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domenica 18 gennaio 2026

Il sistema elettrico è sempre più green

 Nuove, e buone (per una volta) notizie: secondo il comunicato stampa di Terna uscito due giorni fa, nel 2024 abbiamo raggiunto i 76,6 GW di potenza rinnnovabile, con un incremento di capacità in un solo anno di 7,5 GW, in crescita di ben +29% rispetto all’anno precedente, costituiti da oltre 50 GW di potenza installata con i soli solare ed eolico, per 37,1 GW il primo e 13 GW il secondo.

Sul versante della produzione, la crescita dell’offerta rinnovabile è stata importante, di +13,4%, mentre considerando solo il fotovoltaico abbiamo raggiunto il record storico con 36,1 TWh. In concomitanza, la produzione da fonte idrica è stata decisamente positiva, con un incremento di +30,4%. 

Riguardo invece gli accumuli, nel 2024 la potenza nominale in esercizio è aumentata di 2,1 GW, per un totale di 5,6 GW, di cui circa 1 GW è di grande taglia. 

La domanda di energia elettrica è stata soddisfatta per 83,7% con la produzione nazionale, e per il restante 16,3% dal saldo con l’estero, tramite le interconnessioni della rete con gli altri Paesi. La produzione nazionale è aumentata rispetto all’anno precedente grazie all’incremento dell’idroelettrico e del fotovoltaico, mentre risulta in calo il termoelettrico, e soprattutto il ricorso al carbone, che registra un significativo -71%, con conseguente riduzione delle emissioni di CO2 di oltre 8 milioni di tonnellate.

Con le fonti rinnovabili che sono arrivate a superare il 40% di copertura del fabbisogno, possiamo affermare che il sistema energetico italiano sta diventando progressivamente più sostenibile, mostrando una tendenza che arriva a superare le previsioni (le nuove installazioni superano abbondantemente il target del DM Aree Idonee del giugno ‘24), modificando nel corso del tempo uno stato che sembrava inalterabile. Chi, come me, segue da molto tempo il tema, ricorderà i ministri che una ventina di anni fa decretavano in ogni dove l’impossibilità di cambiare le cose per via di una presunta inefficacia delle fonti rinnovabili. Ora siamo qui a commentare l’esatto opposto, un percorso che in altre parole può essere visto come un’autentica speranza per il futuro, nonostante tutte le resistenze e nonostante tutto ciò che accade. 

Siamo in una fase, nel mondo, in cui si cerca di raschiare il fondo del barile, cercando il petrolio che resta, che si trovi nella foresta Amazzonica o nell’Artico, che sia bitume (Venezuela) o che sia associato a gas, che appartenga ad altri Paesi e non al proprio, come vorrebbero gli USA di Trump, dopo che il fracking in casa propria è in calo e i costi superano la resa. Lo slogan sembra essere bruciamo tutto il possibile dopo che abbiamo inquinato il mondo,  e avanti fino alla fine. Un percorso molto pericoloso.

Al contrario, il petrolio che resta andrebbe lasciato sotto terra per il bene di tutti, con le alternative che ci sono, sono tecnologicamente mature, e che sono persino economicamente più valide delle vecchie fonti energetiche fossili. 

I dati più dettagliati si trovano al link seguente:

https://www.terna.it/it/media/comunicati-stampa/dettaglio/consumi-elettrici-2024





venerdì 9 febbraio 2024

UE: eolico supera il gas nella produzione elettrica

 L’anno appena trascorso ha visto il raggiungimento ed il superamento di una serie di valori-soglia importanti nei Paesi dell’Unione Europea ben descritti nell’articolo di Qualenergia “Eolico batte gas, carbone ai minimi storici: l’elettricità dell’UE nel 2023” (in calce), che cita a sua volta un rapporto di Ember, organismo indipendente di studio sulle politiche energetiche che abbiamo già incontrato più volte, dal titolo “European Electricity Review 2024”.

Dice l’articolo che le fonti energetiche fossili per la prima volta sono calate fino a contribuire per meno di un terzo della produzione complessiva di elettricità, che l’eolico ha superato il gas generando 475 TWh contro 452 TWh, registrando un’aumento di 55 TWh, che eolico e fotovoltaico insieme hanno contribuito per oltre un quarto, precisamente per il 27%, alla generazione complessiva, e che tutte le rinnovabili insieme hanno superato il 40% della produzione totale arrivando al 44%. Da notare che si tratta di valori di produzione di energia elettrica, e non di potenza installata, quindi confrontabili direttamente con la generazione da fonte fossile.

Questi dati vanno affiancati ad un calo della domanda di quasi 2.700 TWh, corrispondenti a -3,4% rispetto al 2022.


