mercoledì 15 luglio 2020

La lista nera della finanza verde

Anche la finanza si accorge dei problemi ambientali, e a dire il vero, non da oggi. 
BlackRock è la più grande società di investimento nel mondo, con sede a New York, una società di gestione del risparmio “il cui scopo principale è affiancare un numero sempre maggiore di persone nella pianificazione del loro futuro finanziario” come si legge sul suo sito. Essa gestisce un fondo di oltre 6 mila e 500 miliardi di dollari e la sua rilevanza a livello internazionale è ben nota. 
E’ notizia di ieri che BlackRock ha individuato ben 244 aziende «che stanno compiendo progressi insufficienti nell’integrare il rischio climatico nei rispettivi business model e informative». Non solo: ha votato contro nelle assemblee di 53 società e per le restanti 191 ha «notificato lo stato di sorveglianza e il rischio di un'attività di voto nei confronti del management, nel 2021, qualora non compiano progressi sostanziali». Si legge in un articolo sul Sole24ore (all’indirizzo in calce) che “quella di BlackRock è una questione di business. «Il nostro impegno – si legge nel report – nasce dalla convinzione che il rischio climatico sia parte del rischio investimento, e che integrare fattori come sostenibilità e clima nei portafogli possa fornire agli investitori rendimenti migliori rettificati per il rischio». 
La finanza si accorge dell’ambiente, ed ora lo fa in modo plateale. Si può leggere la lista nera delle 53 società accusate di mancanza di iniziative adeguate al problema climatico suo medesimo articolo. Non c’è dubbio che il rischio climatico sia una parte notevole del rischio associato all’investimento, ed ora ne va tenuto debito conto.
A dire il vero, il fondo di investimento è stato nel passato, anche recente, accusato da parte ambientalista di investire in ambiti nocivi allo stato dell’ambiente, e questa potrebbe essere una risposta alle critiche. In ogni caso, si tratta di una risposta positiva, un ulteriore tassello nella realizzazione del mosaico del nostro futuro, che dovrà essere sostenibile semplicemente per esistere.   

In un altro bell’articolo pubblicato dal Sole il mese scorso (“Finanza e ambiente: perché la crisi sanitaria può essere un’occasione”) si descrive ancora una volta l’opportunità nascosta dietro la crisi, davvero drammatica, dovuta al Covid19: possiamo uscirne, e farlo affrontando come si deve la crisi più grande di tutte, quella che include tutte le altre, quella ambientale e climatica.
Si legge che Recovery Fund e Green New Deal, due programmi europei molto complessi, devono essere iniziative coordinate se vogliamo costruire il futuro dell’Europa. 
Una transizione verso la sostenibilità che non deve essere più una scelta - sì o no - dato che il sì è imprescindibile, ma un momento in cui ci si concentra su come farla. Il “come” è importantissimo per trovare risposte operative e concrete in un ambito in cui le parole certo non bastano (e sono state usate troppo spesso in sostituzione dei fatti). 
Nell’articolo, a firma di Angelo Baglioni, si legge inoltre che “ Il mercato degli investimenti finanziari sostenibili è in forte espansione da alcuni anni in tutto il mondo, e l’Europa è leader in questo settore”, ma che non mancano gli ostacoli, come un quadro di regole ancora incerto. Emerge comunque un’Europa molto impegnata in questo ambito, che guida il mondo e lo fa da anni, nonostante le notevoli difficoltà insite in una sfida nuova e globale. 
Abbiamo bisogno di una conversione ambientale dell’economia; in essa, la finanza verde ha un ruolo fondamentale, anche con l’attenzione della pubblica opinione che ha un’inaspettata influenza sulle scelte.

Gli articoli citati:

https://www.ilsole24ore.com/art/clima-blackrock-compila-lista-nera-bocciati-244-colossi-ADjW39d?refresh_ce=1

https://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-ambiente-perche-crisi-sanitaria-puo-essere-un-occasione-AD2o6jV


giovedì 9 luglio 2020

Berlusconi? No, grazie

Si legge su Repubblica: “Parole che spiazzano, quelle pronunciate da Romano Prodi a Repubblica delle idee. Un'apertura nei confronti dello storico avversario politico, Silvio Berlusconi ("Non è certo un tabù l'ingresso di Forza Italia in maggioranza". E poi "La vecchiaia porta saggezza", riferita al leader azzurro)”. L’articolo prosegue con alcuni commenti e si può leggere all’indirizzo in calce.
Da iscritta al Partito Democratico esprimo subito il mio parere: no, grazie. E spero che siano molti gli iscritti che la pensano allo stesso modo. 
Le ragioni sono innumerevoli, e mi sento a disagio persino nel pensare ora a come enumerarle. Alla base di tutte si trova una distanza siderale nei contenuti, nel metodo, nei modi, una storia divisiva nei confronti della parte progressista che chi ha memoria ricorda bene. Solo alcune. Berlusconi è stato già quasi trent’anni fa legittimato come interlocutore all’inizio della sua attività politica dalla sinistra di allora, a cui rispose facendo fallire le principali iniziative comuni, e grazie alla quale è stato artefice di un profondo cambiamento nella società italiana che ha aperto le porte a quello che definiamo populismo, e in questo senso è il padre di Salvini, si è espresso più volte in modo indulgente verso l’evasione fiscale, e favorevolmente al condono edilizio, o alla flat tax che penalizza i redditi bassi e con grande probabilità è incostituzionale, concentra il suo potere in Lombardia dove la sanità è stata in gran parte privatizzata ed è carente di presidi sul territorio, e regolarmente quando sembra politicamente defunto arrivano gli esponenti di primo piano del centrosinistra a resuscitarlo. Francamente, a noi non manca.
E non è finita: una probabile ragione per cui “la vecchiaia porta saggezza” potrebbe riguardare l’aspirazione di Berlusconi a diventare Presidente della Repubblica, o Senatore a vita, posizioni di grandissimo prestigio.  Spero, ancora una volta, senza l’aiuto dei dirigenti ed autorevoli esponenti del centrosinistra italiano. 
Propongo di sondare se e quanto gli iscritti al PD, ed alle altre formazioni politiche della maggioranza, siano favorevoli. Per quanto mi riguarda, esprimo il mio parere: no, netto.

L’articolo citato:
https://www.repubblica.it/politica/2020/07/09/news/prodi_berlusconi_governo_pd-261401918/


mercoledì 1 luglio 2020

Ecologia di governo

Complimenti e congratulazioni ad Anne Hidalgo, socialista con una forte propensione ecologista,  per la sua ri-elezione a Sindaco di Parigi. Non è cosa da poco, guidare Parigi, una città dove le dimensioni fanno la differenza, moltiplicando numericamente ogni problema che affligga tipicamente una grande città. Qualcosa si muove sul fronte occidentale, a partire dal Presidente USA Trump in forte calo di consenso nei sondaggi (con cautela, per quanto valgano i sondaggi), per finire con il Re Filippo del Belgio che chiede scusa per la violenza e le sofferenze inflitte al Congo nel periodo coloniale. Può sembrare un inutile dettaglio, ma non lo è. Si inserisce nell’orientamento che sta diffondendosi anti-colonialista ed anti-razzista, tendente a rivedere con una sensibilità diversa, nuova, i fatti della Storia, a partire da molti leaders del passato e molte esaltazioni imperialiste. 

