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mercoledì 27 agosto 2025

Industria pulita: si può fare (e fa bene)

 Si parla spesso (e ne abbiamo parlato spesso anche in questo blog) della necessità di rendere coerente lo sviluppo industriale con la transizione energetica, e di farlo a livello di Unione Europea, oltre che dei singoli Stati. Sembra che qualcosa si muova, nonostante le difficoltà da sempre presenti nel costruire e armonizzare linee di intervento adeguate per il settore industriale. Anzi, si può dire che qualcosa si muove proprio a seguito delle scelte legate alle politiche green che dovrebbero portarci fuori dall’attuale dipendenza dai combustibili fossili e conseguente cambiamento del sistema climatico terrestre.


Il 26 febbraio 2025 la Commissione Europea ha lanciato il “Clean Industrial Deal”, un piano di interventi per orientare l’industria europea alla sostenibilità mediante una serie di iniziative che includono sostegno finanziario e semplificazione delle regole. Fra gli obiettivi, l’abbattimento degli ostacoli burocratici per rendere più chiaro ed efficace il contesto normativo, promuovere l’innovazione e l’industrializzazione in linea con il Green Deal con i suoi obiettivi di decarbonizzazione (che, ricordiamo, prevedono di arrivare alla neutralità climatica al 2050). Secondo le previsioni, il piano dovrebbe mobilitare oltre 100 miliardi di euro.


Per essere certi di non cadere negli inganni del greenwashing (cioè, facciamo finta di lavorare in modo sostenibile, ma non lo siamo realmente) l’Unione si sta dotando anche di un nuovo sistema di rendicontazione (per gli addetti ai lavori, Csrd, corporate sustainability reporting directive,  Csddd, corporate sustainability due diligence directive, oltre a adeguata tassonomia ambientale). Evitare di deregolamentare in campo ambientale è fondamentale per mantenere la barra dritta verso il traguardo della completa decarbonizzazione.


Nel nostro Paese, un nuovo rapporto del Coordinamento Free, di cui si parla in un articolo a pagina 96 della rivista Qualenergia di luglio/agosto, mostra con i dati i benefici occupazionali e industriali in genere della transizione energetica. Scrive Livio de Santoli “La transizione energetica in Italia rappresenta una delle sfide e opportunità più rilevanti dell’attuale decennio, non solo per rispettare gli obiettivi climatici fissati a livello europeo e nazionale, ma anche per le potenziali ricadute occupazionali e industriali su scala sistemica”. Dal fotovoltaico all’idrogeno verde, dal biometano alle pompe di calore, gli specifici ambiti industriali da sviluppare sono molti, richiedono competenze, e possono creare un futuro dove non siano più i prezzi del petrolio e del gas a guidare l’economia. 

Ribadiamo ancora una volta che, a questo proposito,  è necessario intervenire sul sistema di formazione dei prezzi dell’energia: con la rilevante quota attuale di rinnovabili non è più accettabile il meccanismo del prezzo marginale che ci lega ai costi di approvvigionamento del gas. Il prezzo dell’energia elettrica in Italia è troppo alto, legato all’acquisto dall’estero e di conseguenza alla situazione politica internazionale - e abbiamo visto cosa ha significato la scelta politica miope di dipendere per quasi la metà dell’approvvigionamento dalla Russia - e penalizza le nostre imprese. 

Al contrario, i costi sono destinati a ridursi notevolmente parallelamente al formarsi di un sistema più sostenibile, con proiezioni che indicano come, “in uno scenario 100% rinnovabile al 2050, i costi annuali complessivi dell’intero sistema energetico italiano potrebbero essere ridotti fino al 60% rispetto a quelli sostenuti durante la fase acuta della crisi energetica del 2022” e comunque paragonabili a quelli pre-crisi.


Per saperne di più sul Clean Industrial Deal qui c’è il ink:


https://commission.europa.eu/topics/eu-competitiveness/clean-industrial-deal_it




sabato 24 maggio 2025

Emissioni climalteranti in calo in Cina

 Una notizia davvero interessante: per la prima volta (escluso quindi il periodo del lockdown durante la pandemia) le emissioni di biossido di carbonio della Cina sono diminuite, nonostante la rapida crescita della domanda di energia. La causa sarebbe la crescita della produzione di energia pulita.

L’articolo e il grafico sono stati pubblicati da Carbon Brief, con il titolo “Analysis: clean energy just put China’s CO2 emissions into reverse for first time”.

Il grafico mostra le emissioni di CO2, in milioni di tonnellate, nel corso del tempo. Esse calano di 1,6% nel primo trimestre del 2025 rispetto allo scorso anno, e di 1% negli ultimi 12 mesi, e la causa va soprattutto ricercata nella grande diffusione delle energie pulite che interessa il Paese asiatico. Infatti, l’aspetto di “prima volta” sarebbe dovuto proprio alla crescita delle energie rinnovabili che riesce a coprire la crescita della domanda, e non ad un periodo di crisi economica, come sarebbe già accaduto in passato.

L’analisi si spinge ad ipotizzare che le emissioni cinesi potrebbero essere vicine a raggiungere un picco o addirittura una fase di declino strutturale.

Tuttavia, alla velocità attuale di riduzione delle emissioni la Cina non riuscirebbe a raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione dell’Accordo di Parigi. Questo mostra che c’è ancora molto da fare, in un contesto, però, dove certo non sono fermi al punto di partenza.




Le emissioni di CO2 della Cina calano per la prima volta a causa delle energie pulite.



Per approfondire, l’articolo citato amplia l’analisi ai vari settori. L’indirizzo è il seguente:

https://www.carbonbrief.org/analysis-clean-energy-just-put-chinas-co2-emissions-into-reverse-for-first-time/





sabato 3 agosto 2024

Eolico e solare in Cina superano il carbone

La situazione dell’energia in Cina è più complessa di come appaia, e non è utile al dibattito semplificarla richiamando soltanto il grande consumo energetico - e le grandi emissioni - che il Paese più popoloso del mondo fa.

In questo post segnalo un articolo di Qualenergia con i dati recenti della potenza cumulativa installata nel Paese asiatico. 

Nell’articolo si legge: “Per la prima volta a giugno di quest’anno, in Cina la potenza combinata di eolico e solare ha superato quella da carbone, stando agli ultimi dati della National Energy Administration (Nea) del Paese.” Si tratta di una buona notizia. Certo, la potenza non equivale all’energia prodotta, che per le fonti rinnovabili è inferiore alle fonti fossili, ma si tratta comunque di un dato interessante che mostra che la Cina è impegnata da anni sul fronte delle fonti pulite ed è capace di ottenere risultati apprezzabili.

