giovedì 23 aprile 2020

Uscire dalla crisi più grave

Del fatto che si tratti di un’emergenza drammatica e dai contorni incerti ne siamo consapevoli, ormai, ed abbiamo accettato con rigore stoico la lunga quarantena che blocca le nostre vite. Trovarsi a casa sani è comunque una fortuna - ha osservato un medico - quando un ostacolo non ferma la corsa. Nessuno di noi pensava soltanto pochi mesi fa a ciò che sarebbe accaduto, nessuno immaginava le conseguenze, nessuno poteva pensare ad un numero così alto di vittime. Un evento estremamente doloroso. Ma, egualmente, nessuno può attribuire al fato l’insorgere di un’epidemia e le conseguenze sanitarie che comporta. E nessuno dovrà evitare un ragionamento sulla riforma del Titolo V della Costituzione, che ha affidato la tutela della salute alla legislazione concorrente tra Stato e Regioni, rafforzando una forma di autonomia locale in materia di sanità che ha portato a sistemi sanitari sostanzialmente diversi fra regione e regione. Il modo in cui il sistema sanitario risponde ad un’epidemia, per quanto grave, è sostanziale, non secondario, e andrà analizzato nel profondo non appena saremo fuori dall’emergenza.

Come un sistema reagisce, la famosa “resilienza”, sarà un aspetto sempre più importante in futuro. In linea generale, un sistema rigido risponde alle sollecitazioni in modo impercettibile finché non crolla, mentre un sistema elastico risponde conformandosi agli stimoli, resistendo più a lungo, o indefinitamente. Come il sistema che abbiamo organizzato noi, esseri umani esposti ai virus e ad gli altro agente ambientale, reagisce all’imprevisto, frutto della complessità, è un aspetto fondamentale dello sviluppo. Un tema largamente aperto ancora da studiare, su cui dovremmo concentrare un po’ più d’attenzione.

Il virus ha spostato le date anche degli appuntamenti deputati all’altro grande tema mondiale, il riscaldamento globale ed il cambiamento climatico. La conferenza mondiale sul clima, prevista a Glasgow a novembre, è stata posticipata a data da destinarsi.  Sul sito Qualenergia si possono leggere le proposte di Wolfgang Obergassel e Lukas Hermwille del Wuppertal Institute su come trasformare l'emergenza in un'opportunità per promuovere la ripresa economica in modo ambientalmente sostenibile.

L’Unione Europea sta attraversando un periodo difficile, nel suo percorso minato dalle destre di ogni nazione, inclusa la nostra, da sempre contrarie al progetto europeo, ma non sarà che un gradino da superare. Non ci sono alternative, progetti migliori in campo, visioni capaci di oscurare e superare ciò che è stato fatto: l’Unione resisterà. Credo che lo farà essenzialmente per due motivi: uno, proprio il fatto che non c’è niente di migliore sul piatto, due, la qualità della divisione interna che, a mio avviso, non separa l’Europa del Nord da quella del Sud come spesso si legge, ma separa le istanze progressiste da quelle conservatrici, o populiste della peggior specie. Queste ultime faranno, nei rispettivi Paesi, qualsiasi cosa per fare fallire il progetto europeo. Esattamente come molti altri faranno di tutto per far vincere il progetto europeo - e speriamo di riuscirci.

E’ notizia di oggi, sul fronte ambientale, che dieci ministri dell’ambiente europei hanno firmato una richiesta di un Piano di recupero verde contro la crisi dovuta al covid-19 (notizia sul sito rinnovabili.it). Il timore che la crisi possa far dimenticare l’altra preoccupante emergenza mondiale, la questione ambientale e climatica, si fa sempre più diffuso, ed è giusto intervenire per evitare il peggio. Dunque, l’Unione europea viene sollecitata a portare avanti un piano di recupero ecosostenibile. In una lettera aperta, i ministri dell’ambiente di dieci Paesi fra cui l’Italia hanno ribadito l’importanza di effettuare una ripresa economica che si inserisca nel progetto di Green Deal europeo. Sulla lettera si legge: “Dobbiamo inviare un forte segnale politico al mondo e ai nostri cittadini: l’UE darà l’esempio anche in tempi difficili come quelli attuali, e aprirà la strada alla neutralità climatica e all’adempimento dell’accordo di Parigi”. Va tenuto fermo il punto. Non si può tornare indietro, non si può fallire.

In questo periodo durissimo, quando molte cose ritenute importanti assumono i contorni delle inezie, svanendo nel sole primaverile, auguro buona Pasqua ai lettori di questo blog, per quanto possibile. Buona Pasqua a tutti coloro che sono in terapia, e a tutti coloro che curano.
Ne usciremo, ma dobbiamo far di tutto per uscirne migliori.

I siti degli articoli citati nel testo:

https://www.rinnovabili.it/green-economy/recupero-verde-paesi-ue-crisi-economica/

https://www.qualenergia.it/articoli/oltre-il-covid-come-e-perche-la-cop26-deve-tracciare-un-nuovo-corso-per-il-clima/?fbclid=IwAR3RxI9I1TbpUJeTjcT5avyx-oP9d3AtVncV8xYbe-_1a434vZpHXvftw3c


venerdì 10 aprile 2020

Buona Pasqua, per quanto possibile

Del fatto che si tratti di un’emergenza drammatica e dai contorni incerti ne siamo consapevoli, ormai, ed abbiamo accettato con rigore stoico la lunga quarantena che blocca le nostre vite. Trovarsi a casa sani è comunque una fortuna - ha osservato un medico - quando un ostacolo non ferma la corsa. Nessuno di noi pensava soltanto pochi mesi fa a ciò che sarebbe accaduto, nessuno immaginava le conseguenze, nessuno poteva pensare ad un numero così alto di vittime. Un evento estremamente doloroso. Ma, egualmente, nessuno può attribuire al fato l’insorgere di un’epidemia e le conseguenze sanitarie che comporta. E nessuno dovrà evitare un ragionamento chiaro e pubblico sulla riforma del Titolo V della Costituzione, che ha affidato la tutela della salute alla legislazione concorrente tra Stato e Regioni, rafforzando una forma di autonomia locale in materia di sanità che ha portato a sistemi sanitari sostanzialmente diversi fra regione e regione. Il modo in cui il sistema sanitario risponde ad un’epidemia, per quanto grave, è sostanziale, non secondario, e andrà analizzato nel profondo non appena saremo fuori dall’emergenza. 

