La
Strategia Energetica Nazionale 2017 sta prendendo forma. Dopo l’audizione
parlamentare del primo di marzo scorso, il 10 maggio, di fronte alle
Commissioni riunite Ambiente e Attività Produttive della Camera, si è svolta la
seconda audizione dei Ministri Carlo Calenda (Sviluppo Economico) e Gian Luca
Galletti (Ambiente).
Come
recita il testo delle nuove slides (scaricabili all’indirizzo in calce), assai
più corposo del precedente, dalla prima audizione parlamentare ad oggi sono
stati sviluppati i contenuti preliminari della SEN 2017. La Strategia Energetica Nazionale è un
fondamentale documento programmatico sull’energia che si prevede verrà
aggiornato nel 2020, e poi nel 2023.
A partire
da ora, saranno soltanto 30 i giorni disponibili per la consultazione.
Sono già
emersi i primi commenti in proposito, da parte degli stakeholders coinvolti, o semplicemente
da coloro che seguono il tema. Il fatto che si tratti di un tema a forte
caratterizzazione tecnica lo rende un po’ tradizionalmente ostico perciò scarsamente
diffuso, mentre in realtà si tratta di uno dei maggiori interessi che
riguardano la nazione, l’Europa, e noi tutti.
Alla
lettura delle slides, una premessa incoraggiante va fatta. Seguendo da
vent’anni gli scenari di politica energetica delineati di volta in volta dai
vari governi che se ne sono occupati nel nostro Paese – considerati nel
contesto dell’Unione Europea – mi viene quasi spontaneo rilevare il cambiamento
che progressivamente ha assunto il percorso riguardante l’energia: da tesi “fossili”,
con impostazioni fortemente consumistiche, costruite sulla base di un’ottica
che associava alti consumi energetici a sviluppo economico e civile, siamo
passati lentamente ma con costanza a tesi maggiormente “rinnovabili”, fondate
su criteri di promozione dell’efficienza e del risparmio a tutela
dell’ambiente, in un’ottica che associa consumi efficienti e rinnovabili a
sviluppo economico e civile. Un cambiamento non di poco conto, che viene spesso
definito un “cambio di paradigma” rimarcandone l’importanza e la nettezza; un
cambiamento che non ha ancora raggiunto l’obiettivo, ma che è sicuramente un
processo in atto. Tesi un tempo sostenute da pochi “ambientalisti” oggi sono
scritte sui documenti ministeriali o comunitari, e sui trattati internazionali.
Il cammino è ancora lungo (si può fare di meglio? Certamente , si può sempre fare di meglio), ma la strada è stata intrapresa. Questa nuova SEN, nel complesso e per ora (visto che non è ancora definitiva), vede alcuni punti da approfondire e migliorare su un impianto sostanzialmente corretto, e sicuramente migliorativo rispetto ad altre pianificazioni in materia viste in passato.
Ad un
primo esame, la nuova SEN presenta una serie di caratteristiche interessanti e
alcune criticità, collocate su una linea di fondo che si può considerare
positivamente.
La prima
opzione che emerge con evidenza è la prospettiva di terminare il ricorso al
carbone tra il 2025 e il 2030. Vengono presentati tre scenari con uscita
parziale e con uscita totale dal carbone, con la seconda che ci verrebbe a
costare fra i 2,3 e i 2,7 miliardi di euro in investimenti in sicurezza e
adeguatezza, con investimenti sulla rete o in nuove centrali e infrastrutture
energetiche necessarie. Questo punto viene ovviamente apprezzato, almeno dalle
associazioni ambientaliste: smettere il ricorso al carbone per produrre energia
significa eliminare la fonte energetica più inquinante.
Il gas naturale resta fra le
principali risorse, vista sia nell’ottica di sostegno alle rinnovabili, sia in
quella della sicurezza dell’approvvigionamento. Si prevede l’apporto dalle nuove linee di
importazione, in vista anche delle scadenze di contratti a lungo termine, e si
prevede un aumento delle importazioni di GNL per
sfruttare l'opportunità di un mercato in oversupply fino a metà anni '20.
Le slides prendono in
considerazione anche il settore trasporti, uno dei più problematici sul piano
dell’adeguamento agli obiettivi ambientali, dove si parla di biocombustibili
nell’attesa anche del decreto sul biometano (in verità, atteso da tempo),
mentre gli obiettivi sull’elettrico sono piuttosto vaghi, in assenza di
riferimenti ad eventuali incentivazioni. Questo aspetto richiede un
approfondimento, visto che un’elettrizzazione spinta del parco veicolare
italiano incide ovviamente sul sistema elettrico.
Riguardo
le fonti rinnovabili, gli obiettivi sono in linea con quelli europei: sui consumi
complessivi lordi al 2030 si prevede un 27,0% (ad oggi la stima è del 17,5%). Differenziando
gli obiettivi per settore, sull’elettrico il 33,5% attuale dovrebbe diventare
48-50%, sulla climatizzazione si passerebbe dal 19,2% attuale al 28-30%, sui
trasporti dal 6,4% (bassissimo dato attuale) al 17-19%.
Nella nuova
SEN si parla inoltre di promuovere i grandi impianti fotovoltaici, introducendo
contratti a lungo termine da attribuire tramite aste, mentre per i piccoli
impianti è prevista la “promozione dell’autoconsumo”.
Il contesto in cui si opera nella
produzione elettrica vede già da tempo una riduzione del parco termoelettrico,
con una tendenza in atto che pone un tema di adeguatezza, anche nella gestione
delle fonti rinnovabili, che sono variabili per loro natura.
Al fine
di migliorare l’efficienza energetica in ogni settore, si ipotizza l’introduzione
di un Fondo di garanzia a sostegno degli interventi di efficienza energetica
nell’edilizia, con il coinvolgimento di istituti finanziari per un eco-prestito
a tasso agevolato. Si pensa anche a stabilizzare il sistema delle detrazioni
fiscali, con una revisione degli stessi. E’ chiaro che questi aspetti devono
essere approfonditi, in particolare se finalizzati allo scopo di mettere in atto meccanismi
capaci di smuovere gli investimenti per migliorare l’efficienza ed il risparmio
energetico.
Nel
documento non c’è alcun cenno
alle trivellazioni.
Seguiremo
gli sviluppi. Il materiale presentato alle Audizioni parlamentari si può
scaricare ai seguenti indirizzi:
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