L’articolo, con grafici molto chiari, si trova al seguente link:


https://www.qualenergia.it/articoli/cina-potenza-fotovoltaica-eolica-supera-centrali-carbone/




venerdì 9 febbraio 2024

UE: eolico supera il gas nella produzione elettrica

 L’anno appena trascorso ha visto il raggiungimento ed il superamento di una serie di valori-soglia importanti nei Paesi dell’Unione Europea ben descritti nell’articolo di Qualenergia “Eolico batte gas, carbone ai minimi storici: l’elettricità dell’UE nel 2023” (in calce), che cita a sua volta un rapporto di Ember, organismo indipendente di studio sulle politiche energetiche che abbiamo già incontrato più volte, dal titolo “European Electricity Review 2024”.

Dice l’articolo che le fonti energetiche fossili per la prima volta sono calate fino a contribuire per meno di un terzo della produzione complessiva di elettricità, che l’eolico ha superato il gas generando 475 TWh contro 452 TWh, registrando un’aumento di 55 TWh, che eolico e fotovoltaico insieme hanno contribuito per oltre un quarto, precisamente per il 27%, alla generazione complessiva, e che tutte le rinnovabili insieme hanno superato il 40% della produzione totale arrivando al 44%. Da notare che si tratta di valori di produzione di energia elettrica, e non di potenza installata, quindi confrontabili direttamente con la generazione da fonte fossile.

Questi dati vanno affiancati ad un calo della domanda di quasi 2.700 TWh, corrispondenti a -3,4% rispetto al 2022.


Nello specifico, la produzione di energia da carbone ha raggiunto il minimo storico di 333 TWh, con un crollo nel giro di un anno di -26%, contribuendo alla generazione complessiva con il 12%. Anche il gas è diminuito, con 452 TWh corrispondenti ad una riduzione di -15% sull’anno precedente, e ad un contributo sul totale del 17%.







Nel grafico, che evidenzia con i colori il fatto nuovo che il vento, ossia una fonte energetica naturale e pulita, ha superato il gas nella generazione elettrica in Europa, si possono notare alcune altre caratteristiche. Innanzitutto, i valori di partenza riferiti all’anno 2000, nettamente diversi e distanti fra le fonti energetiche: bassissimi per vento e sole, intermedi per il gas e l’idroelettrico, elevati per nucleare e carbone. In secondo luogo, gli andamenti nel tempo: oscillante ma sostanzialmente stabile per la fonte rinnovabile storica, l’idroelettrico, calante per il nucleare, fortemente calante per il carbone, mentre il gas oscilla notevolmente nella fascia intermedia, e infine fortemente crescente per solare ed eolico. Questi dati ci dicono che la ormai famosa transizione ecologica è in corso, non si arresta - ricordate i timori di una frenata o di un arretramento ai tempi del lockdown del Covid? - e anzi procede nonostante tutti gli ostacoli, che comunque ci sono, basti pensare alle difficoltà che ci siamo trovati davanti quando abbiamo pensato di allontanarci dalla dipendenza  dalla Russia. Questo è il dato positivo: una volta iniziato il percorso, la via è tracciata, e non si torna indietro.

Il secondo elemento positivo che emerge dai dati è il calo delle emissioni inquinanti e climalteranti: si registra infatti un crollo record delle emissioni di -19%. Non è detto che si tratti di una tendenza stabile anno per anno, ma è molto probabile che si inserisca in una tendenza su un periodo più lungo di diminuzione delle emissioni provenienti dalla generazione elettrica.


Come dice Sarah Brown (Eu Programme Director di Ember, traduco dal sito) “La crisi energetica e l’invasione russa dell’Ucraina non hanno portato ad una rinascita di carbone e gas - anzi, ne siamo lontani. Il carbone sta uscendo dalla produzione, mentre eolico e solare crescono, e il gas è prossimo al declino. Ma non è tempo di compiacersi.” 

Penso che sia tempo di continuare a lavorare per creare un sistema efficiente di produzione energetica libera dalle fonti fossili, e questi dati mostrano che è possibile. 



Il rapporto di Ember si trova al seguente indirizzo:


https://ember-climate.org/insights/research/european-electricity-review-2024/


L’articolo che lo riassume sul sito di Qualenergia:


https://www.qualenergia.it/articoli/eolico-batte-gas-carbone-minimi-storici-elettricita-ue-2023/





martedì 27 giugno 2023

Sempre più Comuni Rinnovabili (ma ancora non basta)

 Come sempre da alcuni anni, luci ed ombre sul progresso delle fonti rinnovabili nel nostro Paese: secondo l’ultimo Rapporto “Comuni Rinnovabili 2023”  di Legambiente aumentano i nuovi impianti e i Comuni ad energia pulita, ma il nostro Paese non è ancora sulla via giusta per raggiungere gli obiettivi al 2030 (che ci portano, fra l’altro, a dover coprire con le rinnovabili più del 60% della domanda soltanto elettrica nazionale).

Non siamo fermi, comunque, e ben 3.535 comuni italiani producono localmente energia elettrica rinnovabile in misura superiore ai consumi dei residenti: 100% elettricità pulita ed oltre.

I Comuni che vedono impianti ad energia pulita sul proprio territorio sono numerosi in generale, e nel 2022 ben 7.317 territori municipali in Italia hanno visto la realizzazione di nuovi impianti ad energia pulita. Si tratta di realtà positive e in continuo miglioramento, visto che l’installazione di nuovi impianti a livello comunale cresce di +14,4% rispetto soltanto all’anno precedente 2021.

Ampliando lo sguardo, i Comuni 100% rinnovabili, vale a dire inclusa la produzione termica, rimane stabile ad una quota sicuramente bassa: 40 Comuni soltanto. Questo dato fotografa nel contesto municipale lo storico ritardo che caratterizza le rinnovabili termiche nel nostro Paese (in Italia nel 2021 la quota dei consumi finali lordi coperta da fonti rinnovabili termiche è pari al 19,7% (GSE); non male nella vecchia ottica “fossile”, insufficiente nell’ottica attuale in vista degli obiettivi green da raggiungere).


Questi dati sono parzialmente positivi, ma le lentezze e gli ostacoli burocratici sono ancora all’opera e frenano il cambiamento, rendendo quindi necessaria e non più rinviabile una velocizzazione degli iter autorizzativi che davvero apra le porte a tutto ciò che è fattibile in breve tempo e senza particolari difficoltà o problematiche paesaggistiche, a partire dal fotovoltaico sui tetti di tutti i capannoni industriali, commerciali, destinati all’agricoltura o ad altre necessità (coperture di parcheggi, per es.). Con l’espansione delle strutture destinate alla logistica, o al grande commercio, non si vede perché non si obblighino gli investitori almeno a realizzare capannoni dotati di pannelli solari e pavimentazioni dei parcheggi che consentano il passaggio nel terreno dell’acqua piovana. Non sono scelte inutili, al contrario, fanno la differenza, e non dovrebbe essere consentita la realizzazione di strutture prive di impianti destinati a coprire il fabbisogno energetico della struttura stessa in modo pulito e magari produrne in eccesso mettendola in rete. 

