lunedì 17 febbraio 2025

Rischio climatico: siamo al terzo posto

 L'Italia al 3° posto nel mondo in una classifica del grado di rischio rispetto al cambiamento climatico. Questa la non invidiabile posizione che occupa il nostro Paese nell'ultima edizione del Climate Risk Index 2025, da poco pubblicata. 

L'indice, pubblicato dal 2006, analizza gli effetti degli eventi climatici estremi causati dal cambiamento del clima nei vari Paesi del mondo, ordinandoli sulla base degli impatti umani ed economici. Il tema principale che sottende l'analisi è costituito dal fatto che le manifestazioni dell'estremizzazione dei fenomeni climatici stanno diventando comuni, una specie di nuova normalità, con piogge forti, alluvioni, tempeste, ondate di calore e incendi - come si legge sul sito. Dal 1993 al 2022 sono accaduti 9.400 eventi meteorologici estremi che hanno causato 765.000 morti, e una perdita economica di 4,2 migliaia di miliardi di dollari (stima che tiene conto dell'inflazione).

Si tratta di cifre elevatissime, del resto previste da anni se non da decenni: il Rapporto Stern (una delle prime valutazioni serie degli impatti economici del cambiamento climatico, che arrivava a stimare una perdita progressiva del 5% ogni anno, che può arrivare al 10% o al 20% del Pil mondiale) è del 2006. La perdita citata sopra sarebbe del 4% del Pil mondiale. Sappiamo da anni cosa ci aspetta, e rispetto ai rapporti degli anni '90 o 2000 (dell'IPCC o di altri organismi di studio e ricerca, o di singoli esperti), possiamo dire amaramente di essere soddisfatti delle previsioni.

Per quanto riguarda l’Italia, risulta essere uno dei Paesi più colpiti dalla crisi climatica, con dati che parlano chiaro: 38.000 vittime,  e danni per  60 miliardi di dollari. Si tratta di cifre preoccupanti, soprattutto se destinate ad aumentare nel corso del tempo, come conseguenza di un fenomeno che progredisce lentamente ma visibilmente nel tempo. 

Le considerazioni economiche sugli impatti sull’industria tradizionale delle politiche green devono tener conto anche di queste cifre, che non sono stime, ma dati precisi su quanto già accaduto. La quantificazione monetaria dei morti la lasciamo invece ai sostenitori dello status quo, ai contrari al cambiamento, ai fautori delle fonti di energia fossile, inquinanti, gravanti sui sistemi naturali a partire dal sistema climatico, ai promotori di fake news, a coloro che negano l’evidenza oltre che la scienza, quando anche fossero Presidenti degli Stati Uniti.

L’immagine che segue riassume la classifica nelle prime posizioni.




Per maggiori dettagli: 

https://www.germanwatch.org/en/cri

 

 

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