Nello specifico, la produzione di energia da carbone ha raggiunto il minimo storico di 333 TWh, con un crollo nel giro di un anno di -26%, contribuendo alla generazione complessiva con il 12%. Anche il gas è diminuito, con 452 TWh corrispondenti ad una riduzione di -15% sull’anno precedente, e ad un contributo sul totale del 17%.







Nel grafico, che evidenzia con i colori il fatto nuovo che il vento, ossia una fonte energetica naturale e pulita, ha superato il gas nella generazione elettrica in Europa, si possono notare alcune altre caratteristiche. Innanzitutto, i valori di partenza riferiti all’anno 2000, nettamente diversi e distanti fra le fonti energetiche: bassissimi per vento e sole, intermedi per il gas e l’idroelettrico, elevati per nucleare e carbone. In secondo luogo, gli andamenti nel tempo: oscillante ma sostanzialmente stabile per la fonte rinnovabile storica, l’idroelettrico, calante per il nucleare, fortemente calante per il carbone, mentre il gas oscilla notevolmente nella fascia intermedia, e infine fortemente crescente per solare ed eolico. Questi dati ci dicono che la ormai famosa transizione ecologica è in corso, non si arresta - ricordate i timori di una frenata o di un arretramento ai tempi del lockdown del Covid? - e anzi procede nonostante tutti gli ostacoli, che comunque ci sono, basti pensare alle difficoltà che ci siamo trovati davanti quando abbiamo pensato di allontanarci dalla dipendenza  dalla Russia. Questo è il dato positivo: una volta iniziato il percorso, la via è tracciata, e non si torna indietro.

Il secondo elemento positivo che emerge dai dati è il calo delle emissioni inquinanti e climalteranti: si registra infatti un crollo record delle emissioni di -19%. Non è detto che si tratti di una tendenza stabile anno per anno, ma è molto probabile che si inserisca in una tendenza su un periodo più lungo di diminuzione delle emissioni provenienti dalla generazione elettrica.


Come dice Sarah Brown (Eu Programme Director di Ember, traduco dal sito) “La crisi energetica e l’invasione russa dell’Ucraina non hanno portato ad una rinascita di carbone e gas - anzi, ne siamo lontani. Il carbone sta uscendo dalla produzione, mentre eolico e solare crescono, e il gas è prossimo al declino. Ma non è tempo di compiacersi.” 

Penso che sia tempo di continuare a lavorare per creare un sistema efficiente di produzione energetica libera dalle fonti fossili, e questi dati mostrano che è possibile. 



Il rapporto di Ember si trova al seguente indirizzo:


https://ember-climate.org/insights/research/european-electricity-review-2024/


L’articolo che lo riassume sul sito di Qualenergia:


https://www.qualenergia.it/articoli/eolico-batte-gas-carbone-minimi-storici-elettricita-ue-2023/





martedì 25 luglio 2023

Con luci ed ombre, ma la decarbonizzazione va avanti

 Calo netto dei prezzi, diminuzione dei consumi, riduzione delle emissioni climalteranti, riduzione del ricorso al gas e al carbone, aumento del contributo delle fonti rinnovabili e dell’import di elettricità.

Questo in estrema sintesi è quanto emerge dall’Analisi trimestrale che ha pubblicato Enea del sistema energetico italiano.


Più in dettaglio, i consumi di energia sono calati del -5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, le emissioni di gas ad effetto-serra lo sono del -9%, il gas di -16%, il carbone di -15%, le rinnovabili sono aumentate del +5% e l’importazione di elettricità del +22%. 

In particolare, il giorno di Pasquetta il nostro Paese funzionava quasi soltanto ad energia pulita: eolico e solare FV hanno coperto, nella fascia oraria dalle 13 alle 15 del 10 aprile, oltre l’80% della domanda.

 

Le cause della diminuzione dei consumi vengono individuate nel settore civile (con -12%) come conseguenza della maggior efficienza rispetto agli anni passati e per il clima mite che ha caratterizzato i primi mesi del 2023, consentendo un notevole risparmio di gas, nell’industria (-10%) per via del calo importante (fino al 20%) della produzione nei settori gas intensive, mentre sono in controtendenza i consumi nei trasporti, che aumentano del +3%.

Si legge inoltre che, dopo una lunga serie di variazioni negative, migliora l’indice di transizione energetica elaborato da Enea, con un bel +14%, soprattutto per il netto calo del consumo di carbone, per la diminuzione dei prezzi, e  per la contrazione delle produzioni energivore.