C’è ancora molto lavoro da fare per proseguire sulla strada della transizione energetica già imboccata rispettando una tabella di marcia che ci consenta di raggiungere gli obiettivi prefissati. Risulta che a livello nazionale i progetti in attesa superano quelli approvati, ma non possiamo permetterci altri indugi.


Il Rapporto Comuni Rinnovabili 2023 si scarica qui (pdf di 49 pagine):


https://www.legambiente.it/wp-content/uploads/2023/06/Comuni-Rinnovabili-2023.pdf



martedì 16 maggio 2023

La Cina raggiungerà quest’anno il nuovo picco delle emissioni, ma potrebbe essere l’ultimo

 Le emissioni di biossido di carbonio - CO2 - della Cina sono cresciute del 4% nei primi mesi del 2023 in rapporto allo stesso periodo dello scorso anno, raggiungendo un picco che rappresenta un record per il grande Paese asiatico, al di sopra di 3 miliardi di tonnellate di CO2 equivalenti, scrive Lauri Myllyvirta (lead analyst al Centre for Research on Energy and Clean Air, CREA) su Carbon Brief.


Le emissioni record raggiunte dalla Cina sarebbero causate, secondo l’analisi, da tre fattori principali: un rimbalzo dell’economia cinese dopo il lungo periodo di restrizioni dovute al Covid, misure economiche di stimolo, e bassa generazione da fonte idraulica dovuta alla siccità. Questi fattori avrebbero determinato un aumento della domanda di combustibili fossili, corrispondenti per ogni fonte a +5,5% di petrolio, +3,6% di carbone, +1,4% di gas, derivanti principalmente dalla produzione energetica, dai trasporti, dalla produzione di cemento.

Con tutta probabilità, visto l’impegno del governo sul fronte economico, l’anno in corso segnerà un picco di emissioni mai visto prima.


Ma sul medio periodo le cose starebbero in forma un po’ diversa (per fortuna). 

L’impegno cinese sul versante delle fonti rinnovabili ha portato ad una capacità installata che, insieme al nucleare (che ha altri problemi, ma non emette CO2) supera il 50% del totale. Le installazioni solari quest’anno sono triplicate rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, quelle eoliche hanno registrato un +32%, e complessivamente si prevede che quest’anno la nuova capacità solare ed eolica installata raggiungerà i 160 GW. I grafici mostrano andamenti in forte crescita, nettamente superiore agli ultimi anni, quando avevano già tutti un notevole andamento crescente. Questo significa che l’impegno cinese sulle rinnovabili non è venuto meno, anzi, è maggiore di prima, tanto che se la tendenza continuerà la Cina supererà previsioni che solo poco tempo fa erano consolidate fra gli analisti, ma che appaiono oggi eccessivamente deboli.

Contemporaneamente, la Cina fa ancora largo uso di carbone e nuovi impianti vengono realizzati, ma pare che la necessità di tali impianti sia fondamentalmente a copertura della domanda di picco, cresciuta notevolmente in anni recenti (lo scorso anno l’estate straordinariamente calda ha portato a un uso diffuso di condizionatori).

Le previsioni degli analisti sostengono che nei prossimi anni il contributo delle centrali a carbone potrebbe diminuire (in accordo, del resto, con gli impegni presi) in concomitanza alla percentuale sempre maggiore di fonti pulite, e che nel complesso le emissioni di carbonio sarebbero vicine, o già prossime, al picco storico, vale a dire al periodo in cui inizierebbero a calare. L’outlook prevede il picco addirittura quest’anno, e sarebbe seguito negli anni prossimi da un declino strutturale del livello delle emissioni.


Su piano globale, questo significa che la transizione ecologica del settore energetico sta coinvolgendo sempre più anche i grandi Paesi che fino a poco tempo fa erano occupati a creare sviluppo economico per migliorare le condizioni di vita al loro interno al di là di considerazioni di stampo ambientale. La Cina è stata portata troppo spesso a supporto delle tesi negazioniste e conservative dello status quo mentre non è affatto questo il ruolo che sta ricoprendo attualmente. Al contrario, nonostante le difficoltà derivanti dal recente sviluppo, l’impegno sul fronte delle rinnovabili non viene accantonato, come confermano gli studi condotti negli ultimi anni. 

La prospettiva (di cui l’Unione Europea è sempre stata traino mondiale, anche dal canto suo non senza difficoltà) va tenuta aperta e supportata in ogni modo, con lungimiranza.


L’analisi pubblicata su Carbon Brief si trova al seguente link:


https://www.carbonbrief.org/analysis-chinas-co2-emissions-hit-q1-record-high-after-4-rise-in-early-2023/







martedì 18 aprile 2023

Inizia il calo delle emissioni del settore energetico? Probabilmente sì.

 Crescono le rinnovabili e raggiungono percentuali non certo trascurabili dell'energia elettrica: secondo Ember, nel 2022 la quota è stata del 12%, con un incremento notevole rispetto all'anno precedente che registrava un 10%.

Il think tank sulla sfida energetica Ember ha pubblicato il nuovo Rapporto sullo stato del settore di produzione di energia che prevede che già quest'anno potremmo entrare in una nuova era di calo continuo della produzione da fonti fossili e di conseguenza delle emissioni derivanti dal settore. Sulla strada della decarbonizzazione, lo scenario dell'IEA (International Energy Agency) "Net Zero emissions" pone l'obiettivo di zero emissioni per il settore energetico al 2040, mentre lo zero delle emissioni dell'economia nel suo complesso dovrebbe configurarsi nel 2050. Si tratta di obiettivi molto sfidanti, da cui emerge l'importanza e l'urgenza di un decremento continuo nel settore energetico.

Le notizie riportate sono parzialmente positive: l'intensità di carbonio della generazione di elettricità non è mai stata così bassa come nello scorso anno, quando ha raggiunto "solo" 436 gCO2/kWh, cioè l'energia più pulita che nel complesso sia mai stata prodotta, dovuta principalmente all'aumento record di solare ed eolico. Nonostante questo, le emissioni del settore sono cresciute del 1,3%, per via del fatto che sono complessivamente aumentati i consumi.  Il ricorso al carbone è cresciuto del 1,1%, in linea con gli anni precedenti, ma molto meno di quanto ci si aspettasse al principio della crisi energetica, mentre il gas è quasi stabile. 

Ma soprattutto, gli autori del rapporto ritengono che il 2023 sarà l'inizio di un calo delle emissioni provenienti dal settore di produzione di energia che continuerà in futuro, dando il via ad una nuova era di emissioni via via decrescenti.

