lunedì 4 luglio 2022

Una tragedia del cambiamento climatico

 Alpi senza più ghiacciai, fiumi in secca (regolati dal regime delle piogge), estati torride che iniziano in aprile e finiscono ad ottobre, seguite da un lungo autunno, aree siccitose inadatte all’agricoltura, ecosistemi che si spostano a nord velocemente, mai così nella storia della Terra. Questo è ciò che ci aspetta fra 30 anni, in Italia.

Coloro che pensano di ritardare ancora la transizione ecologica, dopo che si è volutamente ritardato ogni scelta per trent’anni, per “salvare l’industria” e l’economia del modello tradizionale, o peggio coloro che negano, sono responsabili della peggiore crisi climatica della storia dell’umanità. Coloro che pensano di adattare le leggi della Fisica alle esigenze del nostro modello sociale non sanno di cosa stanno parlando. Se va male, sono prezzolati, se va bene, sono anime belle totalmente incompetenti.


Il più sentito cordoglio per le vittime del crollo del ghiacciaio della Marmolada.

Nella foto, i contorni del ghiacciaio della Marmolada nel corso degli anni scorsi, sempre più ristretti (di Arpa Veneto).






venerdì 1 luglio 2022

Situazione positiva? Sì, ma con giudizio

 Le ultime elezioni amministrative hanno mostrato un Partito Democratico che riesce a rappresentare il sentire comune della parte progressista della società e che riesce a smarcarsi dai luoghi comuni che pure lo riguardano. Questi credo che siano i dati principali che emergono dall’ultima tornata elettorale, tenuto conto di tutto, dei numeri complessivi che mostrano comunque una tenuta del centrodestra e soprattutto dell’astensione rilevante che ha riguardato soprattutto il secondo turno, quello dei ballottaggi. 

Non si tratta di dati di poco conto, visto che per anni abbiamo (anche in questo blog) evidenziato la carenza di profilo identitario del PD, la fatica a raccogliere le istanze e le sensibilità di coloro che dovrebbero costituire il suo elettorato, le difficoltà comunicative con ogni mezzo, inclusi i canali che offre la rete Internet. Sembra ora di assistere ad un’inversione della china, ancora non completa ma in corso, che vede un PD più aperto verso i cittadini e nello specifico verso chi non fa parte delle gerarchie, più propenso ad avvicinarsi ai problemi nuovi (ambiente, diritti, ricerca), più capace - soprattutto dopo il lockdown determinato dalla pandemia - nell’uso dei mezzi online. 

Non credo che la prova elettorale sia derubricabile come un fatto locale e limitato, credo invece che sia indicativa di una tendenza. Il PD non è apparso ammuffito, legato ai suoi schemi, lontano dai cittadini, ma è accaduto l’esatto contrario. Di tutto ciò va dato merito ad Enrico Letta e alla sua squadra, oltre che a molti dirigenti locali, che sono riusciti a svecchiare non le età, di questo non ci importa, ma i metodi. Cambia i metodi - un tempo nella sinistra statici come i fossili delle ammoniti - e cambierai anche i contenuti. 

Buon lavoro dunque a tutti i sindaci eletti, ed ottimo risultato per il PD, che deve continuare a guardare avanti.

Dalla tornata elettorale emergono spunti riguardanti anche il centrodestra: che si divide anche aspramente, che non ha una leadership riconosciuta da tutti loro, che entra in grave difficoltà quando si trova di fronte ad un centro sinistra (sopratutto PD) dinamico e capace di ragionare oltre i propri schemi classici. Dunque, una situazione speculare rispetto all’era berlusconiana, quando il capo era in grado di unire parti credo ben felici di avere qualcuno che le unisse di fronte all’elettorato. Sparito il suo ruolo guida sparisce anche l’unità un tempo tanto decantata. 

Del resto, come è noto, le vicende politiche possono prendere strade diverse da quelle previste da tutti, e questo vale anche per le prossime elezioni nazionali.


 


mercoledì 22 giugno 2022

Maturità con l'intervento di Giorgio Parisi alla Camera

Fra le tracce della prima prova dell'esame di Maturità che inizia oggi, 22 giugno, c'è un brano tratto dal discorso che Giorgio Parisi fece alla Camera  il giorno 8 ottobre 2021, in occasione dell'incontro parlamentare in preparazione della Conferenza delle Parti COP26 delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici tenutasi a Glasgow nei primi giorni di novembre 2021. Il tema del cambiamento climatico è sempre più pressante visti i ritardi con cui si interviene per mitigare una tendenza in atto non più evitabile, visti gli allarmi che si susseguono da anni - da decenni in realtà - senza conseguenze di portata adeguata, vista la dimensione globale di un problema che richiede immediatamente modifiche radicali al sistema economico, produttivo, al nostro stesso modo di vivere e concepire il rapporto con la natura.