Per quanto riguarda il contesto europeo, si legge nell’Analisi: “Nella prima metà del 2023 è continuata la fase di debolezza delle economie dell’area euro (per il secondo trimestre consecutivo il PIL è lievemente diminuito nel I trimestre e ha ristagnato in primavera), con in particolare un'ulteriore flessione dell'attività manifatturiera (a fronte dell’espansione nei servizi). Nonostante il deciso ritracciamento dei prezzi all’ingrosso del gas e dell’elettricità (45 €/MWh la media del gas al TTF nel I semestre 2023, -70% rispetto al II semestre 2022), nella zona euro è continuata la contrazione dei consumi di energia (-5% nel I trimestre), a causa dei nuovi cali della domanda di gas naturale (-14%) ed elettricità (-4%). Contrazione simile è stimata per le emissioni di CO2, comunque non sufficiente ad avvicinare la traiettoria attuale a quella coerente con il target 2030”.


Riguardo le emissioni, nonostante la riduzione a livello europeo non siamo quindi allineati alla traiettoria idonea a centrare gli obiettivi al 2030.

Inoltre, il fatto che la riduzione dei consumi e delle emissioni derivi anche da una contrazione dell’attività industriale evidenzia chiaramente un quadro solo parzialmente positivo: la sfida era, e resta, il disaccoppiamento dei consumi di energia fossile dalla crescita economica, in un contesto industriale che deve diventare sempre più green e sostenibile. 


Riguardo, infine, la sicurezza energetica si legge che “il contenimento dei consumi di gas ed elettricità ha garantito nell’inverno appena trascorso margini di capacità accettabili sia nel sistema gas sia nel sistema elettrico”. Nel periodo agosto 2022-marzo 2023 i consumi di gas sono stati inferiori di circa 10 miliardi di metri cubi, corrispondenti  a -18% rispetto alla media 2017-2022, dunque oltre il target UE del -15%. Smentiti dunque, come abbiamo già evidenziato in questo blog, gli esperti di energia (nonché sostenitori delle fonti fossili) ospiti dei programmi televisivi che lo scorso inverno ci avvertivano allarmati che col gas e la luce non saremmo arrivati a Capodanno. 


Il documento completo si trova al seguente indirizzo:


https://www.media.enea.it/comunicati-e-news/archivio-anni/anno-2023/energia-analisi-enea-nuovo-calo-di-consumi-5-ed-emissioni-9-nel-primo-semestre-2023.html





martedì 16 maggio 2023

La Cina raggiungerà quest’anno il nuovo picco delle emissioni, ma potrebbe essere l’ultimo

 Le emissioni di biossido di carbonio - CO2 - della Cina sono cresciute del 4% nei primi mesi del 2023 in rapporto allo stesso periodo dello scorso anno, raggiungendo un picco che rappresenta un record per il grande Paese asiatico, al di sopra di 3 miliardi di tonnellate di CO2 equivalenti, scrive Lauri Myllyvirta (lead analyst al Centre for Research on Energy and Clean Air, CREA) su Carbon Brief.


Le emissioni record raggiunte dalla Cina sarebbero causate, secondo l’analisi, da tre fattori principali: un rimbalzo dell’economia cinese dopo il lungo periodo di restrizioni dovute al Covid, misure economiche di stimolo, e bassa generazione da fonte idraulica dovuta alla siccità. Questi fattori avrebbero determinato un aumento della domanda di combustibili fossili, corrispondenti per ogni fonte a +5,5% di petrolio, +3,6% di carbone, +1,4% di gas, derivanti principalmente dalla produzione energetica, dai trasporti, dalla produzione di cemento.

Con tutta probabilità, visto l’impegno del governo sul fronte economico, l’anno in corso segnerà un picco di emissioni mai visto prima.


Ma sul medio periodo le cose starebbero in forma un po’ diversa (per fortuna). 

L’impegno cinese sul versante delle fonti rinnovabili ha portato ad una capacità installata che, insieme al nucleare (che ha altri problemi, ma non emette CO2) supera il 50% del totale. Le installazioni solari quest’anno sono triplicate rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, quelle eoliche hanno registrato un +32%, e complessivamente si prevede che quest’anno la nuova capacità solare ed eolica installata raggiungerà i 160 GW. I grafici mostrano andamenti in forte crescita, nettamente superiore agli ultimi anni, quando avevano già tutti un notevole andamento crescente. Questo significa che l’impegno cinese sulle rinnovabili non è venuto meno, anzi, è maggiore di prima, tanto che se la tendenza continuerà la Cina supererà previsioni che solo poco tempo fa erano consolidate fra gli analisti, ma che appaiono oggi eccessivamente deboli.

Contemporaneamente, la Cina fa ancora largo uso di carbone e nuovi impianti vengono realizzati, ma pare che la necessità di tali impianti sia fondamentalmente a copertura della domanda di picco, cresciuta notevolmente in anni recenti (lo scorso anno l’estate straordinariamente calda ha portato a un uso diffuso di condizionatori).

