Quasi 2 milioni di votanti, Matteo Renzi vince con il 70,0%, segue Andrea Orlando con il 19,5%, terzo Michele Emiliano con il 10,5%. Queste sono le cifre delle elezioni primarie del Partito Democratico, e i caratteri di un'iniziativa democratica che non ha eguali nel nostro Paese, che tiene banco anche nelle fasi dove l'entusiasmo non è certo al massimo, che riesce a mobilitare milioni di persone fra elettori e militanti del partito, che offre spunti di analisi per giorni permettendo confronti politici che altrimenti non ci sarebbero, ed al confronto della quale i quattro voti grillini in rete - che dovrebbero costituire esempio e forma di democrazia diretta - spariscono nel nulla, insieme ai contenuti della loro inconsistente proposta politica.
Domenica 30 aprile è stata una bella giornata, e se le cifre della partecipazione ci ricordano che ce ne sono state di migliori, una prima ancorchè superficiale analisi politica ci mostra immediatamente che le difficoltà, a partire da una infelice scissione per passare ad un altrettanto infelice referendum, non hanno intaccato il cuore dell'iniziativa, il senso diffusamente percepito della necessità di prendervi parte, la volontà di crederci ancora. Senz'altro analisi più approfondite ci verranno proposte, ma sarà difficile contestare la tenuta dell'iniziativa.
Le percentuali ottenute dai tre candidati ci presentano, senza dubbio, un Segretario molto forte, anche se in un contesto cambiato in modo notevole. Matteo Renzi resta forte nel PD, partito che si ritrova più coeso di quanto lo sia mai stato in precedenza, a seguito di un vero e proprio processo di assestamento. Nonostante tutto - le difficoltà non sono mancate, e gli insuccessi come la prova referendaria - Renzi resta forte anche fra gli elettori, che sono diminuiti ma non in misura tale da stemperare la valenza delle primarie. Questo è indubbiamente il suo momento.
Ma il PD (ed i suoi elettori) non è un monolito: il 19,5+10,5 che fa 30, ottenuto da Orlando e da Emiliano è una quota non trascurabile che si avvicina ad un terzo di coloro che sono andati a votare e che si richiamano al partito. Si tratta di componenti del partito e degli elettori che si richiamano a valori e politiche collocabili più a sinistra di Renzi per quanto riguarda il voto ad Orlando, e con una spiccata trama territoriale unita ad una di tipo movimentista, creatasi a seguito del referendum sulle trivelle, per quanto riguarda il voto ad Emiliano. Mentre la seconda è nettamente minoritaria nel partito (e circoscrivibile se si evitassero errori conseguenza della carenza congenita di una politica energetica, senza nulla togliere all'impegno di Emiliano), la prima non lo è e non sarà riassorbibile con qualche stratagemma. Un'area politica vera che si è ritrovata nella candidatura di Orlando, che esiste ed è attiva.
Le prossime considerazioni vorrei farle proprio su quest'area politica, che si richiama alla sinistra. Si tratta di un'area che può costituire nel partito un elemento di valenza politica e culturale significativo. Si tratta però di un'area politica che ha subito una scissione di non poco conto, e che da tempo risulta minoritaria e alquanto circoscritta. Aggiungo che in Emilia-Romagna, dove da sempre la partecipazione è alta e di solito il sostegno alla sinistra lo è altrettanto, i votanti sono stati circa la metà, un segnale che si somma a quello delle scorse elezioni regionali, praticamente disertate dall'elettorato. Se è in atto, come molti ritengono, una "scissione silenziosa,", credo che ne vadano indagate le cause, che non possono essere individuabili soltanto nella linea politica maggioritaria del PD, ma nell'insieme del partito. Se si desidera una linea politica diversa, evidentemente si deve lavorare per essa.
Non penso, come sostiene qualcuno, che la sinistra esista come fatto di natura, penso invece che essa sia una costruzione della cultura umana. Una elevata costruzione della cultura umana. Come la democrazia, per esempio. Come tale, essa attraversa difficoltà di ogni sorta, presenta errori, inciampi, ostacoli, ed è naturale che sia così. Ogni volta andrebbero ripensati, e se questo non avviene, è comprensibile. Ma quando si sommano per anni, arrivando ad una effettiva riduzione dell'attività che investe ogni profilo, senza che si trovi mai un momento di riflessione, senza che si tracci una linea di demarcazione, senza che si effettuino analisi sui percorsi effettuati, e una volta fatto tutto questo, si piantino i semi che in futuro possano germogliare, si arriva ad un punto fermo che è destinato ad essere, forzatamente, asfittico e improduttivo. La sinistra, con i sentimenti e con la cultura che si porta dietro, va coltivata come una pianta. Altrimenti muore.
La rigenerazione comporta però una rottura, un momento di stasi, che nessuno è stato ancora in grado di compiere. Tracciare una linea rossa fra passato e presente, e si ricomincia. Mai questa necessità è stata più pressante. La sinistra delle chiusure - quando non delle espulsioni - delle correnti gestite in proprio, la sinistra fondata esclusivamente su logiche di potere non ha futuro per almeno due motivi: il primo, che con tali modalità si chiude il recinto impedendo ad idee nuove di entrarvi, togliendo acqua alla sorgente più importante, il secondo, che si tratta di metodi e procedure che nell'era di Internet, ovvero della comunicazione in libera circolazione, nessuno è più disposto ad accettare, e non saranno nemmeno più inseribili nella stessa struttura mentale dei più giovani.
Questa operazione di apertura, di analisi, di esame degli errori, di elaborazione, di proposta, di svecchiamento dei metodi non l'ha ancora fatta nessuno, almeno non nei termini netti in cui andrebbe fatta. Purtroppo, in questo modo con l'acqua sporca se ne va anche il bambino, ovvero un enorme patrimonio culturale, di idee, di valori su cui sarebbe utile costruire, invece di lasciare ammuffire per tenere in piedi la terzultima sottocorrente che dice di richiamarsi a quei valori senza che nessuno si ricordi perché.
Questa sinistra (con i suoi leaders) ha bisogno di aprire gli occhi sul mondo di oggi, e incominciare a fare i conti con la società attuale e non con quella dei propri desideri. Tenendo conto che siamo ancora un ragionevole ed apprezzabile numero di militanti disposti a collaborare.
In evidenza
L’energia in UE per costruire una strategia
Bene affrontare il tema energetico a livello europeo, di cui si parla in questi giorni, ma deve essere chiaro che si tratta di costruire u...
Più letti
-
A volte, ci sono notizie che fanno ben sperare. Si legge sul sito dell’agenzia ANSA, che l'Italia, assieme a Cina, Stati Uniti e Regno U...
-
Il periodo storico che stiamo vivendo è inevitabilmente caratterizzato da cambiamento. Alcuni sintomi portano a tale conclusione: la crisi e...
-
Mentre a Bologna si sta svolgendo la settimana ricca di appuntamenti sui temi ambientali che culminerà con il G7 dell'Ambiente i prossim...