Nell'augurare un enorme in bocca al lupo a tutti gli studenti impegnati nell'esame, vale la pena di leggere, o rileggere, l'intervento di Parisi, Premio Nobel per la Fisica 2021:

"L'umanità deve fare delle scelte essenziali, deve contrastare con forza il cambiamento climatico. Sono decenni che la scienza ci ha avvertiti che i comportamenti umani stanno mettendo le basi per un aumento vertiginoso della temperatura del nostro pianeta. Sfortunatamente, le azioni intraprese dai governi non sono state all'altezza di questa sfida e i risultati finora sono stati assolutamente modesti. Negli ultimi anni gli effetti del cambiamento climatico sono sotto gli occhi di tutti: le inondazioni, gli uragani, le ondate di calore e gli incendi devastanti, di cui siamo stati spettatori attoniti, sono un timidissimo assaggio di quello che avverrà nel futuro su una scala enormemente più grande. Adesso, comincia a esserci una reazione forse più risoluta, ma abbiamo bisogno di misure decisamente più incisive.

Dall'esperienza del COVID sappiamo che non è facile prendere misure efficaci in tempo. Spesso le misure di contenimento della pandemia sono state prese in ritardo, solo in un momento in cui non erano più rimandabili. Sappiamo tutti che "il medico pietoso fece la piaga purulenta". Voi avete il dovere di non essere medici pietosi. Il vostro compito storico è di aiutare l'umanità a passare per una strada piena di pericoli. E' come guidare di notte. Le scienze sono i fari, ma poi la responsabilità di non andare fuori strada è del guidatore, che deve anche tenere conto che i fari hanno una portata limitata. Anche gli scienziati non sanno tutto, è un lavoro faticoso durante il quale le conoscenze si accumulano una dopo l'altra e le sacche di incertezza vengono pian piano eliminate. La scienza fa delle previsioni oneste sulle quali si forma pian piano gradualmente un consenso scientifico.

Quando l'IPCC prevede che in uno scenario intermedio di riduzione delle emissioni di gas serra la temperatura potrebbe salire tra i 2 e i 3,5 gradi, questo intervallo è quello che possiamo stimare al meglio delle conoscenze attuali. Tuttavia deve essere chiaro a tutti che la correttezza dei modelli del clima è stata verificata confrontando le previsioni di questi modelli con il passato. Se la temperatura aumenta più di 2 gradi entriamo in una terra incognita in cui ci possono essere anche altri fenomeni che non abbiamo previsto, che possono peggiorare enormemente la situazione. Per esempio, incendi di foreste colossali come l'Amazzonia emetterebbero quantità catastrofiche di gas serra. Ma quando potrebbe accadere? L'aumento della temperatura non è controllato solo dalle emissioni dirette, ma è mitigato dai tantissimi meccanismi che potrebbero cessare di funzionare con l'aumento della temperatura. Mentre il limite inferiore dei 2 gradi è qualcosa sul quale possiamo essere abbastanza sicuri, è molto più difficile capire quale sia lo scenario più pessimistico. Potrebbe essere anche molto peggiore di quello che noi ci immaginiamo.

Abbiamo di fronte un enorme problema che ha bisogno di interventi decisi - non solo per bloccare le emissioni di gas serra - ma anche di investimenti scientifici. Dobbiamo essere in grado di sviluppare nuove tecnologie per conservare l'energia, trasformandola anche in carburanti, tecnologie non inquinanti che si basano su risorse rinnovabili. Non solo dobbiamo salvarci dall'effetto serra, ma dobbiamo evitare di cadere nella trappola terribile dell'esaurimento delle risorse naturali. Il risparmio energetico è anche un capitolo da affrontare con decisione. Per esempio, finchè la temperatura interna delle nostre case rimarrà quasi costante tra estate e inverno, sarà difficile fermare le emissioni.

Bloccare il cambiamento climatico con successo richiede uno sforzo mostruoso da parte di tutti. E' un'operazione con un costo colossale non solo finanziario, ma anche sociale, con cambiamenti che incideranno sulle nostre esistenze. La politica deve far sì che questi costi siano accettati da tutti. Chi ha più usato le risorse deve contribuire di più, in maniera da incidere il meno possibile sul grosso della popolazione. I costi devono essere distribuiti in maniera equa e solidale tra tutti i Paesi."

 


venerdì 3 giugno 2022

Il metano ci dà un mano (ad aumentare il riscaldamento globale)

 Il metano. Pare che tutti vogliano il metano. Come niente, come se fosse innocuo. Si tratta in realtà di un potente gas serra, più potente, nella sua qualità di assorbire il calore, dell’anidride carbonica, ormai da tutti nota con la sua formula chimica CO2.

