleggianti offrono solo vantaggi. Sono installabili tra i 20 e i 40 km dalla costa e nonostante i loro 250 metri d’altezza appaiono all’orizzonte come una pagliuzza alta 6 millimetri a un metro di distanza, hanno un capacity load elevato del 40% e consentono delle eccellenti economie di scala viste le grandi potenze delle singole pale, oggi di 15 MWe. Oltre a ciò sono un’ottima occasione di sviluppo dei territori. Gli Stati Uniti, la Germania, la Spagna, la Gran Bretagna, la Scozia e persino la Grecia stanno ristrutturando alcuni porti per renderli dei veri e propri hub per l’eolico off shore galleggiante, mentre sul fronte italiano tutto sembra bloccato, nonostante te siano arrivate a Terna 31 GWe di richieste d’allacciamento per quest fonte rinnovabile.(...)”.  Aggiungiamo che l’eolico off shore (sistemato cioè al largo della costa marina) non presenta evidentemente i problemi paesaggistici che spesso ostacolano lo sviluppo dei parchi eolici sulla terraferma.

Ora, come sia possibile che in Italia ancora oggi tutto sembri bloccato, come sia possibile che arriviamo sempre in ritardo, che nessuno riesca a sveltire gli iter e aprire varchi nelle selve burocratiche che frenano il nostro Paese lasciandolo sempre dov’è, rimane in gran parte un mistero. Dei meandri decisionali i cittadini non sanno nulla. Ma sarei pronta a scommettere che se qualcuno si muovesse per costruire una centrale nucleare, o una a carbone, gli iter miracolosamente velocizzerebbero il tutto, con grande soddisfazione dei portatori degli interessi in gioco. Resta il fatto oggettivo che i cittadini hanno fermato il nucleare due volte, e possono farlo anche una terza volta.

In Emilia Romagna si parla da tempo della realizzazione di impianti eolici al largo della costa ravennate e riminese. Troppo spesso però gli enti locali hanno espresso dubbi e perplessità che speriamo ora vengano superati: lo stesso Presidente Stefano Bonaccini ha più volte ribadito che l’amministrazione regionale intende andare avanti con l’eolico off shore. Sarebbe davvero una svolta notevole, un beneficio per la regione e per il nostro Paese, un segnale che si possono fare davvero cose concrete, al di là delle parole.

Nel contempo, Ravenna si è candidata ad ospitare un rigassificatore, ovvero una nave che contiene un impianto capace di riportare il gas liquefatto (condizione necessaria al trasporto via mare) allo stato aeriforme. Da tempo sostengo che sono necessari in Italia alcuni rigassificatori per diversificare i Paesi di approvvigionamento del gas, dato che 60 Mtep di gas naturale non sono sostituibili immediatamente con fonti rinnovabili. Non c’è alcun dubbio che nessun rigassificatore sostituirà mai un tubo diretto, e che rigassificare richiede energia, ma la situazione attuale non lascia altre vie d’uscita, almeno temporaneamente.

Il vero punto centrale è che le scelte vanno fatte nell’ottica della decarbonizzazione, ovvero contenendo i consumi energetici, migliorando l’efficienza e promuovendo le fonti rinnovabili. Si tratta di una prospettiva perfettamente realizzabile e a cui dobbiamo dedicarci con impegno. La crisi climatica globale richiede un cambiamento radicale e urgente che può, se ben condotto, costituire un beneficio per la nostra società. 

Dunque, se una richiesta pressante va fatta a coloro che saranno eletti in Parlamento e a coloro che costituiranno il nuovo Governo essa è che non fermino le rinnovabili, già troppe volte ostacolate, e che non arrestino la cosiddetta transizione ecologica, perché sarebbe un danno gravissimo, forse il peggiore che potrebbero fare.






 



mercoledì 1 luglio 2020

Ecologia di governo

Complimenti e congratulazioni ad Anne Hidalgo, socialista con una forte propensione ecologista,  per la sua ri-elezione a Sindaco di Parigi. Non è cosa da poco, guidare Parigi, una città dove le dimensioni fanno la differenza, moltiplicando numericamente ogni problema che affligga tipicamente una grande città. Qualcosa si muove sul fronte occidentale, a partire dal Presidente USA Trump in forte calo di consenso nei sondaggi (con cautela, per quanto valgano i sondaggi), per finire con il Re Filippo del Belgio che chiede scusa per la violenza e le sofferenze inflitte al Congo nel periodo coloniale. Può sembrare un inutile dettaglio, ma non lo è. Si inserisce nell’orientamento che sta diffondendosi anti-colonialista ed anti-razzista, tendente a rivedere con una sensibilità diversa, nuova, i fatti della Storia, a partire da molti leaders del passato e molte esaltazioni imperialiste. 