Anne Hidalgo ha fatto moltissime cose nella capitale francese, anche nell’aspetto ambientale. Ma non è facile essere concreti in quel fronte. In questi mesi si sta consumando in Emilia Romagna un confronto che sta assumendo toni aspri fra il governo regionale e le associazioni ambientaliste riguardo il progetto di eolico off-shore nel mare di Rimini: la Regione è contraria e gli ambientalisti sono a favore. Superando il periodo - lungo - durante il quale ambientalisti e politica si fronteggiavano sulle sponde opposte della difesa dell’ambiente e dello sviluppo fossile tradizionale, ora siamo tutti oltre il fiume sulla stessa ampia area dello sviluppo sostenibile, verde, rinnovabile, pulito quanto possibile. Il confronto avviene sul “come” farlo concretamente. E l’eolico è uno di quei casi che può portare a pareri diversi, o addirittura opposti. Gli aerogeneratori producono energia pulita con alcune condizioni di base ovvie, come la presenza di vento, ma sono ingombranti, ben visibili nel paesaggio, con un certo impatto nella fase di costruzione. Pongono qualche problema in più rispetto al solare, per esempio, sicuramente la fonte rinnovabile migliore sotto tutti gli aspetti. In sostanza, la decisione di costruire un parco eolico o meno dovrebbe riguardare ciascun caso a sé, in un’analisi costi-benefici all inclusive. No alle ideologizzazioni del tema, da una parte o dall’altra. 
Quindi, nel caso dell’eolico nel mare della Romagna, come in ogni altro caso analogo,  ci si augura che si entri nel merito in modo specifico, analizzando progetto e condizioni esterne, ed evitando lo scontro aperto, del tutto inutile.

Anche in Trentino speriamo che si superino le ideologie, fra i favorevoli agli abbattimenti degli orsi, e i contrari che arrivano a suggerire il boicottaggio vacanziero del Trentino stesso.
Partiamo dall’inizio: gli orsi c’erano, sulle Alpi, come c’erano i lupi, le linci, i gipeti, gli stambecchi, e persino i castori. Non si tratta di fauna dell’Alaska, come molti credono, ma anche nostrana. Come mai non c’è più, o è stata ridotta a piccoli nuclei miracolosamente salvatisi, come nel caso degli stambecchi?
Perchè è stata cacciata, per non dire perseguitata, dai nostri avi per secoli. I secoli delle grandi cacce, ma anche i secoli dell’attacco alla fauna selvatica degli abitanti del luogo, i secoli dei premi a coloro che uccidevano il maggior numero di lupi, delle trappole, delle pelli, delle teste-trofeo appese al muro. 
Ora, i lupi sono tornati, e sono i nostri lupi, giunti fino alle Alpi dagli Appennini, dove un nucleo era rimasto fino alla legge di tutela fortemente promossa dalle associazioni ambientaliste. (E’ bello leggere un cartello su un sentiero ad Innsbruck (Austria) che sono tornati i lupi anche lì, arrivati dall’Italia e grazie alla nostra normativa di tutela).
E sono tornati anche gli orsi, grazie al progetto europeo Life Ursus: un tentativo di ripopolamento andato a buon fine, dopo gli insuccessi degli anni ‘60 del novecento. Provengono dalla vicina Slovenia, visto che i nostri erano stati completamente sterminati nel passato. Ora, reintrodurre una popolazione di orsi con un progetto scientifico e poi ucciderli al primo contatto con gli umani non è certo una prospettiva accettabile. Se non si vogliono gli orsi, piuttosto non si faccia il progetto. Perchè è chiaro che non si tratta di peluche, ma di orsi in carne ed ossa. Ad oggi, non sembra che l’amministrazione del Trentino abbia trovato la via per una corretta gestione, viste le ordinanze di cattura o di abbattimento firmate come se niente fosse ad ogni piè sospinto dal Presidente della Provincia. A fronte di una significativa presenza di animali potenzialmente pericolosi va portata avanti un’azione intensa di informazione e cultura in materia a tutti gli abitanti e i i villeggianti di quelle zone. Non si può lasciare nulla al caso, nulla di improvvisato. Anche perchè ci sono altre regioni che hanno gli orsi, come l’Abruzzo. Orsi marsicani, del posto, che vivono lì da sempre e non sembra succedere niente di pericoloso. Come fa l’Abruzzo a gestire i suoi orsi?  
Forse una migliore comunicazione fra le due regioni sarebbe utile. 
Dulcis in fundo, sono tornati persino gli sciacalli, e i castori, o meglio, un castoro.  Il Friuli Venezia Giulia è il territorio. Gli sciacalli dorati provengono dall’Est, il castoro dall’Austria e si è insediato nella Foresta di Tarvisio, un corridoio faunistico eccezionale. Speriamo che arrivi presto anche una castora e che mettano su famiglia...
I castori mancano dall’Italia addirittura da quattro secoli. Anche in questo caso, non erano andati in vacanza, mancano perché venivano cacciati per le pelli, e lo sono stati fino all’ultimo esemplare. E’ questo ciò che vogliamo fare della Natura? 
Bene, ora che questi splendidi animali sono tornati abbiamo una seconda possibilità. Costruire una via di sviluppo dove reciprocità e sostenibilità sul piano ambientale, rispetto delle specie animali e degli equilibri della Natura, siano i pilastri, oppure rifare gli errori del passato. 
“Ecologia” deve declinarsi con “governo”, non può più restare sulla carta stampata, sui documentari, negli interventi pubblici. E siamo noi, questa generazione, ad avere la responsabilità della decisione.



mercoledì 24 giugno 2020

Attacco al PD (dal suo interno, naturalmente)

Chiaro che per affrontare la crisi che stiamo vivendo e mettere in campo soluzioni occorre almeno una condizione politica stabile. Questo in soldoni significa che il governo va sostenuto affinché prosegua nel suo lavoro. Può sembrare un’affermazione di comodo e di parte, ma sfido chiunque a dimostrare che una strada diversa sia opportuna in questo momento.
Uno dei partiti della maggioranza è il Partito Democratico, che certo non brilla per compattezza. Ma questo si sapeva. Dall’essere un “partito plurale” a candidarsi per mandare all’aria ciò che si sta facendo fra mille difficoltà, però, ce ne corre.  E Giorgio Gori, Sindaco di Bergamo, sta facendo proprio questo: in una serie di interventi pubblicati sui principali quotidiani attacca Nicola Zingaretti e la dirigenza del partito, chiedendo un congresso prima possibile per riuscire a cambiare Segretario e dirigenti altrimenti sarà troppo tardi e non si riuscirà a “salvare il Paese”. La tempistica è velocissima: addirittura entro l’autunno. Nel merito, Gori ritiene che occorra far crescere l’Italia di almeno l’1,5% all’anno, e che il baricentro del PD sia stato “spostato sulla protezione sociale” dall’accordo con il Movimento 5 Stelle. In sostanza, servirebbe un altro PD, più vicino alle idee di Gori.
 