Ed in effetti il metano (CH4) in atmosfera sta aumentando velocemente, con un andamento non costante ma in crescita continua dalla metà del decennio scorso, come mostra il grafico (del NOAA). Si tratta di metano e non del prodotto della sua combustione, quindi ha varie origini: gas che fuoriesce dai giacimenti durante l’estrazione, gas disperso dai giacimenti di petrolio, gas proveniente dall’allevamento e dall’agricoltura. E’ un fatto comunque che non è mai stato così presente in atmosfera: ha raggiunto nel 2021 ben 1896 pbb (parti per miliardo, unità di misura della concentrazione di una sostanza in atmosfera), una quantità del 162% maggiore rispetto ai valori pre-industriali, dopo un incremento record di +17 in un anno.

Spiegano gli scienziati del NOAA che questa crescita si accompagna all’aumento costante di CO2 in atmosfera, con un incremento di 2,66 ppm (parti per milione) che ha portato alla cifra elevatissima di 414,7 ppm. La velocità di crescita della concentrazione di CO2 negli ultimi 10 anni è la più elevata degli ultimi 63 anni.

Il fatto più preoccupante riguarda proprio la velocità degli incrementi, che sembra non rallentare mai, ma al contrario, crescere. Il tema è stato negli ultimi tempi scavalcato dalla tragica guerra scatenata dalla Russia contro l’Ucraina, ma non è scomparso, anzi, riceverà un impulso proprio dalla guerra. Sembra che non si riesca mai a rendere razionali i modi e i fini della nostra esistenza sulla Terra. 

Il grafico mostra la concentrazione media di metano in atmosfera, a partire al 1983.

(Credits: NOAA)










venerdì 20 maggio 2022

Non ci sono più le stagioni di una volta

 Per una volta, nulla di scientifico. Almeno, non basato su risultanze o rilevazioni scientifiche. A parte i dati prelevati con un termometro.

Come sono state le stagioni inverno scorso e primavera attuale? A spanne, così: inverno mite, mai la neve, sole e bel tempo (dovremo prima o poi cambiare la nomenclatura tradizionale “bello” o “brutto” riferiti al tempo meteorologico), non è piovuto per due mesi tanto che il Po era ed è ancora in condizione di siccità, poi un breve periodo di pioggia ed ora gran caldo in maggio, con picchi delle temperature che hanno raggiunto i 34°. Area di riferimento per questa descrizione sommaria: Pianura Padana e in generale il Nord Italia. 

Uso dei maglioni invernali ridotto al minimo, abiti estivi un tempo adatti in luglio ed ora idonei alle giornate di maggio.

Come erano venti o trenta anni fa nella medesima area geografica le stagioni? Sempre a spanne, d’inverno faceva freddo, la neve era normale per un paio di mesi, in primavera pioveva, d’estate faceva caldo. L’abbigliamento vedeva le maglie in inverno,  “aprile non ti scoprire”, abiti leggeri durante il bel tempo in estate tenendo sempre conto che gli acquazzoni di agosto non erano esclusi. 

Non c’è più bisogno nemmeno delle analisi scientifiche basate sui dati delle centraline di rilevamento ambientali per accorgersi di quanto è cambiato il clima. Persino la velocità del cambiamento è percepibile: una lenta deviazione durata anni mentre ora viene premuto il pedale dell’acceleratore. 


Tutto ciò comporta lo spostamento di ecosistemi verso altre fasce climatiche, generalmente verso Nord, alterazioni dei cicli naturali, impatti sull’agricoltura e l’allevamento, conseguenze sulla salute umana. L’aria che respira un abitante qualsiasi della Terra non è più quella che respiravano i nostri nonni e che tale era da millenni.

Tendenze autodistruttive? La guerra scatenata da Putin porterebbe a pensare che l’istinto di Thanatos a volte prevalga, irresponsabilmente, stupidamente, ottusamente. Ora l’industria bellica, inquinante, pesante, metallica, esplosiva, lesiva, farà grandi profitti, mentre avremmo bisogno di migliorare la qualità della vita delle persone, ridurre le diseguaglianze, minimizzando le conseguenze ambientali del nostro vivere sulla Terra. L’industria delle armi sempre fiorente.  Diceva Albert Einstein che l’uomo ha costruito la bomba atomica ma nessun topo costruirebbe una trappola per topi; in effetti, ne stiamo costruendo migliaia di varie fogge e applicazioni, non solo atomiche, ma altrettanto pericolose. Uomini e topi. Buttando all’aria il proprio nido.


Nell’attesa delle prossime stagioni. 


venerdì 29 aprile 2022

Le foreste della vita

 “Le foreste sono la nostra più grande speranza”, titola la pagina web di Trillion Trees, una collaborazione tra World Wildlife Fund(Wwf), Birdlife International e Wildlife Conservation Society (Wcs). Il sito dell’associazione si trova all’indirizzo in calce, ed è particolarmente interessante da seguire.

