Non si tratta di una sfida facile, ma notizie positive stanno arrivando: secondo i dati riportati dagli Stati membri dell’Unione Europea nell’aprile 2024, le emissioni inquinanti e climalteranti sono calate del -15,5% paragonate all’anno precedente, facendo sperare realisticamente che l’obiettivo (vincolante) della riduzione di -55% al 2030 rispetto ai livelli del 1990 sia alla portata.
La diminuzione è stata causata principalmente dai settori della generazione di elettricità e dall’industria, che hanno registrato un minor contenuto di carbonio come effetto delle loro attività. La crescita delle fonti rinnovabili è stata dovuta principalmente ad un aumento di fattorie eoliche con buon +17 GW, e di +56 GW di pannelli solari aggiuntivi.
La Commissione immagina quindi di portare l’Unione ad una riduzione dell’88% al 2040, in linea con l’obiettivo di zero emissioni nette al 2050.
Mantenere questo obiettivo e riuscire a raggiungerlo sarebbe una delle più grandi imprese dell’UE, e probabilmente della Storia che, senza eccessi ma consapevolmente, andrebbe riscritta sostituendo la sequenza di battaglie che si impara sui libri con la sequenza dei traguardi raggiunti dal pensiero e dalle attività umane. L’idea, paventata da molti, che il processo possa essere gravoso se sostenuto nel mondo solo dall’Europa va ribaltata: l’Europa può fare da guida in un percorso che riguarda tutti, vista la sua posizione di potenza economica.
Nello specifico, anche il meccanismo Ets sta funzionando, dopo alti e bassi attraversati da quando è stato lanciato nel 2005. Le emissioni sotto il cap and trade sono ora del 47% al di sotto dei livelli del 2005, e sulla strada giusta per raggiungere il target di una diminuzione del -62% al 2030 - necessaria nel quadro del “Fit for 55”. Il rafforzamento del sistema, e la sua estensione ai trasporti marittimi, possono rendere sempre più efficace il mercato del carbonio, conveniente la riduzione delle emissioni sul piano dei costi, e contribuire efficacemente alla decarbonizzazione dell’economia.
Le riduzioni principali in questo ambito hanno riguardato il settore della produzione di energia, dove soltanto la produzione elettrica ha fatto registrare un calo delle emissioni di ben -24% in un anno, e il settore delle industrie energivore, con -7%. Purtroppo, continuano a crescere le emissioni nel trasporto aereo, con +10%.
Il parere di chi scrive è che gli obiettivi saranno raggiunti se si continuerà con un impegno concreto e se saremo capaci di fare comunità, cioè di avere obiettivi comuni e “sentiti” da tutti, e di prendere provvedimenti comuni adeguati, come lo è il Next Generation EU. La transizione ecologica è una via eccezionale per l’innovazione tecnologica in ogni ambito, e se sapremo gestirla al meglio, un’occasione eccezionale di miglioramento, non certo di regresso. Politicamente, questo significa rafforzare l’Unione, non indebolirla come alcune forze politiche propongono - e le prossime elezioni del Parlamento europeo sono un’occasione formidabile per i cittadini per indicare la strada.
Le informazioni e i dati provengono dai siti comunitari
e dal numero di Aprile della rivista The Economist.
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