Le previsioni degli analisti sostengono che nei prossimi anni il contributo delle centrali a carbone potrebbe diminuire (in accordo, del resto, con gli impegni presi) in concomitanza alla percentuale sempre maggiore di fonti pulite, e che nel complesso le emissioni di carbonio sarebbero vicine, o già prossime, al picco storico, vale a dire al periodo in cui inizierebbero a calare. L’outlook prevede il picco addirittura quest’anno, e sarebbe seguito negli anni prossimi da un declino strutturale del livello delle emissioni.


Su piano globale, questo significa che la transizione ecologica del settore energetico sta coinvolgendo sempre più anche i grandi Paesi che fino a poco tempo fa erano occupati a creare sviluppo economico per migliorare le condizioni di vita al loro interno al di là di considerazioni di stampo ambientale. La Cina è stata portata troppo spesso a supporto delle tesi negazioniste e conservative dello status quo mentre non è affatto questo il ruolo che sta ricoprendo attualmente. Al contrario, nonostante le difficoltà derivanti dal recente sviluppo, l’impegno sul fronte delle rinnovabili non viene accantonato, come confermano gli studi condotti negli ultimi anni. 

La prospettiva (di cui l’Unione Europea è sempre stata traino mondiale, anche dal canto suo non senza difficoltà) va tenuta aperta e supportata in ogni modo, con lungimiranza.


L’analisi pubblicata su Carbon Brief si trova al seguente link:


https://www.carbonbrief.org/analysis-chinas-co2-emissions-hit-q1-record-high-after-4-rise-in-early-2023/







martedì 18 aprile 2023

Inizia il calo delle emissioni del settore energetico? Probabilmente sì.

 Crescono le rinnovabili e raggiungono percentuali non certo trascurabili dell'energia elettrica: secondo Ember, nel 2022 la quota è stata del 12%, con un incremento notevole rispetto all'anno precedente che registrava un 10%.

Il think tank sulla sfida energetica Ember ha pubblicato il nuovo Rapporto sullo stato del settore di produzione di energia che prevede che già quest'anno potremmo entrare in una nuova era di calo continuo della produzione da fonti fossili e di conseguenza delle emissioni derivanti dal settore. Sulla strada della decarbonizzazione, lo scenario dell'IEA (International Energy Agency) "Net Zero emissions" pone l'obiettivo di zero emissioni per il settore energetico al 2040, mentre lo zero delle emissioni dell'economia nel suo complesso dovrebbe configurarsi nel 2050. Si tratta di obiettivi molto sfidanti, da cui emerge l'importanza e l'urgenza di un decremento continuo nel settore energetico.

Le notizie riportate sono parzialmente positive: l'intensità di carbonio della generazione di elettricità non è mai stata così bassa come nello scorso anno, quando ha raggiunto "solo" 436 gCO2/kWh, cioè l'energia più pulita che nel complesso sia mai stata prodotta, dovuta principalmente all'aumento record di solare ed eolico. Nonostante questo, le emissioni del settore sono cresciute del 1,3%, per via del fatto che sono complessivamente aumentati i consumi.  Il ricorso al carbone è cresciuto del 1,1%, in linea con gli anni precedenti, ma molto meno di quanto ci si aspettasse al principio della crisi energetica, mentre il gas è quasi stabile. 

Ma soprattutto, gli autori del rapporto ritengono che il 2023 sarà l'inizio di un calo delle emissioni provenienti dal settore di produzione di energia che continuerà in futuro, dando il via ad una nuova era di emissioni via via decrescenti.

Per quanto riguarda altre fonti, come il nucleare tradizionale (fissione), che non emettono carbonio ma presentano altri problemi di difficile soluzione, si registra in questi giorni la notizia che la Germania abbandona i reattori decidendo di chiudere le ultime tre centrali ancora attive.  La strada sembra chiara: verso le fonti pulite e l'efficienza energetica.

Per saperne di più sul rapporto Ember:

https://ember-climate.org/insights/research/global-electricity-review-2023/




sabato 18 marzo 2023

Emissioni 2022: non bene, ma poteva andare peggio

 Le emissioni globali di biossido di carbonio dovute agli usi energetici sono aumentate anche nel 2022 ma meno di quanto si temesse soprattutto grazie alla forte crescita delle rinnovabili e delle tecnologie più efficienti. Come mostra il grafico, dopo il crollo delle emissioni nel 2020 a seguito del lockdown globale per la pandemia e il forte rimbalzo del 2021 con un +6%, lo scorso anno è stato registrato un incremento dello 0,9%, decisamente più basso di quanto ci si aspettasse. Il fatto però che la crescita sia piuttosto contenuta non ci esime dall’aver raggiunto il massimo storico di ben 36,8 miliardi di tonnellate di CO2 emesse in atmosfera.