Le cifre poste in evidenza sulla home page sono altrettanto interessanti: le foreste incamerano 319 Gton (miliardi di tonnellate) di CO2, sono 3.272 le specie presenti a cui si fa riferimento come indicatori della biodiversità, sono 371 milioni le persone che dalle foreste dipendono in quanto vivono accanto o in esse. Le foreste sono centrali nella ricerca delle soluzioni al problema più grande che l’umanità abbia mai affrontato, le alterazioni degli equilibri naturali a livello globale di cui il cambiamento climatico è la più evidente e grave. Le foreste infatti sequestrano il carbonio in modo naturale, agiscono come mitigatori e regolatori del clima locale e mondiale, custodiscono la maggior parte della biodiversità presente sulla Terra, forniscono sussistenza alle popolazioni che ancora vivono al loro interno o nelle vicinanze. Molte specie animali o vegetali che in esse vivono non sono ancora state scoperte. Le ultime foreste primarie rimaste vanno tutelate, mentre il rimboschimento di aree un tempo verdi può contribuire a ridurre il riscaldamento globale e a migliorare le condizioni di vita a livello locale, mitigando il cambiamento climatico, fermando l’avanzata di zone siccitose o desertiche, favorendo condizioni di naturale umidità, di ricchezza e stabilità del suolo, tutelando o recuperando ecosistemi importantissimi. 


Secondo un’analisi di Trillion Trees non ci sono solo foreste distrutte ma ci sono anche foreste che ricrescono: 59 milioni di ettari in più negli ultimi vent’anni in varie zone del pianeta. Un dato positivo. Come positiva è stata la decisione assunta per la prima volta nella storia alla Cop26 di Glasgow lo scorso anno: fermare la deforestazione al 2030. La Dichiarazione sulle foreste e l’uso del territorio, firmata da 141 Paesi,  afferma in sintesi la volontà di conservare le foreste e accelerare il loro recupero, promuovere politiche sostenibili, ridurre la vulnerabilità delle aree rurali che dalle foresta dipendono tutelando le popolazioni indigene che ancora vicino in gran parte nella natura. Gli impegni assunti devono includere gli aspetti economici e finanziari orientati allo sviluppo sostenibile.

Piantare alberi significa portare la vita.


Concludo con una breve poesia di Federico Garcia Lorca, titolo “Alberi”:


Alberi!

Frecce voi siete

Dall’azzurro cadute?

Quali tremendi guerrieri

Vi scagliarono?

Sono state le stelle?

Vengon le vostre musiche

Dall’anima degli uccelli,

Dagli occhi di Dio,

Dalla passione perfetta.

Alberi,

Riconosceranno le vostre radici 

Il mio cuore in terra?



Il sito di Trillion Trees si trova qui:


https://trilliontrees.org


La Dichiarazione della Cop26 di Glasgow è al seguente indirizzo:


https://ukcop26.org/glasgow-leaders-declaration-on-forests-and-land-use/


giovedì 14 aprile 2022

A 100 secondi dalla fine

 Siamo a 100 secondi dalla fine. Solo nel 2010 eravamo a 6 minuti dalla fine del mondo. Sarebbe meglio fermarsi e tornare indietro. 

Il Doomsday Clock (letteralmente “Orologio del Giorno del Giudizio”), l’ultima volta aggiornato nel 2020, è pericolosamente vicino alla mezzanotte. La guerra scatenata dalla Russia in Ucraina ci espone ad un rischio altissimo di distruzione collettiva per due possibili strade: una guerra nucleare, e un impulso fortissimo al cambiamento climatico che una guerra anche convenzionale porta con sé. Sono possibili anche entrambe le vie contemporaneamente. Potremo entrare nelle statistiche redatte da eventuali esseri intelligenti extraterrestri circa le possibilità che una specie razionale (ma non poi tanto) finisca con la distruzione di sé stessa e del pianeta su cui vive.


Il Doomsday Clock è stato creato nel 1947 all’alba della cosiddetta Era Nucleare, quando si è compreso che, per la prima volta nella storia dell’Umanità, la specie umana aveva acquisito la capacità di autodistruggersi grazie ad armi con una potenza eccezionale e con una portata venefica di lunga durata, capaci di annientare sull’istante e negli anni a seguire la vita sulla Terra. Al rischio nucleare è stato aggiunto il rischio di cambiamento climatico nel 2007, tenendo conto delle modifiche al sistema climatico come possibili cause di instabilità su vasta scala e di alta potenza con il carattere dell’irreversibilità. La catastrofe che potrebbe portarci alla fine del mondo dipende, in entrambi i casi, da noi, a quanto ne sappiamo attualmente sulla stabilità del Sistema Solare, e siamo dunque noi i responsabili di ciò che accadrà. 

Sul sito di “The Bulletin of the Atomic Scientists”, dove si trova fra le altre cose, l’Orologio, è scritto: “I leaders del mondo devono immediatamente impegnarsi in una rinnovata cooperazione nei molti modi e luoghi designati per ridurre il rischio di una catastrofe globale. I cittadini del mondo possono e dovrebbero organizzare i modi per richiedere che ciò venga fatto velocemente. La soglia del Giorno del Giudizio non è un posto per bighellonare”.