Per quanto riguarda altre fonti, come il nucleare tradizionale (fissione), che non emettono carbonio ma presentano altri problemi di difficile soluzione, si registra in questi giorni la notizia che la Germania abbandona i reattori decidendo di chiudere le ultime tre centrali ancora attive.  La strada sembra chiara: verso le fonti pulite e l'efficienza energetica.

Per saperne di più sul rapporto Ember:

https://ember-climate.org/insights/research/global-electricity-review-2023/




venerdì 7 aprile 2023

Fotovoltaico in Sicilia: un beneficio, non certo un danno

 Davvero si fatica a comprendere quale sia lo scopo del Presidente della Regione Siciliana Renato Schifani che ha deciso di sospendere il rilascio di autorizzazioni per il fotovoltaico nella sua regione, vale a dire che ha deciso di bloccare 667 richieste di nuove connessioni per una potenza di oltre 36 GW. Stando alle sue parole (Sole24Ore del 4 aprile u.s.) “dobbiamo valutare l’utile di impresa con l’utile sociale e col danno ambientale” e ancora “si tratta di investimenti notevoli che non producono posti di lavoro” e “la Sicilia paga un prezzo non dovuto per una risorsa che abbiamo”. Tutto questo specificando che le istruttorie non si fermano, ma vanno avanti. 

All’apparenza siamo all’autarchia locale dell’energia. Allora teniamoci ciascuno le nostre centrali per far funzionare la propria regione, incluse quelle che sfortunatamente inquinano perché non sono solari, così nessuno paga un prezzo non dovuto per la propria risorsa. Risulta quasi incredibile che un Presidente di Regione si esprima in questo modo, soprattutto in una fase energetica delicata in cui occorre per il bene del Paese investire sulle rinnovabili; speriamo che si tratti solo di schermaglie fra enti, alla ricerca di compensazioni.

E speriamo soprattutto che lo scontro fra istituzioni non rallenti - ancora una volta - un processo in cui siamo indietro se consideriamo le potenzialità del nostro Paese. Stando ai dati di Elettricità Futura (associazione del settore aderente a Confindustria) se procediamo come nell’ultimo periodo non raggiungeremo gli obiettivi al 2030. Figuriamoci poi se le Regioni corniciano a puntare i piedi.  Sempre Elettricità Futura sostiene che per raggiungere l’80% di rinnovabili al 2030 sarà necessario installare 85 GW per 320 miliardi di investimenti, 540 mila posti di lavoro, e 270 mliioni di tonnellate di CO2eq risparmiate. Le Regioni avranno solo da guadagnare dal processo e soprattutto quelle del Sud: proprio in Sicilia, a Catania, sono in corso progetti come quello di Enel Green Power 3Sun, una gigafactory da mille posti di lavoro dove si programma l’agrifotovoltaico o i nuovi pannelli solari bifacciali a eterogiuzione di silicio con prestazioni più elevate di quelli tradizionali, e destinata a diventare la più grande fucina di pannelli solari in Europa.  Altro che compensazioni, la Sicilia diventerà leader del settore. 


Abbiamo rilevato per un paio di decenni (questi sono stati i tempi necessari alla politica) che avevamo promosso con un sistema di incentivazioni le fonti rinnovabili senza creare una filiera del settore, ora che la stiamo creando sarebbe meglio portare avanti il tutto senza intoppi. Non si tratta solo di rispettare i target ambientali, si tratta in concomitanza di costruire un futuro per l’industria italiana che si basi sulle reali necessità e sulle risorse disponibili fra le quali non manca certo il Sole.




sabato 18 marzo 2023

Emissioni 2022: non bene, ma poteva andare peggio

 Le emissioni globali di biossido di carbonio dovute agli usi energetici sono aumentate anche nel 2022 ma meno di quanto si temesse soprattutto grazie alla forte crescita delle rinnovabili e delle tecnologie più efficienti. Come mostra il grafico, dopo il crollo delle emissioni nel 2020 a seguito del lockdown globale per la pandemia e il forte rimbalzo del 2021 con un +6%, lo scorso anno è stato registrato un incremento dello 0,9%, decisamente più basso di quanto ci si aspettasse. Il fatto però che la crescita sia piuttosto contenuta non ci esime dall’aver raggiunto il massimo storico di ben 36,8 miliardi di tonnellate di CO2 emesse in atmosfera.

Come a dire, le emissioni continuano a crescere ma meno del previsto. 


Questo è il quadro complessivo che emerge dal rapporto “CO2 emissions in 2022” (scaricabile al link in calce) della Iea (International Energy Agency) riguardante le emissioni di CO2 del settore energetico.

Il rapporto riguarda le emissioni di gas ad effetto-serra (CO2, metano, ossidi di azoto) provenienti dalla produzione di energia e dai processi industriali. Questi ultimi hanno visto un calo, mentre l’energia un incremento. Tutto sommato, e nonostante quanto accaduto nei mesi scorsi, con forti oscillazioni dei prezzi dell’energia, inflazione, ritorno del carbone in numerosi Paesi in risposta alla situazione di grande incertezza dovuta anche alla guerra in Ucraina, risulta che le nuove tecnologie per le rinnovabili e per l’efficienza non hanno perso terreno ed hanno evitato ben 550 milioni di tonnellate di emissioni. Una conferma del fatto che una volta ben introdotte nel mercato le nuove tecnologie si aprono la loro strada e non si torna più indietro.

Un secondo fra i punti principali che emergono dallo studio consiste nella conferma della tendenza al disaccoppiamento - desiderio e attesa ultradecennale di tutti coloro che seguono questo tema - fra le emissioni e la crescita economica che si registra da un po’ (2021 a parte): lo scorso anno il PIL mondiale è cresciuto del 3,2%, dunque molto di più dell’aumento delle emissioni. 

Il rapporto si addentra in valutazioni riguardanti le singole fonti e i principali Paesi inquinatori, dove risulta un leggerissimo calo delle emissioni in Cina, un piccolo aumento negli USA, quindi sostanzialmente situazioni stazionarie nei due Paesi, ed una riduzione del 2,5% nell’Unione Europea dove per la prima volta la generazione di elettricità eolica e solare insieme ha superato quella del gas o del nucleare. 



Nel grafico, l’andamento delle emissioni di carbonio in atmosfera nel corso del tempo. In ordinata, le emissioni in miliardi di tonnellate.



Il rapporto  IEA “CO2 emissions in 2022” può essere scaricato qui:


https://www.iea.org/reports/co2-emissions-in-2022





giovedì 23 febbraio 2023

Bandi green e rinnovabili: la Regione Emilia Romagna si impegna, ma il ritardo c’è ancora

 Fa piacere, anche se in un’ottica di lungo periodo, evidenziare il cambiamento avvenuto nelle istituzioni riguardo i temi energetici e ambientali negli ultimi vent’anni: si è passati da piani energetici obsoleti già al tempo in cui venivano proposti e largamente tradizionali a programmi green che un tempo stavano soltanto nei sogni degli ambientalisti.