Come a dire, le emissioni continuano a crescere ma meno del previsto. 


Questo è il quadro complessivo che emerge dal rapporto “CO2 emissions in 2022” (scaricabile al link in calce) della Iea (International Energy Agency) riguardante le emissioni di CO2 del settore energetico.

Il rapporto riguarda le emissioni di gas ad effetto-serra (CO2, metano, ossidi di azoto) provenienti dalla produzione di energia e dai processi industriali. Questi ultimi hanno visto un calo, mentre l’energia un incremento. Tutto sommato, e nonostante quanto accaduto nei mesi scorsi, con forti oscillazioni dei prezzi dell’energia, inflazione, ritorno del carbone in numerosi Paesi in risposta alla situazione di grande incertezza dovuta anche alla guerra in Ucraina, risulta che le nuove tecnologie per le rinnovabili e per l’efficienza non hanno perso terreno ed hanno evitato ben 550 milioni di tonnellate di emissioni. Una conferma del fatto che una volta ben introdotte nel mercato le nuove tecnologie si aprono la loro strada e non si torna più indietro.

Un secondo fra i punti principali che emergono dallo studio consiste nella conferma della tendenza al disaccoppiamento - desiderio e attesa ultradecennale di tutti coloro che seguono questo tema - fra le emissioni e la crescita economica che si registra da un po’ (2021 a parte): lo scorso anno il PIL mondiale è cresciuto del 3,2%, dunque molto di più dell’aumento delle emissioni. 

Il rapporto si addentra in valutazioni riguardanti le singole fonti e i principali Paesi inquinatori, dove risulta un leggerissimo calo delle emissioni in Cina, un piccolo aumento negli USA, quindi sostanzialmente situazioni stazionarie nei due Paesi, ed una riduzione del 2,5% nell’Unione Europea dove per la prima volta la generazione di elettricità eolica e solare insieme ha superato quella del gas o del nucleare. 



Nel grafico, l’andamento delle emissioni di carbonio in atmosfera nel corso del tempo. In ordinata, le emissioni in miliardi di tonnellate.



Il rapporto  IEA “CO2 emissions in 2022” può essere scaricato qui:


https://www.iea.org/reports/co2-emissions-in-2022





venerdì 11 marzo 2022

Energia per il futuro (immediato)

 Stiamo vivendo una situazione che mai ci saremmo aspettati di vivere fino a pochi giorni fa, cioè straordinaria, richiedente scelte speciali. Era molto tempo che non si sentiva parlare del tema energetico con tanta frequenza e forse il momento tragico porterà con sè una svolta vera come non è mai stato fatto prima d’ora. La carenza di fonti primarie in Italia, e in generale in Europa, crea dipendenza dall’estero, seppur con notevoli differenze fra i paesi UE, ci espone alle fluttuazioni del mercato ed alle instabilità politiche. Naturalmente, non esiste un modo per dotarci di ciò che non abbiamo, esiste però il modo di proteggere ciò che più ci interessa, ovvero la nostra sicurezza.

Ai temi della sicurezza dell’approvvigionamento, dei consumi, delle conseguenze sull’ambiente e sul sistema climatico terrestre, si aggiunge ora quello molteplice derivante da un conflitto armato che riguarda Paesi fornitori e Paesi di transito delle fonti primarie.  Le conseguenze di un’inappropriata politica energetica possono essere pesantissime. Ora il Governo sta cercando sostanzialmente di fare ciò che non è stato fatto nei venti-trenta anni precedenti - in cui si riconosce qualche intervento, ma altrettanto una mancanza di strategia di lungo termine, a dire poco.

Per entrare nel merito, ciò che va fatto ora, e nel più breve tempo possibile, consiste in un ventaglio di azioni coordinate fra loro, altrimenti non funziona il tutto, e fra enti agenti a livello nazionale e locale, includendo i privati.

In sintesi e per punti:

1. Diversificare le fonti di approvvigionamento del gas. Questo significa rivolgersi a Paesi che lo possiedono e che possono raggiungerci con gasdotti, e costruire rigassificatori se invece devono raggiungerci via mare. In Italia i rigassificatori sono tre, bene, ma non bastano.

2. Si può aumentare la quota di estrazione interna, ma è poca cosa in rapporto ai consumi, che ammontano a più di 76 miliardi di metri cubi. Anni fa eravamo arrivati ad estrarre dal nostro sottosuolo circa 20 miliardi di metri cubi di gas naturale, ora ne tiriamo fuori 3: è chiaro che occorre fare di più, almeno triplicando la quota attuale. Va tenuto conto della subsidenza nel selezionare le aree di estrazione. Resta comunque il fatto che non si coprono i consumi se non in misura assai parziale.