Anne Hidalgo ha fatto moltissime cose nella capitale francese, anche nell’aspetto ambientale. Ma non è facile essere concreti in quel fronte. In questi mesi si sta consumando in Emilia Romagna un confronto che sta assumendo toni aspri fra il governo regionale e le associazioni ambientaliste riguardo il progetto di eolico off-shore nel mare di Rimini: la Regione è contraria e gli ambientalisti sono a favore. Superando il periodo - lungo - durante il quale ambientalisti e politica si fronteggiavano sulle sponde opposte della difesa dell’ambiente e dello sviluppo fossile tradizionale, ora siamo tutti oltre il fiume sulla stessa ampia area dello sviluppo sostenibile, verde, rinnovabile, pulito quanto possibile. Il confronto avviene sul “come” farlo concretamente. E l’eolico è uno di quei casi che può portare a pareri diversi, o addirittura opposti. Gli aerogeneratori producono energia pulita con alcune condizioni di base ovvie, come la presenza di vento, ma sono ingombranti, ben visibili nel paesaggio, con un certo impatto nella fase di costruzione. Pongono qualche problema in più rispetto al solare, per esempio, sicuramente la fonte rinnovabile migliore sotto tutti gli aspetti. In sostanza, la decisione di costruire un parco eolico o meno dovrebbe riguardare ciascun caso a sé, in un’analisi costi-benefici all inclusive. No alle ideologizzazioni del tema, da una parte o dall’altra. 
Quindi, nel caso dell’eolico nel mare della Romagna, come in ogni altro caso analogo,  ci si augura che si entri nel merito in modo specifico, analizzando progetto e condizioni esterne, ed evitando lo scontro aperto, del tutto inutile.

Anche in Trentino speriamo che si superino le ideologie, fra i favorevoli agli abbattimenti degli orsi, e i contrari che arrivano a suggerire il boicottaggio vacanziero del Trentino stesso.
Partiamo dall’inizio: gli orsi c’erano, sulle Alpi, come c’erano i lupi, le linci, i gipeti, gli stambecchi, e persino i castori. Non si tratta di fauna dell’Alaska, come molti credono, ma anche nostrana. Come mai non c’è più, o è stata ridotta a piccoli nuclei miracolosamente salvatisi, come nel caso degli stambecchi?
Perchè è stata cacciata, per non dire perseguitata, dai nostri avi per secoli. I secoli delle grandi cacce, ma anche i secoli dell’attacco alla fauna selvatica degli abitanti del luogo, i secoli dei premi a coloro che uccidevano il maggior numero di lupi, delle trappole, delle pelli, delle teste-trofeo appese al muro. 
Ora, i lupi sono tornati, e sono i nostri lupi, giunti fino alle Alpi dagli Appennini, dove un nucleo era rimasto fino alla legge di tutela fortemente promossa dalle associazioni ambientaliste. (E’ bello leggere un cartello su un sentiero ad Innsbruck (Austria) che sono tornati i lupi anche lì, arrivati dall’Italia e grazie alla nostra normativa di tutela).
E sono tornati anche gli orsi, grazie al progetto europeo Life Ursus: un tentativo di ripopolamento andato a buon fine, dopo gli insuccessi degli anni ‘60 del novecento. Provengono dalla vicina Slovenia, visto che i nostri erano stati completamente sterminati nel passato. Ora, reintrodurre una popolazione di orsi con un progetto scientifico e poi ucciderli al primo contatto con gli umani non è certo una prospettiva accettabile. Se non si vogliono gli orsi, piuttosto non si faccia il progetto. Perchè è chiaro che non si tratta di peluche, ma di orsi in carne ed ossa. Ad oggi, non sembra che l’amministrazione del Trentino abbia trovato la via per una corretta gestione, viste le ordinanze di cattura o di abbattimento firmate come se niente fosse ad ogni piè sospinto dal Presidente della Provincia. A fronte di una significativa presenza di animali potenzialmente pericolosi va portata avanti un’azione intensa di informazione e cultura in materia a tutti gli abitanti e i i villeggianti di quelle zone. Non si può lasciare nulla al caso, nulla di improvvisato. Anche perchè ci sono altre regioni che hanno gli orsi, come l’Abruzzo. Orsi marsicani, del posto, che vivono lì da sempre e non sembra succedere niente di pericoloso. Come fa l’Abruzzo a gestire i suoi orsi?  
Forse una migliore comunicazione fra le due regioni sarebbe utile. 
Dulcis in fundo, sono tornati persino gli sciacalli, e i castori, o meglio, un castoro.  Il Friuli Venezia Giulia è il territorio. Gli sciacalli dorati provengono dall’Est, il castoro dall’Austria e si è insediato nella Foresta di Tarvisio, un corridoio faunistico eccezionale. Speriamo che arrivi presto anche una castora e che mettano su famiglia...
I castori mancano dall’Italia addirittura da quattro secoli. Anche in questo caso, non erano andati in vacanza, mancano perché venivano cacciati per le pelli, e lo sono stati fino all’ultimo esemplare. E’ questo ciò che vogliamo fare della Natura? 
Bene, ora che questi splendidi animali sono tornati abbiamo una seconda possibilità. Costruire una via di sviluppo dove reciprocità e sostenibilità sul piano ambientale, rispetto delle specie animali e degli equilibri della Natura, siano i pilastri, oppure rifare gli errori del passato. 
“Ecologia” deve declinarsi con “governo”, non può più restare sulla carta stampata, sui documentari, negli interventi pubblici. E siamo noi, questa generazione, ad avere la responsabilità della decisione.