Anche la Regione Emilia Romagna non si sottrae a questa evoluzione positiva che ha interessato le politiche riguardanti energia, ambiente, e ora (correttamente) anche lavoro, con una spinta in avanti negli anni recenti che delinea un cambio netto di visione. Vorrei segnalare il piano triennale di attuazione 2022-2024 del Piano Energetico Regionale 2030 (approvato con delibera n.112 del 6 dicembre 2022) e i primi tre bandi ad esso collegati, attivi in questi giorni se qualcuno fosse interessato. 


Si tratta di un primo bando da 13 milioni di Euro a fondo perduto (domande da indirizzare alla Regione dal 31 gennaio al 22 febbraio 2023) rivolto alle imprese che intendono fare interventi di riqualificazione energetica, di realizzazione di impianti a fonti rinnovabili per l’autoconsumo, di adeguamento antisismico.

Il secondo bando impegna 30 milioni di Euro per le stesse finalità ma destinati agli edifici pubblici (domande da presentare dal 14 marzo al 27 aprile 2023).

Infine, il terzo bando mette in campo 2 milioni di Euro per sostenere la costituzione di Comunità Energetiche Rinnovabili (domande dal 9 febbraio al 9 marzo 2023). 

Una Comunità Energetica Rinnovabile, prevista dalla normativa europea e italiana, è un’associazione di cittadini, imprese, amministrazioni locali, avente lo scopo di produrre, consumare e scambiare energia prodotta, ovviamente, con fonti pulite. Si tratta di un concetto innovativo che può produrre benefici economici e ambientali notevoli, e rientra nella linea politica di decarbonizzazione - e in questo caso, di evidente democratizzazione - dell’energia dell’Unione Europea.


Si legge sul sito (all’indirizzo in calce) che il Piano triennale di attuazione del piano energetico regionale aggiorna alcuni obiettivi, e fra questi indica una quota di copertura dei consumi finali rinnovabile del 22% al 2024, raggiungibile con un tasso di crescita del 3% annuo: una crescita interessante, che evidentemente avrebbe avuto altre cifre se si fosse partiti prima negli anni, e sarebbe stato più facile ottemperare i target UE, come è noto molto sfidanti. Nello specifico, l’Unione ha fissato l’obiettivo di raggiungere il 45% di rinnovabili sui consumi finali al 2030, mentre le emissioni climalteranti dovranno calare del 55% rispetto al 1990 sempre al 2030. E’ necessario uno sforzo notevole per rispettare limiti così stringenti, e le politiche dovranno concretizzarsi in esperienze e azioni tangibili rispettando una tabella di marcia che non ammette sconti.


In sostanza, va bene e soprattutto va bene il cambio netto di prospettiva avvenuto negli ultimi anni, ma per rispettare gli obiettivi dell’Unione Europea in materia di energia e emissioni sarà necessario fare di più, cifre alla mano. 


Il sito della Regione Emilia Romagna con i dati qui forniti:


https://energia.regione.emilia-romagna.it/notizie/in-evidenza/energia-pulita-piano-da-8-5-miliardi-gia-pronti-tre-bandi-da-45-milioni




giovedì 10 novembre 2022

Sono trent’anni, ma è (sempre) il momento di fare sul serio

 Ci siamo, è da poco iniziata la CoP 27, ovvero la ventisettesima (!) Conferenza delle Parti dell’UNFCCC (United Nations Framework Convention on Climate Change) la Convenzione delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico. Questa volta si tiene a Sharm el Sheikh, in Egitto, dove sono attesi i leaders di tutti, si spera, i Paesi del Mondo. 

In questi giorni, estenuanti trattative, come ogni volta, cercheranno di ottenere accordi per limitare le emissioni climalteranti ed evitare che il cambiamento del clima terrestre vada fuori controllo. Quest’anno sono trascorsi esattamente trent’anni dal 1992, anno in cui si tenne lo storico Summit della Terra a Rio de Janeiro, spartiacque fra il mondo dello sviluppo economico irresponsabile riguardo le conseguenze ambientali e il mondo che ha acquisito una coscienza delle conseguenze globali delle proprie azioni. Il tema degli effetti planetari dell’inquinamento dell’aria causato dalle attività economiche è quindi entrato nella politica attiva da almeno trent’anni, ma nonostante tale rilevante periodo di tempo ancora oggi si fatica ad assumere un punto di vista scientifico ambientale nelle scelte politiche concrete e negli orientamenti dei partiti, in ogni Paese. In Italia, questo rimane un grande (forse il maggiore) vulnus nella teoria e nella pratica politica, con pochissime analisi e ancora meno revisioni. Ora il massimo che si riesce ad ottenere è che l’aspetto tecnico che questi temi includono sia affidato a tecnici, non sempre, ma se accade è già un passo in avanti.  

Tre anni dopo gli accordi di Rio si tenne la prima Conferenza delle Parti a Berlino, nel 1995. Da allora sono state organizzate 27 CoP, e il Protocollo di Kyoto e l’Accordo di Parigi, e il problema non accenna ad essere risolto, anzi peggiora. Se volessimo sintetizzare brevemente quali siano stati gli effetti di tali impegni, si potrebbe ridurre ad una frase: non siamo fuori dalla fase più difficile, ma è stato evitato il peggio. In altre parole, il mondo sta ancora andando verso una gravissima crisi climatica, ma la velocità con cui si sta muovendo il tal senso è un po’ inferiore a quella che si avrebbe se non avessimo fatto nulla sin qui. In sostanza abbiamo contenuto le emissioni, e le loro conseguenze, in un andamento che resta in crescita. 

Per risolvere davvero il problema dobbiamo ora agire con maggior decisione rispetto al passato, limitando fortemente gli inquinanti derivanti dalla combustione di composti contenenti carbonio, e facendolo a livello mondiale. Volendo essere pessimisti, la sfida appare davvero enorme e quasi impossibile da farsi in tempi brevi, ma vale anche il contrario, ovvero volendo essere ottimisti, non è da trascurare il fatto che la generazione attuale al governo in tutto il mondo è mediamente diversa da coloro che governavano trent’anni fa: ha acquisito consapevolezza del problema e non lo nasconde come era d’uso anche soltanto dieci o quindici anni fa. Contemporaneamente, le tecnologie che consentono di evitare i combustibili fossili sono più diffuse e meno costose, e possono trasformare i Paesi di più antica industrializzazione e sostenere i Paesi in via di sviluppo nel loro percorso. Non hanno controindicazioni. Sono alla portata. 

