1.
La biodiversità, ovvero la diversità biologica ricca e varia della Terra è in continuo calo per una serie di ragioni gravi e diffuse. Ogni anno la Giornata Mondiale della Biodiversità dell’ONU, che si celebra il 22 maggio con centinaia di iniziative in tutto il mondo, cerca di portare l’attenzione sul problema, ma si tratta di una questione complessa al momento di difficile soluzione.
Sono circa 13 milioni le specie, tra flora e fauna, che si stima abitino la Terra e di cui conosciamo soltanto una piccola parte, meno di due milioni. Si tratta del patrimonio naturale del nostro pianeta, vario, unico, frutto di una lunghissima evoluzione durata oltre quattro miliardi di anni. Si tratta delle basi su cui abbiamo costruito la civiltà, creato una cultura, sostenuto l’alimentazione e la società di milioni e poi miliardi di persone per millenni. Si tratta delle risorse che servono all’industria, da quella meccanica a quella farmaceutica. Si tratta infine della bellezza di un ambiente straordinario nella sua normalità, quello terrestre.
Il valore della biodiversità non è monetizzabile, ma almeno parte di esso è stato esaminato dal punto di vista economico. L’evoluzione dell’economia umana infatti, vede oggi il capitale naturale come primo fattore limitante. Secondo uno studio dell’Unep (il programma delle Nazioni Unite per l’ambiente) “Dead planet, living planet”, pubblicato nel 2010, la biodiversità e gli ecosistemi in buono stato forniscono all’umanità servizi per un valore stimato in 72 mila miliardi di dollari ogni anno. Tenendo conto che nel 2010 il Pil mondiale si attestava intorno ai 64,7 mila miliardi, il valore del capitale naturale e dei servizi che fornisce supera il prodotto lordo delle attività umane.
La biodiversità però è gravemente minacciata, sebbene per la maggior parte sia ancora sconosciuta. Le conseguenze delle attività umane condotte in modo non sostenibile sono pesanti. Le Nazioni Unite sottolineano che l'abbondanza di specie sta diminuendo, con stime che indicano un calo di addirittura il 40% tra il 1970 e il 2000. Consumi non sostenibili stanno riducendo le risorse, anche biologiche, e superando la capacità della natura terrestre di recuperare e mantenere una condizione di equilibrio. Oggi praticamente la metà della superficie delle terre emerse del pianeta può considerarsi completamente trasformata in suolo utile alle attività umane. Solo negli ultimi 20 anni è stata convertita una superficie pari a due terzi dell'Australia. Fra le cause, il consumo di suolo per le più svariate attività, le conseguenze dei cambiamenti climatici, le invasioni di specie "aliene" in territori diversi, inquinamenti locali di aria, acqua e suolo, fenomeni capaci di trasformare interi ecosistemi senza che sia possibile alcun grado di adattamento per l’ecosistema precedente.
Tutto ciò influenza anche le condizioni umane, con il consumo delle risorse che perciò sono sempre meno disponibili, o in modo diretto, se si pensa che il 70% dei poveri del mondo vive in aree rurali e dipende direttamente dalla diversità biologica del loro territorio per la loro sopravvivenza. Proteggere natura e biodiversità è essenziale alla vita, compresa quella umana, ed ha riflessi diretti su fenomeni di grande attualità come le migrazioni di migliaia di individui che spesso fuggono da condizioni ambientali locali pessime.
Ogni mancato intervento in favore della conservazione della biodiversità può causare conseguenze gravissime sul grado di benessere dell’umanità, fino a mettere a rischio la sua stessa sussistenza. Forse, dobbiamo smettere di pensare che la Natura sia al nostro servizio, per entrare in un’ottica in cui noi stessi e la Natura siamo interdipendenti in maniera inscindibile.
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Dal 26 al
28 maggio Legambiente organizza “Spiagge e fondali puliti”, l’iniziativa volta
a liberare le spiagge e i fondali dai rifiuti abbandonati. Appuntamento dal 26
al 28 maggio con oltre 300 iniziative in tutta Italia di pulizia straordinaria.
Per
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