domenica 9 luglio 2017

Fonti rinnovabili crescono

Nel caldo di queste giornate quasi non servono più i dati scientifici: possiamo ormai farci le statistiche autonomamente sull'andamento del cambiamento climatico. Ogni anno segue il precedente con i record raggiunti in qualche aspetto del clima stesso, il mese più caldo, l'anno più caldo, il periodo meno piovoso, etc. Ormai lo si può percepire senza bisogno di strumenti: il clima sta cambiando ad una velocità senza precedenti. La primavera appena trascorsa è stata caratterizzata da poche precipitazioni, è stata preceduta da un inverno mite, ed è stata seguita da un anticipo d'estate iniziato in maggio con temperature altissime ovunque in Italia che ancora persistono (in luglio). I dati informano che il mese di giugno appena trascorso è stato uno dei più caldi, in stretta competizione con il giugno 2003, l'anno della grande afa sahariana di oltre tre mesi di durata.

Dagli accordi internazionali sui cambiamenti climatici gli USA, come è noto, si sono sfilati, ma di certo non si sfileranno dai cambiamenti climatici stessi che insistono anche sul loro territorio. Secondo la NOAA, gli US hanno visto il secondo anno più caldo mai registrato, e hanno speso 9 miliardi di dollari in disastri ambientali inclusi 3 tornado devastanti.

La buona notizia è che anche in America il mercato delle rinnovabili si espande e la produzione cresce.  Le fonti rinnovabili non sono certamente l'unica soluzione al problema del cambiamento climatico, ma sono uno dei principali tasselli di una composizione molteplice finalizzata a ridurre e contenere le emissioni di gas climalteranti che modificano la composizione dell'atmosfera fino a causare un surriscaldamento che interessa tutto il pianeta.
Per la prima volta in oltre trent'anni negli Stati Uniti a marzo e ad aprile le fonti rinnovabili hanno generato più elettricità degli impianti nucleari, secondo i dati forniti dall'EIA, l'Energy Information Administration, l'agenzia statistica indipendente del Dipartimento Usa dell'energia.
L'evento dipenderebbe da due fattori di carattere opposto:  la crescita delle rinnovabili e i programmi di manutenzione a cui vengono sottoposti gli impianti nucleari in primavera e autunno, quando la domanda elettrica complessiva è più bassa rispetto all'estate e all'inverno.
Comunque, un aumento della produzione dell'eolico che del fotovoltaico, unitamente all'aumento registrato nell'idroelettrico grazie a piogge e nevicate più intense negli Stati occidentali degli Usa durante l'inverno scorso, hanno comportato una crescita della generazione elettrica rinnovabile in primavera. Nello stesso periodo, la produzione di elettricità da centrali nucleari in aprile è stata la più bassa dal 2014, determinando così il primato delle rinnovabili.

Per quanto riguarda le rinnovabili elettriche nel mondo, è uscito il rapporto “Renewable Energy Statistics 2017 Yearbook” di IRENA, secondo il quale in 10 anni sarebbe raddoppiata la potenza. Dalle statistiche che riguardano circa 100 Paesi e le singole tecnologie utilizzate, emerge che nel
2016 sono stati superati i 2.000 GW installati. In 10 anni la potenza cumulativa delle rinnovabili è raddoppiata fino ad arrivare complessivamente a 2.008 GW, con un incremento di 161 GW. La generazione elettrica da rinnovabili nel 2015 ha raggiunto la cifra di 5.512 TWh. L'aumento risulta essere del 3,4% rispetto al 2014. Si procede verso i 6.000 TWh, una buona prospettiva.
In 9 anni si è registrato un incremento di quasi 2.000 TWh per quanto riguarda la produzione elettrica da rinnovabili, mentre la fonte verde maggiormente utilizzata è stata l’idroelettrico, per circa il 70%. Il 15% proviene invece dall’eolico.
Soltanto nell'anno 2015 si è avuto un relativo rallentamento dell’incremento annuale nella produzione idroelettrica a livello mondiale. In compenso si è registrata una crescita del solare del 13%, e dell’eolico, con il 15%.

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