Uno dei nodi da risolvere, di cui si parla ogni volta alle CoP, è quello della giustizia climatica, in base al quale i Paesi che hanno goduto di un lungo periodo privo di vincoli ambientali e sono più ricchi ora hanno l’obbligo morale di aiutare i Paesi che hanno inquinato di meno a passare direttamente alle fonti pulite e a proteggersi dai fenomeni legati al cambiamento climatico che già li investono. Un’analisi delle ragioni che spingono i migranti ad attraversare il Mediterraneo e raggiungere l’Europa porterebbe facilmente al problema del cambiamento del clima locale che riguarda molte zone dell’Africa, ma invece di approfondire questi aspetti si preferisce fare demagogia sulla pelle di coloro che si trovano a fuggire dalla propria casa su barconi e gommoni, dando una prova chiarissima del basso livello del dibattito che prevale nella  politica italiana. 

Al punto in cui si trova l’Italia, e tutta l’Europa, la speranza è che si promuovano fonti pulite, efficienza, stili di vita sostenibili, cooperazione con gli altri Paesi con intensità maggiore, senza fermarsi e nemmeno temporeggiare. Sono anni che l’elettricità pulita nel nostro Paese è ferma intorno al 35% - con variazioni dipendenti dalle condizioni stagionali - e nessuno ha mai chiarito le ragioni per cui ci si è fermati lì. Occorre procedere e smetterla di attribuire difficoltà inesistenti. Dobbiamo fare la nostra parte e abbiamo solo da guadagnarci sotto ogni profilo, ambientale ed economico. 

La CoP 27 di Sharm è in corso, e vedremo quali risultati porterà. Una cosa è certa, ovvero il fatto che è importantissima, il fulcro attorno al quale ruota il nostro futuro, e la seguiremo ogni giorno, come sempre da trent’anni. 

Per saperne di più, il sito ufficiale dell’UNFCCC e della CoP27 è il seguente:

https://unfccc.int/cop27




lunedì 24 ottobre 2022

Record solare in Europa

 A volte è bello leggere anche notizie positive, o fermarsi ad osservare gli aspetti positivi che pure ci sono e possono aiutare a perseguire la via giusta per uscire dalla crisi energetica e climatica (ma non solo) che stiamo vivendo. 

Secondo il think tank Ember, che opera per promuovere il passaggio nel mondo dalle fonti fossili alle fonti energetiche pulite stando a quanto si legge sul sito, in Unione Europea la scorsa estate abbiamo raggiunto una produzione solare record, addirittura il 12% dell’elettricità, aumentando notevolmente la quota rispetto alla stagione precedente, quando ci si fermava soltanto al 9%. Si tratta di un dato incoraggiante. Il sito di Ember è molto chiaro e ricco di dati, ma scarno di parole per cui occorre avere già un’idea del tema di cui si occupa. Vale la pena di consultarlo se si è alla ricerca di numeri, grafici e indicatori utili sul tema energetico con la finalità di favorire il passaggio alle energie rinnovabili. Riporto l’indirizzo in calce.  

Secondo lo studio riguardante l’Europa, il 12% di solare ha consentito di risparmiare 29 miliardi di euro di gas, stimati sul prezzo medio del gas nel periodo fra maggio e agosto 2022.  In termini di produzione energetica si tratta di 99,4 TWh, una quantità senza dubbio rilevante che sommata alla altre fonti rinnovabili segna cifre sempre più importanti (ricordate quando Ministri in carica sostenevano che con le rinnovabili si poteva raggiungere solo lo zero virgola?). In percentuale, le principali riguardano il 12% di eolico e 11% di idro, quote non lontane dal 16% del carbone, ancora diffuso un molti Paesi dell’Unione. 

I record solari sono stati battuti in 18 dei 27 Paesi UE, mentre 10 Stati superano il 10% di elettricità solare, con le quote maggiori spettanti a Olanda (23%), Germania (19%) e Spagna (17%). Per confronto, il solare fotovoltaico in Italia contribuisce all’elettricità mediamente per circa 8-9% (dati Terna).


Sostiene Ember che per raggiungere gli obiettivi a protezione del clima che l’UE si è data al 2030 questo tasso di crescita deve continuare regolarmente, evitando colli di bottiglia rappresentati dalle regole e alle decisioni interne a ciascun Paese - come è accaduto in Italia, ne abbiamo parlato nel post precedente. Risulta chiarissimo anche il fatto che il solare e tutte le fonti rinnovabili possono dare un contributo importante nel momento in cui la pratica normale finora di acquisto di una quota rilevante di gas dalla Russia è messa in discussione dalla crisi in corso, e speculazioni sui mercati rendono estremamente volatili i prezzi dell’energia. In Italia sarebbe ora che si superassero veti e blocchi burocratici che possono solo danneggiare il settore e ovviamente i cittadini in conseguenza dell’inerzia.


Sul sito sono presenti anche grafici molto chiari riguardo gli andamenti e le prospettive, utili per stabilire politiche energetiche opportune.

Il link è il seguente: 


https://ember-climate.org/insights/research/record-solar-summer-in-europe-saves-billions-in-gas-imports/ 



 


giovedì 13 ottobre 2022

La credibilità ambientalista si conquista con i fatti, non con le parole

 “11 GW di nuove rinnovabili italiane sbloccati nel 2022, di cui 9,5 GW pronti ad entrare in esercizio nei prossimi mesi e nella prima metà del 2023. Cifre che fanno impallidire i risultati degli anni precedenti e che racconta una nuova fase di crescita per l’energia pulita nazionale. I numeri li ricorda oggi il Ministero della Transizione Ecologica (MiTE) in una nota stampa, con l’obiettivo di fare chiarezza tra quanto già fatto dal Governo per sostenere le FER e quanto ancora da fare. Un intervento che cerca di rispondere alle diverse polemiche e preoccupazioni in merito al completamento dell’assetto normativo, e su cui oggi pesa (e non poco) il cambio di Esecutivo.”

Questo è quanto si legge sul sito www.rinnovabili.it in merito alla situazione riguardante le nuove rinnovabili. La speranza è che il nuovo esecutivo non fermi un processo che va invece alimentato, senza deviare su binari impercorribili a breve, privi comunque di benefici immediati e problematici (come, ad esempio, il nucleare). A questo proposito, vedremo cosa saprà fare il governo e chi saranno i Ministri dello Sviluppo e dell’Ambiente, che usualmente includono le deleghe relative all’energia.