3. Contenere i consumi con aumento dell’efficienza sia nella produzione sia nell’utilizzo. Il miglioramento dell’efficienza è un tema poco noto, ma è centrale: non si tratta solo di lampadine a led, ma di migliorare il rendimento degli impianti di produzione e degli apparecchi di consumo dell’energia. Il risparmio conseguente può essere notevole.

4. Evitare gli sprechi. No comment, ovvio, ma si fanno, eccome.

5. Aumentare le rinnovabili dove si può, c’e ancora largo margine per es. per il solare fotovoltaico. Le rinnovabili possono e devono coprire ampie fasce di produzione (non solo elettrica, basti pensare al biogas). 

6. Organizzare gli accumuli per le fonti intermittenti, mantenendo comunque una base di continuativo. Le fonti rinnovabili sono quasi tutte intermittenti, legate al contesto ambientale (presenza di sole, o di vento) dunque l’accumulo dell’energia prodotta è fondamentale.

7. Coibentare gli edifici pubblici a partire dalle scuole, veri dispersori di energia con aule fredde e termosifoni caldi. L’abitudine consisteva, fino a pochi anni fa, nel costruire edifici sprecanti energia, veri e propri colabrodi, in particolare quelli pubblici. Ora ci sono regole più severe, ma quelli vecchi sono ancora in funzione e sprecano energia ogni giorno. 

8. Ricordare che il nucleare da fissione non ha risolto alcuno dei suoi problemi, III o IV generazione che sia, a partire dai tempi lunghi, costi alti, depositi che nessuno vuole, scorie radioattive che nessuno vuole, e ricordare che con il nucleare si fa elettricità, mentre per scaldarci in casa usiamo gas, olio combustibile, e se va bene pannelli solari.

9. Si sente parlare di cose che non esistono, come il “carbone pulito”, o il “nucleare pulito”. Lasciamo le fake news ad altri contesti.

10. Nessuna fonte di energia è totalmente pulita, ma alcune lo sono più di altre.

11. La ricerca deve andare avanti, in ogni settore.


La bolletta dipende dagli equilibri di questi 11 punti, il Pil del Paese, le conseguenze sull’ambiente dipendono dai medesimi. 

E’ di estrema importanza organizzare un percorso che a breve riesca a cambiare la situazione dell’energia in Italia; un cambiamento che ci porterebbe inoltre in una linea coerente con gli impegni presi con l’Accordo di Parigi e con le politiche europee. Naturalmente, ci affrancherebbe dalla dipendenza dalla Russia, che ora ci porta il 40% del gas. Con l’auspicio che la guerra finisca il prima possibile.







sabato 13 giugno 2020

Una strategia di ripresa che guardi al mondo attuale

C’è urgente bisogno di una strategia di ripresa dopo i terribili eventi connessi al Covid-19. Una ripresa che deve avere, in modo indispensabile e inderogabile, le caratteristiche di sostenibilità, inclusività, concretezza ed efficienza. La ripartenza si interseca con la battaglia contro il cambiamento climatico, con la tutela delle ultime aree naturali del pianeta, con la conservazione della biodiversità, con la preservazione degli ultimi popoli viventi allo stato di natura, con la riduzione del consumo delle risorse non rinnovabili, con il riequilibrio delle diseguaglianze divenute fortissime. In Italia si intrecciano i fili di una ripresa condizionata dal rispetto di un programma da attuare con efficienza, e di una stasi che forma una solida trama da molto tempo prima del coronavirus. Non sarà facile trasformare l’insieme, se non in un pizzo, almeno in un tessuto nuovo e leggero. Fra gruppi di esperti ad hoc, villa Pamphili, articoli di ogni commentatore, intellettuale, scrittore, etc. che si conosca o meno, speriamo di passare alla pratica prima dei pensare che la teoria esaurisca il compito, magari per sfinimento.