Come un sistema reagisce, la famosa “resilienza”, sarà un aspetto sempre più importante in futuro. In linea generale, un sistema rigido risponde alle sollecitazioni in modo impercettibile finché non crolla, mentre un sistema elastico risponde conformandosi agli stimoli, resistendo più a lungo, o indefinitamente. Come il sistema che abbiamo organizzato noi, esseri umani esposti ai virus e ad gli altro agente ambientale, reagisce all’imprevisto, frutto della complessità, è un aspetto fondamentale dello sviluppo. Un tema largamente aperto ancora da studiare, su cui dovremmo concentrare un po’ più d’attenzione. 

Il virus ha spostato le date anche degli appuntamenti deputati all’altro grande tema mondiale, il riscaldamento globale ed il cambiamento climatico. La conferenza mondiale sul clima, prevista a Glasgow a novembre, è stata posticipata a data da destinarsi.  Sul sito Qualenergia si possono leggere le proposte di Wolfgang Obergassel e Lukas Hermwille del Wuppertal Institute su come trasformare l'emergenza in un'opportunità per promuovere la ripresa economica in modo ambientalmente sostenibile.

L’Unione Europea sta attraversando un periodo difficile, nel suo percorso minato dalle destre di ogni nazione, inclusa la nostra, da sempre contrarie al progetto europeo, ma non sarà che un gradino da superare. Non ci sono alternative, progetti migliori in campo, visioni capaci di oscurare e superare ciò che è stato fatto: l’Unione resisterà. Credo che lo farà essenzialmente per due motivi: uno, proprio il fatto che non c’è niente di migliore sul piatto, due, la qualità della divisione interna che, a mio avviso, non separa l’Europa del Nord da quella del Sud come spesso si legge, ma separa le istanze progressiste da quelle conservatrici, o populiste della peggior specie. Queste ultime faranno, nei rispettivi Paesi, qualsiasi cosa per fare fallire il progetto europeo. Esattamente come molti altri faranno di tutto per far vincere il progetto europeo - e speriamo di riuscirci. 

E’ notizia di oggi, sul fronte ambientale, che dieci ministri dell’ambiente europei hanno firmato una richiesta di un Piano di recupero verde contro la crisi dovuta al covid-19 (notizia sul sito rinnovabili.it). Il timore che la crisi possa far dimenticare l’altra preoccupante emergenza mondiale, la questione ambientale e climatica, si fa sempre più diffuso, ed è giusto intervenire per evitare il peggio. Dunque, l’Unione europea viene sollecitata a portare avanti un piano di recupero ecosostenibile. In una lettera aperta, i ministri dell’ambiente di dieci Paesi fra cui l’Italia hanno ribadito l’importanza di effettuare una ripresa economica che si inserisca nel progetto di Green Deal europeo. Sulla lettera si legge: “Dobbiamo inviare un forte segnale politico al mondo e ai nostri cittadini: l’UE darà l’esempio anche in tempi difficili come quelli attuali, e aprirà la strada alla neutralità climatica e all’adempimento dell’accordo di Parigi”. Va tenuto fermo il punto. Non si può tornare indietro, non si può fallire. 

In questo periodo durissimo, quando molte cose ritenute importanti assumono i contorni delle inezie, svanendo nel sole primaverile, auguro buona Pasqua ai lettori di questo blog, per quanto possibile. Buona Pasqua a tutti coloro che sono in terapia, e a tutti coloro che curano.  
Ne usciremo, ma dobbiamo far di tutto per uscirne migliori.

I siti degli articoli citati nel testo:

https://www.rinnovabili.it/green-economy/recupero-verde-paesi-ue-crisi-economica/

https://www.qualenergia.it/articoli/oltre-il-covid-come-e-perche-la-cop26-deve-tracciare-un-nuovo-corso-per-il-clima/?fbclid=IwAR3RxI9I1TbpUJeTjcT5avyx-oP9d3AtVncV8xYbe-_1a434vZpHXvftw3c

giovedì 19 marzo 2020

Certo non tutto, ma molto dipende da noi

Abbiamo detto che non è tempo di polemiche, per cui rimanderò ad un momento migliore le considerazioni sulla riduzione dei finanziamenti alla sanità, alla ricerca scientifica, alle Università, etc.
Ora, c'è l'emergenza e dobbiamo venirne fuori. Alcune sere fa, ho assistito (come tanti spettatori) ad una duplice ed ugualmente speculare interpretazione del periodo che stiamo vivendo e soprattutto del futuro che ci aspetta: nel programma di Bianca Berlinguer, Massimo Cacciari e Paolo Mieli si alternavano nel ragionamento. Un bel confronto e un notevole stimolo alla riflessione, visto che si trattava di analisi condivisibili per entrambi, ma con una rilevante differenza nell'interpretazione dei fatti e delle loro conseguenze che portava a tesi più pessimistiche nel caso di Cacciari, decisamente più ottimistiche nel caso di Mieli. Coloro che hanno seguito la trasmissione sanno a cosa mi riferisco. In estrema sintesi, dopo questa crisi dovuta ad un microscopico virus si aprirà un mondo nuovo, relitto del mondo vecchio in cui non sarà stato possibile cogliere l'occasione per risolvere questioni annose, oppure in cui nuove saranno le classi dirigenti e nuovi gli approcci ai problemi, capaci di fare luce dove finora è stato buio.   

Ora, dato che entrambe le analisi erano condivisibili, e che i percorsi futuri ancora non sono in essere, mi viene da pensare a quei modelli matematici con i quali si ottengono percorsi diversi, spesso rappresentati con linee di diversi colori su piano cartesiano, su basi assolutamente realistiche ma con parametri differenti. In altre parole, la nostra società evolverà in un modo oppure in un altro, a seconda dei parametri che noi stessi andremo ad inserire nel modello, a partire da certe condizioni iniziali. Perciò, possiamo scegliere, e farlo ora nel bel mezzo della crisi, un percorso oppure un altro: dipende da come reagiremo alla crisi stessa, da quali idee prevarranno, da quali personalità emergeranno. Dipende da noi. 
Dipende quasi sempre da noi, è un approccio infantile pensare che dipenda da fattori esterni alla nostra volontà. Possiamo decidere ora di proteggerci per i virus futuri - perché ce ne saranno ancora e sempre - oppure no. Le idee di base non sono particolarmente complesse, ma riguardano sia noi in Italia sia il mondo intero: un rapporto diverso con gli animali destinati all'alimentazione che consenta maggior igiene innanzitutto, una rete di ricerca scientifica sulle malattie infettive, un'organizzazione adeguata nel sistema sanitario che consenta una risposta immediata all'aggressione virale. Passano, fortunatamente, di solito anni prima che si ripresenti il problema, ma non va abbassata la guardia. 
Possiamo ignorare gli obblighi (ora non sono più raccomandazioni) del governo e contribuire ad espandere il contagio, oppure no. Lamentarci per ciò che non è stato fatto subito, in un contesto in cui è difficile prevedere l'entità del problema, oppure agire nel presente. Scegliere un percorso invece di un altro.
Qualche giorno fa, entrando in un negozio per necessità, ho sentito un uomo dire, con aria notevolmente affranta: "Pensare che eravamo il Paese più bello del mondo!". Capisco lo spirito, ed è in parte vero, ma non siamo privi di difetti anche gravi. Li conosciamo benissimo. 
Guardiamo bene in faccia al tempo presente, e scegliamo ora su quali idee, progetti, visioni di futuro vogliamo ragionare, costruire, iniziare un percorso. Potremmo andare lontano.   