Altro che bighellonare, il leader Vladimir Putin ha scatenato una guerra, dando un bel calcio in avanti alle lancette dell’Orologio del destino. 

Assunto che esistono - e se ci salveremo, esisteranno sempre - leaders del mondo autocrati, despoti e irresponsabili, ora si tratta di vedere come contenerli nei limiti possibili per scongiurare i peggio. Perché la Russia, pur essendo un Paese arretrato sotto ogni profilo, possiede le armi atomiche. 

Quante ne possiede ce lo dice lo stesso Bulletin in un articolo che spiega che il loro arsenale è stato rinnovato e che secondo il Ministro della Difesa ora l’89% è costituito da armi e sistemi moderni. Ad oggi, nei primi mesi del 2022, viene stimato che la Russia possieda 4.477 testate nucleari a lungo raggio strategiche e a corto raggio tattiche, schierate fra missili da terra, da sottomarino, presso le basi dei bombardieri, mentre di queste 2.889 sono stoccate in riserva. Ad esse si aggiungono circa 1.500 testate nucleari ritirate in attesa di smantellamento ma ancora intatte. Per un totale di 5.977. 

Nel corso del tempo sono stati firmati trattati fra USA e Russia per la riduzione delle armi nucleari - che in passato ammontavano a cifre molto superiori - ma non sono mai state azzerate da alcuno. L’altra parte - gli USA, che condividono nella Nato le armi atomiche - possiede cifre simili. 

Questa follia rappresenta plasticamente cosa siamo e a cosa andiamo incontro: una specie bellicosa fino dalla preistoria che ora invece delle clave possiede armi in grado di distruggere la Terra intera, e capace di scavarsi la fossa. 


Va detto che anche la Russia possiede un sistema di controllo e sicurezza per gli armamenti nucleari, e non è premendo un pulsante rosso che parte il missile. Non è nemmeno dato di sapere a chiunque pensi di ricorrere all’atomica quale sarebbe nel caso la risposta degli altri, esponendo sè stesso eil proprio Paese all’eventualità peggiore, lacuna su cui si basa il principio della deterrenza. Ma il rischio di una escalation esiste e va scongiurato in ogni modo. Senza dimenticare che già oggi la distruzione in atto in Ucraina è una spinta al cambiamento climatico (cioè all’altro mezzo di distruzione collettiva che stiamo promuovendo senza sosta) formidabile, con sostanze inquinanti sparse ovunque, composti frutto delle esplosioni diffusi in atmosfera, CO2 prodotta sul campo e come conseguenza dall’incremento di attività dell’industria bellica. Un aspetto di cui non si parla mai, ma importante nel mondo di oggi dove dovremmo misurare con la bilancia da orefice le sostanze climalteranti che vengono emesse in atmosfera. 


Come fare per fermare il tutto è evidentemente molto complicato. La Russia subisce certamente gli effetti delle sanzioni, ma va ricordato ancora una volta che non si tratta di un Paese democratico e ad essa non vanno applicati gli standard dei Paesi democratici. Se Putin ha in mano il controllo del potere non lo lascerà per le sanzioni, e probabilmente non lo lascerà a qualsiasi costo, ma può essere indotto a sedersi ad un tavolo con pretese limitate. Gli sforzi devono continuare per costruire un tavolo di trattativa vera fra i contendenti, ovunque accada va bene, facendo capire a Putin e alla Russia che le pretese imperiali hanno dei confini, dei limiti, dettati anche dal resto del mondo e dagli equilibri che in esso sussistono. 


Per approfondire, di seguito gli indirizzi degli articoli citati del Bulletin of the Atomic Scientists:


https://thebulletin.org/doomsday-clock/


https://thebulletin.org/premium/2022-02/nuclear-notebook-how-many-nuclear-weapons-does-russia-have-in-2022/



sabato 2 aprile 2022

Russia, Ucraina e uno scambio di missive

Un commento sui fatti recenti e tragici della guerra in Ucraina è naturale conseguenza dell’emergere di posizioni opposte nel dibattito pubblico. C’è stato uno scambio di lettere in questi giorni fra Michele Santoro e Enrico Letta, con una lettera del primo indirizzata al secondo, ed il secondo che ha risposto oggi stesso. Le due lettere sono reperibili rispettivamente sulla pagina Facebook di Santoro e sul sito del Partito Democratico, di cui segnalo l’indirizzo in calce.
Non condivido l’assunto alla base delle considerazioni espresse nella lettera che Michele Santoro ha scritto, credo anche ingiustamente riferita al Segretario del PD e al PD stesso. L’assunto consiste sommariamente nell’accusa di fare uso di pesi diversi a fronte di situazioni diverse a seguito di una forma deleteria di sottomissione al potere prevalente in Occidente riferibile agli USA, in assenza di iniziativa dell’Unione Europea.