D’altro canto, a ben guardare abbiamo visto anche risvolti interessanti di questa crisi, che potrebbero essere accolti fra le novità, come il digitale ormai ubiquo: su tutte, la capacità della Natura di rigenerarsi in brevissimo lasso di tempo, le meduse nei canali di Venezia, il cielo blu e trasparente che mostra paesaggi lontani, un’inaspettata pletora di fauna selvatica a passeggio in borghi e città, un calo stimato in meno 11.000 in Europa, di cui 1.500 in Italia, decessi legati allo smog. Undicimila morti in meno in poco più di tre mesi non sono uno scherzo, sono un dato da inserire nelle analisi. 
In aggiunta, l’impennata dell’uso della bicicletta, accompagnato dal calo drastico della vendita di automobili tradizionali, con motore a combustione interna, mostrano la capacità delle persone di cambiamento delle proprie abitudini, prima considerate inamovibili dai commentatori, politici e non, a sostegno del fossile (sembra niente, ma è una categoria assai diffusa: attribuiscono alla società scelte che non vogliono fare).
Ma la trasformazione deve arrivare in profondità. Si possono ridurre i viaggi aerei visto che le conferenze possono essere fatte da remoto, magari salvando i momenti di confronto più importanti, si può ricorrere maggiormente al treno per i viaggi lunghi, si può utilizzare verdure a chilometro zero, si può. Fino alle grandi compagnie energetiche, che dovranno abbandonare petrolio, gas, carbone e metano in favore di rinnovabili e soluzioni per incrementare l’efficienza. Con lo shale gas ormai (fortunatamente) fuori mercato per l’abbattimento dei prezzi del petrolio. 
Tutto ciò può modificare conseguentemente la geopolitica internazionale, aprendo la strada ad una forma di “democrazia energetica” basata sulle fonti rinnovabili, per loro natura diffuse sul territorio invece che concentrate in giacimenti in possesso del Paese che li ospita. Da un sistema economico e produttivo fondato sul prezzo del petrolio ad un sistema fondato su sole e vento - e bassi consumi, indispensabili per basarsi su sole e vento. Le fonti energetiche fossili ci hanno consentito uno sviluppo e una ricchezza a disposizione che non ha eguali nella storia: per fare il bucato in lavatrice di classe A, quindi ad elevata efficienza, occorrerebbe un’ora di lavoro di quindici persone, mentre occorrerebbero mille e seicento persone per muovere e viaggiare con un’automobile di media cilindrata. Ciascuno di noi segue un livello di vita superiore a quello di re ed imperatori del passato, che avevano schiavi o persone al servizio. Ma tutto ciò è stato ottenuto depauperando risorse non rinnovabili, inquinando l’ambiente, e creando diseguaglianze maggiori a quelle rilevabili in ogni era del passato. Il prezzo è talmente alto che pone a rischio la nostra stessa sopravvivenza come specie sulla Terra: un problema mai visto nella storia umana alla cui analisi non possiamo sfuggire. 

Il nostro Paese ha molto da fare, a partire da un ammodernamento strutturale che ancora latita e non ci consente di completare l’attraversamento del guado verso un pieno sviluppo. Dal dopoguerra in poi, siamo partiti in quarta e poi rimasti a metà. Non basta infatti guardare al Pil e alla posizione che occupiamo in una banale classifica mondiale, come ormai si sono accorti in molti della generazione successiva a coloro che pareva non se ne accorgessero.
Ora i nodi vengono al pettine, e sono stati evidenziati da un’epidemia che nessuno aveva previsto, ma che tutti sanno che prima o poi arriva. Ci ha messo in grandi difficoltà: ora non possiamo assolutamente adagiarci, non è più tempo. 
La strategia di ripresa deve essere inserita nel contesto attuale, non c’è tempo per erronei ritorni al passato. Vediamo perciò cosa deciderà il governo, e in quali modi - ripeto, che siano immediatamente pratici e concreti - verrà progettata un’adeguata strategia per il futuro prossimo.

PS:  i paragoni energetici fra le tecnologie moderne e il lavoro umano sono tratti da “Energia per l’astronave Terra”, Armaroli e Balzani, Zanichelli.

martedì 16 maggio 2017

Presentata in Parlamento la nuova Strategia Energetica Nazionale 2017



La Strategia Energetica Nazionale 2017 sta prendendo forma. Dopo l’audizione parlamentare del primo di marzo scorso, il 10 maggio, di fronte alle Commissioni riunite Ambiente e Attività Produttive della Camera, si è svolta la seconda audizione dei Ministri Carlo Calenda (Sviluppo Economico) e Gian Luca Galletti (Ambiente).
Come recita il testo delle nuove slides (scaricabili all’indirizzo in calce), assai più corposo del precedente, dalla prima audizione parlamentare ad oggi sono stati sviluppati i contenuti preliminari della SEN 2017.  La Strategia Energetica Nazionale è un fondamentale documento programmatico sull’energia che si prevede verrà aggiornato nel 2020, e poi nel 2023.
A partire da ora, saranno soltanto 30 i giorni disponibili per la consultazione.