martedì 10 marzo 2020

Straordinaria, la normalità del coronavirus

Straordinaria, la situazione che stiamo vivendo, angosciante quel tanto che basta, estranea alla normalità ed estranea al tempo abituale nel suo essere sospesa fra la peste dei Promessi Sposi e Andromeda di Chrichton o L'ombra dello scorpione di King.
Extra tempo ed extra luogo, colpisce tutti ovunque, la scienza medica non ha strumenti di lotta diretta contro ciò che vive una vita propria dentro gli organismi viventi a loro volta. Noi che credevamo che soltanto gli alieni soccombessero ai nostri possenti minuscoli microbi scopriamo di avere la guerra dei mondi a casa nostra, basta che un virus faccia "il salto" dall'animale all'uomo, da una specie all'altra, e veniamo colpiti come estranei noi stessi al nostro mondo.
La vita sulla Terra è anche questo, e lo sarà sempre; mentre noi esseri umani combattiamo le nostre inutili, o troppo spesso distruttive, battaglie quotidiane la vita terrestre ci ricorda che non siamo molto più che una specie animale attaccabile da una potenza invisibile capace di insinuarsi dentro di noi distruggendo in un attimo sogni, speranze, buone azioni, ma anche lotte di potere, guerre, diseguaglianze, inquinamento dell'unico posto dove comunque abbiamo la fortuna di vivere.  Virus, dal latino "veleno", ci informa il Treccani "(...) gruppo di organismi, di natura non cellulare e di dimensioni submicroscopiche, incapaci di un metabolismo autonomo e perciò caratterizzati dalla vita parassitaria endocellulare obbligata".  Parassiti delle cellule. 

A proposito dell'inquinamento: la Nasa ci informa che è bastata la quarantena obbligata dal coronavirus per rilevare da satellite un netto calo dello smog sui cieli della Cina (vedi link in calce). Pochi giorni et voilà, la minaccia peggiore -  perché si tratta di qualcosa che è peggiore di tutti i virus - che incombe su di noi sembra quasi sparire. Non ci vuole molto nemmeno ad accorgersi che anche da noi sta succedendo lo stesso: netto calo degli spostamenti a seguito delle decisioni del governo, lezioni scolastiche da casa, e l'aria è più pulita. La qualità dell'aria in Pianura Padana è migliorata improvvisamente, secondo i dati rilevati dagli strumenti e secondo la sensazione personale ormai sintonizzata sui valori scientifici per chiunque viva in quelle zone.
Certo, non intendo perorare la causa del virus che stiamo combattendo con tutti i mezzi possibili; vorrei al contrario evidenziare un fatto e una conseguenza che possono essere utilizzati in altro contesto: il fatto è che il nostro sistema economico e produttivo si basa ancora in misura sostanziale sulla combustione delle fonti energetiche fossili a livello mondiale, la conseguenza è che come è possibile andare avanti nel solito modo, così è possibile ridurre l'inquinamento in  modo drastico. E, dato che dobbiamo farlo per evitare la catastrofe climatica e ambientale prossima futura, è bene attingere ovunque sia possibile spunti e informazioni per attivarsi.
Ls catastrofe climatica e ambientale è una realtà in arrivo a velocità spedita se non interveniamo in modo netto e altrettanto veloce, una catastrofe peggiore di quella che stiamo vivendo con il coronavirus. Va scritto, e scritto di nuovo. Nessuno dica poi "non lo sapevo", o domandi "perché non è stata prevista" ("Why did nobody notice it?" la Regina Elisabetta agli economisti, nel 2008 allo scoppio della crisi, ma in quel caso aveva ragione).
Per evitarla ci sono azioni da intraprendere capaci di portare ad una rapida decarbonizzazione dell'economia, come si dice. Ovvero, a lasciare petrolio, carbone e metano sotto terra. Se si oppongono coloro che traggono profitti da quel settore, andrà concordato un piano di uscita e di conversione alle rinnovabili. Ma va fatto, al più presto.
Non possiamo e non vogliamo tornare alla candela, e proprio per questo va cambiato ora il modello di sviluppo che ci ha portati ad un benessere senza precedenti nella storia dell'umanità al prezzo di rischiare di perderlo improvvisamente per i danni che causa all'ambiente naturale. Abbiamo le tecnologie adatte, abbiamo un elevato grado di conoscenza scientifica, dobbiamo avere la forza di fare un passo deciso in avanti. Dobbiamo riuscire a costruire una società in cui un elevato grado di sviluppo sia sovrastato da un cielo pulito come quello registrato in questi giorni dalla Nasa sulla Cina. 

Ma il virus va combattuto, e se non disponiamo ancora di armi dirette come i vaccini (sarebbe interessante sapere cosa pensano ora i gruppi no-vax), possiamo farlo con i metodi indiretti. Che sostanzialmente sono riconducibili alla pulizia personale e ad una minore interazione sociale. Lavarsi le mani ed evitare i luoghi affollati. Seguiamo le indicazioni del Ministero della Salute, senza panico ed eccessi, e andrà tutto bene. Un contagio può essere contenuto, limitato, e infine ridotto al nulla. 
Non sarà mai abbastanza un ringraziamento a tutti coloro che sono impegnati in prima linea, medici, infermieri, Protezione Civile, ma grazie. In queste occasioni emerge ciò che conta veramente, e non ha prezzo.