Su questo blog mio personale sono abituata a scrivere il mio parere in modo netto; del PD sono solo un’iscritta ma sono convinta che l’opinione anche dell’ultimo degli iscritti valga tanto quanto quella del Sindaco di Bergamo, o di altra città, o di qualsiasi altro esponente di primo piano del partito, e la mia è questa: sul piano politico, l’intervento di Gori è quanto di più inopportuno possa capitare in questo momento, sul piano personale, l’ennesimo attacco a mezzo stampa stancherebbe qualsiasi santo iscritto o simpatizzante del PD al punto da rasentare l’insopportabilità. Propongo in proposito una medaglia a tutti i militanti che sopportano stoicamente per anni gli scontri fra i vari gruppi di potere del partito. 
Stando alle sue parole, Giorgio Gori ritiene evidentemente che con la dirigenza attuale sia impossibile far crescere il nostro Paese di 1,5% all’anno e che occorra spostarsi in senso opposto rispetto alla protezione sociale. Persone diverse e meno protezione sociale: sembrerebbe un tentativo di far virare a destra il PD. Ma il PD virerà a destra se il percorso congressuale andrà in quella direzione, a tempo debito, secondo le regole che il partito si è dato. Non perché un Sindaco, per quanto autorevole possa essere, pensa che sia questa la strada utile. Il rispetto delle regole dovrebbe essere la guida, ma sappiamo che la politica è fluida e si può concepire legittimamente il fatto che esse possano essere superate da necessità gravi, istanze inderogabili, problemi seri, in sostanza per il bene della società. Quello che si presenta ora, però, è il caso opposto: come si possa pensare che in mezzo alla crisi peggiore, causata da un evento esterno che si è innestato in una situazione già difficile, sia utile andare ad un congresso di un grande partito della maggioranza “entro l’autunno” è incomprensibile. In aggiunta, risulta difficile capire come si possa suggerire che in una condizione di estrema difficoltà sociale sia bene orientarsi verso minori tutele: i bisogni delle persone sono reali ed immediati.       
Anche lo sviluppo (sostenibile) lo è: per questo il governo ha passato una settimana a Villa Pamphili, per incontrare tutti e decidere cosa fare in un momento delicato, quale strategia costruire. Dopodiché il passaggio all’atto pratico sarà cruciale (ne abbiamo scritto nel post precedente), ma non si può pensare che si facciano le cose di proposito per far danno, soprattutto se si è membri di un partito della maggioranza. E se l’attuale maggioranza si può qualificare nel suo insieme come orientata nel centro-sinistra sarebbe quantomeno curioso che prendesse provvedimenti di centro-destra - come d’uso, spacciati per gli unici capaci di risolvere situazioni. 
Al contrario, la dilagante cultura di destra in economia ha causato i peggiori guai che ci assillano da anni, senza che ancora si riesca a costruire una cultura alternativa all’altezza della sfida. 
Se le critiche, pesanti, vengono da destra non c’è da sorprendersi: se il governo fa gli Stati Generali dell’economia a Villa Pamphili è un’inutile passerella dove si mangiano “i salatini” mentre quando le passerelle le faceva Berlusconi erano importanti incontri internazionali guidati da un magnate illuminato. 

Venti contrari soffiano, però, con un certo impeto: non amo abbattere le statue così come non amo costruirle, ma non si può non riconoscere nella furia iconoclasta che sta imperversando soprattutto in America un cambio della sensibilità collettiva, che non accetta più sentimenti un tempo radicati. Razzismo, supremazia culturale e patriottica, divisioni, guerre di conquista, il giogo posto su interi popoli, schiavitù. L’idea che un popolo con la società che ha costruito siano “superiori”, non ha alcuna base scientifica. Oggi il sentimento comune tende a cambiare direzione, e non va sottovalutato o derubricato in estremismi che sicuramente sono presenti ma non bastano ad includere il tutto. Il movimento giovanile ambientalista guidato da Greta Thunberg è un altro esempio di nuove sensibilità che si stanno diffondendo in misura molto più ampia dei classici movimenti ambientalisti. Un grande partito progressista, come lo è il PD, non può non approfondire  questi temi: almeno se ne discuta. Ho fatto parte del movimento che in sintesi veniva denominato “no-global” e mi auguro che la sinistra non faccia lo stesso errore di allora di considerare con sussiego uno spazio politico che invece aveva qualcosa da dire. 
Quanto alla statua di casa nostra, quella di Indro Montanelli, certo non approvo il gesto di coloro che l’hanno imbrattata, ma non approvo nemmeno coloro che l’hanno costruita, con un’iniziativa fuori luogo per un personaggio quantomeno controverso.  
Questa epidemia dovrebbe averci aperto gli occhi con uno sguardo diverso; siamo tutti uguali e tutti ugualmente sula stessa barca. L’unica cosa che può aiutarci a condurla è l’uso della ragione.

sabato 13 giugno 2020

Una strategia di ripresa che guardi al mondo attuale

C’è urgente bisogno di una strategia di ripresa dopo i terribili eventi connessi al Covid-19. Una ripresa che deve avere, in modo indispensabile e inderogabile, le caratteristiche di sostenibilità, inclusività, concretezza ed efficienza. La ripartenza si interseca con la battaglia contro il cambiamento climatico, con la tutela delle ultime aree naturali del pianeta, con la conservazione della biodiversità, con la preservazione degli ultimi popoli viventi allo stato di natura, con la riduzione del consumo delle risorse non rinnovabili, con il riequilibrio delle diseguaglianze divenute fortissime. In Italia si intrecciano i fili di una ripresa condizionata dal rispetto di un programma da attuare con efficienza, e di una stasi che forma una solida trama da molto tempo prima del coronavirus. Non sarà facile trasformare l’insieme, se non in un pizzo, almeno in un tessuto nuovo e leggero. Fra gruppi di esperti ad hoc, villa Pamphili, articoli di ogni commentatore, intellettuale, scrittore, etc. che si conosca o meno, speriamo di passare alla pratica prima dei pensare che la teoria esaurisca il compito, magari per sfinimento.