Sono già emersi i primi commenti in proposito, da parte degli stakeholders coinvolti, o semplicemente da coloro che seguono il tema. Il fatto che si tratti di un tema a forte caratterizzazione tecnica lo rende un po’ tradizionalmente ostico perciò scarsamente diffuso, mentre in realtà si tratta di uno dei maggiori interessi che riguardano la nazione, l’Europa, e noi tutti.
Alla lettura delle slides, una premessa incoraggiante va fatta. Seguendo da vent’anni gli scenari di politica energetica delineati di volta in volta dai vari governi che se ne sono occupati nel nostro Paese – considerati nel contesto dell’Unione Europea – mi viene quasi spontaneo rilevare il cambiamento che progressivamente ha assunto il percorso riguardante l’energia: da tesi “fossili”, con impostazioni fortemente consumistiche, costruite sulla base di un’ottica che associava alti consumi energetici a sviluppo economico e civile, siamo passati lentamente ma con costanza a tesi maggiormente “rinnovabili”, fondate su criteri di promozione dell’efficienza e del risparmio a tutela dell’ambiente, in un’ottica che associa consumi efficienti e rinnovabili a sviluppo economico e civile. Un cambiamento non di poco conto, che viene spesso definito un “cambio di paradigma” rimarcandone l’importanza e la nettezza; un cambiamento che non ha ancora raggiunto l’obiettivo, ma che è sicuramente un processo in atto. Tesi un tempo sostenute da pochi “ambientalisti” oggi sono scritte sui documenti ministeriali o comunitari, e sui trattati internazionali. Il cammino è ancora lungo (si può fare di meglio? Certamente , si può sempre fare di meglio), ma la strada è stata intrapresa. Questa nuova SEN, nel complesso e per ora (visto che non è ancora definitiva), vede alcuni punti da approfondire e migliorare su un impianto sostanzialmente corretto, e sicuramente migliorativo rispetto ad altre pianificazioni in materia viste in passato.

Ad un primo esame, la nuova SEN presenta una serie di caratteristiche interessanti e alcune criticità, collocate su una linea di fondo che si può considerare positivamente.
La prima opzione che emerge con evidenza è la prospettiva di terminare il ricorso al carbone tra il 2025 e il 2030. Vengono presentati tre scenari con uscita parziale e con uscita totale dal carbone, con la seconda che ci verrebbe a costare fra i 2,3 e i 2,7 miliardi di euro in investimenti in sicurezza e adeguatezza, con investimenti sulla rete o in nuove centrali e infrastrutture energetiche necessarie. Questo punto viene ovviamente apprezzato, almeno dalle associazioni ambientaliste: smettere il ricorso al carbone per produrre energia significa eliminare la fonte energetica più inquinante.

Il gas naturale resta fra le principali risorse, vista sia nell’ottica di sostegno alle rinnovabili, sia in quella della sicurezza dell’approvvigionamento.  Si prevede l’apporto dalle nuove linee di importazione, in vista anche delle scadenze di contratti a lungo termine, e si prevede un aumento delle importazioni di GNL per sfruttare l'opportunità di un mercato in oversupply fino a metà anni '20.
Le slides prendono in considerazione anche il settore trasporti, uno dei più problematici sul piano dell’adeguamento agli obiettivi ambientali, dove si parla di biocombustibili nell’attesa anche del decreto sul biometano (in verità, atteso da tempo), mentre gli obiettivi sull’elettrico sono piuttosto vaghi, in assenza di riferimenti ad eventuali incentivazioni. Questo aspetto richiede un approfondimento, visto che un’elettrizzazione spinta del parco veicolare italiano incide ovviamente sul sistema elettrico.

Riguardo le fonti rinnovabili, gli obiettivi sono in linea con quelli europei: sui consumi complessivi lordi al 2030 si prevede un 27,0% (ad oggi la stima è del 17,5%). Differenziando gli obiettivi per settore, sull’elettrico il 33,5% attuale dovrebbe diventare 48-50%, sulla climatizzazione si passerebbe dal 19,2% attuale al 28-30%, sui trasporti dal 6,4% (bassissimo dato attuale) al 17-19%.
Nella nuova SEN si parla inoltre di promuovere i grandi impianti fotovoltaici, introducendo contratti a lungo termine da attribuire tramite aste, mentre per i piccoli impianti è prevista la “promozione dell’autoconsumo”.

Il contesto in cui si opera nella produzione elettrica vede già da tempo una riduzione del parco termoelettrico, con una tendenza in atto che pone un tema di adeguatezza, anche nella gestione delle fonti rinnovabili, che sono variabili per loro natura.

Al fine di migliorare l’efficienza energetica in ogni settore, si ipotizza l’introduzione di un Fondo di garanzia a sostegno degli interventi di efficienza energetica nell’edilizia, con il coinvolgimento di istituti finanziari per un eco-prestito a tasso agevolato. Si pensa anche a stabilizzare il sistema delle detrazioni fiscali, con una revisione degli stessi. E’ chiaro che questi aspetti devono essere approfonditi, in particolare se finalizzati allo scopo di mettere in atto meccanismi capaci di smuovere gli investimenti per migliorare l’efficienza ed il risparmio energetico.

Nel documento non c’è alcun cenno alle trivellazioni.

Seguiremo gli sviluppi. Il materiale presentato alle Audizioni parlamentari si può scaricare ai seguenti indirizzi:







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