La notizia e le mappe della Nasa:

http://www.rainews.it/dl/rainews/media/Coronavirus.-Il-calo-di-smog-in-Cina-nelle-foto-satellitari-Nasa-ed-Esa-661c1171-d888-4ae7-bc20-7608fcbefdab.html#foto-1

La qualità dell'aria sulla Pianura Padana il 10 marzo:

https://www.ilmeteo.it/aria/emilia+romagna

Il sito governativo con tutte le informazioni sul coronavirus: 

http://www.salute.gov.it/nuovocoronavirus



domenica 1 marzo 2020

Stoccaggio della CO2 a Ravenna

E' notizia dell'altro ieri che l'Eni intende realizzare impianti di stoccaggio della CO2 a Ravenna (nota dell'Agenzia Dire all'indirizzo in calce). 
Secondo Claudio Descalzi, amministratore delegato Eni, "la CCS in Italia ha un’opportunità unica nell’area di Ravenna, grazie alla combinazione tra giacimenti offshore esauriti con infrastrutture ancora operative, insieme a centrali elettriche sulla terraferma unitamente ad altri impianti industriali nelle vicinanze". Le possibilità di stoccaggio sarebbero veramente notevoli, tra 300 e 500 milioni di tonnellate, e la tempistica abbastanza breve, cinque anni. Eni infatti conta di terminare gli studi preliminari per il 2025, passando successivamente alla fase esecutiva.

CCS, acronimo di Carbon Capture and Storage, è un insieme di tecnologie che consente la cattura ed il sequestro dell'anidride carbonica emessa in atmosfera a seguito della combustione delle fonti energetiche fossili, con iniezione e stoccaggio in apposite strutture sotterranee che consentirebbero il confinamento del gas responsabile della maggior quota di alterazione atmosferica e climatica. Si tratta di una delle opzioni idonee a conseguire gli obiettivi di contenimento del cambiamento climatico in atto, la cosiddetta "mitigazione".
A mio avviso, la CCS è indispensabile al punto a cui siamo arrivati, ma ad una condizione: che non sia considerata parte sistematica della produzione di energia da fonti energetiche fossili (carbone, petrolio e metano). Cioè che non si pensi che, essendo possibile stoccare la CO2 da qualche parte, sia lecito continuare business as usual, nel solito modo con gli impianti termoelettrici tradizionali magari affiancati dai sistemi CCS. 
Invece, la CCS è importante per ridurre la CO2 che abbiamo già emesso in atmosfera, e se vogliamo, che stiamo ancora emettendo nella fase "del metano", la famosa transizione verso un sistema energetico completamente rinnovabile che, però, non dovrebbe prolungarsi troppo. Uno dei punti da tener conto riguarda il fatto che non abbiamo più tempo a disposizione rispetto alla velocità con cui sta cambiando il mondo naturale. Non abbiamo nemmeno quasi più bisogno dei dati scientifici: l'inverno più caldo, senza neve, l'Artico che si scioglie, e ora anche l'Antartide che era rimasto intatto per ragioni legate alle correnti del sistema climatico sta reagendo alla temperatura media più elevata in modo evidente, sono effetti visibili, concreti, che dovrebbero suscitare il massimo allarme. 
Ben venga dunque la proposta di Eni di convertire gli impianti di Ravenna al sequestro della CO2, purché l'iniziativa si inserisca in un percorso di decarbonizzazione che porti verso l'uscita dalla necessità di bruciare fonti fossili, in un tempo adeguato a salvare gli equilibri che stanno alla base del sistema climatico terrestre. La scelta è da sostenere come tassello di un quadro più ampio, e potrebbe portare anche a dirette conseguenze positive sul territorio interessato.

PS:  Infine, la politica.  Ora la Regione Emilia Romagna ha ora un nuovo Assessore con delega all'energia, si tratta di Vincenzo Colla. Da un piccolo blog che segue con passione questi temi gli auguri migliori di buon lavoro.

La notizia sul sito Dire:

https://www.dire.it/28-02-2020/427679-a-ravenna-enormi-possibilita-per-lo-stoccaggio-di-co2/

sabato 22 febbraio 2020

Diamo loro il benvenuto a casa

Nella settimana appena trascorsa, dal  15 al 22 febbraio, si è tenuta in India la tredicesima sessione della Conferenza delle Parti della Convenzione per la conservazione delle Specie Migratorie e degli animali selvatici (CMS). Insomma, un incontro di grande importanza nel quadro di grave e continua perdita di biodiversità che caratterizza il nostro tempo, ed in particolare di continuo attacco ai migratori con ali, pinne e zampe.

Purtroppo, gli uccelli migratori non sono sempre accolti al meglio delle nostre possibilità: è ancora molto diffusa la caccia/bracconaggio in molti luoghi del mondo, ed in particolare nei Paesi del Mediterraneo dove la straziante pratica di sparare a cicogne, gru, e varie specie di uccelli migratori durante la loro faticosa traversata è ancora diffusa. Chiunque abbia assistito al passaggio nel cielo di centinaia di esemplari in formazione non può non restare colpito dalla bellezza e dall’apparente eccezionalità del fenomeno; si fatica a comprendere come si possa pensare di abbatterli ed esibirli come trofei.
Ma non si tratta di soli uccelli: le specie migratorie sono molte, dalle balene ai salmoni, dalle tartarughe marine alle anguille. Di alcune ci cibiamo in misura notevole, basti pensare ai salmoni. Di altre potremmo fare ormai a meno, come le balene, ma alcuni Paesi continuano a non rispettare moratorie e divieti.
Dieci nuove specie vengono aggiunte all’elenco delle specie migratorie, fra cui l’elefante asiatico e l’otarda indiana. Ci si propone di intervenire con una serie di azioni concertate e piani di conservazione per le specie più a rischio, tenendo conto di un mondo che, di fatto, è in rapido cambiamento.

Il tema dell’incontro internazionale è “le specie migratorie connettono il pianeta ed insieme diamo loro il benvenuto a casa”. Che bello se il mondo fosse davvero così. 
In realtà un milione di specie animali sono a rischio estinzione per varie cause, come la perdita dell’habitat, la caccia, il cambiamento climatico, con gli eventi meteorologici estremi che riescono a fare vere e proprie stragi.
Riuscire a proteggere specie animali e ritmi naturali millenari significa proteggere il nostro Pianeta e la fitta rete di legami che costituisce la rete della vita, di cui noi stessi siamo parte. Magari cominciando un nuovo rapporto con la natura e gli altri animali, più sostenibile e leggero, rinunciando alla quota di carattere “predatorio” della nostra specie, che è stata così utile in passato, ma che potrebbe portarci ad un punto pericoloso di non ritorno.

