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mercoledì 24 luglio 2024

La siccità in Sicilia era nota da tempo, e continuerà ad essere un problema in futuro

 Le immagini hanno la potenza che non hanno le parole e spesso si insediano nei ricordi con maggiore radicamento.

La foto al link seguente riguarda la Sicilia, ed è composta da due parti separate, una ripresa nel gennaio 2023, e la seconda nel gennaio 2024. Si tratta di immagini da satellite, precisamente da Copernicus, il programma di osservazione e monitoraggio ambientale Global Monitoring for Enviroment and Security della Commissione Europea,  dell'Agenzia Spaziale Europea, di EUMETSAT, di CEPMMT e Mercator Océan.

Dal confronto fra le due immagini si vede chiaramente la siccità che ha colpito l’isola nell’ultimo anno. Trattandosi di riprese risalenti a gennaio, sappiamo che ora la situazione è peggiore, con la scomparsa di interi laghi e problemi nell’approvvigionamento dell’acqua sia per uso domestico sia nell’allevamento del bestiame. Al riscaldamento globale, a cui l’isola per posizione geografica è particolarmente esposta, danno una mano la consueta mancanza di infrastrutture per l’acqua e la dispersione dalle reti di quella che c’è: secondo l’Istat il 51% dell’acqua si disperde dalle condotte della Sicilia, vale a dire che oltre la metà va perduta. Riguardo la siccità, trattandosi di notizia già da tempo conosciuta, gli interventi andavano fatti al più presto, certo prima della stagione estiva.


Quando si parla di cambiamento del clima si fa riferimento a due linee di intervento: la mitigazione e l’adattamento. Con la prima, si affrontano i necessari cambiamenti per contenere quanto più possibile le modifiche climatiche riducendo gli impatti, con la seconda, ci si adegua a quella quota di “nuovo” clima che dovremo accettare forzatamente perché ormai inevitabile. Adattarsi ad un clima più caldo, con un diverso regime delle piogge, significa porre in essere interventi adeguati per non restare senza riserve di acqua. Vanno realizzati per tempo, perché la risorsa idrica soddisfa bisogni che non attendono, che non sono rinviabili, e che sono indispensabili. Il fatto che la Sicilia diventerà più arida è previsto, purtroppo, ed è indispensabile adeguarsi.

 

 


 


https://www.copernicus.eu/en/media/image-day-gallery/severe-drought-persists-sicilia


Credit: European Union, Copernicus Sentinel-2 imagery 








venerdì 7 aprile 2023

Fotovoltaico in Sicilia: un beneficio, non certo un danno

 Davvero si fatica a comprendere quale sia lo scopo del Presidente della Regione Siciliana Renato Schifani che ha deciso di sospendere il rilascio di autorizzazioni per il fotovoltaico nella sua regione, vale a dire che ha deciso di bloccare 667 richieste di nuove connessioni per una potenza di oltre 36 GW. Stando alle sue parole (Sole24Ore del 4 aprile u.s.) “dobbiamo valutare l’utile di impresa con l’utile sociale e col danno ambientale” e ancora “si tratta di investimenti notevoli che non producono posti di lavoro” e “la Sicilia paga un prezzo non dovuto per una risorsa che abbiamo”. Tutto questo specificando che le istruttorie non si fermano, ma vanno avanti. 

All’apparenza siamo all’autarchia locale dell’energia. Allora teniamoci ciascuno le nostre centrali per far funzionare la propria regione, incluse quelle che sfortunatamente inquinano perché non sono solari, così nessuno paga un prezzo non dovuto per la propria risorsa. Risulta quasi incredibile che un Presidente di Regione si esprima in questo modo, soprattutto in una fase energetica delicata in cui occorre per il bene del Paese investire sulle rinnovabili; speriamo che si tratti solo di schermaglie fra enti, alla ricerca di compensazioni.

E speriamo soprattutto che lo scontro fra istituzioni non rallenti - ancora una volta - un processo in cui siamo indietro se consideriamo le potenzialità del nostro Paese. Stando ai dati di Elettricità Futura (associazione del settore aderente a Confindustria) se procediamo come nell’ultimo periodo non raggiungeremo gli obiettivi al 2030. Figuriamoci poi se le Regioni corniciano a puntare i piedi.  Sempre Elettricità Futura sostiene che per raggiungere l’80% di rinnovabili al 2030 sarà necessario installare 85 GW per 320 miliardi di investimenti, 540 mila posti di lavoro, e 270 mliioni di tonnellate di CO2eq risparmiate. Le Regioni avranno solo da guadagnare dal processo e soprattutto quelle del Sud: proprio in Sicilia, a Catania, sono in corso progetti come quello di Enel Green Power 3Sun, una gigafactory da mille posti di lavoro dove si programma l’agrifotovoltaico o i nuovi pannelli solari bifacciali a eterogiuzione di silicio con prestazioni più elevate di quelli tradizionali, e destinata a diventare la più grande fucina di pannelli solari in Europa.  Altro che compensazioni, la Sicilia diventerà leader del settore. 


Abbiamo rilevato per un paio di decenni (questi sono stati i tempi necessari alla politica) che avevamo promosso con un sistema di incentivazioni le fonti rinnovabili senza creare una filiera del settore, ora che la stiamo creando sarebbe meglio portare avanti il tutto senza intoppi. Non si tratta solo di rispettare i target ambientali, si tratta in concomitanza di costruire un futuro per l’industria italiana che si basi sulle reali necessità e sulle risorse disponibili fra le quali non manca certo il Sole.




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