D’altro canto, a ben guardare abbiamo visto anche risvolti interessanti di questa crisi, che potrebbero essere accolti fra le novità, come il digitale ormai ubiquo: su tutte, la capacità della Natura di rigenerarsi in brevissimo lasso di tempo, le meduse nei canali di Venezia, il cielo blu e trasparente che mostra paesaggi lontani, un’inaspettata pletora di fauna selvatica a passeggio in borghi e città, un calo stimato in meno 11.000 in Europa, di cui 1.500 in Italia, decessi legati allo smog. Undicimila morti in meno in poco più di tre mesi non sono uno scherzo, sono un dato da inserire nelle analisi. 
In aggiunta, l’impennata dell’uso della bicicletta, accompagnato dal calo drastico della vendita di automobili tradizionali, con motore a combustione interna, mostrano la capacità delle persone di cambiamento delle proprie abitudini, prima considerate inamovibili dai commentatori, politici e non, a sostegno del fossile (sembra niente, ma è una categoria assai diffusa: attribuiscono alla società scelte che non vogliono fare).
Ma la trasformazione deve arrivare in profondità. Si possono ridurre i viaggi aerei visto che le conferenze possono essere fatte da remoto, magari salvando i momenti di confronto più importanti, si può ricorrere maggiormente al treno per i viaggi lunghi, si può utilizzare verdure a chilometro zero, si può. Fino alle grandi compagnie energetiche, che dovranno abbandonare petrolio, gas, carbone e metano in favore di rinnovabili e soluzioni per incrementare l’efficienza. Con lo shale gas ormai (fortunatamente) fuori mercato per l’abbattimento dei prezzi del petrolio. 
Tutto ciò può modificare conseguentemente la geopolitica internazionale, aprendo la strada ad una forma di “democrazia energetica” basata sulle fonti rinnovabili, per loro natura diffuse sul territorio invece che concentrate in giacimenti in possesso del Paese che li ospita. Da un sistema economico e produttivo fondato sul prezzo del petrolio ad un sistema fondato su sole e vento - e bassi consumi, indispensabili per basarsi su sole e vento. Le fonti energetiche fossili ci hanno consentito uno sviluppo e una ricchezza a disposizione che non ha eguali nella storia: per fare il bucato in lavatrice di classe A, quindi ad elevata efficienza, occorrerebbe un’ora di lavoro di quindici persone, mentre occorrerebbero mille e seicento persone per muovere e viaggiare con un’automobile di media cilindrata. Ciascuno di noi segue un livello di vita superiore a quello di re ed imperatori del passato, che avevano schiavi o persone al servizio. Ma tutto ciò è stato ottenuto depauperando risorse non rinnovabili, inquinando l’ambiente, e creando diseguaglianze maggiori a quelle rilevabili in ogni era del passato. Il prezzo è talmente alto che pone a rischio la nostra stessa sopravvivenza come specie sulla Terra: un problema mai visto nella storia umana alla cui analisi non possiamo sfuggire. 

Il nostro Paese ha molto da fare, a partire da un ammodernamento strutturale che ancora latita e non ci consente di completare l’attraversamento del guado verso un pieno sviluppo. Dal dopoguerra in poi, siamo partiti in quarta e poi rimasti a metà. Non basta infatti guardare al Pil e alla posizione che occupiamo in una banale classifica mondiale, come ormai si sono accorti in molti della generazione successiva a coloro che pareva non se ne accorgessero.
Ora i nodi vengono al pettine, e sono stati evidenziati da un’epidemia che nessuno aveva previsto, ma che tutti sanno che prima o poi arriva. Ci ha messo in grandi difficoltà: ora non possiamo assolutamente adagiarci, non è più tempo. 
La strategia di ripresa deve essere inserita nel contesto attuale, non c’è tempo per erronei ritorni al passato. Vediamo perciò cosa deciderà il governo, e in quali modi - ripeto, che siano immediatamente pratici e concreti - verrà progettata un’adeguata strategia per il futuro prossimo.

PS:  i paragoni energetici fra le tecnologie moderne e il lavoro umano sono tratti da “Energia per l’astronave Terra”, Armaroli e Balzani, Zanichelli.

venerdì 5 giugno 2020

Giornata Efficace Mondiale dell’Ambiente

Buona Giornata Mondiale dell’Ambiente a tutti.
Oggi, 5 giugno, si celebra l’iniziativa dell’ONU in un mondo che ha davvero perduto gran parte delle sue caratteristiche originarie. L’impatto umano sui sistemi naturali ha raggiunto l’intero globo terrestre, gli equilibri ecologici sono sempre più precari o spenti del tutto, le aree naturali rimaste sono sempre più ristrette e nulla fa pensare che sia prossima un’inversione di tendenza, la varietà di animali e piante è diminuita moltissimo e una lunga lista di specie è a rischio di estinzione. La nostra specie entra sempre più negli ambienti naturali, a contatto con gli animali selvatici che “dovevano” restare nella foresta o nel loro habitat, scatenando zoonosi e pandemie come quella attuale del coronavirus covid-19. E’ come se li andassimo a cercare, i virus.
Di questi temi si parla da decenni, senza che appaia all’orizzonte un elemento qualsiasi che faccia pensare ad un’inversione di tendenza. Nelle occasioni in cui la comunità internazionale si confronta, la prassi consiste nel tentare di contenere gli impegni, limitare gli obiettivi, evitare sanzioni, riuscire a far sì che i proprio Paese ne resti fuori e possa continuare il proprio sviluppo a spese dell’ambiente. Nella politica, anche nostrana, riuscire a parlare di ambiente è una sfida per chiunque, tanti sono gli ostacoli che occorre superare, a partire dalle ostilità esplicite.
Nonostante tutto ciò sono stati fatti passi avanti principalmente sul fronte della cultura ambientalista, assai più diffusa e accettata oggi rispetto ad alcuni anni fa, sono stati assunti impegni con accordi internazionali, esistono regole e norme per limitare i danni. E’ l’inversione di tendenza che ancora manca. Il famoso “sviluppo sostenibile”.

La Giornata che si celebra oggi è dedicata alla biodiversità, sotto attacco per una serie di motivi,  dal traffico e commercio di animali selvatici, alla continua riduzione fino alla sparizione degli habitat, all’incuria fino a veri e propri comportamenti criminali. Il tema non deve sembrare estraneo alla nostra vita quotidiana: al contrario, ci tocca da vicino, interagisce con noi tramite le fitte maglie della rete della vita, ci riguarda direttamente nel momento in cui la conservazione di ambienti naturali vivi e in salute determina lo stato dell’ambiente naturale, la qualità del suolo, delle acque, dell’aria, in cui noi stessi viviamo. Noi non siamo estranei al mondo, ne siamo parte. Una parte rilevante che è ora perfettamente in grado di distruggere la stessa fonte della propria vita.
Inquinamento ambientale, abusivismo edilizio e consumo di suolo, emissioni climalteranti, diseguaglianze sociali che costringono al consumo delle risorse naturali, sono alcuni dei temi che riguardano tutti ed in particolare anche il nostro Paese.
Due giorni fa sono stati presentati il SOER 2020 (State of the Environment Report), Annuario dei dati ambientali e Rapporto di Sistema, i tre report dedicati alla situazione ambientale in Europa e in Italia. Maggiori informazioni sono reperibili sul sito di Ispra, che presenta una serie di pannelli con una grafica chiara ed immediata (indirizzo in calce). Il nostro Paese come si sa è ricco di biodiversità, ma le percentuali delle specie minacciate raggiungono cifre preoccupanti, che si avvicinano pericolosamente al cinquanta per cento. Abbiamo consumato suolo e costruito abusivamente per decenni, le emissioni inquinanti sono rilevanti, e le normative spesso disattese. Quest’ultimo punto fotografa la situazione attuale: spesso, le normative esistono ma non vengono rispettate, o farle rispettare è una continua battaglia. Ancora, l’illegalità in questo ambito è spesso tollerata: la piaga dell’abusivismo edilizio in Italia ne è una prova, le discariche illegali o la ”terra dei fuochi” un’altra.