Il sito della CMS si trova al seguente indirizzo:

https://www.cms.int/en/cop13

lunedì 3 febbraio 2020

Nuovi obiettivi energetici UE

Ci sono novità dall'UE in campo energetico. E' stato raggiunto un accordo fra le istituzioni europee, Parlamento, Commissione e Consiglio europeo, in cui sono state approvate due delle otto proposte legislative del pacchetto Energia pulita per tutti, che era stato adottato dalla Commissione europea nel novembre 2016. Un mese fa era stata adottata la prima, la direttiva sul rendimento energetico nell'edilizia. La decisione aggiorna il quadro normativo Ue in materia.

In particolare, entro il 2030 le energie rinnovabili dovranno coprire il 32% dei consumi energetici nell'Unione Europea.

Ancora non sono noti i dettagli, ma verrebbero introdotti per la prima volta concetti importanti, come quelli di 'comunità di energia rinnovabile' e di 'autoconsumo'. L'accordo prevederebbe infatti i primi interventi in materia: una riduzione dei costi per i cittadini e i gruppi di cittadini che intendono produrre energia da rinnovabili per l'autoconsumo.
L'accordo stabilisce inoltre obiettivi del 14%, e del 3,5% per i biofuel da seconda generazione, per i trasporti, pone criteri di sostenibilità per l'impiego delle biomasse forestali, e prevede il divieto all'utilizzo di olio di palma nei biocarburanti dal 2030.
Finalità dell'accordo è migliorare i regimi di promozione delle rinnovabili, alleggerendo anche le procedure amministrative, definendo un quadro di regole sull'autoconsumo, innalzando gli obiettivi da raggiungere nei vari settori.  Per quanto riguarda i sistemi di incentivi nazionali, si introduce il divieto di modifiche retroattive ai regimi di sostegno che incidono negativamente sui diritti conferiti e sulla sostenibilità economica di progetti già approvati.
Il target del 32% prevede una clausola di revisione al rialzo nel 2023.

Ricordiamo che nel 2014 la strategia UE aveva posto l'obiettivo del 27%. Questa cifra veniva sin qui superata dalla SEN nazionale (la Strategia Energetica elaborata dal Governo italiano nel 2017) con una previsione del 28% al 2030. Ora questo obiettivo va rivisto al rialzo, un fatto che era prevedibile anche lo scorso anno.
Lo stesso obiettivo del 32% scelto dall'Europa appare come limitato da scarsa ambizione, visto che il mondo intero procede velocemente verso le fonti energetiche rinnovabili e che l'UE ha sempre avuto un ruolo guida in materia, ruolo che ora rischia di perdere se si riduce a discutere delle ultime cifre a destra. Un 40% - se non un 50% - sarebbe stato certamente possibile senza traumi, con una classe politica comunitaria più decisa e ambiziosa. Per ora continuiamo pure ad avanzare con il freno a mano tirato, è sempre meglio che stare fermi, purché ne siamo consapevoli.

martedì 12 novembre 2019

Rifugiati climatici

Invece di limitarsi a discutere se i migranti sono "economici" o sono profughi di guerra sarebbe bene allargare lo sguardo al presente - e orami al recente passato - per includere la qualifica di rifugiato ambientale fra le principali cause del fenomeno migratorio.

I cambiamenti in atto del sistema climatico si collocano all'origine di modifiche all'ambiente che localmente sono in grado di alterare equilibri delicati che sono stati per secoli alla base di economie nelle comunità. Il cambiamento del clima è oltretutto un fenomeno diseguale, per il quale le aree tropicali della Terra sono destinatarie delle maggiori conseguenze rispetto alle altre zone climatiche; le stesse zone sono per lo più abitate da popolazioni che vivono in difficoltà in Paesi poveri. Innalzamento del livello del mare, alluvioni, nubifragi e uragani, siccità e aumento delle aree desertiche, sono già oggi realtà nel Sud-Est asiatico, o in Africa. Lo sono anche in zone meno povere ma molto esposte come tutta l'area del Golfo del Messico, fra Messico appunto e Stati Uniti.

Per guardare al di là del Mediterraneo con un po' più di attenzione, occorre almeno includere la qualità dell'ambiente nell'area intorno al deserto del Sahara. Si tratta di una zona enorme, che va in latitudine dal Mediterraneo ai Paesi del centro dell'Africa, in longitudine dal Marocco all'Egitto. Da quest'area circostante il Sahara partono molti dei migranti che arrivano con mezzi di fortuna alle nostre coste, attraversando il Mediterraneo. Il cambiamento climatico incide già moltissimo sulle condizioni ambientali locali, dove siccità e desertificazione rendono impossibile l'agricoltura, difficoltoso l'allevamento del bestiame, e causano a lungo andare la frantumazione delle comunità locali, la perdita delle culture tradizionali, lo smembramento della società, con la fuga di coloro che possono alla ricerca di un mondo migliore nei Paesi più ricchi e più vicini, i Paesi europei. Non sono viaggi di piacere, quelli verso l'Europa, sono spostamenti con ragioni serissime, in un mondo diseguale dove la povertà e il disgregamento della propria società convivono con Paesi ricchi separati da un braccio di mare. Non che i secondi non soffrano diseguaglianze al loro interno, anzi, ma proprio l'immigrazione viene utilizzata da coloro che intendono conservarle per portare l'attenzione altrove.
Spesso, basterebbe ricostruire un ambiente con le qualità adatte alla vita per risolvere molti problemi, come ad esempio tenta di fare il Green Belt Movement ideato da Wangari Maathai in Kenya (indirizzo web in calce), arginando così il fenomeno della desertificazione e ricreando condizioni ospitali. Sull'efficacia delle barriere di vegetazioni ai margini dei deserti non mancano le perplessità, ma il coinvolgimento delle comunità locali per ripristinare la qualità di un territorio può fare la differenza grazie alla conoscenza del luogo che possiedono.

Due ricerche recenti, dell'FMI (Fondo Monetario Internazionale) dell'Università di Otago in Nuova Zelanda hanno mostrato che le tempeste, le alluvioni, le ondate di caldo e la siccità influenzano pesantemente le migrazioni. I ricercatori del FMI hanno esaminato i legami tra eventi atmosferici estremi e migrazioni in più di 100 Paesi per oltre tre decenni, scoprendo che "un aumento della temperatura e una maggiore incidenza di disastri meteorologici aumentano le percentuali di emigrazione". Per non parlare dell'innalzamento del livello dl mare, in grado di mobilitare milioni di persone e che colpirebbe direttamente anche il nostro Paese, con allagamento di vaste zone costiere, come uno studio recente dell'Enea ha dimostrato.