Credo che si tratti di una tesi semplicistica sul piano politico, dimentica del passato, ben inserita in una linea critica del presente già espressa da altri, ma soprattutto di una tesi sbagliata.
Le ragioni sono persino semplici nella loro evidenza: innanzitutto la lettera manca di logica nel momento in cui riporta eventi storici analoghi sul piano delle guerre provocate e dell’infondatezza delle ragioni addotte, ma provenienti dal mondo occidentale, o da una parte di esso, in secondo luogo, afferma l’esatto opposto riguardo l’Europa unita di ciò che sta accadendo. Il primo è un fatto certo, il secondo è mia opinione personale, oltre che di molte altre persone.
Il fatto che la logica sia carente è chiarissimo nel momento in cui non si possono sommare due errori per fare una ragione. Se sono stati aggrediti Paesi sovrani in passato commettendo grave errore, per es. la guerra in Iraq per iniziativa dell’America con il Regno Unito sulla base delle inesistenti “armi di distruzione di massa” portata da Santoro fra gli esempi, non significa che un’aggressione all’Ucraina da parte della Russia risolva l’errore precedente; anzi, evidentemente lo aggrava. Due errori non fanno una cosa giusta. Più errori aggravano gli errori precedenti creando una tendenza, e certo non risolvono il problema ma lo portano lontano dalla possibile soluzione.  
Il fatto che l’Unione Europea sia assente o carente nel contesto di crisi attuale è l’esatto opposto di ciò che sta accadendo: mai come ora si parla di procedere verso la famosa difesa comune, mai come ora gli Stati dell’Unione si sono trovati ad esprimere posizioni così condivise. La Commissione Von Der Leyen ha dato una svolta all’UE, vuoi per la pandemia, vuoi per la guerra, ma affermare il contrario è fuori dalla realtà.


Il fatto che Erdogan, definito da Draghi tempo fa un “dittatore”, si stia adoperando per trovare una soluzione alla crisi non dipende da deficit di presenza UE ma dalla sua oggettiva posizione adatta al ruolo. Erdogan ha buoni rapporti con entrambi i contendenti, anche commerciali, e nonostante la Turchia sia membro della Nato è sufficientemente al confine del mondo occidentale da occupare una posizione accettabile dalla Russia, il Paese aggressore. Se non ci piace Erdogan, non significa che ci piaccia la guerra, e se i colloqui in Turchia servissero a fermarla sarebbe un bene. Anche in Turchia, inoltre, vale l’assunto che il popolo non è identificabile con il suo capo, e nemmeno lo Stato; la storia alle spalle ha portato l’ex-impero Ottomano sulla sponda occidentale pur restando un Paese di religione prevalentemente islamica. Non si tratta semplicemente di un Paese riguardo il quale chiudiamo un occhio per la sua appartenenza alla Nato, come molti sostengono, ma di un Paese vicino per ragioni storiche oltre che geografiche.


L’aggressione deliberata da Putin all’Ucraina è un atto criminale, fuori dal diritto internazionale, violento e moralmente inaccettabile. Se ce ne sono stati altri in passato, erano analoghi. Chi scrive, per inciso, ha a suo tempo manifestato contro le altre iniziative di attacco deliberato da qualsiasi parte provenissero. Non è vero che si era silenti. Piuttosto, viene da chiedersi dove era Michele Santoro nei mesi scorsi, prima di irrompere nel dibattito con un attacco all’Europa, al governo italiano, e al PD (quest’ultimo è uno degli sport preferiti da una parte dei sedicenti intellettuali di sinistra italiani, a volte con ragione, a volte no), prima cioè di cogliere una bella occasione di intervento pubblico.
L’Italia è un Paese libero e ognuno può dire ciò che vuole, lo dimostrano decine di dibattiti televisivi dove chiunque viene invitato a dire la propria, ormai troppo spesso con livelli bassissimi di qualità complessiva.


Infine, due parole sulla Russia. Credo che sia vero ciò che molti commentatori hanno scritto, cioè che i russi hanno il timore di aggressioni che da ovest raggiungano Mosca, con un percorso facile, libero da ostacoli. Ma non c’era un attacco in corso, e la guerra in Ucraina non può essere fatta passare per “un’operazione militare speciale”. Si tratta di un attacco deliberato che, probabilmente, nei piani russi doveva svolgersi in una settimana con il rovesciamento del governo ucraino. Non è andata così. 