Non si sentiva parlare da tempo del tema energetico con l’intensità attuale, dovuta al contesto che tende ad allontanarci dal gas metano, sia pure in prospettiva, e ad avvicinarci a forti produzioni rinnovabili, accompagnate da risparmio energetico. In realtà, avremmo dovuto introdurre misure di contenimento dei consumi ben prima dell’attuale crisi energetica e avremmo dovuto farlo per ragioni climatiche e ambientali: chiudere le porte dei negozi con il riscaldamento o il raffrescamento in funzione, abbassare l’illuminazione pubblica nelle ore centrali della notte, evitare di vivere in case riscaldate a 25 gradi in inverno sono misure di buon senso se si tiene conto di ciò che comporta produrre energia, soprattutto se viene prodotta in modo tradizionale con le fonti fossili inquinanti. Ma l’ambiente fatica a farsi rispettare oltre le chiacchiere in proposito, e le misure serie vengono prese solo in stato di emergenza.

Politicamente, il Paese ora sarà governato dalla coalizione di centrodestra, che di sicuro non ha mai brillato sul fronte ambientalista e in particolare su quello del rapporto fra energia e ambiente, accanto ad una minoranza di centrosinistra molto ristretta in Parlamento (penalizzata dalla legge elettorale in vigore) che dal canto suo allo stesso modo non ha mai brillato sul fronte ambientalista, eccezion fatta per alcuni (pochi) provvedimenti a volte assunti. L’Italia è infatti ferma da anni riguardo le nuove installazioni di eolico e fotovoltaico, con le rinnovabili che nell’insieme si attestano intorno al 35-38% sul totale elettrico, e della scelta di rallentare la diffusione delle rinnovabili che ora ci penalizza sono responsabili anche governi di centrosinistra, come il governo guidato da Matteo Renzi, all’epoca nel Partito Democratico. La ragione per cui ci si dovesse fermare intorno al trentacinque per cento (dell’elettricità) non è chiara, mentre è chiaro il favore fatto ai grandi gruppi del gas e del petrolio. Se qualcuno vuole ricordare entrando un minimo nel dettaglio cosa è successo alcuni anni fa, c’è un dossier di Legambiente molto chiaro all’indirizzo riportato in calce: i grafici in particolare sono molto eloquenti e mostrano il crollo degli investimenti nelle rinnovabili durante i governi Monti, Letta e Renzi negli anni 2011-2016.


Ha fatto bene Enrico Letta a scegliere in questa campagna elettorale di promuovere il tema ambientale ed energetico, ma farlo ora dopo che governi di centrosinistra (incluso il suo prima di Renzi) sono stati attivi nel rallentare o peggio nell’arrestare la grande crescita delle fonti pulite che si era faticosamente riusciti a creare, non appare credibile e l’elettorato non è più disponibile a cascarci. Fate le cose quando siete al governo, invece di parlarne per poi farne altre, e forse riguadagnerete la fiducia degli elettori - fra i numerosi suggerimenti che piovono da ogni parte orientati a portare il Partito Democratico fuori dalla débâcle in cui si trova questo forse è tra i più efficaci.


Dunque, ora non ci resta che stare a vedere cosa accadrà con il nuovo esecutivo, ma la spinta

derivante dalla situazione geopolitica che si è venuta a creare è notevole e, se ben gestita, può portare ad indirizzare la società verso la costruzione di un sistema energetico complessivamente migliore di quello del passato.


Il brano iniziale è tratto dal sito di Rinnovabili.it:


https://www.rinnovabili.it/energia/politiche-energetiche/nuove-rinnovabili-italiane-sbloccati-11-gw-2022/


Il dossier di Legambiente “Stop alle rinnovabili in Italia” si trova al seguente link:


https://www.legambiente.it/sites/default/files/docs/dossier_stopallerinnovabiliinitalia2015.pdf





 


martedì 16 agosto 2022

Che gli eletti facciano la loro parte sulla transizione energetica

Bene, ora che conosciamo le liste elettorali per le elezioni del 25 settembre prossimo siamo a posto e possiamo passare ai problemi concreti. Con una postilla: che le rinnovabili corrono seri rischi, poiché se la sinistra è mediamente scarsa sulle politiche energetiche e ambientali, la destra è zero. Il rischio concreto se vincerà la destra, come prevedono tutti i sondaggi, è che si progettino centrali nucleari (di III Generazione, poiché la IV ancora non c’è) da sistemare sul nostro territorio, e si arresti quel poco che si sta facendo per la transizione ecologica nel campo dell’energia, e in ogni altro campo. Una prospettiva buia che spazzerebbe via le incertezze del passato, contenenti comunque aperture, scegliendo nettamente la strada del ritorno al nucleare e alle fonti fossili.

Sull’ultimo numero della rivista Qualenergia, dal titolo “Come uscire dalla crisi del gas”, sottotitolo “Sobrietà, rinnovabili ed efficienza”, a pagina 11 Sergio Ferraris scrive: “L’eolico off-shore galleggiante è una delle nuove frontiere delle rinnovabili. Le pale eoliche galleggianti offrono solo vantaggi. Sono installabili tra i 20 e i 40 km dalla costa e nonostante i loro 250 metri d’altezza appaiono all’orizzonte come una pagliuzza alta 6 millimetri a un metro di distanza, hanno un capacity load elevato del 40% e consentono delle eccellenti economie di scala viste le grandi potenze delle singole pale, oggi di 15 MWe. Oltre a ciò sono un’ottima occasione di sviluppo dei territori. Gli Stati Uniti, la Germania, la Spagna, la Gran Bretagna, la Scozia e persino la Grecia stanno ristrutturando alcuni porti per renderli dei veri e propri hub per l’eolico off shore galleggiante, mentre sul fronte italiano tutto sembra bloccato, nonostante te siano arrivate a Terna 31 GWe di richieste d’allacciamento per quest fonte rinnovabile.(...)”.  Aggiungiamo che l’eolico off shore (sistemato cioè al largo della costa marina) non presenta evidentemente i problemi paesaggistici che spesso ostacolano lo sviluppo dei parchi eolici sulla terraferma.

Ora, come sia possibile che in Italia ancora oggi tutto sembri bloccato, come sia possibile che arriviamo sempre in ritardo, che nessuno riesca a sveltire gli iter e aprire varchi nelle selve burocratiche che frenano il nostro Paese lasciandolo sempre dov’è, rimane in gran parte un mistero. Dei meandri decisionali i cittadini non sanno nulla. Ma sarei pronta a scommettere che se qualcuno si muovesse per costruire una centrale nucleare, o una a carbone, gli iter miracolosamente velocizzerebbero il tutto, con grande soddisfazione dei portatori degli interessi in gioco. Resta il fatto oggettivo che i cittadini hanno fermato il nucleare due volte, e possono farlo anche una terza volta.

In Emilia Romagna si parla da tempo della realizzazione di impianti eolici al largo della costa ravennate e riminese. Troppo spesso però gli enti locali hanno espresso dubbi e perplessità che speriamo ora vengano superati: lo stesso Presidente Stefano Bonaccini ha più volte ribadito che l’amministrazione regionale intende andare avanti con l’eolico off shore. Sarebbe davvero una svolta notevole, un beneficio per la regione e per il nostro Paese, un segnale che si possono fare davvero cose concrete, al di là delle parole.