Se ne parla da anni, ma non si è ancora arrivati a riconoscere giuridicamente lo status di "rifugiato climatico". Al momento non esiste una definizione universalmente accettata per coloro che si spostano a causa delle conseguenze dei cambiamenti climatici. Spesso si utilizza il termine "rifugiati climatici", ma le Nazioni Unite non ne hanno mai approvato formalmente l’adozione. La Convenzione di Ginevra sullo statuto dei rifugiati del 1951 non considera i disastri causati dalle condizioni ambientali o climatiche come ragione per il riconoscimento del diritto d’asilo. All'Art. 1 della Convenzione, si chiarisce che la richiesta di protezione può essere fatta da “chiunque nel giustificato timore d’essere perseguitato per ragioni di razza, religione, nazionalità, appartenenza a un determinato gruppo sociale o per opinioni politiche, si trova fuori dello Stato di cui possiede la cittadinanza e non può o, per tale timore, non vuole domandare la protezione di detto Stato; oppure chiunque, essendo apolide e trovandosi fuori dei suo Stato di domicilio in seguito a tali avvenimenti". In sostanza, i rifugiati climatici sono senza protezione giuridica internazionale.
I numeri però sono molto concreti: si parla di decine di milioni di persone, con previsioni in aumento. Lo United Nation High Commissioner for Refugee (UNHCR, Alto Commissariato ONU per i rifugiati, indirizzo in calce) stima che dal 2009 ad oggi una persona al secondo abbia perso la propria casa a causa di disastri naturali, per un totale di oltre 22 milioni di persone all'anno. Si tratta di stime davvero impressionanti nella loro portata, soprattutto se si tiene conto dell'andamento, che viene determinato in forte crescita.

Siamo di fronte ad un mondo che cambia, che lo fa velocemente, ma la direzione del cambiamento può essere almeno in parte determinata da noi, dalle nostre scelte, da quello che la comunità internazionale farà per limitare quanto possibile un cambiamento del sistema climatico che assume contorni sempre più preoccupanti e per ridurre le diseguaglianze.  Sono queste le vere cause di fenomeni migratori di dimensioni epocali e su di esse occorrerebbe agire per ottenere qualche risultato. Oltre, ovviamente, alla gestione del fenomeno a livello nazionale ed europeo, in cui si può fare molto senza chiudere i porti, ma da cui è necessario alzare lo sguardo per vedere il problema nel suo insieme.

Il sito del Green Belt Movement:

 http://www.greenbeltmovement.org

Il sito dell'Alto Commissariato ONU per i rifugiati:

http://www.unhcr.it





martedì 1 ottobre 2019

Estati di fuoco

Gli incendi hanno devastato la Grecia in modo drammatico quest'anno. In una zona non lontana da Atene, nell'Attica orientale, il fuoco ha devastato il territorio come una piaga biblica, lasciando vittime e dolore, cenere e macerie. Il bilancio è quello di una catastrofe enorme e drammatica, con 94 vittime e una ventina di dispersi, danni ingenti ai paesi, boschi, coltivazioni.
In Svezia, un'estate calda e secca ha favorito incendi che hanno devastato le foreste. Le cronache ci dicono che oltre 80mila ettari di foreste sono bruciate in Siberia.
Secondo uno studio pubblicato lo scorso anno sulla rivista Scientific Reports, nei prossimi decenni il rischio di incendi boschivi nell'area Mediterranea potrebbe aumentare a causa di condizioni climatiche più aride. La ricerca, condotta dall’Istituto di geoscienze e georisorse del Consiglio nazionale delle ricerche (Igg-Cnr), l'Università di Barcellona, di Lisbona e della California a Irvine, ha sviluppato dei modelli matematici che prevedono con buona affidabilità la frequenza e l'estensione degli incendi boschivi.

I picchi di calore, per parte loro, non scherzano ed hanno colpito l'intero pianeta. Il Giappone ha classificato un'ondata di calore nell'estate appena trascorsa come disastro naturale. Nella notte del 7 luglio la temperatura a Los Angeles non è scesa sotto i 26,1 gradi.  A Quriyat, una località dell'Oman, in un giorno di luglio la temperatura minima è stata di 42,6 gradi.   Nella Lapponia finlandese il 18 luglio scorso il termometro ha toccato i 32,1 gradi, circa 12 gradi in più della media che caratterizza il mese da quelle parti.

In effetti non fa piacere redigere questa specie di bollettino di guerra, ma in fondo è il destino degli ambientalisti e di tutti coloro che di ambiente in un modo o nell'altro si occupano. Va detto subito che praticamente tutti gli incendi sono dolosi, l'elevata temperatura può favorirli ma non innescarli. La combustione naturale è un fenomeno estremamente raro, di solito stimato in meno dell'1% dei casi, che può accadere per tre ragioni: i fulmini, le eruzioni vulcaniche, l'autocombustione. Eccettuato i primi due casi che hanno carattere specifico, l'autocombustione è quasi impossibile che si verifichi viste le alte temperature richieste, dell'ordine di 200-300 gradi o più. Dunque gli incendi sono appiccati dall'uomo, per varie ragioni che vanno dalla disattenzione al vero e proprio disegno criminale. Su questo aspetto occorre puntare l'attenzione innanzitutto con interventi di prevenzione, poi con interventi diretti, e con sanzioni severe agli incendiari accertati.

La situazione descritta, ora è aggravata dal riscaldamento globale che ha generato ormai da tempo un cambiamento del clima che può favorire il persistere degli incendi, anche nelle zone in cui le condizioni naturali locali portavano ad un rapido spegnimento. Diminuzione della frequenza delle piogge, allungamento dei periodi siccitosi, suoli più aridi, estati più lunghe, temperature più alte, innalzamento della temperatura che per complesse ragioni interessa particolarmente le regioni artiche e la Siberia.
Se in Scandinavia un tempo scoppiava un incendio non passavano molte ore prima che arrivasse la pioggia a spegnerlo. Ora può diffondersi liberamente per giorni e giorni. Gli arbusti e il sottobosco densi di umidità difficilmente venivano aggrediti dal fuoco, mentre accade il contrario alla vegetazione secca.
Alla base, ritroviamo sempre il cambiamento climatico innescato dalle attività umane, che va arrestato con un impegno collettivo globale. Nulla è più globale, nulla è più collettivo di questo problema. L'accordo di Parigi va concretizzato in tempi brevi, reso effettivo e capace di discriminare ed emarginare tutte le pratiche non sostenibili, più dannose che utili. Restare al di sotto dei 2 °C di incremento di temperatura - o di 1,5°, come auspicato - non è molto, è già il minimo per le conseguenze che avrà. Ci consente probabilmente soltanto di evitare il peggio. Speriamo di riuscirci.

martedì 17 settembre 2019

L’Europa che vogliamo

Mercoledì scorso, 12 settembre, l'Unione Europea ha mostrato ciò che vorremmo sempre vedere: l'orgoglio di essere un'istituzione fondata su valori e principi forti, delimitata dalla loro condivisione, a cui si può appartenere soltanto su tale base, e non su altre come potrebbero essere l'etnia, il territorio, la religione, o caratteristiche diverse non conformi alla struttura etica e politica su cui si fonda l'Unione.