Mosca è una città bellissima. Credo di non offenderla se affermo che non è “occidentale”, che il suo fascino per noi viene innanzitutto dal suo sapore già asiatico, nella luce che già ricorda le steppe, nelle cupole a cipolla, nei volti, nei modi. Anche là, così lontano, a Mosca, c’è una parte di Italia che risplende in buona parte delle architetture del Cremlino realizzate da architetti italiani. Anche a Mosca c’è un popolo che si trova da sempre a sopportare regimi autoritari e che non è identificabile con essi. L’idea della grande Russia è un conto, il dispotismo un altro. Putin ha fatto cambiare la Costituzione del suo Paese per poter restare al potere, e da lì agisce come un despota. Da lì ha scatenato una vera guerra offensiva e criminale. Questi sono fatti, i distinguo sono solo parole in libertà.
 
La risposta di Enrico Letta, che condivido, si trova al seguente link:
 
https://www.partitodemocratico.it/primo-piano/lettera-aperta-a-michele-santoro-su-pluralismo-e-guerra-in-ucraina/

venerdì 11 marzo 2022

Energia per il futuro (immediato)

 Stiamo vivendo una situazione che mai ci saremmo aspettati di vivere fino a pochi giorni fa, cioè straordinaria, richiedente scelte speciali. Era molto tempo che non si sentiva parlare del tema energetico con tanta frequenza e forse il momento tragico porterà con sè una svolta vera come non è mai stato fatto prima d’ora. La carenza di fonti primarie in Italia, e in generale in Europa, crea dipendenza dall’estero, seppur con notevoli differenze fra i paesi UE, ci espone alle fluttuazioni del mercato ed alle instabilità politiche. Naturalmente, non esiste un modo per dotarci di ciò che non abbiamo, esiste però il modo di proteggere ciò che più ci interessa, ovvero la nostra sicurezza.

Ai temi della sicurezza dell’approvvigionamento, dei consumi, delle conseguenze sull’ambiente e sul sistema climatico terrestre, si aggiunge ora quello molteplice derivante da un conflitto armato che riguarda Paesi fornitori e Paesi di transito delle fonti primarie.  Le conseguenze di un’inappropriata politica energetica possono essere pesantissime. Ora il Governo sta cercando sostanzialmente di fare ciò che non è stato fatto nei venti-trenta anni precedenti - in cui si riconosce qualche intervento, ma altrettanto una mancanza di strategia di lungo termine, a dire poco.

Per entrare nel merito, ciò che va fatto ora, e nel più breve tempo possibile, consiste in un ventaglio di azioni coordinate fra loro, altrimenti non funziona il tutto, e fra enti agenti a livello nazionale e locale, includendo i privati.

In sintesi e per punti:

1. Diversificare le fonti di approvvigionamento del gas. Questo significa rivolgersi a Paesi che lo possiedono e che possono raggiungerci con gasdotti, e costruire rigassificatori se invece devono raggiungerci via mare. In Italia i rigassificatori sono tre, bene, ma non bastano.

2. Si può aumentare la quota di estrazione interna, ma è poca cosa in rapporto ai consumi, che ammontano a più di 76 miliardi di metri cubi. Anni fa eravamo arrivati ad estrarre dal nostro sottosuolo circa 20 miliardi di metri cubi di gas naturale, ora ne tiriamo fuori 3: è chiaro che occorre fare di più, almeno triplicando la quota attuale. Va tenuto conto della subsidenza nel selezionare le aree di estrazione. Resta comunque il fatto che non si coprono i consumi se non in misura assai parziale.

3. Contenere i consumi con aumento dell’efficienza sia nella produzione sia nell’utilizzo. Il miglioramento dell’efficienza è un tema poco noto, ma è centrale: non si tratta solo di lampadine a led, ma di migliorare il rendimento degli impianti di produzione e degli apparecchi di consumo dell’energia. Il risparmio conseguente può essere notevole.

4. Evitare gli sprechi. No comment, ovvio, ma si fanno, eccome.

5. Aumentare le rinnovabili dove si può, c’e ancora largo margine per es. per il solare fotovoltaico. Le rinnovabili possono e devono coprire ampie fasce di produzione (non solo elettrica, basti pensare al biogas). 

6. Organizzare gli accumuli per le fonti intermittenti, mantenendo comunque una base di continuativo. Le fonti rinnovabili sono quasi tutte intermittenti, legate al contesto ambientale (presenza di sole, o di vento) dunque l’accumulo dell’energia prodotta è fondamentale.

7. Coibentare gli edifici pubblici a partire dalle scuole, veri dispersori di energia con aule fredde e termosifoni caldi. L’abitudine consisteva, fino a pochi anni fa, nel costruire edifici sprecanti energia, veri e propri colabrodi, in particolare quelli pubblici. Ora ci sono regole più severe, ma quelli vecchi sono ancora in funzione e sprecano energia ogni giorno. 

8. Ricordare che il nucleare da fissione non ha risolto alcuno dei suoi problemi, III o IV generazione che sia, a partire dai tempi lunghi, costi alti, depositi che nessuno vuole, scorie radioattive che nessuno vuole, e ricordare che con il nucleare si fa elettricità, mentre per scaldarci in casa usiamo gas, olio combustibile, e se va bene pannelli solari.