Nel contempo, Ravenna si è candidata ad ospitare un rigassificatore, ovvero una nave che contiene un impianto capace di riportare il gas liquefatto (condizione necessaria al trasporto via mare) allo stato aeriforme. Da tempo sostengo che sono necessari in Italia alcuni rigassificatori per diversificare i Paesi di approvvigionamento del gas, dato che 60 Mtep di gas naturale non sono sostituibili immediatamente con fonti rinnovabili. Non c’è alcun dubbio che nessun rigassificatore sostituirà mai un tubo diretto, e che rigassificare richiede energia, ma la situazione attuale non lascia altre vie d’uscita, almeno temporaneamente.

Il vero punto centrale è che le scelte vanno fatte nell’ottica della decarbonizzazione, ovvero contenendo i consumi energetici, migliorando l’efficienza e promuovendo le fonti rinnovabili. Si tratta di una prospettiva perfettamente realizzabile e a cui dobbiamo dedicarci con impegno. La crisi climatica globale richiede un cambiamento radicale e urgente che può, se ben condotto, costituire un beneficio per la nostra società. 

Dunque, se una richiesta pressante va fatta a coloro che saranno eletti in Parlamento e a coloro che costituiranno il nuovo Governo essa è che non fermino le rinnovabili, già troppe volte ostacolate, e che non arrestino la cosiddetta transizione ecologica, perché sarebbe un danno gravissimo, forse il peggiore che potrebbero fare.






 



sabato 30 luglio 2022

La sfida ambientale? E’ alla base di tutto

 Ciò che è successo sulla scena politica italiana ha lasciato sgomenti, ma dopo la sorpresa iniziale (seppure preceduta da qualche avvisaglia) va fatto un passo avanti sulla base di considerazioni razionali e non basate sull’emotività del momento. Il 25 settembre si vota e non sarà facile portare elettori ai seggi, in periodo estivo, dopo uno spettacolo che certo non depone a favore di una ritrovata serietà della politica. Come era prevedibile, i partiti, e nello specifico i partiti della destra (speriamo solo italiana) affiancati dai 5Stelle, sotto gli occhi di tutti hanno silurato Mario Draghi probabilmente soltanto sulla base di un calcolo di convenienza che li vedrebbe ora favoriti alle elezioni.


Lasciando l’insopportabile valzer delle alleanze ai rotocalchi televisivi, i temi da affrontare ci sono e sono pregnanti, e dovrebbero trovarsi alla base del dibattito pre-elettorale. Credo che siano riassumibili in tre punti sostanziali: 

. Costruire una rinnovata fiducia nelle istituzioni, sempre messa a dura prova dalla politica italiana;

. Porre al centro la questione ambientale, che riguarda l’economia, la finanza, il lavoro, le risorse, l’energia, la ricerca, l’ambiente ovviamente, il futuro;

. Rinnovare la qualità (elevata ma con problemi e diseguaglianze) del servizio sanitario nazionale pubblico, nella prospettiva dell’aumentato rischio di epidemie che il cambiamento climatico e la globalizzazione comportano.


Dopo decenni di aperta ostilità dei partiti tradizionali, ora sembra che il mondo politico sia più aperto alle prospettive che una azione complessiva volta alla sostenibilità comporta, e va premuto il pedale dell’acceleratore. Non si tratta di riportare l’Italia alla candela, come non molti anni fa si ammoniva, non si tratta nemmeno di attuare la decrescita felice, ricordando ad un’espressione più moderna, si tratta al contrario di promuovere un rinnovamento complessivo del sistema economico, industriale, finanziario, dei servizi, che adegui l’Italia alle sfide attuali (non a quelle del Novecento, già finito) e la prepari al futuro. Economia circolare, energie rinnovabili, efficienza, innovazione di processo e di prodotto, ecodesign, finanza verde, chimica verde, riciclo dei rifiuti e termovalorizzazione della (minima) frazione restante, ecolabel, ecoaudit, agricoltura biologica, allevamenti biologici, turismo sostenibile, città verdi, trasporto su ferro, elettrificazione del parco veicolare, trasporto pubblico, edifici pubblici incluse le scuole a consumo zero. C’è un mare di cose da fare. Che possono dare nuova spinta al nostro Paese, questa volta per nulla ostacolato dalla mancanza di materie prime, come si diceva un tempo, ma al contrario favorito dalla presenza di sole, e dalle storiche capacità manifatturiere. Ci sono interi settori di attività in affanno da tempo che possono ritrovare nuove prospettive nell’ambientalizzazione complessiva del nostro Paese. 

Questa è una base forte per un’agenda politica. Accanto a molti altri temi più tradizionali che toccano i diritti e le disparità spesso elevate, la sfida ambientale può fare crescere l’Italia e rinnovarla.

Porre l’ambiente al centro può inoltre essere una via per un nuovo rapporto fra uomo e natura e fra esseri umani, vuotando il contenuto del vaso delle cause delle guerre, dell’uso sbagliato del territorio, dello sfruttamento come unica via per progredire. Non può e non deve essere sempre così, ed una visione più armoniosa del mondo può aiutare a percorrere nuove strade.

Se qualcuno coglie l’opportunità e sarà in grado di passare ai fatti, credo che incontrerà anche l’apprezzamento dei cittadini e in particolare dei più giovani, direttamente toccati nel profondo da queste nuove sfide.







sabato 26 febbraio 2022

Cari partiti, ne avete la responsabilità

“IMPRUDENTE NON AVER DIFFERENZIATO MAGGIORMENTE LE NOSTRE FONTI DI ENERGIA” (Mario Draghi, informativa in Parlamento sulla situazione in Ucraina).


Surreale che il Parlamento abbia applaudito, visto che i partiti principali, nessuno escluso, e numerosi parlamentari sono i responsabili diretti della carenza ultradecennale della politica energetica italiana. Costoro hanno relegato per anni l’energia agli ultimi posti nell’agenda politica, quando non hanno apertamente ostacolato lo sviluppo delle rinnovabili e l’estensione dell’efficientamento, in contrasto con le tesi ambientaliste costantemente accantonate se non evitate all’interno dei partiti che hanno governato l’Italia negli ultimi trenta anni.

Qualcosa si è fatto ma con difficoltà, ritardi, e portando avanti una continua battaglia ad ogni livello, anche regionale e locale, contro tesi superate ma in voga fra la maggioranza degli esponenti politici. Fermo restando che ora importiamo il 40% del gas dalla Russia, e questo è un fatto.


Non per polemizzare, ma perché è giusto che ciascuno si assuma le proprie responsabilità.


A breve farò seguire un’analisi più dettagliata.


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