Il Parlamento europeo ha approvato a maggioranza dei due terzi l’attivazione di una procedura nei confronti dell’Ungheria di Viktor Orbán finalizzata a chiedere al Consiglio di verificare la sussistenza di un serio rischio di violazione grave dei principi fondamentali dell’Unione Europea. Un applauso, quasi un boato, è esploso nell'aula di Strasburgo quando sono stati contati 448 voti a favore, 197 contrari, e 48 astenuti. Non era mai accaduto prima, ed in pochi avrebbero in realtà scommesso sulla vittoria così ampia dei voti a favore. La norma che consente questo tipo di intervento è l’articolo 7 del Trattato di Lisbona, volto a punire gli Stati che non rispettano i valori fondanti dell’UE.

La vicenda ha avuto inizio dall'analisi condotta dalla deputata europea Judith Sargentini, olandese,
nella quale si toglie il velo alla realtà dell'Ungheria di oggi:  un contesto che appare fortemente lesivo dei principi democratici e liberali. Del resto, il sostenitore della "democrazia illiberale" non dovrebbe esserne particolarmente sorpreso, visto che la sua (e purtroppo, di altri, come vedremo) azione politica appare volta proprio ad attaccare l'Unione alle fondamenta.
I punti presentati nell'analisi che ha avuto il benestare del Parlamento di Strasburgo sono molti, e riguardano l’indipendenza dei giudici e della Corte costituzionale, la libertà di stampa, la corruzione nell’utilizzo dei fondi europei, i diritti delle minoranze e dei migranti, provvedimenti del governo che ledono i principi fondamentali sanciti dall’articolo 2 del Trattato, come l’uguaglianza, il pluralismo e lo stato di diritto, si parla di violazione della libertà di associazione, di espressione e di religione, la mancata indipendenza del sistema giudiziario, criticità nel funzionamento del sistema elettorale, corruzione e conflitto d'interessi, insufficiente privacy e protezione dei dati, mancato rispetto dei "diritti fondamentali di migranti, richiedenti asilo e rifugiati".
Temi forti, pregnanti, che mettono sotto accusa il governo Orbán per avere indebolito lo stato di diritto, le istituzioni democratiche, e aver posto il suo Paese su una via che porta lontano dai valori irrinunciabili su cui si fonda l'Unione.

Ora, in molti sostengono che il voto avrà per il momento un significato soprattutto simbolico e politico, dato che per procedere nei successivi passaggi servono anche posizioni unanimi dei singoli Stati. Questo è certamente possibile, ma resta il fatto che anche il significato simbolico e politico costituisce, in sè, un elemento notevolissimo. L'Europa ha innanzitutto mostrato di esistere, di essere un edificio fondato su basi solide e non sulla sabbia, di saper prendere una posizione netta a partire da una semplice mozione di un suo deputato. L'Europa della democrazia, dei valori di libertà e giustizia, dei 70 anni di pace. L'Europa dell'unione volontaria di più Stati nell'esperimento socio-politico più avanzato che sia mai accaduto al mondo. L'Europa che vogliamo.
Sembra retorica? Niente di più falso. Almeno non più di quanto siano reali la vita in democrazia, lo stato di diritto, la separazione dei poteri, i 70 anni senza guerre. La moneta unica. Al confronto della quale la nostra vecchia lira scomparirebbe non senza conseguenze. Ad Orban, ed ai suoi amici Salvini e Berlusconi - anche questa non è retorica, visto che Lega e Forza Italia hanno votato contro il provvedimento ed a favore di Orban -  forse sembra poco, impegnati come sono a smantellare ciò che di buono è stato fatto in vista di un futuro "sovranismo" che odora tanto di passato, il solito luogo temporale dove intendono portarci le destre.

L'Unione Europea è stata anche la punta più avanzata sul piano internazionale delle politiche ambientali. In questo ambito, il significato di un organismo capace di una visione di area vasta riguarda sia la forza con cui si portano avanti le scelte, sia la possibilità di unire ed omologare le politiche locali. Una serie di Stati che "sovranamente" facciano ciò che vogliono, senza un qualche tipo di coerenza fra loro, e privi della forza necessaria a livello internazionale, non possono essere in grado di influire come richiesto dalla situazione, che si presenta grave. Chissà perchè, nessuno parla mai in Italia della questione del cambiamento climatico, un problema epocale. Una questione da affrontare sul piano politico, a cui nessuno sa dare risposte e spiegare se sia meglio risolverlo su base nazionale o su base europea, e poi necessariamente mondiale.

Sicuramente tutto ciò non basta, e l'Unione Europea va migliorata in molti aspetti legati alla sua capacità di intervento e di raccordo.  Ma i suoi difetti vengono dilatati e poi usati apertamente da coloro che mirano a distruggerla. Questa è la scelta che si presenta dinanzi a noi: conservarla intervenendo sulle criticità, o separarci di nuovo fra Stati diversi dando luogo alla peggiore regressione dei tempi moderni. Nel prossimo mese di maggio 2019, saremo chiamati a votare il rinnovo del Parlamento UE. Sarà una tappa importante.

venerdì 30 agosto 2019

Mare Monstrum

Sono cifre impressionanti quelle che riguardano le illegalità commesse nei nostri mari, un'enorme mole di reati che ogni anno si ripete, secondo quanto riporta il dossier Mare Monstrum di Legambiente, edizione 2018, realizzato grazie al lavoro delle Forze dell'ordine e delle Capitanerie di porto, e presentato in occasione della partenza di Goletta Verde.
L'imbarcazione dell'associazione percorrerà il litorale italiano per monitorare la qualità delle acque marine, denunciare le illegalità ambientali, la presenza di rifiuti. Le tappe previste sono 22, da Chiavari a Trieste, in un lungo periodo di tempo che terminerà il 12 agosto.