Ma non si potrà evitare di fare i conti con l’ambiente. I nodi vengono al pettine, inevitabilmente se si tratta dileggi di natura. Spiace che a trattare questi temi ci si infili dritti nel ruolo di Cassandra; ma vale la pena di ricordare che Cassandra aveva ragione e avrebbero fatto bene ad ascoltarla...
Facciamo perciò in modo che si vada oltre le parole, che davvero i provvedimenti diventino efficaci. Facciamo che la Giornata di oggi sia davvero un momento concreto ed effettivo di cambiamento..

I siti della Giornata dell’Ambiente dell’ONU:

https://news.un.org/en/story/2020/06/1065692

https://www.un.org/en/observances/environment-day

Il sito di Ispra:

https://www.isprambiente.gov.it/it/events/lo-stato-dellambiente-in-europa-e-in-italia



lunedì 1 giugno 2020

L’Unione Europea c’è

Non ha certo scelto una soluzione di compromesso, la Commissione Europea:  raccogliere sui mercati 750 miliardi di euro, distribuendone 500 attraverso sussidi e 250 tramite prestiti. Il nostro Paese dovrebbe essere il primo beneficiario con 172 miliardi totali, di cui 82 in sussidi. La proposta della Commissione scavalca quella di Merkel e Macron (di cui abbiamo scritto nel post precedente) e segna un passo storico nel percorso di Unione dei Paesi d’Europa. Sarà difficile che il piano “Next Generation EU” venga approvato così com’è, anche se lo auspichiamo, ma il dato politico è comunque inequivocabile: l’Unione Europea c’è.

Non entro nel merito dei dettagli tecnici, che sono reperibili su tutti i quotidiani, mi interessa ragionare in breve sull’elemento politico. Prima i fatti. L’Unione Europea, spesso criticata per la mancanza di visione comune in ambiti importanti, per le cavillosità delle regole, per la lontananza presunta dai cittadini, si trova ad affrontare una crisi durissima e imprevista. Praticamente all’improvviso, un elemento estraneo al normale andamento della vita dei cittadini e della società nel suo insieme, costituito da un virus di origine asiatica proveniente molto probabilmente da animali commerciati nei mercati locali, attacca la salute delle persone in modo spesso grave, causando malati e decessi, e determinando un vasto e accelerato impegno sul fronte sanitario. Un’epidemia pericolosa, di quelle che capitano una volta al secolo o ancora meno, un evento extra-ordinario non previsto e rispetto al quale i sistemi sanitari si trovano spesso impreparati. Settimane di chiusura quasi totale delle attività di ogni genere sono il provvedimento principale, che segnerà anche nella storia questo periodo, assunto quasi da tutti i Paesi. Il conseguente crollo del Pil, e il decadere del normale svolgimento della vita comune dei cittadini, sono lo scenario che si apre dopo la fase più critica. Pesanti difficoltà umane e finanziarie colpiscono le persone, le imprese, ogni settore. L’insegnamento scolastico si svolge “a distanza”, vale a dire senza l’indispensabile confronto dialettico diretto e in presenza fra docente e studenti. Si tratta di un colpo durissimo.
Si può rispondere al colpo in due modi: esasperando le divisioni, o incrementando l’unione. Due modi complementari. La Commissione Europea guidata da Ursula Von Der Leyen, e in precedenza l’accordo franco-tedesco, hanno scelto il secondo, hanno costruito un ponte verso l’unione, un vero e proprio viadotto capace di superare una valle, e solidamente posato su pilastri ben definiti.  L’Unione (con l’iniziale maiuscola) non vuole morire, anzi vuole rinascere, rivitalizzarsi dopo il forzato arresto.
Un secondo elemento politico riguarda il gioco al rialzo. La proposta della Commissione non lascia spazio ad attacchi diretti a Bruxelles: se non passerà, o passerà in misura ridotta, sarà facile individuare i Paesi contrari e responsabili di un fallimento o di modifiche in senso restrittivo. Il dito dovrà essere puntato altrove, questa volta.
Infine, l’aspetto politico che ci riguarda. Il fondo UE sarà legato ad un Piano che dovremo preparare e presentare con le debite scadenze, sarà cioè legato a riforme e interventi che dovranno essere concretamente posti in atto con una scaletta temporale da rispettare. Non ci sarà la Troika ad intervenire, ma ci sono condizioni che riguardano il corretto uso delle risorse messe a disposizione decise dagli stessi Paesi beneficiari. Saremo noi stessi a stabilire come, un po’ come se fossimo costretti a fare davvero ciò che vorremmo fare.  Come ha detto Paolo Gentiloni, il recovery fund “non ha a che fare con condizionalità e intrusione di Bruxelles, è volontario, gli Stati membri si assumono la responsabilità della propria crescita”.
Si tratta di un fatto nuovo, e si tratta di una prova inedita per l’Italia, che dovrà saper superare ataviche difficoltà, inefficienze, ritardi, burocrazie, per fare le riforme necessarie e, come si dice da tempo, non più rinviabili. Insomma, questa è l’occasione giusta per delineare e costruire il futuro, e se sapremo fare bene potrà portarci lontano. Potrà inoltre modificare l’immagine che il nostro Paese trasmette nel mondo, fatta di mille pregi e di altrettanti difetti che ci portano ai ben noti problemi economici che ci attanagliano. L’occasione da non perdere.

Si diceva dell’Unione Europea. E’ viva, con buona pace delle destre sovraniste, che rappresentano per la politica che portano avanti il maggiore ostacolo alla risoluzione dei problemi che loro stesse pongono. Da europeista, e senza nascondere le difficoltà che ancora persistono, questa è davvero una bella giornata.

Recovery Fund: che nascano gli Stati Uniti d’Europa?

Lunedì scorso, nel corso di una videoconferenza che si è tenuta tra Parigi e Berlino, la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese Emmanuel Macron hanno annunciato un piano per creare un fondo europeo da 500 miliardi di euro, per far fronte alla pesantissima crisi causata dall’epidemia del coronavirus.
Un Recovery Fund, che potremmo tradurre con fondo per il recupero e la ripresa dopo una dura crisi, importante, ma soprattutto, svincolato dalle strette maglie delle regole economiche che attanagliano singoli Paesi.  Si tratta di una proposta, infatti, per un piano per la «ripresa dell'economia europea» che raccoglie 500 miliardi di euro sul mercato con l’emissione di bond a lunga scadenza, finanziato cioè da emissioni di debito comune, e garantito dal bilancio pluriennale in vigore dal 2021 al 2027.
Ed è quel vocabolo “comune” a far pensare a prospettive davvero unitarie, ad un futuro europeo finora rimasto largamente sulla carta, ostacolato dalle destre autarchiche o più modernamente “sovraniste” (il che è lo stesso), e dalla visione corta, miope, di governi mai abbastanza forti. Può non piacere il metodo, che opta per un confronto fra singoli governi invece che fra istituzioni comunitarie, ma la proposta va nella giusta direzione. Purtroppo, altri governi si sono già espressi in senso contrario, Austria, Paesi Bassi, Danimarca, Svezia - per un totale di meno di 40 milioni di abitanti su 500 milioni in Unione Europea, senza nulla togliere al ruolo di tali Paesi - annunciando che faranno una loro controproposta sul tema.
Il Recovery Fund di Francia e Germania sarebbe finalizzato a costruire una strategia sanitaria per l’Europa, oggi dipendente dall’estero per molti dispositivi medici di base, a rispondere alle spese causate dall’epidemia da coronavirus, a promuovere una vera transizione ecologica, a rafforzare la capacità industriale europea. Costituirebbe una base per una visione di sviluppo comune, per delineare una strategia comune, e per farlo con concretezza e non soltanto con le parole. Incominciando adesso. Che sia una vera svolta verso gli Stati Uniti d’Europa? Sarebbe tempo.