9. Si sente parlare di cose che non esistono, come il “carbone pulito”, o il “nucleare pulito”. Lasciamo le fake news ad altri contesti.

10. Nessuna fonte di energia è totalmente pulita, ma alcune lo sono più di altre.

11. La ricerca deve andare avanti, in ogni settore.


La bolletta dipende dagli equilibri di questi 11 punti, il Pil del Paese, le conseguenze sull’ambiente dipendono dai medesimi. 

E’ di estrema importanza organizzare un percorso che a breve riesca a cambiare la situazione dell’energia in Italia; un cambiamento che ci porterebbe inoltre in una linea coerente con gli impegni presi con l’Accordo di Parigi e con le politiche europee. Naturalmente, ci affrancherebbe dalla dipendenza dalla Russia, che ora ci porta il 40% del gas. Con l’auspicio che la guerra finisca il prima possibile.







sabato 26 febbraio 2022

Cari partiti, ne avete la responsabilità

“IMPRUDENTE NON AVER DIFFERENZIATO MAGGIORMENTE LE NOSTRE FONTI DI ENERGIA” (Mario Draghi, informativa in Parlamento sulla situazione in Ucraina).


Surreale che il Parlamento abbia applaudito, visto che i partiti principali, nessuno escluso, e numerosi parlamentari sono i responsabili diretti della carenza ultradecennale della politica energetica italiana. Costoro hanno relegato per anni l’energia agli ultimi posti nell’agenda politica, quando non hanno apertamente ostacolato lo sviluppo delle rinnovabili e l’estensione dell’efficientamento, in contrasto con le tesi ambientaliste costantemente accantonate se non evitate all’interno dei partiti che hanno governato l’Italia negli ultimi trenta anni.

Qualcosa si è fatto ma con difficoltà, ritardi, e portando avanti una continua battaglia ad ogni livello, anche regionale e locale, contro tesi superate ma in voga fra la maggioranza degli esponenti politici. Fermo restando che ora importiamo il 40% del gas dalla Russia, e questo è un fatto.


Non per polemizzare, ma perché è giusto che ciascuno si assuma le proprie responsabilità.


A breve farò seguire un’analisi più dettagliata.


domenica 13 febbraio 2022

Buone notizie - e altre meno

 Questa settimana i commenti sarebbero molti, a partire dalla modifica della Costituzione approvata dal Parlamento a larghissima maggioranza nel senso della tutela ambientale. Il fatto che prima l’ambiente non entrasse nella Carta se non come “paesaggio” la dice lunga sull’assenza di cultura ambientale nel nostro Paese. Ora il vuoto è stato colmato con due belle, a mio parere, aggiunte agli articoli 9 e 41. Sono stati modificati in questo senso, dove le parti in corsivo sono le aggiunte:

Art. 9

  1. La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica
  2. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.
  3. Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali.


Art. 41

  1. L’iniziativa economica privata è libera.
  2. Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla salute, all’ambiente, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
  3. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali e ambientali.


L’articolo 9 si trova fra i principi fondamentali, mentre l’articolo 41 fra i diritti e doveri dei cittadini. Non è detto che verranno rispettati come dovrebbero, e un esempio chiarissimo è la tutela del paesaggio, fra i propositi più disattesi, ma l’inserimento è comunque un fatto importante che segna un cambio nella sensibilità collettiva riguardo temi un tempo considerati di terz’ordine. 


Purtroppo, ad una notizia positiva ne seguono altre negative, prima fra tutte il rischio di guerra in Ucraina. Un cambio della sensibilità collettiva anche riguardo il fenomeno “guerra” sarebbe opportuno: non si tratta di un’opzione politica, si tratta, sempre, di una barbarie. Se percepiamo come ovvio il danno causato alle persone e alle cose da un attacco militare, meno ovvie sono di solito le conseguenze ambientali: se ci preoccupano le emissioni inquinanti e climalteranti derivanti dalle normali attività umane, proviamo a valutare quelle emesse in caso di guerra. Inquinanti di ogni tipo, anche molto pericolosi, alterazione della composizione di aria, acqua, suolo, uccisione o allontanamento della fauna, rifiuti lasciati ovunque, mezzi militari che certo non badano a dove passano, in una parola, un incredibile aumento di entropia. L’entropia è una grandezza fisica che misura il caos, l’aumento di disordine che poco alla volta porta alla fine del mondo,  e che noi umani facciamo incrementare normalmente con le nostre attività, e in modo esponenziale con le nostre iniziative demenziali come le guerre. 

I missili non sono un’esibizione di potere, sono un’esibizione di morte. Quando anche questa sensibilità sarà davvero collettiva saremo a posto. Per ora non lo siamo. Speriamo davvero che non accada nulla in Ucraina.




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