I reati contestati dalle forze dell’ordine sono addirittura in aumento: nel 2017  si contano ben 17.000 infrazioni contestate, oltre 46 al giorno, con un incremento rispetto all’anno precedente dell’8,5%.
Crescono dell'8% rispetto allo scorso anno le persone denunciate e arrestate, per un totale di 19.564. Crescono anche i sequestri per una percentuale del 25,4%, mentre la cifra totale ammonta a 4.776.
Territorialmente, si rileva che quasi la metà dei reati si concentra nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa (Campania, Puglia, Sicilia, Calabria), a cui si unisce il Lazio a coprire le prime posizioni di questa poco invidiabile classifica nazionale.

Quanto al tipo di reato, risulta che quelli legati all'inquinamento delle acque e del suolo, derivanti da scarichi fognari fuorilegge, depuratori malfunzionanti o assenti, spandimenti di idrocarburi e contaminazioni del suolo sono i più diffusi: da soli raggiungono il 35,7% del totale delle infrazioni accertate. Si legge nel dossier che a seguire con il 27,7% si ha la pesca illegale, poi il cemento abusivo per il 19,5%, e infine le infrazioni al codice della navigazione della nautica da diporto per il 17,1%.

Cattiva depurazione delle acque, cementificazione e rifiuti: questi sono i modi con cui deturpiamo le coste e i mari di uno dei Paesi più belli del mondo - nonché il nostro Paese - a testimonianza di quanto lavoro ci sia ancora da fare per promuovere un'autentica civiltà del territorio e del suo ambiente. Decenni di incuria non si cancellano in un giorno, ma un aiuto da coloro che governano la cosa pubblica - e non so cosa ci sia di più "pubblico" di questo - sarebbe il benvenuto, in sostituzione dell'ignavia italica sull'argomento.
Il dossier sottolinea inoltre che i diritti dei cittadini continuano a non essere garantiti sul fronte dell’informazione e su quello dell’accesso ai tratti di spiaggia liberi. E' un diritto usufruire anche del paesaggio, tutelato dall'articolo 9 della Costituzione, indispensabile ovunque ed in particolar modo in un Paese come il nostro dove la bellezza dei luoghi e la mitezza del clima coprono parte delle mancanze economiche e sociali che lo caratterizzano.

Il Dossier Mare Monstrum di Legambiente si scarica qui:

https://www.legambiente.it/contenuti/dossier/mare-monstrum-2018




domenica 9 luglio 2017

Fonti rinnovabili crescono

Nel caldo di queste giornate quasi non servono più i dati scientifici: possiamo ormai farci le statistiche autonomamente sull'andamento del cambiamento climatico. Ogni anno segue il precedente con i record raggiunti in qualche aspetto del clima stesso, il mese più caldo, l'anno più caldo, il periodo meno piovoso, etc. Ormai lo si può percepire senza bisogno di strumenti: il clima sta cambiando ad una velocità senza precedenti. La primavera appena trascorsa è stata caratterizzata da poche precipitazioni, è stata preceduta da un inverno mite, ed è stata seguita da un anticipo d'estate iniziato in maggio con temperature altissime ovunque in Italia che ancora persistono (in luglio). I dati informano che il mese di giugno appena trascorso è stato uno dei più caldi, in stretta competizione con il giugno 2003, l'anno della grande afa sahariana di oltre tre mesi di durata.

Dagli accordi internazionali sui cambiamenti climatici gli USA, come è noto, si sono sfilati, ma di certo non si sfileranno dai cambiamenti climatici stessi che insistono anche sul loro territorio. Secondo la NOAA, gli US hanno visto il secondo anno più caldo mai registrato, e hanno speso 9 miliardi di dollari in disastri ambientali inclusi 3 tornado devastanti.

La buona notizia è che anche in America il mercato delle rinnovabili si espande e la produzione cresce.  Le fonti rinnovabili non sono certamente l'unica soluzione al problema del cambiamento climatico, ma sono uno dei principali tasselli di una composizione molteplice finalizzata a ridurre e contenere le emissioni di gas climalteranti che modificano la composizione dell'atmosfera fino a causare un surriscaldamento che interessa tutto il pianeta.
Per la prima volta in oltre trent'anni negli Stati Uniti a marzo e ad aprile le fonti rinnovabili hanno generato più elettricità degli impianti nucleari, secondo i dati forniti dall'EIA, l'Energy Information Administration, l'agenzia statistica indipendente del Dipartimento Usa dell'energia.
L'evento dipenderebbe da due fattori di carattere opposto:  la crescita delle rinnovabili e i programmi di manutenzione a cui vengono sottoposti gli impianti nucleari in primavera e autunno, quando la domanda elettrica complessiva è più bassa rispetto all'estate e all'inverno.
Comunque, un aumento della produzione dell'eolico che del fotovoltaico, unitamente all'aumento registrato nell'idroelettrico grazie a piogge e nevicate più intense negli Stati occidentali degli Usa durante l'inverno scorso, hanno comportato una crescita della generazione elettrica rinnovabile in primavera. Nello stesso periodo, la produzione di elettricità da centrali nucleari in aprile è stata la più bassa dal 2014, determinando così il primato delle rinnovabili.

Per quanto riguarda le rinnovabili elettriche nel mondo, è uscito il rapporto “Renewable Energy Statistics 2017 Yearbook” di IRENA, secondo il quale in 10 anni sarebbe raddoppiata la potenza. Dalle statistiche che riguardano circa 100 Paesi e le singole tecnologie utilizzate, emerge che nel
2016 sono stati superati i 2.000 GW installati. In 10 anni la potenza cumulativa delle rinnovabili è raddoppiata fino ad arrivare complessivamente a 2.008 GW, con un incremento di 161 GW. La generazione elettrica da rinnovabili nel 2015 ha raggiunto la cifra di 5.512 TWh. L'aumento risulta essere del 3,4% rispetto al 2014. Si procede verso i 6.000 TWh, una buona prospettiva.
In 9 anni si è registrato un incremento di quasi 2.000 TWh per quanto riguarda la produzione elettrica da rinnovabili, mentre la fonte verde maggiormente utilizzata è stata l’idroelettrico, per circa il 70%. Il 15% proviene invece dall’eolico.
Soltanto nell'anno 2015 si è avuto un relativo rallentamento dell’incremento annuale nella produzione idroelettrica a livello mondiale. In compenso si è registrata una crescita del solare del 13%, e dell’eolico, con il 15%.

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