Mentre Trump si ritira dal trattato Open Skies, cui aderiscono 35 Stati inclusa la Russia, e probabilmente sancirà la fine del trattato New Start, per mettere all’angolo la Cina sulla questione delle armi nucleari, che fa l’Europa? Ha una strategia geopolitica estera e di difesa comune? O preferisce trincerarsi dietro i confini dei piccoli Stati? Ritorniamo all’impero Austro-Ungarico, al regno di Danimarca, o all’economia dei tulipani olandesi? (quest’ultima è una citazione da Romano Prodi).
E cosa propongono i “sovranisti-autarchici” italiani, di rifiutare il Recovery Fund? Preferiscono fare da soli?  L’Europa è già stata distrutta, non dimentichiamolo, dalle destre europee interne non dall’esterno. Il fatto che insistano a provarci è solo la firma in calce.

Dunque, andiamo avanti sulla strada che stiamo percorrendo. In Italia ora non c’è alternativa al Governo attuale, che pur con tutte le difficoltà del caso, e quelle aggiuntive davvero enormi causate dall’epidemia, sta lavorando bene per quanto possibile..

Il sogno europeo (titolo di un bel libro di Jeremy Rifkin che, pur essendo ormai datato, vele la pena di rileggere proprio per riassaporare lo spirito che porta all’Unione) nonostante le enormi difficoltà, non finirà.


giovedì 7 maggio 2020

Competitivi a livello mondiale nei settori green

A volte, ci sono notizie che fanno ben sperare. Si legge sul sito dell’agenzia ANSA, che l'Italia, assieme a Cina, Stati Uniti e Regno Unito, è tra i paesi che potrebbero "vincere alla grande nella transizione globale verso un'economia verde nei prossimi decenni". L’articolo riporta le conclusioni di una ricerca condotta dall'Università di Oxford e della Smith School of Enterprise and the Environment, e pubblicata su Research Policy.
In breve, avrebbero costruito un grande database di prodotti qualificabili come “verdi” e hanno classificato le attuali capacità di produzione dei medesimi articoli e della loro esportazione da parte dei vari Paesi. Dalle conclusioni dello studio si trae l’indicazione a proposito di quali Paesi emergeranno come leader nell'economia sostenibile: fra essi, il nostro Paese.
L'Italia, infatti, si colloca al secondo posto fra i Paesi in grado di esportare "i prodotti più verdi e complessi avendo una capacità di produzione green altamente avanzata che potrebbe sfruttare con l'aumento della domanda globale" di questi prodotti (valore calcolato sulla base di una nuova misura - il Green Complexity Index-Gci). Addirittura, l'Italia risulta al primo posto nella classifica proprio del Green Complexity Potential (Gcp): in altre parole, “ha il maggior potenziale per diventare competitiva a livello globale in prodotti ancora più green e tecnologicamente sofisticati”.

Lo sviluppo verde è, e sarà sempre più, la strada privilegiata da percorrere. Spesso siamo messi di fronte al fatto che il nostro Paese “non ha le risorse” o “vive da tempo al di sopra delle proprie possibilità” - il virgolettato si riferisce alla frequenza tradizionalmente alta di tali affermazioni - nel momento in cui il sistema economico tradizionale si basava (e in massima parte ancora oggi si basa) sul consumo di fonti fossili e materie prime che quasi non possediamo. Ma ora, le forme nuove di sviluppo economico, in cui le fonti rinnovabili e l’uso sempre più esteso di materie prime seconde sostituiscono le risorse tradizionali, insieme alla capacità specifica italiana di produrre manifattura e artigianato di prima qualità, aprono nuove opportunità che dovremmo considerare con attenzione. Le fonti rinnovabili di energia non mancano dalle nostre parti, come ben sappiamo da sempre, dal momento in cui siamo il Paese che sin dall’inizio del Novecento ha sviluppato idroelettrico e geotermia, non abbiamo carenza di insolazione, possiamo intervenire sul fronte dell’efficienza energetica alla fonte e sul lato del consumo. Abbiamo promosso le rinnovabili in anni recenti, abbiamo sostenuto - e con gli ultimi provvedimenti, continuiamo fortemente a sostenere - gli investimenti per il risparmio energetico. Infine, abbiamo la capacità di inserire i fattori qualità e stile praticamente in ogni cosa, dai prodotti manifatturieri a quelli agricoli, dall’edilizia al giardinaggio.
L’Italia potrebbe giocare un ruolo specifico nel prossimo futuro, economicamente interessante, ambientalmente leggero, per di più in linea con gli accordi internazionali di protezione del clima mondiale. Un tipo di sviluppo forse più adatto del precedente alle caratteristiche del nostro Paese.

Del resto, le energie pulite forniscono ormai oltre un terzo dell'elettricità mondiale, mentre la nuova capacità installata lo scorso anno è per i tre quarti rinnovabile (dati Irena). La costruzione di nuove centrali a fonte fossile è in calo in Europa e negli Stati Uniti, aumentano invece nei Paesi in via di sviluppo, che avrebbero bisogno concretamente del famoso sostegno finanziario per passare direttamente alle fonti pulite. Investire in misura rilevante nelle energie rinnovabili comporta riduzione delle emissioni di CO2, crescita del Pil, e creazione di posti di lavoro. Questo è il futuro, anzi l’unico futuro possibile. Non facciamo che ci colga impreparati.


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lunedì 27 aprile 2020

Umani e animali

 “Il traffico di animali selvatici e i mercati della carne sono perfetti terreni di scambio per nuovi agenti patogeni e per il passaggio all’uomo: animali di diverse specie tenuti in condizioni di stress e vicinanza eccessiva, a stretto contatto con escrementi e virus altrui, se non addirittura macellati sulle stesse superfici.” Questo brano si legge nel dossier sulle malattie infettive che dagli animali possono passare agli umani pubblicato su La Nuova Ecologia del mese di aprile.
Secondo il Treccani, una zoonosi, o antropozoonosi, è un termine riferito a “malattie, provocate da microrganismi o da parassiti o da funghi, trasmesse naturalmente da animali, vertebrati o invertebrati, all’uomo”, uno dei vocaboli diventati comuni nel tempo del coronavirus. In realtà, il virus che ci affligge in questi mesi non è certo l’unico agente patogeno arrivato all’uomo dalla fauna: in tempi recenti, a partire dagli anni Settanta del ventesimo secolo, AIDS, Ebola, Sars, per citare solo le più comuni, hanno causato migliaia di morti. Lo stretto contatto con animali domesticati o selvatici può favorire il cosiddetto “salto” di specie in cui, magari per tramite di una terza specie animale, il microorganismo passa ad infettare gli umani.
Il virus che stiamo affrontando, scrive Lorenzo Ciccarese nell’articolo, “è emerso nella città cinese di Wuhan a dicembre 2019 e verosimilmente il contagio sugli uomini è avvenuto in un mercato dove frutta e versura erano vendute insieme a carne macinata di manzo, maiale e agnello, polli spennati interi, granchi e pesci vivi. Come vivi venivano venduti serpenti, tartarughe, porcellini d’India, ratti del bambù, tassi, ricci, lontre, pangolini, zibetti di palma e cuccioli di lupo.”

Tutto ciò accade in un mondo globalizzato, dove chiunque può immediatamente spostarsi ovunque - e portare con sé gli agenti patogeni - dove la promiscuità è evidente, dove non esistono quasi più spazi di Natura selvatica e spazi umani distinti, dove la biodiversità è in forte declino da decenni e nulla sembra arrestarlo, dove la deforestazione porta via per sempre foreste primarie e frammenta gli habitat delle specie animali del luogo, dove miseria e degrado portano persone, anche bambini, a cercare di che vivere in discariche di rifiuti a cielo aperto. Non ultimo, dove gli animali vengono sfruttati per ogni scopo: alimentare, lavoro, pellicce, inscatolati per la loro breve orribile vita nei lager degli allevamenti intensivi, come nelle gabbie dei mercati cinesi. Infine, ora le scimmie subiranno i test dei vaccini che devono salvare noi dal coronavirus - ma questa è scienza.

Ma che problema abbiamo con gli animali? Usati e abusati per corride, fois gras, uova da galline che non riescono nemmeno a camminare, pulcini triturati, scrofe in gabbia, una galleria degli orrori che abbiamo costruito da quando abbiamo inventato la “civiltà”. Un delirio di crudele sfruttamento. Ma quanto siamo “umani”.
Almeno, rendiamoci conto che non possiamo continuare a coltivare i nostri interessi in un pianeta devastato, che “avevamo la presunzione di restare sani pur abitando un pianeta malato. E' giusto curare noi stessi, ma non possiamo dimenticare che dovremo curare anche il pianeta. Anche questa operazione è lotta per la vita, come rispettare le regole che adesso ci chiedono di restare lontani solo fisicamente e non spiritualmente" ha detto il Cardinale Zuppi, arcivescovo di Bologna, la scorsa domenica delle Palme.

Quanto scenderà il Pil? Il mitico indice di tutto, già criticato per non dire affondato da Robert Kennedy nel 1968 (“it measures everything in short, except that which makes life worthwhile”- “misura tutto in breve, ma non ciò che rende la vita degna di essere vissuta”) in un discorso memorabile che vale la pena di leggere interamente, è ancora lì a guidare le nostre vite mentre stiamo tagliando il ramo su cui siamo seduti. Finché il modello economico prevalente non includerà i costi ambientali, i costi dei beni naturali, tutt’altro che “liberi”, e sceglierà la via della riduzione delle diseguaglianze senza metterle a contrasto con lo stato dell’Ambiente, continueremo a mettere a repentaglio il nostro futuro.
Un nuovo modello di sviluppo, si dice da tempo ormai sufficientemente lungo, ambientalmente e socialmente sostenibile, a cui aggiungere un nuovo rapporto con l’ambiente naturale e le altre specie animali, che non sono oggetti per i nostro consumo. Umani e animali, uomo e natura. Con le conoscenze scientifiche del mondo di oggi non dovrebbe essere impossibile.

Gli articoli citati nel testo sono ai seguenti indirizzi:

https://www.lanuovaecologia.it/coronavirus-animali-inquinamento/

Il discorso di Kennedy, in inglese:

https://www.jfklibrary.org/learn/about-jfk/the-kennedy-family/robert-f-kennedy/robert-f-kennedy-speeches/remarks-at-the-university-of-kansas-march-18-1968


giovedì 23 aprile 2020

Uscire dalla crisi più grave

Del fatto che si tratti di un’emergenza drammatica e dai contorni incerti ne siamo consapevoli, ormai, ed abbiamo accettato con rigore stoico la lunga quarantena che blocca le nostre vite. Trovarsi a casa sani è comunque una fortuna - ha osservato un medico - quando un ostacolo non ferma la corsa. Nessuno di noi pensava soltanto pochi mesi fa a ciò che sarebbe accaduto, nessuno immaginava le conseguenze, nessuno poteva pensare ad un numero così alto di vittime. Un evento estremamente doloroso. Ma, egualmente, nessuno può attribuire al fato l’insorgere di un’epidemia e le conseguenze sanitarie che comporta. E nessuno dovrà evitare un ragionamento sulla riforma del Titolo V della Costituzione, che ha affidato la tutela della salute alla legislazione concorrente tra Stato e Regioni, rafforzando una forma di autonomia locale in materia di sanità che ha portato a sistemi sanitari sostanzialmente diversi fra regione e regione. Il modo in cui il sistema sanitario risponde ad un’epidemia, per quanto grave, è sostanziale, non secondario, e andrà analizzato nel profondo non appena saremo fuori dall’emergenza.

Come un sistema reagisce, la famosa “resilienza”, sarà un aspetto sempre più importante in futuro. In linea generale, un sistema rigido risponde alle sollecitazioni in modo impercettibile finché non crolla, mentre un sistema elastico risponde conformandosi agli stimoli, resistendo più a lungo, o indefinitamente. Come il sistema che abbiamo organizzato noi, esseri umani esposti ai virus e ad gli altro agente ambientale, reagisce all’imprevisto, frutto della complessità, è un aspetto fondamentale dello sviluppo. Un tema largamente aperto ancora da studiare, su cui dovremmo concentrare un po’ più d’attenzione.

Il virus ha spostato le date anche degli appuntamenti deputati all’altro grande tema mondiale, il riscaldamento globale ed il cambiamento climatico. La conferenza mondiale sul clima, prevista a Glasgow a novembre, è stata posticipata a data da destinarsi.  Sul sito Qualenergia si possono leggere le proposte di Wolfgang Obergassel e Lukas Hermwille del Wuppertal Institute su come trasformare l'emergenza in un'opportunità per promuovere la ripresa economica in modo ambientalmente sostenibile.

L’Unione Europea sta attraversando un periodo difficile, nel suo percorso minato dalle destre di ogni nazione, inclusa la nostra, da sempre contrarie al progetto europeo, ma non sarà che un gradino da superare. Non ci sono alternative, progetti migliori in campo, visioni capaci di oscurare e superare ciò che è stato fatto: l’Unione resisterà. Credo che lo farà essenzialmente per due motivi: uno, proprio il fatto che non c’è niente di migliore sul piatto, due, la qualità della divisione interna che, a mio avviso, non separa l’Europa del Nord da quella del Sud come spesso si legge, ma separa le istanze progressiste da quelle conservatrici, o populiste della peggior specie. Queste ultime faranno, nei rispettivi Paesi, qualsiasi cosa per fare fallire il progetto europeo. Esattamente come molti altri faranno di tutto per far vincere il progetto europeo - e speriamo di riuscirci.

E’ notizia di oggi, sul fronte ambientale, che dieci ministri dell’ambiente europei hanno firmato una richiesta di un Piano di recupero verde contro la crisi dovuta al covid-19 (notizia sul sito rinnovabili.it). Il timore che la crisi possa far dimenticare l’altra preoccupante emergenza mondiale, la questione ambientale e climatica, si fa sempre più diffuso, ed è giusto intervenire per evitare il peggio. Dunque, l’Unione europea viene sollecitata a portare avanti un piano di recupero ecosostenibile. In una lettera aperta, i ministri dell’ambiente di dieci Paesi fra cui l’Italia hanno ribadito l’importanza di effettuare una ripresa economica che si inserisca nel progetto di Green Deal europeo. Sulla lettera si legge: “Dobbiamo inviare un forte segnale politico al mondo e ai nostri cittadini: l’UE darà l’esempio anche in tempi difficili come quelli attuali, e aprirà la strada alla neutralità climatica e all’adempimento dell’accordo di Parigi”. Va tenuto fermo il punto. Non si può tornare indietro, non si può fallire.

In questo periodo durissimo, quando molte cose ritenute importanti assumono i contorni delle inezie, svanendo nel sole primaverile, auguro buona Pasqua ai lettori di questo blog, per quanto possibile. Buona Pasqua a tutti coloro che sono in terapia, e a tutti coloro che curano.
Ne usciremo, ma dobbiamo far di tutto per uscirne migliori.

I siti degli articoli citati nel testo:

https://www.rinnovabili.it/green-economy/recupero-verde-paesi-ue-crisi-economica/

https://www.qualenergia.it/articoli/oltre-il-covid-come-e-perche-la-cop26-deve-tracciare-un-nuovo-corso-per-il-clima/?fbclid=IwAR3RxI9I1TbpUJeTjcT5avyx-oP9d3AtVncV8xYbe-_1a434vZpHXvftw3c


venerdì 10 aprile 2020

Buona Pasqua, per quanto possibile

Del fatto che si tratti di un’emergenza drammatica e dai contorni incerti ne siamo consapevoli, ormai, ed abbiamo accettato con rigore stoico la lunga quarantena che blocca le nostre vite. Trovarsi a casa sani è comunque una fortuna - ha osservato un medico - quando un ostacolo non ferma la corsa. Nessuno di noi pensava soltanto pochi mesi fa a ciò che sarebbe accaduto, nessuno immaginava le conseguenze, nessuno poteva pensare ad un numero così alto di vittime. Un evento estremamente doloroso. Ma, egualmente, nessuno può attribuire al fato l’insorgere di un’epidemia e le conseguenze sanitarie che comporta. E nessuno dovrà evitare un ragionamento chiaro e pubblico sulla riforma del Titolo V della Costituzione, che ha affidato la tutela della salute alla legislazione concorrente tra Stato e Regioni, rafforzando una forma di autonomia locale in materia di sanità che ha portato a sistemi sanitari sostanzialmente diversi fra regione e regione. Il modo in cui il sistema sanitario risponde ad un’epidemia, per quanto grave, è sostanziale, non secondario, e andrà analizzato nel profondo non appena saremo fuori dall’emergenza. 

Come un sistema reagisce, la famosa “resilienza”, sarà un aspetto sempre più importante in futuro. In linea generale, un sistema rigido risponde alle sollecitazioni in modo impercettibile finché non crolla, mentre un sistema elastico risponde conformandosi agli stimoli, resistendo più a lungo, o indefinitamente. Come il sistema che abbiamo organizzato noi, esseri umani esposti ai virus e ad gli altro agente ambientale, reagisce all’imprevisto, frutto della complessità, è un aspetto fondamentale dello sviluppo. Un tema largamente aperto ancora da studiare, su cui dovremmo concentrare un po’ più d’attenzione. 

Il virus ha spostato le date anche degli appuntamenti deputati all’altro grande tema mondiale, il riscaldamento globale ed il cambiamento climatico. La conferenza mondiale sul clima, prevista a Glasgow a novembre, è stata posticipata a data da destinarsi.  Sul sito Qualenergia si possono leggere le proposte di Wolfgang Obergassel e Lukas Hermwille del Wuppertal Institute su come trasformare l'emergenza in un'opportunità per promuovere la ripresa economica in modo ambientalmente sostenibile.

L’Unione Europea sta attraversando un periodo difficile, nel suo percorso minato dalle destre di ogni nazione, inclusa la nostra, da sempre contrarie al progetto europeo, ma non sarà che un gradino da superare. Non ci sono alternative, progetti migliori in campo, visioni capaci di oscurare e superare ciò che è stato fatto: l’Unione resisterà. Credo che lo farà essenzialmente per due motivi: uno, proprio il fatto che non c’è niente di migliore sul piatto, due, la qualità della divisione interna che, a mio avviso, non separa l’Europa del Nord da quella del Sud come spesso si legge, ma separa le istanze progressiste da quelle conservatrici, o populiste della peggior specie. Queste ultime faranno, nei rispettivi Paesi, qualsiasi cosa per fare fallire il progetto europeo. Esattamente come molti altri faranno di tutto per far vincere il progetto europeo - e speriamo di riuscirci. 

E’ notizia di oggi, sul fronte ambientale, che dieci ministri dell’ambiente europei hanno firmato una richiesta di un Piano di recupero verde contro la crisi dovuta al covid-19 (notizia sul sito rinnovabili.it). Il timore che la crisi possa far dimenticare l’altra preoccupante emergenza mondiale, la questione ambientale e climatica, si fa sempre più diffuso, ed è giusto intervenire per evitare il peggio. Dunque, l’Unione europea viene sollecitata a portare avanti un piano di recupero ecosostenibile. In una lettera aperta, i ministri dell’ambiente di dieci Paesi fra cui l’Italia hanno ribadito l’importanza di effettuare una ripresa economica che si inserisca nel progetto di Green Deal europeo. Sulla lettera si legge: “Dobbiamo inviare un forte segnale politico al mondo e ai nostri cittadini: l’UE darà l’esempio anche in tempi difficili come quelli attuali, e aprirà la strada alla neutralità climatica e all’adempimento dell’accordo di Parigi”. Va tenuto fermo il punto. Non si può tornare indietro, non si può fallire. 

In questo periodo durissimo, quando molte cose ritenute importanti assumono i contorni delle inezie, svanendo nel sole primaverile, auguro buona Pasqua ai lettori di questo blog, per quanto possibile. Buona Pasqua a tutti coloro che sono in terapia, e a tutti coloro che curano.  
Ne usciremo, ma dobbiamo far di tutto per uscirne migliori.

I siti degli articoli citati nel testo:

https://www.rinnovabili.it/green-economy/recupero-verde-paesi-ue-crisi-economica/

https://www.qualenergia.it/articoli/oltre-il-covid-come-e-perche-la-cop26-deve-tracciare-un-nuovo-corso-per-il-clima/?fbclid=IwAR3RxI9I1TbpUJeTjcT5avyx-oP9d3AtVncV8xYbe-_1a434vZpHXvftw3c

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